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LIEZI: TIANRUI – I PRODIGI CELESTI


C’è una famosa e antica storia nella tradizione della Grande Cina, dove uno studente sente che il saggio Liezi può cavalcare il vento.

Lo studente è impaziente di imparare e va a cercare Liezi trovandolo su una montagna.
Lui appena lo vede gli corre incontro ma Liezi lo respinge, dicendogli che lui ha impiegato moltissimi anni ad imparare assiduamente con grande zelo dai suoi maestri prima di riuscire a rilassarsi e, perdendo la sua consapevolezza sulle distinzioni dell’uomo ordinario, riesce a fluire con il vento, senza mai sapere se lui stesse cavalcando il vento o se il vento stesse cavalcando lui.
Infatti questo non è qualcosa che può essere imparato velocemente. (Tratto da SilkQin)

La frase “Liezi Yu Feng” (in cinese sempl. 列子于风) viene originariamente trovata nel libro di Zhuangzi, il quale brevemente parla di Liezi che viaggia cavalcando il vento.

Il volo di Liezi - The Liezi fly

Il volo di Liezi - The Liezi fly

Liezi è un Santo Taoista a cui si attribuisce la scrittura di uno dei tre più importanti pilastri del Taoismo Cinese: Il Liezi.

Questo scritto si compone di ben otto capitoli di cui alcuni sinologi ne distinguono una parte proveniente da un Liezi ancora giovane e di un’altra parte relativa al Liezi più maturo.

Il Liezi viene menzionato per la prima volta soltanto nel I°sec. a.C. durante la dinastia Han, che si distinse particolarmente per la valorizzazione della tradizione Confuciana e Taoista in particolare.

Ma per ritrovarlo storicamente confermato in qualità di testo fondamentale bisogna aspettare l’anno 1007 in cui l’imperatore Xuanzong della dinastia Tang lo eleva a classico della dottrina Taoista, conformando così un trittico insieme al Zhuangzi e al Daodejing di Laozi.

Il Liezi venne onorificamente intitolato Chong Xu Zhen Jing, ovvero “Il Classico del Vuoto abissale e della Potenza suprema”.
A quel tempo esso venne largamente considerato l’opera maggiore del Taoismo mediante le più pratiche osservazioni rivolte verso la purificazione della mente, in quanto frapposto alla scrittura del Daodejing e della poetica narrativa del Zhuangzi.

Liezi

Liezi

Come afferma la IEP, il Liezi continua la linea di pensiero di altri testi Taoisti, ovvero del Xiao Yao You e del Qiu Shui, dal quale esso prende il tema dei confini della trascendenza, dello spirito del percorso della vita, della coltivazione dell’equanimità e dell’accettazione delle vicissitudini della vita, sviluppando straordinari livelli di capacità appartenenti all’Uomo Superiore, quale primo gradino della ‘Santità Taoista’.

Mentre il Liezi non articola ambiguamente la logica delle condizioni che definiscono la trascendenza dei vari livelli di elevazione spirituale verso Shang Di (Dio Supremo), in una necessaria asimmetrica relazione di dipendenza tra il mondo intero e la sua origine, ci sono ancora le tracce di una intrigante trascendenza legata ad una personale investigazione e sperimentazione dell’essenza divina.

Il brano tratto dal Liezi sotto riportato è una trascrizione dell’opera di Alfredo Cadonna, curatore e traduttore dell’opera in italiano.

Non mi resta che lasciarvi deliziare dalla profondità di questo testo che sicuramente potrà arricchire la nostra percezione della realtà più sottile.

Buona lettura!

Vincenzo Di Maio

Liezi - Lieh Tzu

Liezi - Lieh Tzu

Testo descrittivo del retro di copertina all’edizione Einaudi del 2008:

L I E Z I
La scritura reale del Vuoto abissale e della Potenza suprema.

«Fa si che vi sia nascita ma non nasce; fa si che vi sia trasformazione ma non si trasforma. Ciò che non nasce è capace di far nascere ciò che nasce; ciò che non si trasforma è capace di far trasformare ciò che si trasforma». Liezi

II Liezi non è solo uno dei testi fondamentali per lo studio del pensiero della Cina antica ma anche, insieme al Laozi e al Zhuangzi, una delle tre scritture in cui la tradizione Taoista continua a vedere sintetizzati i propri principi dottrinali e le loro rispettive applicazioni.

Questa traduzione integrale con testo cinese a fronte intende far apprezzare al lettore il valore di un’opera il cui contenuto, innegabilmente eterogeneo, si rivela una fonte ricchissima per lo studio di specifiche tradizioni mitologiche cinesi e anche di scuole di pensiero diverse da quella Taoista.

L’introduzione del curatore vuole invece guidare il lettore all’identificazione dei principali nuclei dottrinali che costituiscono il cuore Taoista del Liezi, come la dottrina del Dao e la dottrina cosmologica dell’unità, la prospettiva che vede il pieno compimento della realizzazione spirituale in una ridiscesa nel «mondo ordinario».

Sommario:
– Introduzione di Alfredo Cadonna.
– Liezi. La scrittura reale del vuoto abissale e della potenza suprema.
1. Tianrui (I prodigi celesti).
2. Huangdi (L’Imperatore Giallo).
3. Zhou Mu wang (II Re Mu di Zhou).
4. Zhongni (Confucio).
5. Tang wen (Le domande di Tang).
6. Li ming (Sforzo e Destino).
7. Yang Zhu.
8. Shuo fu (Spiegazione delle concordanze).

Il maestro che dà il nome all’opera, Lie Yukou (abbreviato in Liezi), sarebbe vissuto nel IV secolo a.C.
Tuttavia, questa raccolta di dialoghi, aneddoti e brevi trattazioni dottrinali è menzionata per la prima volta soltanto nel 14 a.C.: il primo commentario pervenutoci, quello di Zhang Zhan, risale al IV secolo d.C. Intorno alla metà dell’VIII secolo, e per editto imperiale l’opera sarà innalzata al rango di classico taoista e a partire dal 1007, nota con il titolo di “La scrittura reale del vuoto abissale e della potenza suprema”.

Alfredo Cadonna è docente di Storia della Filosofia e delle Religioni della Cina all’Università “Cà Foscari” di Venezia.
Ha anche insegnato Filologia Cinese all’Università “L’Orientale” di Napoli

I Prodigi Celesti – Cap. 1.3

Il Maestro Liezi disse:
“Il Cielo ella Terra non portano a compimento ogni cosa, il saggio non è in grado di realizzare ogni cosa, i Diecimila Esseri non possono essere utilizzati per ogni scopo.
Ecco perché compito del Cielo  è quello di dare la vita e ricoprire, compito della Terra quello di dare la forma e sostenere, compito del saggio quello di insegnare e trasformare, compito di ciascun essere quello di operare secondo la funzione che gli compete.
Di conseguenza può capitare di riscontrare difetto nel Cielo e pienezza nella Terra, limitazione nel saggio e acutezza negli esseri ordinari.
Com’è possibile?
Ciò che dà la vita e ricopre non è in grado di dare la forma e sostenere; ciò che dà la forma e sostiene non è in grado di insegnare e trasformare; chi insegna e trasforma non è in grado di impedire che gli esseri operino secondo la funzione che loro compete; gli esseri che operano secondo la funzione che loro compete non sono in grado di abbandonare il proprio specifico stato.
Ciò comporta parimenti che il Dao del Cielo e quello della Terra debbano essere o Yin o Yang, che l’insegnamento del saggio debba essere improntato o all’umanità o alla giustizia, che ciò che compete ai Diecimila Esseri debba essere caratterizzato o dalla flessibilità o dalla durezza.
Tutti questi si attengono alla funzione che loro compete e non sono in grado di abbandonare il proprio stato.
Se dunque c’è nascita è perché c’è qualcosa che fa nascere ciò che nasce; se c’è forma è perché c’è qualcosa che dà forma a ciò che ha forma; se c’è suono è perché c’è qualcosa che dà suono a ciò che ha suono; se c’è colore è perché c’è qualcosa che dà colore a ciò che ha colore; se c’è sapore è perché c’è qualcosa che dà sapore a ciò che ha sapore.
Il nato a cui è stata data nascita muore, ma quello che fa nascere ciò che nasce non cessa mai di essere.
La forma a cui è stata forma appare, ma quello che dà forma a ciò che ha forma non ha mai avuto apparenza.
Il suono a cui è stato dato suono può essere udito, ma quello che da suono a ciò che ha suono non è stato mai emesso.
Il colore a cui è stato dato colore è visibile, ma quello che dà colore a ciò che ha colore non si è mai mostrato.
Il sapore cui è stato dato sapore è gustato, ma quello che dà sapore al sapore non è mai stato assaporato.
Tutto questo compete al Non-Agire.
Esso è capace di rendere Yin o rendere Yang, rendere flessibile o rendere rigido, rendere corto o rendere lungo, rendere rotondo o rendere quadrato, di dare la vita o dare la morte, di rendere caldo o rendere freddo, di rendere leggero o rendere pesante, di far risuonare come la nota ‘gong’ o far risuonare come la nota ‘slang’, di far comparire o scomparire, di rendere nero o rendere giallo, di rendere dolce o rendere amaro, di rendere fetido o rendere profumato.
Non gli si può attribuire conoscenza, non gli si può attribuire capacità; e tuttavia nulla vi è che non conosca, nulla vi è che non sia capace di fare.”


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Versione in lingua originale mutuata da Chinese Text Project

13 天瑞: 杞國有人,憂天地崩墜,身亡所寄,廢寢食者。 

又有憂彼之所憂者,因往曉之,曰:“天,積氣耳,亡處 亡氣。若屈伸呼吸,終日在天中行止,奈何憂崩墜乎?”

其人曰:“天果積氣,日月星宿不當墜邪?”

曉之者曰:“日月星宿,亦積氣中之有光耀者,只使墜,亦不 能有所中傷。”

其人曰:“奈地壞何?”曉者曰:“地積塊耳,充塞四虛,亡處亡塊。若躇步跐蹈,終日在地上行止,奈何憂其壞?”

其人舍然大喜,曉之者亦舍然 大喜。長廬子聞而笑曰:“虹蜺也,云霧也,風雨也,四時也,此積氣之成乎天者也。 山岳也,河海也;金石也,火木也,此積形之成乎地者也。知積氣也,知積塊 也,奚謂不壞?夫天地,空中之一細物,有中之最巨者。難終難窮,此固然矣;難測難識,此固然矣。憂其壞者,誠為大遠;言其不壞者,亦為未是。天地不得不 壞,則會歸于壞。遇其壞時,奚為不憂哉?”

子列子聞而笑曰:“言天地壞者亦謬,言天地不壞者亦謬。壞與不壞,吾所不能知也。雖然,彼一也,此一也。故生不 知死,死不知生;來不知去,去不知來。壞與不壞,吾何容心哉?”

19 febbraio 2011 - Posted by | Aforismi, Arte, Ascoltare, Azioni, Cultura, Guardare, Musica, Notizie e politica, pensieri | , , , , , , , ,

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