Vincenzo Di Maio's Blog

Azioni Idee e Progetti

NODULO COGNITIVO n.1 – la questione politica delle risorse strategiche


Il nodulo è una concezione medica che sta a significare la descrizione di un piccolo rigonfiamento del tronco e dei rami maggiori dovuto a una gemma sottostante non sbocciata e che pertanto innesca dinamiche biologiche di riflusso energetico (biologico, chimico e fisico) che creano confusioni all’interno del sistema umano e correlative disfunzioni a più dimensioni e pertanto distinguibili dal grado di complessità.

In medicina il nodulo è un groviglio di tessuti tumorali

In medicina il nodulo è un groviglio di tessuti tumorali

In ambito antropologico e cognitivo, il nodulo si contraddistingue per l’effetto di complicare la comprensione della realtà nelle persone, manifestando socialmente le reazioni in omogeneizzazioni ideologiche di controversi raggruppamenti sociali.

In questo frangente, andando oltre la specificità epistemologica della correlazioni interne ai nessi sociologici per la comprensione dei ‘fatti sociali’ (o se preferite delle fenomenologie sociali), ciò che in particolare ci interessa in questo frangente è la correlazione fra le confusioni cognitive generate volontariamente, involontariamente e accidentalmente nei passaggi sociali e spazio-temporali di trasmissione, di elaborazione e di rielaborazione sociale del sapere, con particolare riguardo e riferimento al tema della definizione delle risorse strategiche e delle relative impostazioni di approccio applicativo delle stesse.

Risorse strategiche

Risorse strategiche

Prima di tutto c’è da evidenziare una disfunzione cognitiva personale che distorce rifrangendo le informazioni orginarie (proprio allo stesso modo di come avviene per la luce che attraversa i vetri e/o superfici trasparenti come l’acqua o addirittura dell’energia cosmica che, secondo me, distorce la visione einsteiniana dei fotoni che comunicano una relativa posizione oggettiva nello spazio, NdA) in formulazioni apparentemente uguali ma in realtà totalmente differenti.

C’è da evidenziare in questo frangente anche una fenomenologia che potremmo definire come il problema del telefono senza fili di infantile memoria, un gioco che i bambini utilizzavano per vedere come una parola bisbigliata nell’orecchio cambiava totalmente la struttura fonetica per diventare un’altra parola e/o addirittura una parola nuova, una situazione sociale che per certi versi è analoga al problema della zizzania dove intenzionalmente un informazione falsa viene spacciata per vera e/o dove una persona comunica una falsa notizia vera, ossia una notizia credibile e quindi materialmente possibile, tale che innesca meccanismi di reazione sociale che riproducono non solo il messaggio originario ma che esso addirittura viene ulteriormente distorto in nuove strutturazioni di significato.

Oltre alle fenomenologie di passaggio sociale involontario come il primo, e di passaggio sociale volontario come il secondo, abbiamo una terza tipologia che si connette alle precedenti ma nella conformazione di passaggio sociale accidentale, laddove la questione si potrebbe definire come il problema dell’incidente, laddove per circostanze inspiegabili le informazioni mutano conformazione in situazioni diverse nello spazio e nel tempo, tipologie di casistiche simili alla dimensione archeologica, come ad esempio i ritrovamenti delle popolazioni maya e aztechi, laddove ‘sembrerebbe’ che i reperti oggi rinvenuti, rimasti come risultati dell’effetto devastante dell’etnocidio innescato dal colonialismo spagnolo, ci riportano soltanto alcuni frammenti dello splendore di un’antica civiltà dove gli stessi conquistadores per definire Tenochtitlan asserivano di non aver mai visto città più grandi ed efficienti a quel tempo.

Tralasciando la definizione dell’insieme delle fenomenologie rifrattive di distorsione, contorsione e/o riflessione delle informazioni lungo il percorso dello spazio-tempo, va evidenziata l’identità del nodulo quale conformazione caotica, controversa e contraddittoria di prospettive diverse verso una stessa questione, degli aspetti che addirittura si contrastano reciprocamente come se fossero realtà totalmente differenti, dei contrasti sociali che si sviluppano dalla presenza sociale di determinate conformazioni ideologiche di parte fomentate dal grado di rigidità degli schemi mentali, da determinati interessi particolaristici e/o addirittura da specifici soggetti corruttivi che incitano verso la delegittimazione di tutte le forme di eterodossie diverse dallo schema originario di configurazione strutturata nello spazio e nel tempo.

Rifrazione fisica tra vetro e aria

Rifrazione fisica tra vetro e aria

Stiamo parlando di correlazioni presenti fra differenti conformazioni sociali che si identificano e si manifestano mediante specifiche strutturazioni ideologiche che, nell’ambito della storia dell’Occidente, derivano da coniugazioni conflittuali fra teoria e prassi, una dimensione che nello specifico vede come le teorie dell’intellighentia sociale, educata contestualmente su testi scritti da derivazioni cognitive élitarie ed élitiste, vanno a sovraimprimersi sulle pratiche naturali delle relazioni antropologiche tradizionali connotate ai popoli che possiedono antiche radici culturali che si perdono nella storia (ovviamente i popoli che oggi sono privi di una certa profondità nelle proprie radici culturali, come ad esempio la cultura inglese e quella americana, appartengono a categorie che vanno ad identificarsi mediante processi e fenomenologie sociali ben distinte, laddove la compattezza sociale di tipo conformista, isolanista ed isolazionista di questi soggetti non-antropologici, si inscrive in radici storiche pressocchè recenti, in quanto susseguenti alla civiltà imperiale latina e romana, NdA).

Tornando, in particolare, alla storia continentale dell’Europa Magna, contraddistinta dalla comunanza nell’uso della lingua latina, da relazioni interculturali di antica memoria e da complesse correlazioni antropologiche con soggettività isolane ed isolazioniste fuori dalle Colonne d’Ercole (forse Dante aveva qualche ragione a non voler far uscire Ulisse dal mediterraneo?  – Cfr. Canto XXVI° dell’Inferno, NdA), questi noduli vanno a conformarsi in particolare in epoca moderna mediante fenomenologie di imprissione sociale delle élites monarchiche ed aristocratiche sulle tradizioni popolari creando non poche problematiche di consequenzialità e di effetti sociali che progressivamente hanno intaccato gli equilibri delle innumerevoli tradizioni locali che si sono accomunate da vicinanze semantiche e culturali in genere che, ad esempio, hanno messo in correlazione la penisola italica lungo secoli di storia al punto che l’evidenza di tali correlazioni ha potuto far emergere un’identità nazionale che si è avuta come conseguenza delle dinamiche antropologiche innescate dalla creazione della Francia feudocratica di Pipino il breve, contrastando di fatto la ri-creazione dell’unità continentale insita nelle spinte antropologiche verso il Sacro Romano Impero. (forse non a caso l’esistenza di simiglianze culturali tra culture regionali poste vicino ai confini di una nazione, come i torinesi e gli abitanti di Lyon, ad esempio, determina la contraddittorietà reale delle identità nazionali che si sono conformate all’interno dell’Europa continentale del vecchio impero? NdA)

Sacro Romano Impero

Sacro Romano Impero

Evidenziate le arcaiche cause di specializzazione contestuale, feudocratica e regionale degli innumerevoli macro-regionalismi etnici del fu impero romano, possiamo ora comprendere alcune delle con-cause della complessità insita nella strutturazione dei noduli cognitivi frutto di moderne e pre-moderne correlazioni storiche insite fra le aristocrazie feudocratiche e le tradizioni popolari locali, e/o come affermerebbero nel loro linguaggio specifico Vilfredo ParetoGaetano Mosca, fra le élites e le masse, una strutturazione di dominio semantico e culturale che ha sovraimpresso determinate variabili avulse dall’equilibrio contestuale dei micro-regionalismi etnici dell’Europa Magna, un graduale impatto delle élites che in nei frangenti storici dell’accellerazione modernista dei mutamentì sociali (1°, 2° e 3° rivoluzione industriale, NdA) ha visto impiantare localmente pratiche sociali malsane che hanno innescato processi sociali definiti dalla gradualità progressiva di una serie di sciocchi antropologici che si sono territorialmente spostati, e sviluppati di pari passo con l’espansione dell’urbanizzazione della modernità occidentale (per sciocchi antropologici si intendono tutte quelle reazioni cognitive interne alla salubrità strutturale di una specifica cultura, sulla quale si innestano e si iniettano forzatamente emotivamente e ripetutamente, elementi cognitivi esterni alla tradizione di una località contestuale, tali che riescono ad innescare fenomenologie complesse di separazione e di isolamento sociale, che vanno dall’inasprimento delle forme di conflittualità interne ad una società fino alle forme destrutturanti dell’insalubrità culturale di tutte le possibili forme di anomia sociologica. La parola sciocco è stata usata come italianizzazione sostitutiva della parola inglese shock, in quanto il dizionario Hoepli afferma che ‘sciocco’ è un’aggettivo dialettale toscano che significa “Privo di sapore, che manca o difetta di sale, Insipido, Scipito”, il quale applicato a questo contesto significa che il malessere dell’impatto cognitivo sulla popolazione locale provoca un annullamento del sapore e/o del carattere culturale precedente, come se fosse una pratica di cancellazione mentale, simile per certi versi a quello che oggi invece chiameremmo “elettrosciocco”, NdA).

Non a caso la specificità della storia d’Occidente, che segue una linea che va da Babilonia fino a Washington, si distingue dal resto del mondo per questa distinzione particolare che Pareto definirebbe come rapporto fra le élites e le masse, in quanto il resto del mondo si è sempre differentemente distinto per una costante storica determinata dalla omogeneità culturale, etnica e sociale fra gli apparati digenti degli stati e delle nazioni con le masse governate, dalle strutture sociali semplici ed isolate, come i villaggi tribali, fino alle spinte unificatrici degli imperi pluridialettali, una particolare evidenza sostanziale che differenza la storia d’Occidente, e delle sue conformazioni governative, con le forme di matricrazia del resto del mondo (prossimamente affronteremo con maggior dettaglio la semi-invisibile costante antropologica della matricrazia, NdA).

Matricrazia

Matricrazia

Andando oltre le configurazioni contestuali, situazionali e vibrazionali della grande complessità di tutte le cause storiche definite da determinati noduli cognitivi reiterati nel tempo, possiamo affermare che queste attuali articolazioni distorte del sapere si strutturano mediante una moltitudine di caratteristiche sovraimpressioni élitiste, laddove la cultura illuminista determina l’inizio di una strategia capillare in cui le famose ricerche ideologiche, che sono sopravvissute dal ‘700, con l’invenzione della parola ideologia, fino a quasi gli anni ’70 in Europa, mostrano delle tendenze storiche che hanno cercato di definire la categoria cognitiva di una scienza delle idee e delle sensazioni che ha iniziato a confondere le realtà antropologiche locali di culture millenarie, come l‘orientalismo e gli studi illuministi intorno alla cultura egizia, con connessioni teoriche che possono far risalire tale elemento culturale addirittura a Parmenide, il quale ha filosoficamente generato innumerevoli errori cognitivi, una questione umana su cui Raimon Panikkar, in La porta stretta della conoscenza, si rivela essere molto esaustivo, in quanto afferma che:

Ogni questione umana che non tenga conto dell’interculturalità rivela ancora la sindrome colonialista, cioè mono-culturale, e non può trovare una risposta soddisfacente perchè mal impostata. […] Conoscendo un solo linguaggio sarà molto difficile distinguere il vocabolo dal proprio significato. Il nome è la cosa, ma se questa ha un solo nome chi nega il nome nega la cosa. […] Parmenide ha fatto credere (dico credere) a praticamente tutto l’Occidente che c’è una relazione intrinseca (se non di identità) tra l’essere (to on) e quello che il pensiero (nous) costruisce, produce, scopre, dice… pensa su di esso. In parole povere, che le nostre idee sulla realtà sono quanto meno un’immagine della stessa (un immaginario irreale), così che ciò che la scienza e la teologia affermano non è una mera astrazione, ma (piuttosto) che questa astrazione riflette la realtà (ma non la esprime). […] Detto altrimenti, tanto il pensiero cristiano quanto quello scientifico ‘pretendono’ di dire qualcosa sulla realtà. […] La scienza moderna non pretende di dirci che cosa siano le cose, ma solamente di descriverci i comportamenti (regolari, nel limite del possibile) delle cose. […] L’evoluzionismo, in effetti, crede di aver compreso un fenomeno quando lo vede dispiegato, disteso nel tempo o esteso nello spazio. Nessuna cultura può ‘forse’ insegnare niente alle altre, ogni cultura può e deve apprendere molto dalle altre (senza distorcerle). […] Il che non significa lasciarsi ammaestrare nè tantomeno colonizzare. Imparare vuol dire assimilare senza perdere la propria identità. (quello tra parentesi tonde è un testo di Marcello Schmid, ma in parte anche mio, NdA)

Avendo evidenziato degli specifici lineamenti della genealogia complessa di tutte le possibili sindromatiche nodulazioni cognitive, presenti in particolare nella cultura dell’Europa continentale, che riflettono molti degli errori di comprensione, tanto nelle ‘controversie’ degli influssi noosferici della scienza quanto nelle vicissitudini dell’uomo comune (sul mondo scientifico attuale ci sarebbe davvero molto da dire, NdA), possiamo traquillamente affermare che questi grovigli di controversie cognitive che si esprimono socialmente in correlazioni politiche, economiche e culturali dell’esistente vanno ad interferire nella comprensione di quella fenomenologia cognitiva generatrice di caos, confusione e conflittualità sociali che, nella visione sociale di Confucio, va a contrastare la virtuosa armonia della società a cui sostituire totalmente quella comprensione dell’esisitente che il grande Kongfuzi avrebbe definito come la rettifica dei nomi, ovvero un metodo applicativo di corrispondenza fra le parole della scrittura sinica e la prassi della realtà concreta.

Il Grande Confucio

Il Grande Confucio

Sforzandoci nell’applicare tale possibilità di rettificare i nomi delle cose per farli corrispondere ad una visione maggiormente congruente alla realtà, mediante la ricerca costante di un’autodisciplina educativa, possiamo affermare che la frammentarietà cognitiva delle visioni ideologiche contemporanee, che alcuni definiscono come una sorta tribalismo post-moderno di matrice modernista, spezzetta la realtà in visioni particolaristiche che in alcuni casi gnoseologicamente si sovrappongono fra loro così come si polarizzano in contrasti di appartenenze sociologiche sub-culturali (che erroneamente alcuni definiscono anche contro-culturali, NdA), tendendo ad implementare antropologicamente dei comportamenti programmati a-culturalmente (in quanto la dis-coesione sociale non produce unitarietà culturale, NdA), delle fenomenologie sociali che fomentano competitività, avversioni e disagi susseguenti di diverso grado che possono arrivare anche a situazioni sociali come la famosa anomia di Emile Durkheim, e le correlate conseguenze fenomenologiche come l’aporia politica e l’anoressia psicologica, che nel loro insieme vanno a generare vortici sociali di tipo centrifugo, e quindi di forma yin, che vanno ad indebolire la coesione sociale e a protendere verso situazioni caotiche e complesse di correlate dinamiche moltiplicatrici di distruzione sociale tendente al collasso strutturale di una società.

Certamente lo scopo conoscitivo di questo articolo, che cerca di chiarire l’invisibile problematica delle varie forme di noduli cognitivi, è un intervento sociale personale che contribuisce ad implementare rimedi di ristabilizzazione e di miglioramento dell’armonia sociale mediante una spinta nella direzione generativa di vortici sociali di tipo centripeto, e quindi di forma yang, ovvero un contributo capace di generare equilibri sociali moltiplicatori di coesione strutturante, tale che si possa manifestare in forme susseguenti e progressive di armonia sociale. (infatti la complessità insista nella visione sociale taoista e confuciana avrebbe bisogno di maggiore approfondimento in merito al metodo applicativo, in quanto la forma Yin prende, assorbe e distrugge le energie mentre la forma Yang dona, produce e crea, annullando di conseguenza ogni forma sistemica di ‘blocchi energetici’ nello sviluppo sociale di quel senso confuciano di umanità, all’interno di uno specifico contesto territoriale e di una personale elevazione nello spirito, nel corpo e nella mente, NdA)

Taijiquan - Tai Chi Chuan - La forma Yang

Taijiquan - Tai Chi Chuan - La forma Yang

Infatti questa visione taoista della realtà sociale confuciana, disposta secondo correlazioni buddhiste personali di gradi progressivi di purificazione della mente, è una cognizione della realtà che segue la visione sinica della dottrina Sanjao, una dottrina in cui ognuno svolge il proprio ruolo sociale ma in una direzione etica precisa, quella stessa direzione tanto cara a Zygmut Bauman quando asserisce che l’etica personale possiede una forte valenza di trasmutazione sociale, capace di trasformare la realtà senza neanche accorgersene, in quanto ognuno svolge la propria attuale funzione specifica nella stessa direzione degli altri, ovvero verso l’armonia sociale di Confucio.

Descritto in questo modo potrebbe sembrare che la realtà sia un gioco, ma non lo è in quanto le variabili intervenienti possono essere molteplici tali che rendono la realtà più complessa di quanto possa sembrare, una situazione attenagliata da riflussi di ortossia cognitiva della matrice sociale attuale, una strada che può essere percorsa soltanto partendo dalla descrizione discernitiva di Kongzi, una confuciana discriminazione tra civiltà e barbarie che distingue coscientemente tra l’impegno consapevole e attento di colui che evita problematiche sociali non prioritarie restando concentrato sull’obiettivo, o su più ‘obiettivi corruzionistici’ in una modalità sinergica e centripeta, un discernimento responsabile tra l’atteggiamento disfattista, ortodosso e ‘reazionario’ di chi continua a perpetuare le stesse vecchie spinte centrifughe sociali che tendono a perpetuare la corruzione dell’armonia sociale a più livelli contestuali (delle persone che Mao Zedong, ai tempi della lunga marcia, definiva come nemici del popolo, NdA).

Civiltà o Barbarie?

Civiltà o Barbarie?

Concludendo tali spiegazioni sociologiche di questa complessa fenomenologia, e delle sue correlate conseguenze, che vuole contraddistinguere la comprensione delle contraddizioni cognitive contemporanee, possisamo sicuramente iniziare a delineare quell’annosa questione politica inerente alla molteplicità delle dissonanze e delle assonanze tra dimensioni cognitive diverse, o addirittura apparentemente non correlate, inerenti al valore politico delle risorse strategiche.

Le risorse strategiche sono definibili come quelle risorse naturali, artificiali e culturali necessarie alla prosecuzione della vita sociale, animale ed ambientale di un determinato territorio circoscritto da una dimensione politica e geografica, verticalmente interconnessa in modo frattale fra livelli contestuali diversi e pertanto tendente a definirne i confini geologici, i quali stabiliscono non soltanto un certo grado contestuale (e frattalmente dipendente, NdA) di autonomia regionale, nazionale, continentale e/o supercontinentale di una precisa conformazione territoriale, ma anche di una identità culturale, interculturale e superculturale definita dalla molteplicità delle correlazioni storiche, geografiche e sociali di realtà antropologicamente interconnesse, che nel tempo hanno prodotto una complessa serie di tipologie di scambi culturali e di complesse forme di sincretismo non confusionale tra le parti, delle manifestazioni di sincretismi culturali definibili come di tipo non-consapevole, di tipo consapevole e/o di tipo ultra-consapevole.

Il Sole - una forma di energia vitale

Il Sole - una forma di energia vitale

Per risorse naturali si intendono tutte le forme di energia vitale di un determinato contesto sociale distinte dalla loro derivazione naturale, delle tipologie di potenziali materiali fisici, chimici e biologici di una determinata dimensione geopolitica utili al fabbisogno gestionale di una determinata forma di governo per il mantenimento della salubrità pubblica delle popolazioni che abitano in quel territorio.

Per risorse artificiali si intendono tutte le forme di energia vitale di un determinato contesto sociale distinte dalla loro derivazione artificiale, un risultato ottenuto originariamente dalle sinergie governative di un territorio politico verso l’accumulazione, la gestione, la distribuzione e la trasformazione di risorse naturali mediante l’attivazione di investimenti economici come i finanziamenti pubblici, l’attivazione di investimenti politici come le connessioni sinergiche intra-governative inter-governative e super-governative, e l’attivazione di investimenti culturali come l’adozione di esperti di varia estrazione utili ad una convergenza progettuale, ovvero la realizzazione di beni, prodotti e servizi utili al proseguimento della gestione armonica di un territorio.

Per risorse culturali si intendono tutte le forme di energia vitale di un determinato contesto sociale distinte dalla loro derivazione culturale, ovvero risorse umane strutturate all’interno di istituzioni culturali, di istituzioni interculturali ed istituzioni superculturali funzionali al fabbisogno conoscitivo di saperi continuamente migliorati da un’attenta, disciplinata e deontologizzata ricerca scientifica, sociale ed umana, utile al miglioramento delle condizioni della vita sociale di un determinato territorio, nonchè capace di contribuire alla prosecuzione dell’armonia sociale.

Strategia delle risorse

Strategia delle risorse

La particolarità dell’aggettivo strategico sta nel fatto che esso tende a distinguere le capacità di raggiungere determinati risultati sociali, orientati dalla dimensione geopolitica degli obiettivi di un territorio, atti a trasformare armonicamente le risorse ambientali, a migliorare le condizioni di vita sociale delle popolazioni e a mantenere un grado elevato di equilibrio ecologico di un contesto geonaturale, una dimensione in cui si il soddisfacimento dei bisogni umani si esprimono soprattutto mediante la garanzia della salvaguardia delle popolazioni da possibili incolumità di fattori intervenienti, così come anche nella piena consapevolezza di un territorio come un tutto unico, andando oltre le distinzioni contestuali delle conformazioni regionali di determinati assetti geologici, biologici ed antropologici accomunati da fattori strettamente correlati fra essi.

Il valore politico delle risorse strategiche è insito nella loro specifica necessaria funzione di controllo sociale totale di un territorio sottoposto ad una determinata giurisdizione sociale (controllo sociale inteso come dipendenza, come interdipendenza ed ultra-dipendenza, NdA), capace di intervenire anche drasticamente in situazioni estreme che necessitano di un immediato controllo sociale capace di arrestare ogni forma di penetrazione corruzionista, delle corruzioni sociali distinte per tipo economico, politico e/o culturale ed esterna al contesto, così come situazioni di corruzione e/o di intossicazione energetica, geologica ed ecologica, come anche addirittura a forme più o meno violente di penetrazioni cosmiche, relative ad imprevisti simili alle piogge di meteoriti.

In questo frangente le forme di comunicazione sociale generale delle attività in atto, discriminata secondo ordini diversi di rilevanza sociale e relative a necessarie situazioni di autocontrollo di una conformazione territoriale, si rivelano importanti al fine di avere una massima capacità sociale reattiva che permetta di scongiurare ogni forma di calamità eccezionali, una dimensione di efficienza sociale che recentemente, nel caso specifico dello Tsunami in Giappone, ha permesso di reagire tempestivamente su determinati fronti tecnologici, ma che ha risentito fortemente della mancanza di una capacità organizzativa di alto profilo tipica di quell’autonomia politica determinata da istituzioni sociali militari che allo stato attuale mancano nell’arcipelago del Sol Levante (Cfr. l’articolo 9 dell’attuale costituzione nipponica, NdA).

Centralità della comunicazione sociale generale

Centralità della comunicazione sociale generale

Avendo identificato i contorni della strutturazione di tutti quei fattori che contraddistinguono la tematica delle risorse energetiche, cercheremo di delineare alcuni contorni strategici relativi a contesti applicativi reali ed attuali.

Nella casistica particolare dell’attuale configurazione dell’Unione Europea ritroviamo una realtà contestuale che ha un elevato potere potenziale inespresso di attore internazionale che alcuni studiosi definiscono con la tendenza di arrocco politico generalizzato come ‘Fortezza Europa’, come anche altre tendenze di apertura geopolitica verso la direzione mediterranea e la direzione uralica, che contraddistinguono la tendenza di tenui politiche extra-europee verso le culture altre immediatamente vicine come le identità cirilliche verso nord-est e le identità arabe verso sud-est, per non parlare poi di tutta quella complessità che va sotto il nome di politica estera orientale, od anche di quella generica definizione di diplomazia cooperativa interna all’Eurasia, dove la questione economica euro-russa di Gazprom, od anche di tutte le altre miriadi di relazioni trasnazionali che appartengono all’Asia Orientale in genere, rappresentano questo ‘diplomatico insieme complesso’.

Dall’altro lato l’Europa di trova a fronteggiare complicate relazioni internazionali ingaggiate in organizzazioni internazionali di tipo post-coloniale, come l’apparato di tutto quel complesso di organizzazioni derivate conseguentemente dalle Convenzioni della pace di Yalta, ovvero una costellazioni di organizzazioni che riflettono la famosa struttura imbutale dell’attuale sistema-mondo definito dal capitalismo storico (per una prima comprensione di tutti gli imbuti colonialisti della storia dell’Occidente, si rimanda agli articoli scritti in precedenza il 7 e il 10 marzo 2011, NdA).

Struttura sociale ad imbuto

Struttura Sociale ad Imbuto = Inferno?

Stiamo parlando di organizzazioni a lettera viva che attualmente dominano la scena internazionale e determinano le direttive del sistema-mondo, una serie di attori internazionali che vogliono arrogarsi una legittimità globale che effettivamente non hanno mai posseduto in quanto, come tutti sanno, la fine della seconda guerra mondiale non ha fatto altro che fomentare un’altra guerra più lenta e silenziosa che, per gli studiosi di relazioni internazionali va sotto il nome di ‘guerra fredda’, ma che una personalità trasnazionale come il Subcomandante Marcos, all’interno di quel libello circolato nel 1997 intitolato ‘la quarta guerra mondiale è cominciata’, ha definito come realtà materialmente strutturata come se fosse stata una terza guerra mondiale fra l’ideologia del capitalismo e l’ideologia del socialismo.

In realtà, andando oltre delle semplicistiche considerazioni ideologiche di stampo marxista, la composizione internazionale della guerra fredda ha visto strutturalmente un assetto mondiale composto da un Primo Mondo (strutturatosi sul dominio capitalista delle forze occidentali vincitrici a Yalta, come Statiuniti, Francia e Inghilterra sul restante schieramento occidentale sconfitto, come Italia, Germania e Giappone con successiva integrazione ‘pacifica’ della Spagna, ecc. NdA) che confliggeva con un Secondo Mondo (le forze sovietiche vincitrici a Yalta che, secondo Immanuel Wallerstein, in realtà sono stati nient’altro che un riflesso sviluppista del primo mondo, NdA) in ben 149 guerre e micro-guerre che fino al 1992 si sono combattute in tutto il mondo.

Stiamo descrivendo la complessità della dinamica totale di una situazione vibrazionale pluricontestuale in una determinata fase storica dell’intero pianeta, laddove uno schieramento di ‘paesi emergenti’ emersero nella competizione del sistema internazionale come una fenomenologia sociale di paesi che non vollero più allinearsi al giogo coltivativo che allora favoriva l’opera bipolarista, un fatto sociale mondiale che viene definito con il nome di Terzo Mondo, una fenomenologia emergente identificata da un’alleanza che cercava di tutelare la salute territoriale dei propri popoli cercando di difendersi e di non soccombere a questa sorta di gioco degli scacchi interno alle sfere d’influenza di questi due superattori internazionali, una dimensione cognitiva di conflittualità trittica che improvvisamente si scompone e svanisce per una serie di complesse concause che si inseriscono in un preciso periodo di mutazione, di destrutturazione e di ristrutturazione del sistema-mondo, che va dalla decadenza del sistema di Bretton Woods nel 1974 fino alla caduta del Muro di Berlino del 1989, tale che ha visto come risultato l’assestamento iniziale del monopolarismo americano negli anni ’90 e una nuova ed importante ed attuale tendenza politica che gli esperti definiscono come regionalizzazione continentale delle relazioni internazionazionali.

In questa complessa configurazione vediamo come in realtà stiamo attraversando a livello internazionale un complesso periodo di trasmutazioni dell’assetto mondiale, in cui attualmente determinate organizzazioni internazionali dominano lo scenario internazionale in una strutturazione che ancora definisce il circuito dei binari di scambio ineguale tra una moltitudine di nazioni di diversa estrazione che tendono a vedere sotto i propri occhi manifestazioni di collasso strutturale insito in una dialettica tra il collasso del potere mono-culturale e post-coloniale dell’anglo-americanismo e le tendenze collassanti dei paesi appartenenti al resto del mondo, un gioco di collasso strutturale a somma zero tra questi due specifici schieramenti, un rapporto univoco e binario di correlazione fra zero e uno, fra  caos e armonia, fra yin e yang, una correlazione dialettica e avversativa insita nell’assorbenza depotenziante dello Stile Yin filo anglo-americano, quella tendenza politica appartenente alla reale identità del monopolarismo americano, verso il potenziamento creatore dello Stile Yang interno a tutti i contesti territoriali, ossia la tendenza internazionale insita nelle direzioni politiche della regionalizzazione continentale, che riguarda non soltanto all’interno dei continenti ma anche negli affari interni di un paese (come il caso italiano del complesso insieme piduista dormiente tanto dell’anomalo americanismo berlusconista quanto dell’americanismo democratico, insieme a similarità di altre tendenze ideologiche di affiliazione atlantica, NdA), come anche nelle influenze anglo-americane interne ai supercontinenti del resto del mondo.

Nella realtà la dinamica della vita prima o poi ci pone davanti alla scelta di un proprio orientamento che è sempre tra 0 e 1, tra la distruzione Yin e la costruzione Yang, laddove ogni scelta diversa da 1 è sempre e soltanto uguale a 0, in quanto la scelta è tra affrontare una soluzione o non affrontarla, perchè qualsiasi altra forma di scelta diversa da 1 è uguale a 0.

La vita reale è così, si sceglie una strada, un essenza, una precisa identità tra Yin o Yang, in quanto la scelta o è uguale all’unione yang di 1 oppure è uguale alla divisione yin di 0, o sei vivo o sei morto, o sei bianco o sei nero.

Questo tecnicamente si chiama gioco a somma zero, che può essere anche espresso da una scelta tra la cooperazione e il conflitto, tra l’armonia e il caos, in quanto non esiste una vera pace senza una forma reale di cooperazione, e cooperare significa relazionarsi alla pari tra due attori e scegliere idee, modi, direzioni, persone, azioni, progetti, ecc., è una dimensione in cui si dischiude pienamente la realtà frattale di una scelta operata tra 1 e 0, tra una mutazione positiva Yang e una mutazione negativa Yin, una situazione in cui tutte le altre ipotesi sono sempre uguali a zero, come anche per lo stesso motivo il grigio è sempre nero, ovvero che è l’azione del nero che si sovraimprime con l’atto grigio ma se non c’è tendenza centripeta verso il bianco, il nero vince (è una scelta che potrebbe riecheggiare la visione politica dell’autarchia nazionale italiana e russa durante la crisi del 1929, uniche realtà territoriali dove l’effetto delle concatenazioni implosive della crisi dovettero per forza arrestarsi al confine, NdA).

Anche in qualsiasi arte marziale c’è una dinamica simile, e in particolare essa è una strategia di combattimento dove prima si subisce per capire lo stile marziale e la reale portata dell’opera e del lavoro dell’avversario poi ci si ricompone per raccogliere e concentrare tutte le energie verso sé stessi, bloccando ogni perdita tendente a far uscire energia fuori dal proprio sé, al punto di essere ben preparati nel riuscire a schivare ogni colpo: se la tua preparazione e la tua concentrazione è buona riesci a vincere anche senza reagire, magari anche soltanto schivando i colpi, oppure anche riproiettando la direzione di quelle stesse forze verso lo stesso avversario, di fatto neutralizzandole.

Siamo di fronte ad un apparente paradosso, laddove o si reagisce oppure si perisce, laddove o ci si concentra sulla propria crescita ed identità oppure si decresce per collassare, in quanto l’atto di potenziamento creatore dello stile Yang interno ad un contesto esprime raccoglimento e concentrazione verso sé stessi, verso la propria specifica identità, verso la propria specificità, e che pertanto non richiede distrazione verso qualsiasi altra azione mirata al depotenziamento della tua integrità.

Non è una questione di assolutismo ideologico e utopico ma una complessa visione realista di questa precisa e biunivoca correlazione: o lavori l’avversario o ti fai lavorare, o vinci o perdi. ( in pratica o vinci o fai finta di vincere perdendo in quanto esso è e resta un gioco a somma zero, semplice no? Chi afferma il contrario o è ingenuo oppure semplicemente sostiene il falso, NdA)

Potenza creatrice Yang

Potenza creatrice Yang

Ciò che permette questo giogo mutazionale globale di tipo Yin, simile all’aratro tirato dal carro di tanti buoi più o meno vigorosi, più o meno ricchi del resto del mondo, è una strutturazione complessa definita dai margini operativi di organizzazioni internazionali come l’organizzazione militare del trattato nord-atlantico (Nato), il fondo monetario internazionale (Fmi), la banca mondiale (Bm), l’organizzazione delle nazioni unite (Onu), l’organizzazione mondiale del commercio (Wto, ex-Gatt), i più grandi otto paesi (G7-G8) ed altre, tali che si contraddistinguono per la separazione della realtà in problematiche frammentate e frammentarie che non permettono di facilitare la visione complessiva dell’attuale realtà insita nelle vicissitudini bilaterali e multilaterali fra gli attori internazionali, una caotica confusione autogenerativa che nasconde la vera realtà delle cose in cui sembra quasi incredibile che una tale conformazione proto-burocratica della c.d. ‘governanza globale’ permetta di offrire cinque elementi di controllo post-coloniale, come anche molti oscuri anfratti di copertura, di scivolamento e di fuga verso la coerenza nel dovere morale e verso l’affronto di ogni possibile e plausibile responsabilità personale nei confronti di quel senso di umanità tanto cara al grande Confucio, un gioco elusivo che permette a molto meno di 1/10 della popolazione mondiale di controllare, di manovrare e di stravolgere la vita dei restanti 9/10 della popolazione mondiale, al fine di mantenere inalterati i privilegi coloniali che risalgono ad oscuri e cupi tempi della storia dell’Occidente. Pertanto mi chiedo non è assurda la situazione di tale paradosso?  (a Napoli questo paradosso verrebbe definito come il gioco elusivo delle tre carte, solo che in questo caso ce ne sono almeno cinque, NdA)

Discendendo dalla complessa dimensione frattale in cui si trova il mondo ma in particolare quello che alcuni definiscono come il ‘processo di integrazione europea’ che è preferibile definire come la Connessione Europea interna alle relazioni tra i paesi che hanno sudato per la sua costituzione fin dalle origini del processo, in quanto esso è stato fino ad ora il risultato dell’impegno aperto e convergente di grandi europarlamentari come Altiero Spinelli ed interi apparati statali come la Germania, l’Italia e la Francia, una dimensione dove attualmente il passaggio dall’attuale status di potere potenziale internazionale allo status univoco di potere reale internazionale diventi obiettivo principe delle azioni sinergiche a tutti i livelli, l’espressione vera di un coraggio politico reale da realizzare mediante passaggi trasmutativi non più burocratici, come sono state fino a ieri sperimentazioni fumose, inutili ed irreali come il Trattato di Lisbona, ma verso passaggi di Altieriana memoria come la ripresa immediata delle relazioni intracontinentali come la realizzazione della Comunità europea di difesa e tutti gli utili preparativi per un effettivo federalismo continentale che possa portare alla realizzazione analogica di un sistema univoco simile a quello tedesco tra il Bundesrat, la camera dei Länder i cui componenti sono designati dai singoli governi federali, e il Bundestag, la camera rappresentativa direttamente eletta dal corpo elettorale, capace di manifestare un univoco governo europeo che possa integrare al suo interno non soltanto la difesa europea in un preciso dicastero ma anche la politica estera di sicurezza comune in una specifica compartimentazione ministeriale, in quanto tutti i restanti ministeri si manifesterebbero in diretta conseguenza dell’elezione del governo.

Connessione Europea - Europäische Anschluss

Connessione Europea - Europäische Anschluss

Di certo l’utilissima esperienza della Germania si prefigurerebbe come il soggetto leonino di tutte queste operazioni di realizzazione, in quanto andrebbe a conformare una struttura continentale snella capace di assicurare sia un certo grado di autonomia territoriale alle configurazioni nazionali e sia di dare piena autonomia ed identità culturale al governo continentale, come allo stesso modo si rivela fondamentale la compatibilità sistemica del sistema elettorale tedesco a tutta questa complessa articolazione di una sorta di germanizzazione della forma di governo continentale della Magna Europa, come fra l’altro sarebbe importante sincronizzare le legislature di governo a tutti i livelli intra-europei (ovvero comunali, distrettuali, regionali, nazionali e continentali, NdA) come anche futuribilmente cercare di costituire un ordine univoco fra le tante diverse configurazioni frattali intra-continentali.

Queste operazioni non soltanto darebbero una chiara e legittima identità, autonomia e potere reale all’Europa sullo scacchiere internazionale, ma addirittura permetterebbe di scardinare con effetto a catena l’attuale status di univocità atlantica di tutte le relazioni internazionali, determinando l’effetto domino di un’effettiva speranza per tutti i bisognosi del pianeta ed in particolare per i Paesi in Via di Sviluppo, quanto per il resto del mondo in generale.

Stiamo parlando di una Connessione Europea che sia anche capace di ‘integrare e rettificare’ anche anomalie finanziarie globali come la Svizzera, il Lussemburgo, il Liechtenstein, il comune di San Marino, il Vaticano, il comune di Monaco e tutte quelle realtà che non fanno altro che innescare dinamiche complesse che vanno a reiterare la configurazione sostanziale dell’attuale assetto destabilizzante della Feudocrazia sostanziale dell’Occidentalismo (Cfr. gli articoli del 7 e del 10 marzo 2011, NdA).

In tutto questo frangente, questo processo non può che partire dalla definizione univoca della questione politica delle risorse strategiche sopra menzionate, in quanto il potere effettivo di qualsiasi stato non può che partire dall’effettivo controllo di fattori strategici che permettono di esprimere il potere reale di una identità nazionale, che in questo caso si specifica come identità continentale (stiamo parlando di un sostantivo neolinguistico di descrizione processuale simile alla nazionalizzazione, quale è la parola continentalizzazione, NdA).

Risorse Chiave

Risorse Chiave

L’applicazione del controllo verso fattori strategici chiave va ad incidere verso un certo numero di risorse chiave, che vanno ad innervare un assetto fondamentale come la continentalizzazione di risorse naturali (come l’acqua, le miniere, l’aria, il vento, il mare costiero, le montagne, le campagne, ecc.), di risorse artificiali (come i servizi di centralizzazione bancaria e finanziaria, come anche di distribuzione idrica, elettrica, gasica, telecomunicativa, tramviaria, ferroviaria, aeroportuale, militare, ecc.) e di risorse culturali (come l’istruzione, la giustizia, la coniugazione universitaria, la ricerca scientifica, la ricerca sociale, la ricerca umanista, la ricerca linguistica, la ricerca interculturale, gli istituti superiori continentali, la sperimentazione spaziale, ecc.).

La centralità politica della visione strategica delle risorse e del loro diretto controllo da parte dello Stato Unitario, sia esso di tipo nazionale, continentale e supercontinentale, pone la visione della conflittualità sociale da una prospettiva totalmente diversa da quella che usualmente viene definita dall’impostazione tanto nelle ideologie subculturali a conflittualità orizzontale all’interno della società (Norberto Bobbio le definiva ideologia in senso debole, NdA) quanto nelle ideologie dominanti di marxiana memoria a conflittualità verticale all’interno della società (che sempre l’illustre politologo italiano definiva come ideologia in senso forte, Cfr. Dizionario di Politica UTET, NdA), in quanto esse anzichè favorire l’integrazione integrale di una integrità morale a tutti i livelli di una società umana, come affermava anche Thomas Sankara, per generare centripetazioni creatrici e strutturanti di armonia sociale all’interno della società nei confronti di tutte le forme di contrasto alle tendenze corruzionistiche di invasione cognitiva esterna (come nel senso forte dell’ideologia definita dai sistemi corruttivisti nell’economia e nella politica, quanto nella cultura antropologica e nell’identità di uno specifico contesto territoriale, NdA), al punto di generare molteplici interconnessioni dettate da concatenazioni unificatrici di vortici energetici a tutti i livelli della società, capaci di distinguere nettamente e progressivamente ogni forma di invasione di tipo colonialista, affinchè possano difendere l’integrità totale di uno specifico territorio, andando al di là delle stesse compartimentazioni sociali della post-modernità, per ritrovare quel famoso sentimento di Patria, quel senso identitario che definisce una prossimità sociale omogenea tanto negli intenti e nelle finalità quanto nei principi e nelle persone di buona volontà, affinchè la linea del Cielo solchi e sovrasti armonicamente ogni forma destrutturante della società per ritornare gradualmente a risanare la reale solarità di una cultura antropologicamente viva, uno ‘status originario’ di ordine naturale delle cose, capace di contrastare ogni tendenza rivolta verso il depotenziamento Yin e le sue forme di assorbimento omologante.

Come possiamo vedere è un argomento vasto ma che possiamo distinguere  fra la grande quantità di tendenze sociali in assonanza cognitiva, rivolte convergentemente verso la determinazione dell’armonia sociale, rispetto a quelle tendenze sociali in dissonanza cognitiva che tendono soltanto verso al diversificazione innaturale della società e verso diverse forme di caos sociale in più settori, una situazione che contraddistingue l’accomunanza positiva e negativa di molte attuali divergenze subculturali dovute ad apparenze cognitive di tipo ideologico, ma che in questa prospettiva dialogica perdono ogni significato, in quanto non potrebbero che ritrovarsi d’accordo, e/o comunque la più grande parte di essi, nell’azione centripeta di una prospettiva creatrice di tipo Yang.

Auscultazione delle assonanze cognitive

Auscultazione delle assonanze cognitive

Così, sciogliendo il nodulo cognitivo di tale tipologia politica possiamo constatare come le attuali separazioni sociali interne alle popolazioni d’Europa dovute a determinate subculturalità ideologiche, possiamo forse comprendere meglio le tendenze politiche parlamentari ed extra-parlamentari, laddove una tendenza sogna, astrattizza e moltiplica progressivamente ed eccessivamente tutte le possibili soluzioni sociali come fa la parte cortecciale del cervello umano, la tendenza opposta è strettamente legata alle tradizioni, all’ordine e all’analisi radicale e conservatrice dell’integrità culturale totale del paese come fa la parte limbica del cervello umano, mentre la terza tendenza politica guarda eccessivamente alla realtà, alle sue correlazioni attuali e al mantenimento della costanza politica, proprio come fa la parte arcaica del cervello umano, una strutturazione verticale di  dimensioni complementari capaci di integrarsi grazie al grado di capacità autodisciplinante dei singoli, nelle proprie specificità di ruolo, in coniugazione verbale con l’intero insieme complesso.

Nell’atto di auto-purificazione del corpo sociale da tutte le forme di corruttivismo, di corruzionismo e di plagiativismo a tutti i livelli, la consapevolezza dinamica delle pratiche di integrazione integrale e di integrità morale porterà naturalmente verso la strutturazione di una sorta di ricomposizione cerebrale dell’eterogeneità unitaria, proprio come agisce l’effetto fisico dell’acqua con l’olio, perchè per quanto si voglia miscelare questi due elementi e scomporli anche in diversi recipienti si noterà sempre, che in determinati momenti emergeranno una serie di chiare distinzioni tra le compartimentazioni dei contenitori, le quali distingueranno la realtà dei contenuti pratici di coerenza complementare che andranno naturalmente a ricomporsi per l’effetto verticale di correlazione yin su yang, dell’olio sull’acqua, andando gradualmente a strutturare un vero e proprio cervello umano equilibrato dalla profonda auscultazione del cuore.

Questo è il moto della vita che cerca naturalmente la sua strada, una via evolutiva che contraddistingue le spinte verso l’unione nella diversità attraverso entità che possano regolamentare la vita antropologica, geologica e contestuale del pianeta, ricordando la vera realtà storica dell’uomo occidentale e dei suoi innumerevoli errori rispetto alla diversità, cercando di ripararvi per porre un chiaro ed intellegibile rimedio alla modernità contemporanea, tanto quanto la cooperazione continentale e supercontinentale che volge verso la creazione di istituzioni legittimate dalla reciprocità assonante, capace di guardare alla diversità come ad una ricchezza culturale necessaria all’evoluzione armonica delle popolazioni come ad un tutto unico che, similmente alla volontà originaria dell’Europa continentale e alla volontà di costruire pacifici ponteggi di confuciana memoria, volga verso la realizzazione di realtà che possano autonomamente definire la convergenza costruttiva di ponti che definiscano una precisa identità contestuale come la realtà antropologica del Mondo Antico, così come per la necessaria visione del senso unitario della comunanza di eroi culturali e di grandi connessioni che contraddistinguono l’antica identità della Grande Eurasia. (delle entità intergovernative che superino quella miriade di errori monoculturali commessi a Yalta, e che stabiliscano regole utili alla salvaguardia protettiva di tale comunità rispetto all’intervenienza di qualsiasi calamità esterna, NdA)

Da questa prospettiva possiamo anche comprendere che le divisioni ideologiche contemporanee non siano altro che il risultato storico operato dall’illuminismo categorico della modernità e che ad oggi non ha fatto altro che continuare a compartimentare la società in sconnessioni multiple mediante corruzionismi invasivi esterni nella salubrità di un’identità culturale, quando invece originariamente le popolazioni d’Europa erano già ‘natural-mente‘ interconnesse da secoli di correlazioni antropologiche tradizionali, come anche da innumerevoli occasioni di scambi interculturali di tipo paritario, come le relazioni mercantili e analoghe forme di parità relazionale con culture diverse nella forma, ma identiche in una serie di caratteristiche elementari.

Relazioni diplomatiche tra due Imperi - l'antica Roma e l'antica Xianyang (130 a.C.)

Relazioni diplomatiche tra due Imperi - l'antica Roma e l'antica Xianyang (130 a.C.)

Da tale prospettiva possiamo vedere come le alterazioni cognitive siano una vera e propria malattia sociale che tende a far perdere il senso di unione popolare di un territorio e la sua naturale armonia sociale determinata dall’educazione etica, morale e religiosa insita nella profondità di radici antropologiche antiche che ci fanno sentire quel senso elevazione spirituale definito da quella umanità tanto cara a Confucio, al punto che anche il più lontano asiatico con cui abbiamo condiviso miriadi di manufatti e di conoscenze sia molto più vicino di quanto i media e i detentori del potere mediatico ci fanno cognitivamente immaginare, delle conoscenze che superando le ‘stranezze storiche’ di irresolubili misteri di capovolgimento cognitivo (come l’orientamento della bussola che inventata in Cina indicava il Sud mentre invece qui, non si sa perchè, ha sempre indicato il Nord, NdA), notiamo come in realtà le differenze siano più complementari di quanto possiamo immaginare, e che nella naturale evoluzione di queste relazioni probabilmente avrebbe cambiato il destino attualmente scritto dalla storia occidentale, anche perchè moltissime erano le manifestazioni di ammirazione tra le parti come anche i molti tentativi di comunicazione supercontinentale, che da una parte e dall’altra, hanno cercato qualcosa che forse per qualche motivo i secoli hanno smarrito lungo il percorso delle vicissitudini e delle relazioni tra i popoli (per maggiori approfondimenti cfr. il Tao di Lao, le Relazioni diplomatiche sino-romane e la Via della Seta, NdA).

Non mi resta che lasciarvi alle vostre personali contemplazioni capaci di dare nuovo lustro alla purezza delle nostre menti, come altrettanto possa contribuire alla più alta elevazione spirituale possibile di ognuno verso ciascuno, come di ciascuno verso il Cielo.

Buona salute!

Vincenzo Di Maio

P.S.: Vi lascio il link megavideo del bellissimo film biografico di un eroe culturale dell’Eurasia: MONGOL – La vera storia di Genghis Khan (Temüjin) di Sergei Bodrov (2007). Buona visione!

19 marzo 2011 - Posted by | Ascoltare, Azioni, Cultura, Guardare, Idee, Notizie e politica, Progetti, Scienza | , , , , , , ,

2 commenti »

  1. Vincenzo che lavoro straordinario, non vedo l’ora di leggerlo tutto. grazie, ti scrivo anche perché sicuramente mi farò delle domande.
    a presto !
    Cristiana

    Commento di Cristiana | 20 marzo 2011 | Rispondi

    • Prego Cristiana! Sei la benvenuta.
      Ho anche appena ritoccato alcuni punti di coerenza significante che avevo dimenticato.
      Quindi troverai un paio di capoversi che prima non c’erano.
      A Presto!
      Vincenzo

      Commento di vincenzodimaio | 20 marzo 2011 | Rispondi


Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...