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BA DUAN JIN – Gli otto pezzi di broccato

Si narra che Mao Zedong e Zhou Enlai praticavano quotidianamente la pratica del Ba Duan Jin e che, nella famosa ‘Lunga Marcia’ che portò alla liberazione della Cina delle influenze colonialiste esterne, fu proprio l’esercitazione di simili pratiche che permisero ai combattenti di superare la fatica di quell’azione eroica.

La lunga marcia

La lunga marcia

Infatti famoso fu l’uso del punto St 36 del meridiano dello stomaco, uno dei punti energetici più conosciuti, efficaci ed importanti, il cui nome cinese Zu San Li  significa Tre miglia (o tre distanze) sulla gamba e ci ricorda la sua posizione (3 distanze = 4 dita sotto il ginocchio), come anche l’abitudine degli antichi viaggiatori orientali di autotrattarlo regolarmente contro la stanchezza delle gambe.

Noi non siamo più  abituati, ma all’epoca si viaggiava principalmente a piedi e tradizionalmente gli eserciti, durante gli spostamenti di truppe a marce forzate, facevano una sosta ogni 3 miglia (circa 5 chilometri) per rifocillarsi e trattare il punto Stomaco 36 proprio come rivoluzionari cinesi hanno utilizzato questa tecnica per riuscire a portare a termine la famosa quella marcia di liberazione nazionale guidata da Mao Zedong.

Il Ba Duan Jin (Otto Pezzi di Broccato) è una famosa tecnica di Qi Gong che viene praticata in Cina da centinaia di anni.

La fama di questa tecnica è indissolubilmente legata alla altrettano nota figura del generale Yue Fei, eroe vissuto in epoca Sung, divenuto leggendario per aver vittoriosamente guidato la sua armata nelle battaglie che contrapponevano l’esercito imperiale alle truppe di invasori che provenivano dal nord.

Ba Duan Jin

Ba Duan Jin

Baduanjin, che in lingua cinese (八段錦) significa letteralmente le otto (Ba) pezze (Duan) di broccato (Jin), ed esso è il nome di una serie di esercizi di Qigong, spesso utilizzato nelle scuole di arti marziali cinesi.

Le origini si perdono nella leggenda, in quanto si racconta sia stato tramandato da Yue Fei 岳飛 e Liang Shichang 梁世昌; mentre per un’altra tradizione sarebbe stato creato durante la dinastia Tang da Zhong Liquan 钟离权, entrambe queste leggende non sono supportate da memorie storiche e non sono molto credibili.

La leggenda attribuisce buona parte della invincibilità dell’armata guidata da Yue Fei, al rigoroso addestramento al quale erano sottoposti i suoi soldati, i quali eseguivano quotidianamente in particolare questa forma di Qi Gong.

Secondo Tui – il Lago, nelle antiche pratiche cinesi, gli esercizi esterni sono caratterizzati da un’esecuzione più potente e vigorosa che coinvolge maggiormente l’aspetto osseo-tendino-muscolare rispetto al lavoro energetico ed interno e  questo, tuttavia, non esclude il lavoro sulla respirazione e sul’energia che rimane più nascosto e sottile, ma che aumenta con l’aumentare dell’esperienza e della sensibilità del praticante e non va sottovalutato.

Fra le “tecniche esterne”  si evidenzia la serie dei BA DUAN JIN, chiamati così perché da secoli, la gente comune li paragonava in preziosità al broccato.

Questa serie di otto esercizi è uno dei “Grandi Classici” del Qi Gong e ne esistono moltissime varianti sia nella pratica in piedi (LI BA DUAN JIN) che da seduti (ZHO BA DUAN JIN).

Ma Bu - posizione del cavaliere

Ma Bu - posizione del cavaliere

Generalmente, si fa risalire l’origine di queste tecniche alla dinastia Song (1127 d.c -1279 d.c), ma nel corso della sua diffusione la tecnica dei Ba Duan Jin si differenziò nelle due scuole del NORD e del SUD.

La Scuola del Nord, chiamata anche WU BA DUAN JIN (Gli otto broccati del soldato) o “Yue Fei“, dal nome del capostipite, famoso generale, è caratterizzata da una maggiore complicatezza e difficoltà nella pratica basata sulla “forza dell’acciaio” e studiata per l’addestramento veloce delle truppe da inviare al fronte.

In questa scuola, le posizini sono più basse e si predilige la postura del Cavaliere (MA BU).

Il Generale Yue Fei o Yueh Fei (1103-1142 d.C) fu un personaggio storico di grande fama; studiando le tecniche militari egli giunse alal convinzione che per rendere il corpo rispondente ad ogni esercizio fisico, fosse necessario insegnare preliminalmente ai soldati una tecnica “morbida” di “stile interno“.

Nel tempo, gli esercizi  hanno perso qualcosa del loro aspetto militare in favore delle tecniche per la salute del corpo e dello spirito.

La scuola del Sud, risalente a Liao Shichang, è caratterizzata da un basso grado di difficoltà ed una pratica basata sulla “morbidezza e flessibilità“.  Si promuove il rilassamento e per questo è chiamata WEN BA DUAN JIN (Gli Otto Broccati del Letterato), le posizioni sono molto più erette e vicine alla postura dell’Uomo Libero (WU JI).

In virtù della fama leggendaria che lo accompagnava e grazie alla straordinaria efficacia degli esercizi, il Ba Duan Jin conobbe una ampia diffusione che lo portò ad essere adottato in numerosi ambiti, in particolare da un lato in seno alla società marziale, e dall’altro dalle comunità religiose taoiste e buddhiste.

Ba Duan Jin in posizione seduta

Ba Duan Jin in posizione seduta

Questa differenziazione di ambiti nei quali il Ba Duan Jin fu acquisito come pratica quotidiana di coltivazione del corpo condusse nel corso dei secoli a una certa differenziazione di stili, alcuni dei quali più scarni ed essenziali, mentre altri più ricchi di particolari e di dettagli, anche se la struttura fondamentale degli esercizi è rinvenibile in pressochè tutte le forme attualmente note.

Il Ba Duan Jin è un esercizio prezioso di coltivazione del corpo, di mantenimento della salute, nonché pratica di longevità.

Il suo scopo originario e prioritario era quello di consentire il mantenimento di un ampio flusso di energia nei dodici meridiani principali all’interno dei quali scorre il qi.

Unitamente a questo il Ba Dua Jin aveva la funzione di stimolare la struttura fisica del praticante a vari livelli, al fine di rafforzarla e renderla flessibile.

Purtroppo oggigiorno molte delle forme note risultano notevolmente impoverite rispetto ai contenuti originari. Le forme sviluppate dalla scuola marziale in particolare hanno sovente posto l’accento sugli aspetti più immediatamente fisici della coltivazione del corpo, abbandonando e lasciando nel tempo cadere, gli obiettivi di coltivazione del Qi.

Le forme moderne, rielaborate nella Cina contemporanea dagli istituti statali di educazione fisica, hanno anch’esse esaltato un contenuto più “ginnico” che, ancora una volta, manca di esprimere in pieno gli aspetti più interni possedutianticamente da questa tecnica.

Ba Duan Jin

Ba Duan Jin

Non deve quindi trarre in inganno il praticante la relativa notorietà di questa forma di Qi Gong; ogni stile di Ba Duan Jin, al pari ad esempio delle forme di Tai Ji Quan, possiede delle caratteristiche peculiari che lo differenziano dagli altri stili, pur, lo ripetiamo, nell’esistenza di una struttura fondamentale che è comune a pressochè tutte le sue forme.

In un testo della dinastia Wei 魏 (灵剑子引导子午记) ci sono dei riferimenti ad un esercizio di ginnastica che è stato identificato nel baduanjin, ma il più antico riferimento conosciuto a questo nome è nel Yi Jian Zhi (夷坚志), un testo dell’epoca della dinastia Song.

Nel successivo Dao Shu, Zhong Miao Pian (道枢•众妙篇) vi sono molte descrizioni sulla metodologia di allenamento di questo esercizio.

Il nome di questo esercizio si riferisce al fatto che esso è diviso in 8 tecniche ognuna delle quali possiede una formula verbale che ne descrive il movimento ed il suo effetto:

  1. Liangshou tuo tian li sanjiao (两手托天理三焦, Sostenere il cielo con le mani gestisce le tre cavità dei visceri) rappresenta il SOSTENERE IL CIELO CON ENTRAMBE LE MANI PER RAFFORZARE LE RADICI. Questo esercizio di apertura regola tutti gli organi interni, dal cuore e dai polmoni nella parte superiore del tronco, fino ai reni e agli intestini, nella parte inferiore dell’addome. Allevia la fatica, aumenta la capacità inspiratoria, e aiuta a preparare il corpo agli esercizi che seguono. Inoltre contribuisce a rinvigorire i muscoli e le ossa della schiena e del bacino, e può aiutare a correggere una errata postura della parte superiore della schiena e delle spalle. Stimola il “triplice riscaldatore”. Parola Chiave: respirare.
  2. Zuoyou kai gong si she diao (左右开弓似射雕, Tendere l’arco a sinistra e a destra imitando il lancio della freccia) rappresenta il TENDERE UN ARCO SU ENTRAMBI I LATI PER COLPIRE UN’AQUILA. Questo esercizio pone l’enfasi sul torace – la casa di cuore e polmoni – migliorando enormemente la circolazione del sangue e dell’ossigeno. Migliora inoltre il flusso di energia nell’intestino tenue. Stimola polmoni ed intestino crasso. Utile per il mal di testa. Parola Chiave: cantare.
  3. Tiaoli piwei xu dan ju (调理脾胃须单举, Sollevare un braccio per recuperare appetito) rappresenta il SOLLEVARE UNA SOLA MANO PER REGOLARE MILZA E STOMACO. I movimenti di questo esercizio aumentano il flusso di energia lungo ambedue i lati del corpo, portando benefici al fegato, alla vescicola biliare, alla milza e allo stomaco. Aiutano a prevenire disordini del tratto gastrointestinale. Stimola stomaco e milza. Parola Chiave: mangiare.
  4. Wulaoqishang xianghou qiao (五劳七伤向后瞧, Guardare indietro contro la generale debilitazione dell’organismo) rappresenta il VOLTARSI COME UNA MUCCA CHE FISSA LA LUNA PER USCIRE DAL BUIO. Questo è uno tra i più efficaci degli otto esercizi. Ha un notevolissimo effetto sul sistema centrale e sulla circolazione sia del sangue che del Qi nella testa. Stimola la potenza vitale dei reni. Rafforza anche l’attività dei bulbi oculari, i muscoli del collo e delle spalle, i nervi, ed è eccellente per abbassare la pressione sanguigna e prevenire l’indurimento delle arterie. Stimola cuore ed intestino tenue. Parola Chiave: meditare.
  5. Yao tou bai wei qu xinhuo (摇头摆尾去心火, Scuotere la testa e far oscillare le natiche per calmare il fuoco del cuore) rappresenta l’ABBASSARE LA TESTA E LE ANCHE PER RIMUOVERE L’ECCESSO DI CALORE DAL CUORE. Il valore di questo esercizio include la prevenzione della febbre e la riduzione di tensione del sistema nervoso simpatico. Sicuramente questa pratica ha un potente effetto rilassante, e quindi facilita il flusso di energia lungo alcuni meridiani del corpo. Stimola vescica e reni. Parola Chiave: amare.
  6. Liangshou pan zu gu shen yao (两手攀足固肾腰, Afferrare le punte dei piedi per rinforzare i reni) rappresenta il TOCCARSI I PIEDI CON ENTRAMBE LE MANI PER RINFORZARE I RENI E I LOMBI. Questo esercizio dà beneficio ai muscoli delle gambe e della parte inferiore della schiena, ed è utile per “stirare” la colonna vertebrale. E’ altresì benefico per gli organi interni del basso addome. Movimenti di fianchi e vita sollecitano efficacemente ogni tessuto e ogni organo dell’addome. L’intero esercizio rafforza i reni, le ghiandole surrenali e le arterie, le vene ed i nervi ad esse essi associati. Poiché i reni svolgono un ruolo vitale nella regolazione del metabolismo dell’acqua in tutto il corpo, questo esercizio aiuta a mantenere un sano equilibrio all’interno dell’ambiente corporeo.  Stimola pericardio e triplice riscaldatore. Parola Chiave: massaggiare.
  7. Zan quan numu zeng qili (攒拳怒目增气力, Tirare pugni con sguardo irato per accrescere la forza fisica) rappresenta lo STRINGERE I PUGNI PER INCREMENTARE LA FORZA. Questo esercizio sviluppa il flusso di Qi in modo tale che dai piedi attraverso l’intero corpo, possa arrivare fino alle mani e agli occhi. Stimola la corteccia cerebrale e i relativi nervi, ed accelera la circolazione del sangue e dell’ossigeno nel sistema cardiovascolare. Non è un esercizio di pugilato, ma è studiato per rafforzare il flusso della potenza interna: deve essere eseguito con calma, lentamente e con grande concentrazione.  Ciascun movimento comincia morbidamente, e richiede la piena potenza solo alla fine di ogni estensione. Stimola cistifellea e fegato. Parola Chiave: trasformare.
  8. Beihou cidian baibing xiao (背后七颠百病消, Sollevare i talloni sette volte per guarire ogni malattia) rappresenta lo SCUOTERE IL CORPO PER ALLONTANARE TUTTE LE MALATTIE. Questo esercizio mira a rinforzare e a rigenerare tutti gli organi interni, permettendo loro di massaggiarsi a vicenda. E’ anche utile per la colonna vertebrale, il sistema nervoso e il senso di equilibrio. Stimola i reni. Parola Chiave: curarsi.

Gli esercizi sono da eseguire con un atteggiamento mentale sereno, calmo e tranquillo, i muscoli rilassati ed una postura del corpo ben allineata così da permanere in uno stato di perfetto equilibrio per minimizzare lo sforzo che richiede la loro esecuzione.

Importantissima è anche la respirazione, che deve essere addominale e segue i movimenti che vengono eseguiti. La lingua deve essere spinta contro il palato. Il baduanjin può essere praticato anche da seduti.

Ogni movimento è stato pensato per sollecitare una particolare parte del corpo e tutti insieme riescono ad attivare tutti gli organi interni ed esterni.

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BA DUAN JIN – GLI 8 PEZZI DEL BROCCATO
Tai Ji Qi Gong
“Capire la poesia corporea”

Tratto da Yamato Damashii

Con gli 8 pezzi di Broccato non si intende solo ginnastica e/o motoria, ma anche Chi Kung (Qi Gong), dove “Chi” (Qi) sta per energia e “Kung” (Gong) per lavoro. Con questo termine non ci si riferisce ad un altro tipo di ginnastica e/o di movimento, ma è più un concetto che sta alla base della medicina tradizionale cinese (M.T.C.).

La pratica di questi antichi esercizi ha l’intento di assimilare e scoprire i benefici di questapoesia motoria”.

Tecnica di Qi Gong

Tecnica di Qi Gong

Il Qi Gong, il quale ha più di cinque mila anni di storia, è inserito nei concetti filosofici della tradizione cinese ed è indissociabile dalla medicina cinese!
I metodi d’allenamento di Qi Gong sono vari e sono in relazione a favorire o rinforzare la circolazione del Qi (energia) che scorre nelle varie parti del corpo.

Molti studiosi, e dottori, hanno sviluppato gli esercizi di Qi Gong dopo numerose ricerche e vari tentativi, fino ad individuare ed allineare i movimenti che curano.

Alcuni di questi sono stati presi dai movimenti degli animali, in quanto ogni animale esprime una sua forza ed energia, che a sua volta, lo deve mantenere in vigore il più a lungo possibile.

Una delle più famose serie d’esercizi di Qi Gong è sicuramente il Ba Duan Jin ossia, gli otto pezzi di Broccato.

Questi esercizi, vengono ormai tramandati da quasi mille anni e fanno parte del DaoYin, l’arte di condurre ed espandere l’energia mentre si eseguono movimenti.

Master Yang Jwing Ming dà maggior peso alla comprensione della teoria anziché alla forma

Il maestro Yang Jwing Ming dà maggior peso alla comprensione della teoria anziché alla forma

In ultima analisi gli otto pezzi di Broccato, sono efficaci per il rafforzamento del Qi che, attraverso il movimento degli arti, scorre diramandosi su arti, muscoli, e organi interni.

Ponendo l’attenzione in chiave di lettura della psicomatica e della terapia della danza, il Ba Duan Jin ci libera dai circoli viziosi dovuti dalle frustrazioni da stress.

Naturalmente questo avviene con l’impegno e l’attitudine mentale che viene posta sul Ba Duan Jin.

Un consiglio a riguardo, espresso da M° Yang Jwing Ming, illustre  personaggio in questo campo, dice:

la cosa più importante nell’allenamento di  Qi Gong, non è la forma in sé stessa, ma piuttosto la teoria, il principio, la comprensione delle fondamenta che costruiscono la forma“.

Comprese queste cose potete usare il vostro Yi (mente) per far si che il Qi circoli e vi porti salute in tutte le parti del corpo.

Come si può notare la scuola del maestro Ming appartiene alla categoria delle Scuole Marziali del Sud della Cina in cui si predilige la mente rispetto al corpo, il principio rispetto all’applicazione, la comprensione rispetto all’esercitazione, ma sempre in una visione unitaria di entrambi gli aspetti.

Nelle seguenti video-dimostazioni potrete guardare e cercare ancora di comprendere meglio l’esecuzione nei suoi flussi continui e armonici di alto livello, laddove nel video precedente abbiamo potuto vedere la pratica delle tecniche Shaolin eseguite lentamente mentre nell’ultimo video esso viene spiegato passo per passo.

Buona esercitazione!

Vincenzo Di Maio

ESERCIZI DEGLI OTTO PEZZI DEL BROCCATO

Broccato 1

Broccato 1

Nota 1: Questo pezzo va ripetuto 5 volte verso sinistra, come illustra l’immagine, e sia verso destra altre 5 volte.

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Broccato 2

Broccato 2

Nota 2: Questo pezzo va eseguito lentamente in posizione abbassata sulle ginocchia con il palmo che spinge in avanti e il pugno che tira dietro come se fosse un arco con una freccia. Va ripetuto 3 volte verso sinistra, come illustra l’immagine, e verso destra altre 3 volte, attendendo un minuto di respirazione per ogni posizione eseguita.

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Broccato 3

Broccato 3

Nota 3: Questo pezzo va eseguito ad inspirazione e alzando i palmi verso il Cielo ad altezza del torace, muovendo una torsione dei polsi che nell’espirazione fanno espandere un palmo verso il Cielo e un palmo verso la Terra, per poi ritornare al punto di partenza sul torace e cambiando la mano che va verso il Cielo. Ripetere per 10 volte la sequenza, 5 verso destra e 5 verso sinistra.

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Broccato 4

Broccato 4

Nota 4: Questo pezzo va eseguito in espirazione alzando i gomiti con le mani sui fianchi volgendo il capo all’estremità destra, per poi inspirare e ripetere l’esercizio espirando volgendo il capo verso l’estremità sinistra. Ripetere per 10 volte.

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Broccato 5

Broccato 5

Nota 5: Questo pezzo va eseguito piegando le ginocchia e lasciando la schiena in posizione eretta con le mani sulle ginocchia. Dopo aver inspirato bisogna torcere il busto verso sinistra espirando l’aria dai polmoni fino al ritorno alla posizione iniziale e ripetendo l’esercizio verso destra. Ripetere 10 volte.

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Broccato 6

Broccato 6

Nota 6: Questo pezzo va iniziato abbassando le spalle con un sospiro di sollievo e lasciando le braccia lungo i fianchi, poi vanno alzati i palmi verso l’alto distendendo le braccia fino all’altezza del cuore, l’ispirazione continua fino ai palmi ruotati verso l’alto per poi discendere alla punta dei piedi espirando. Ripetere 10 volte.

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Broccato 7

Broccato 7

Nota 7: Questo pezzo va iniziato allargando le gambe all’altezza delle spalle e tirando i pugni ai fianchi come in figura 1 inspirando aria, espirare e dirompere il pugno sul lato sinistro con i piedi ben saldi a terra, ginocchia piegate e busto eretto. Ritornare alla posizione di partenza come in figura 3 e ripetere per il lato destro allo stesso modo.
Eseguire per ben 10 volte.

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Broccato 8

Broccato 8

Nota 8: Questo pezzo inizia con le gambe divaricate alla larghezza delle spalle, si inspira nella figura 2 fino al torace altezza cuore alzandosi sulla punta dei piedi, per poi espirare fino all’ombelico con i talloni piantati e richiudendo le gambe e portando le mani sull’ombelico (mano sinistra sotto per gli uomini e mano destra sotto per le donne). Ripetere 10 volte.

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Broccato 9

Broccato 9

Nota 9: Questo esercizio di chiusura serve a rinforzare il nostro lavoro precedente che, come dicono i cinesi l’otto diventa già nove perchè chiude e termina il suo percorso nel Cielo. Ci si concentra per 5 minuti almeno in questa posizione cercando di respirare senza forzare ma in modo spontaneo come un bambino.

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14 dicembre 2011 Posted by | Arte, Ascoltare, Azioni, Cultura, Guardare, pensieri, Scienza | Lascia un commento

IL BURINO

IL BURINO

Tirar patacche pe’quattrini,
non è opera di dèi
ma è il lavoro dei burini.
Lor che vengon di campagna,
vendon tuberi pe’cuccagna.
Lor che cercan i’tanta fregna,
vanno solo indò se magna.
Che aucun sia furbo e ill’altro tonto
v’è forse certo un tornaconto.
Se più il conto ancor non torna
ill’avrà perso carro, bue e soma
con le corne che s’adorna.

(Vincenzo Di Maio – Novembre 2011)

Il Burino tipo

Il Burino tipo interpretato da Carlo Verdone

In dialetto romanesco con il termine Burino, viene designato in senso esteso, la persona rozza o volgare, ed è questo il senso e il significato del Burino trattato in questo ‘nuovo stile volgare’, uno stile simile al volgare medievale del famoso poeta italiano Cecco Angiolieri.

Altre significazioni del termine Burino lo vogliono attribuire ai popolani provenienti dalla campagna, ma il significato specifico a cui si riferisce questa poesia neo-tradizionalista è il significato contemporaneo del termine, ossia le persone rozze e volgari che si possono incontrare per le strade di questa realtà oramai agli sgoccioli, che alcuni definiscono altrettanto rozzamente e barbaricamente come ‘post-modernità’.

L’etimo popolare fa derivare la parola burino dal termine ‘burrus‘ derivato dal gergo dei pastori, proprio come attesta anche Sesto Pompeo Festo nel suo Secondo Libro, in quanto Festo già nel II secolo a.C. lo definisce ‘latino antico‘,  proprio ciò che veniva chiamato ‘burrus‘ (poi ‘rufus‘) una specie di bovino con il naso rosso, ossia una specie alquanto insolita e fuori dal comune intendimento della civiltà.

Oggi il termine ha un valore ambivalente: uno dispregiativo per indicare persone ed atteggiamenti vistosamente pacchiani, oppure uno bonario e scherzoso nella parlata colloquiale.

Pertanto il significato di questa poesia è da intendere proprio in questo senso.

Il Burino

Il Burino conrtemporaneo

19 novembre 2011 Posted by | Arte, Cultura, pensieri | Lascia un commento

WUSHIDAO & BUSHIDO: principi, fondamenti e applicazioni

Come abbiamo già descritto nell’articolo del 13 gennaio 2011, la Via del guerriero è uno stile di vita che, per vicissitudini storiche diverse, accomuna in particolare due e più territori che appartengono alla grande ed estesa terra dei Dragoni Celesti: l’Estremo Oriente.

Il sostrato di base che si sviluppa in più direzioni e forme, come anche di stili di combattimento, riguarda un aspetto trascurato da almeno una parte dei maestri di arti marziali in Europa, ovvero la disciplina, l’etica e la morale che va sotto una parola che in italiano mal traduce il senso profondo di tale complessità comportamentale, quasi come se essa fosse soltanto il mero apparire di facciata: la famosa etichetta aristocratica moderna e medievale.

Se consultate un moderno dizionario di italiano alla voce etichetta, vedrete che la parola va a denotare direttamente “un cartellino che si attacca su bottiglie, scatole e sim., con una breve indicazione del contenuto”, una pietosa situazione che mal traduce il senso ma che se andiamo a scavare nelle stratificazione delle significazioni sovrapposte lungo la storia cognitiva di questa parola, vediamo che essa rappresenta anche cose come “l’etichetta di identificazione: foglietto di carta, cartoncino o film plastico applicato su prodotti e imballaggi per indicarne dati di rintracciabilità”, oppure una “etichetta discografica, un’impresa commerciale che si occupa della produzione di materiali audio”, una rigenerazione semantica che continua nello spazio e nel tempo arrivando all’informatica, laddove nei linguaggi di programmazione “è un gruppo di caratteri identificatori di un record, una posizione oppure l’istruzione di un programma”.

Tutti questi fattori, che si accomunano per indicare fattori di utilità materiale privata dello spirito intrinseco, oppure anche di connotazione convenzionale di un gruppo di fattori sempre utilitari ma identificatori, ciò che conta non è il mezzo ma il fine, ciò che conta non è il giusto ma è l’interesse.

Ad un certo punto, all’interno della stratificazione semantica abbiamo trovato una significazione assonante, che però neanche lontanamente può rappresentare il reale significato estremorientale della parola etichetta, sia per ragioni tecniche che per ragioni storiche e culturali.

Quest’assonanza semiologica sta nel senso del reale significato dell’etichetta, intesa espressione dell’educazione etica che in occidente si è espressa nell’ambito gnoseologico del galateo, quell’usuale costume utilizzato dall’aristocrazia monarchica occidentale dell’epoca moderna, un significato che secondo Wikipedia la terminologia di galateo definisce

“l’insieme di norme comportamentali con cui si identifica la buona educazione, un codice che stabilisce le aspettative del comportamento sociale, la norma convenzionale. Sinonimi sono etichetta e bon ton. Il nome galateo deriva da Galeazzo Florimonte, vescovo di Sessa Aurunca che ispirò a monsignor Giovanni della Casa quel celebre libro del viver civile, il Galateo ovvero de’ costumi, primo trattato sull’argomento pubblicato nel 1558. In molti paesi il termine impiegato è connesso con l’italiano etichetta, lo spagnolo etiqueta e il francese étiquette. È molto suggestiva, anche se non corretta, l’etimologia popolare della parola etichetta come diminutivo di etica, ramo della filosofia che si occupa di ciò che è buono, giusto o moralmente corretto: viene infatti spontaneo pensare che si tratti di una sorta di “etica minore” applicata non ai grandi problemi della vita morale ma ai semplici problemi della vita di ogni giorno. In generale, si può dire che il galateo è un codice non scritto, anche se può in alcuni casi dar luogo a codificazioni scritte.”

Secondo questa definizione, il galateo non descrive altro che la teorizzazione di determinate norme sociali che regolano il comportamento personale nell’ambito delle quotidiane relazioni sociali, una cognizione che fa di esso un elemento per esprimere una sorta di diminutivo dell’etica, che invece in questa logica teorica rappresenta un ramo di dissertazioni opinionistiche definite dall’altisonante appellativo di pompose discussioni barocche e manieriste, dissertazioni che a quel tempo andavano sotto l’elgida della filosofia moderna, o se preferite di una dilettuosa retorica sofista, quasi come se l’etica, sia essa maggiorata o  diminiuta, fosse null’altro che l’oggetto e il soggetto di intense diatribe elaborate da sofisticati ipotetismi egoici tra chi esprimerebbe il giusto e chi, invece, pretende di essere più giusto dell’altro.

Evitando ogni specifico approfondimento dell’origine occidentale dell’etichetta, di una pura ed evanescente apparenza definita da un forzoso conformismo sociale privo di fondamento, nonché soggetto alle più ampie discussioni tra ricchi signori dai nobili natali, dissertazioni che anzichè esprimere la pratica dell’esempio insito nell’umana essenza, tende invece a celare la oscura cupidigia umana coperta dalle mura domestiche e da tutti i luoghi lontani da occhi indiscreti.

Perchè in Occidente il valore dell’etichetta, soprattutto tra uomini e donne di rango elevato, tra aristocratiche soggettività protesi in cose assurde, magari anche sconce ed addirittura indicibili, ha sempre denotato dei comportamenti convenzionalmente non conformi alla reale normatività sociale della c.d. etichetta, in quanto ha sempre nascosto la reale identità comportamentale di soggetti accovacciati nella penombra, esprimendo comportamenti inusuali e amorali dietro le quinte del palcoscenico della realtà, dietro le tende dell’impersonificazione teatrale dei ruoli sociali che, anzichè modellarsi ai dettami etici della società, non corrispondevano affatto all’elevazione sociale che mostravano in società.

In fondo tra ieri ed oggi non è cambiato molto se non il fatto che tutti i servi delle corone monarchiche, come anche di precisi e particolari interessi, hanno culturalmente massificato i vizi di quella folle aristocrazia negriera, dei comportamenti che oggi si sono diffusi quasi ovunque all’interno di quei ceti sociali che i ricchi liberti nobiliari chiamano ancora plebei, una specifica fascia sociale tutt’oggi esistente in veri e propri ‘orrori domestici’ celati dietro convenzioni sociali, dietro l’interpretazione di ruoli, dietro intese correlazionali, se non proprio di vere e proprie contrattazioni di relazioni depravate tanto bilaterali quanto multilaterali, fra membri di più soggettività sociali apparentemente sconnesse, quanto anche riscontrabile negli stimoli emulativi di una alterata coniugazione di coppia che, per ammazzare il tempo, va alla ricerca di nuove emozioni che possano farli sentire vivi, almeno una volta al dì.

Da qui possiamo certamente notare come la salubrità ipotetica di queste aristocrazie monarchiche occidentali non soltanto sono tuttora vive e vegete, quali discendenze generazionali dirette ed appollaiate sulla modernità di macchine che hanno sostituito cavalli e nocchieri, ma addirittura vanno ad incrementare esempi ed emulazioni che moltiplicano tutti i Vizi del Capitale Post-moderno, viziosità comunicate alle masse attraverso forme di comunicazione pubblica mediata da i più disparati ritrovati tecnologici, in cui questi pupazzi dell’intrattenimento testimoniano la loro immagine come guide da emulare, quasi come se pretendessero di distinguersi come santi mediatici da imitare.

Senza andare a scomodare i rotocalchi rosa di quelle tante copiose riviste, quali prodotti editoriali conformati in aggregati sociali complessi che vanno dal paparazzo fino ai Corona delle agenzie di giornalismo scandalistico, ritroviamo una fenomenologia sociale dove lo scandalo diventa quasi una norma sociale, come se fosse la vera legge, mentre il diritto arranca tra la fallacia e l’inefficacia di strutture che mancano di quel mordente posseduto in passato dallo jus latino, quanto da quella sed lex dura lex che distingueva la magistratura romana di istituzioni come l’imperium.

Nello scandalismo moderno la piccola plebaglia non solo vede, ma apprendere, imita, sogna i loro stessi sogni e non i propri, immagina le avvincenti vicende di questi ‘capri espiatori’ delle proprie frustrazioni, un incolto popolino che  magari riproduce a propria volta, attraverso la pubblicizzazione di vizi e virtù ad uso e consumo di questo baraccone di fenomenali e pietosi umani alla deriva, dei pagliacci che intrattengono le persone in show e spettacoli da stra-pazzo, una situazione in cui la televisione è il cuore centrale da cui si diffonde e si esprime questo immane mondo, nella prospettiva di un oblò dentro ad una nave che lentamente affonda con tutto l’equipaggio, una mono-finestra ‘uguale per tutti’ che, anche se cambi canale, sei sempre sintonizzato sullo stesso edificio, anche se magari apparentemente collocati in qualche appartamento più a sinistra.

Non vi sto parlando di spettacolarizzazione della politica di Guy Debord, ma bensì della spettacolarizzazione dei vizi capitali, in-sane e lussuose abitudini che la nostranità élitista dei nostri post-moderni aristòcrati non fanno altro che reiterare continuamente come la tela tessuta da un ragno che incessantemente dispone filamenti su cui ingabbiare prede a buon mercato, una fenomenologia complessa che non esclude nessuna componente subculturale della società contemporanea, una dimensione che poco a poco potrebbe anche arrivare alla legittimazione dell’illegittimabile, un processo di opinionizzazione etica che nel suo relativismo manca di oggettività, in quanto l’apparenza dell’etichetta potrebbe anche nascondere l’impossibile.

E’ interessante notare come le post-moderne abitudini di nascondersi tra l’essere e l’apparire abbia radici molto precedenti e soprattutto insite in certe fasce di cordate sociali, filoni relazionali che nel caso delle aristocrazie monarchiche, ancora oggi perdurano nell’apparenza mediatica delle attuali discendenze nobiliari.

Un’altro interessante elemento di continuità storica mostrato sotto le scandalose forme di illecite condotte sessuali, se non addirittura forme anche peggiori delle precedenti, riguarda la particolarità di determinati esponenti del clero nel periodo medioevale, laddove un certo Salinbene de Adam, un frate minore che assolse il compito di essere uno storico italiano del XIII° secolo con la sua ‘Cronica’, riportando di aver sentito almeno “cento volte” i sacerdoti italiani citare il proverbio latino «si non caste, tamen caute» (se non castamente, almeno con cautela), una situazione ambigua tanto quanto quella citata da Baldassarre Castiglione (XV-XVI secolo) che, nel suo ‘Libro del Cortigiano’, affronta l’immoralità di certi chierici:

«e poi allegano una certa autorità di suo capo che dice “Si non caste, tamen caute”; e par loro con questa medicare ogni gran male e con bona ragione persuadere a chi non è ben cauto che tutti i peccati, per gravi che siano, facilmente perdona Idio, purché stiano secreti e non ne nasca il mal esempio».

Come si sa “le bugie hanno le gambe corte tanto quanto la gramigna ha radici profonde”, ma ciò che a noi interessa in questo momento non è comprendere la genealogia complessa di questo ambiguo fatto sociale insito nel conformismo del mostrarsi radicato nell’ipocrisia di spiriti ammalati, ma piuttosto soltanto di mettere in chiaro, di rendere intellegibile, la radicale differenza insita fra l’occidentale versione della fenomenologia sociale dell’etichetta sociale, piuttosto che le caratteristiche tipiche della tradizione estremorientale in genere.

Tralasciando le correlazioni multilaterali strutturate da bilateralità multiple, che disegnano una ragnatela di significati analoghi che lascian discontinue tracce lungo un ipotetico percorso spazio-temporale, abbiamo forse capito sia che l’etica non è affatto un opinione, ma è espressione viva di tradizioni antiche che in Italia risalgono ad un complesso periodo che riporta la nostra mente alla genealogia del cristianesimo che si diffonde ad opera di uomini che attraversano classi e caste sociali, una dimensione spazio-temporale dove l’etica subisce contraccolpi durante la convivenza con scioccanti contraddizioni sociali, inerenti tanto alla fase decadente dell’impero romano quanto alla corrispettiva fenomenologia emergente della monarchia vaticana, un’altissimo medioevo che ci addentra in un periodo cupo e controverso, e forse probabilmente anche peggio di questa nostra post-modernità tribale.

Differentemente dall’etica e dall’etichetta occidentale, i fondamenti della Via del Guerriero non sono discussioni teoriche di sofismi che gravitano intorno alla ricerca delle migliori dissertazioni intorno all’etica, all’etichetta o foss’anche al galateo, ma sono applicazioni pratiche di continue esercitazioni di convergenze fra corpo anima e cervello, dove non c’è spazio per le diatribe perchè sono norme sociali intellegibili dove il mancato rispetto dell’armonia sociale è fonte di complesse dinamiche di controllo sociale.

Anche se ciò che viene riportato successivamente sono norme riportate in testi fondamentali delle arti marziali, esso si rivela essere piuttosto un codice non scritto praticato costantemente dentro e fuori dal dojo, dentro e fuori dal luogo in cui avviene quel profondo rapporto tra maestro e allievo, la pratica costante di un comportamento marziale che rispetta onorevolmente il prossimo tanto quanto altrettanto viene rispettato, una situazione dove l’abuso della magnanima gentilezza altrui non permette la prosecuzione dell’affronto, in quanto le stesse relazioni mutano il legittimo contesto della tutela sociale del popolo, tanto quanto della dignità e l’onore dello stesso guerriero.

Fortunatamente anche in Europa abbiamo esempi di antiche tradizioni marziali, di pratiche arti di combattimento come anche di tutti i valori ad essi sottesi, attualmente rinchiusi e compartimentati nell’onorevole quotidiano lavoro dell’onestà marziale e intellettuale delle forze armate.

L’origine delle arti marziali si perde lungo il tempo e lo spazio ma ognuna riporta qualche collegamento storico con la terra madre Asia, tanto quanto la grande madre Cina, quale area di antiche e virtuose relazioni territoriali di matrice confuciana, dove il rapporto tra maestro e discepolo è uno dei cardini pratici di tutto l’Estremo Oriente.

Quindi come già riferito nel già citato vecchio articolo, il Wushidao e il Bushidō rappresentano una stessa sostanza secondo forme diverse, letteralmente una disciplina marziale, un’etica militare (Wu e Bu), dove il concetto di essere (Shì e Shi), si fonde significando l’opera quotidiana e la missione sociale del guerriero combattente (Wushì e Bushi), un senso di giustizia che tutela gli indifesi quanto gli innocenti, che nella complessa significazione della Via intesa come condotta di vita che porta lungo un sentiero (Dao e Dō), vanno a tradursi nella lingua italiana con la locuzione de ‘la Via del Guerriero’.

Rispetto, salute e dignità.

Buona lettura!

Vincenzo Di Maio

 

CINA – Zhong Guo


FONDAMENTI DELLE CINQUE VIRTU’ CONFUCIANE

(Wuchang, 五常)

1.  Ren (仁, benevolenza, umanità, bontà),  l’essere umano, la persona, ognuno, tutti, talento, genio, seme di un frutto, manifestazioni intrinseche dell’uomo elevato racchiuse in un solo carattere.
2. Yi
(义, giustizia, rettitudine, equità), il giusto, l’equo, il vincolo dell’amicizia, l’adozione della saggezza, il risultato del lavoro dell’uomo elevato.
3. Li
(礼, ordine, regole di condotta, ideale), il rito, la pubblica cerimonia, la cortesia, la gentilezza, il garbo, il dono, la missione operativa dell’uomo elevato.
4. Zhi
(智, saggezza, intelligenza, ingegno), l’essere saggio, intelligente, ingegnoso, il rendere chiaro, il portare consapevolezza, l’applicazione pratica dell’uomo elevato.
5. Xin
(信, verità, tener fede alla parola data, sincerità, coerenza), il vero, il certo, il reale, la fiducia, la credibilità, il credere negli altri, il professare una fede, un credo, una lettera, una corrispondenza, un’informazione, un messaggio, una notizia, la miccia, lo stoppino della candela, la luce dell’inizio, il prodotto derivato dal coerente lavoro quotidiano dell’uomo elevato, come dello stesso wushi, del guerriero.

I NOVE PRINCIPI FONDAMENTALI DEL WUDE

1* Rispetto della dignità umana: il praticante di arti marziali cinesi deve rispettare la vita umana, perché il Wushu trae origine proprio dall’esigenza di proteggere la vita umana.
2* Centralità dell’etica e dei principi morali:
i principi morali forniscono le basi per il mantenimento di relazioni stabili tra gli uomini, e quindi tra l’uomo ed il contesto sociale. Chi vuole apprendere il Wushu deve rispettare questi principi.
3* Fondamento della condotta morale: mentre si apprendono le abilità marziali, si devono anche coltivare le qualità morali; il senso di giustizia, la diligenza, la persistenza, l’onestà e l’impegno a lavorare duramente.
4* Rispetto per l’insegnante e cura reciproca:
bisogna impegnarsi duramente in tutto ciò che il Maestro insegna, così sia il maestro che l’allievo devono prendersi cura reciprocamente nell’ottemperanza dei propri ruoli e fare tesoro della relazione che si instaura tra di loro.
5* Modestia e ardore:
colui che studia le arti marziali dovrà cercare di migliorare la propria abilità e rifiutare di diventare arrogante e fare mostra della propria bravura per sminuire gli altri. Si deve imparare gli uni dagli altri per migliorare ed essere uniti e collaborare insieme.
6* Liberarsi dall’invidia e dai rancori:
nell’apprendimento del wushu, si punta all’auto-difesa e a migliorare le proprie condizioni fisiche. Non si dovrebbe mai contendere con qualcuno seguendo i propri rancori o per intimidire il più debole. Non si devono utilizzare le capacità marziali per essere prepotenti o per reagire alle provocazioni.
7* Persistere e perseverare: la pratica delle arti marziali è un duro compito che richiede tempo e sforzi notevoli. Costanza e persistenza sono necessarie. Bisogna studiare e provare a comprendere pienamente i significati intrinsechi e essenziali di ogni sequenza. La vera essenza e del Wushu può essere appresa solo attraverso la resistenza e l’agire i movimenti corporei.
8* Giustizia e rettitudine:
nella pratica marziale del wushu la giustizia è la via maestra della vita di un discepolo e l’espressione della rettitudine personale è il cardine su cui si fonda il principio di giustizia, come anche di essere sempre un punto di riferimento per il popolo sia offrendo sicurezza e tranquillità come anche diretta salvaguardia degli indifesi.
9* Umanità, saggezza e verità: l’impegno nella vita dell’eterno apprendimento del wushi sta nel conseguimento dell’elavazione spirituale, attraverso il perseguimento della saggezza per il raggiungimento e il rispetto della verità. Lo spirito del Wushu è espressione di elevazione morale e pertanto emerge come servitore della umanità.

LE SETTE VIRTU’ MARZIALI DEL WUSHI

(Wu you qi de – 武有七德)

1) Jin bao (禁暴, trattenersi dalla violenza), il resistere e il sopportare, il contenersi, il trattenersi dall’essere improvviso e violento, crudele, selvaggio e feroce, come irascibile, irritabile e iracondo per non sporgere, per non deprecare, per non rovinare, l’azione etica di evitare la violenza come anche di non subirla.
2) Ji bing (戢兵, cessare le ostilità), il finire, il portare a termine, il terminare l’uso dell’arma, dell’esercito, dell’armata, delle forze militari, del combattimento, l’azione etica di portare a conclusione le ostilità come anche di non fomentarle.
3) Bao da (保大, proteggere la grandezza), il difendere, il salvaguardare, il conservare, il mantenere, il garantire, l’assicurare, il farsi garante, avallante, l’utilizzare il dovuto per proteggere il grande, lagrandezza, la misura, la dimensione, ciò che completa, il maggiore (di età), il Vostro pieno, l’azione etica di preservare e difendere le cose prioritarie.
4) Ding gong
(定功, successo stabile o tranquillo),  la tranquillità, la calma, la stabilità, il fissare, lo stabilire, il determinare, il portare ordine senza alcun dubbio, ma con certezza del merito, dell’onore, del servizio, del compimento, del buon risultato, dell’abilità di raggiungere un obiettivo, l’azione etica di acquietarsi placidamente portando ordine senza esitazione fino al successo del risultato ottenuto.
5) An min (安民, tranquillizzare o salvare il popolo), portare quiete, tranquillità, calma, serenità, accontentandosi di essere al sicuro, accontentando il popolo al folclore civile, alla civiltà, l’azione etica di togliere cattivi pensieri portado la calma e la sicurezza della quiete.
6) He zhong
(和众, numerose amicizie), conciliarsi, riconciliarsi, diventare amabile, affabile, gentile, in armonia, buoni rapporti, relazioni paritarie, essere amico, l’azione etica di valorizzare profondamente il senso amicizia, e dei rapporti con gli amici, come anche delle relazioni paritarie e concilianti in genere.
7) Feng cai
(丰财, ricchezza abbondante), essere ricco, abbondante, copioso, ma anche generoso, arricchendo ed aiutando ad arricchirsi tutte le persone che ti circondano, attraverso lavori, opere, attività, insegnamento, elargizione di beni, di ricchezze, di denaro, l’azione etica di arricchirsi come di arricchire l’intera integrita della propria comunità di appartenenza, del proprio villaggio, della propria città.

GIAPPONE – Nihon

I SETTE PRINCIPI DEL BUSHIDO GIAPPONESE

* 義, Gi: Onestà e Giustizia – Sii scrupolosamente onesto nei rapporti con gli altri, credi nella giustizia che proviene non dalle altre persone ma da te stesso. Il vero Samurai non ha incertezze sulla questione dell’onestà e della giustizia. Vi è solo ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
* 勇, Yu: Eroico Coraggio – Elevati al di sopra delle masse che hanno paura di agire, nascondersi come una tartaruga nel guscio non è vivere. Un Samurai deve possedere un eroico coraggio, ciò è assolutamente rischioso e pericoloso, ciò significa vivere in modo completo, pieno, meraviglioso. L’eroico coraggio non è cieco ma intelligente e forte.
* 仁, Jin: Compassione
– L’intenso addestramento rende il samurai svelto e forte. È diverso dagli altri, egli acquisisce un potere che deve essere utilizzato per il bene comune. Possiede compassione, coglie ogni opportunità di essere d’aiuto ai propri simili e se l’opportunità non si presenta egli fa di tutto per trovarne una.
* 礼, Rei: Gentile Cortesia – I Samurai non hanno motivi per comportarsi in maniera crudele, non hanno bisogno di mostrare la propria forza. Un Samurai è gentile anche con i nemici. Senza tale dimostrazione di rispetto esteriore un uomo è poco più di un animale. Il Samurai è rispettato non solo per la sua forza in battaglia ma anche per come interagisce con gli altri uomini.
* 誠, Makoto oppure 信, Shin: Completa Sincerità – Quando un Samurai esprime l’intenzione di compiere un’azione, questa è praticamente già compiuta, nulla gli impedirà di portare a termine l’intenzione espressa. Egli non ha bisogno né di “dare la parola” né di promettere. Parlare e agire sono la medesima cosa.
* 名誉, Meiyo: Onore
– Vi è un solo giudice dell’onore del Samurai: lui stesso. Le decisioni che prendi e le azioni che ne conseguono sono un riflesso di ciò che sei in realtà. Non puoi nasconderti da te stesso.
* 忠義, Chugi: Dovere e Lealtà – Per il Samurai compiere un’azione o esprimere qualcosa equivale a diventarne proprietario. Egli ne assume la piena responsabilità, anche per ciò che ne consegue. Il Samurai è immensamente leale verso coloro di cui si prende cura. Egli resta fieramente fedele a coloro di cui è responsabile.

I CINQUE ANELLI DEL BUDO

Estratti de ‘La Via del Pennello e della Spada’ tratta da Il libro dei cinque anelli di Miyamoto Musashi

TERRA: Per un guerriero che segue la Via di Heiho deve tener conto dell’onore e del dovere quali cardini dell’anello Terra, per lui è necessario fissare la mente nell’essenza di Heiho, costruendo così uno spirito indomabile e una volontà di ferro, fino a giungere al punto di dimostrare tali doti in ogni sua azione, perchè il vero sentiero di Heiho è tale da potersi applicare in ogni momento e in ogni situazione.
ACQUA: Quale fonte di ispirazione per chi cerca la vittoria attraverso la Via di Heiho, l’acqua rappresenta l’essenza del fluire e della completa adattabilità del guerriero, una capacità che si acquisisce attraverso la profonda meditazione sui concetti della Via di Heiho, al fine di non fraintenderne i principi fondamentali e quindi di confondersi andando completamente fuori strada, in quanto solo con l’incessante esercitazione di una pratica senza tregua si potranno scoprire molte cose inerenti alla Via.
FUOCO: L’essenza del combattimento è da paragonare al fuoco, perché affrontare un nemico in un combattimento reale, in occasioni in cui c’è in gioco la vita, si affronta un momento in cui o si vive o si muore, e gli insegnamenti della Via di Heiho sono validi per mirare alla vittoria, pur combattendo con un numero imprecisato di avversari secondo il suo principio che “se uno vince contro dieci, mille possono vincere contro diecimila”, un lavoro realizzato anche allenandosi da soli tutti i giorni con la spada, eseguendo gli aspetti mentali degli insegnamenti si può comprendere la strategia per vincere anche diecimila avversari.
ARIA:
L’Aria esprime la volontà di conoscenza attraverso il confronto delle altre tradizioni di Heiho, dove alcuni predicano tecniche di forza, altre vantano la praticità della spada kodachi e altre ancora che promuovono un gran numero di tecniche di tachi, come anche che in molte scuole sconosciute si racconta che vi siano tradizioni segrete, mentre nella Via di Heiho non c’è nulla di nascosto, perchè in Heiho non si fanno mai distinzioni tra cose palesi e cose segrete, perchè la semplicità dell’insegnamento della vera Via va giudicato dall’intelligenza dell’allievo, aiutandolo a riconoscere i difetti, e facendolo gradualmente penetrare nello spirito di Heiho, togliendogli ogni dubbio dal suo cuore.
VUOTO:
Il Vuoto espone la Via di Heiho nel Niten Ichi-ryu, nell’uso di una scuola con due spade, quel Vuoto espresso da Ku che essendo tale indica il nulla, ciò che non si può conoscere, anche se molte volte il nostro “non conoscere” deriva dall’ignoranza e dalla pigrizia, mentre per un bushi conoscere a fondo la Via di Heiho significa studiare anche le altre discipline, il comprendere chiaramente il proprio dovere senza avere brama di ambizioni, affinare la saggezza e la forza di volontà, sviluppando l’intuizione e l’attenzione, che sono le attività che portano alla comprensione del vero Ku, perchè la vera Via e vede la realtà del mondo dalla giusta prospettiva, accorgendosi e ammettendo la lontananza delle proprie vedute rispetto alla realtà della Verità, a causa dei pregiudizi che si possedevano, giungendo così alla corretta considerazione che prende a riferimento la sincerità di spirito e l’onestà interiore praticando Heiho quotidianamente, sforzandosi di percepire correttamente e chiaramente la realtà, facendo del Vuoto l’essenza della vera Via, e della propria Vita l’essenza di Ku, l’essenza del Vuoto.

HEIHO: LA VIA CHE BISOGNA PERCORRERE DA SOLI

1. Non contravvenire all’immutabile Via: mai ostacolare i flussi della vita, ma lasciarli scorrere come acqua di un fiume.
2. Evita i piaceri del corpo:
la disciplina dello spirito nasce della massima disciplina del corpo, perchè il saggio controllo della propria vita passa dall’evitare i facili costumi dei piaceri del corpo.
3. Sii assolutamente imparziale:
la Via di un guerriero è la ricerca della massima imparzialità rispetto alle cose e alle persone anche andando contro i propri interessi, in quanto massima espressione di giustizia. 4. Non avere desideri: la pratica di un corpo integro nasce dalla purificazione della mente attraverso il distacco dai propri desideri, nella concentrazione sui propri obiettivi e nel pratica del servizio.
5. Non avere interessi:
la Via del Bushi non esprime interessi particolari ma segue il senso delle leggi e della giustizia, perchè l’interesse esprime cupidigia ed egoismo che la Via del guerriero combatte ogni giorno.
6. Non invidiare gli altri:
mai riferirsi agli altri con l’attaccamento ai propri desideri, ma guardare gli altri per imparare dai risultati ottenuti dagli altri, per avere occasione di migliorare ogni giorno sé stessi.
7. Non rattristarti nelle separazioni: quando la vita ti porta dinanzi a delle scelte anche difficili, costringendoti a separarti per qualche ragione dai tuoi riferimenti sociali non rattristartene.
8. Resta esente da rancori e animosità:
se ricevi un’oltraggio risolvilo ma qualuque sia stata la tua scelta e il tuo risultato allontanati da ogni rancore e da ogni animosità.
9. Non avere desiderio d’amore: se vedi una bella ragazza lungo il tuo peregrinare non averne desiderio alcuno, non intaccare il tuo equilibrio e la tua purezza mentale.
10. Non avere preferenze:
quando svolgi un attività segui i principi della rettitudine e non avere preferenze tra le persone, ma tratta tutti rispettosamente allo stesso modo.
11. Non ricercare la comodità personale:
evita ogni forma di comodità per non favorire la pigrizia e la disattenzione, sii sempre sveglio e attento.
12. Non concederti lussi:
il lusso è l’origine del vizio, come il vizio è l’origine della decadenza e della fine, per questo sii parsimonioso e non sprecare inutilmente la tua vita.
13. Non possedere oggetti preziosi:
non dedicare la tua vita in cose esteriori, sii essenziale e concentra le tue energie per il bene della tua vita e dei tuoi cari.
14. Non ritenere false credenze o superstizioni:
non credere a strane idee, non dare valore alle superstizioni, credi nella pratica e nella veglia dell’intuito del tuo spirito.
15. Non spendere denaro se non per la spada:
non sperperare denaro senza ragione, non consumarlo senza un fine, la spada, la disciplina e l’esempio è il tuo fine.
16. Dedicati solo alla Via, incurante della morte: pratica l’esercizio costante sul sentiero della Via, non aver cura della morte, vivi come se dovessi morire domani, esercitati come se fossi nato ieri.
17. Anche nella vecchiaia, disinteressati al possesso:
il possesso è un mezzo e pertanto così va visto, non è un fine importante e pertanto anche nella vecchiaia non ha alcun valore.
18. Rispetta gli dei, ma non pregarli:
rispetta gli dei e ricordati di loro, come del loro esempio, pratica l’esercizio della fedele lealtà verso le divinità nella pratica costante di tutti i giorni, medita e vai al tempio ma affidati soltanto ai tuoi mezzi.
19. Non lasciare mai la Via di Heiho:
nono abbandonare neanche per un momento il cammino del sentiero che proviene da Heiho, esso ti condurrà alla luce e anche se per un solo momento, lasciarlo può significare anche la tua stessa fine.

LO STATUTO DEL BUDO

(武道憲章, budō kenshō)

1. Obiettivo. Il budō si pone come obiettivo di coltivare il carattere, migliorare la capacità di giudizio e formare individui di valore, attraverso l’addestramento di mente e corpo con le tecniche marziali.
2. Pratica.
Durante la pratica bisogna sempre rispettare l’etichetta (礼法, reihō?), osservare i principî fondamentali ed allenare mente, tecnica, e corpo come un tutt’uno, senza perseguire mere abilità tecniche.
3. Competizione.
In occasione di competizioni o esibizioni di kata, si metterà in mostra con il massimo impegno lo spirito del budō appreso nel lungo addestramento e, al contempo, si manterrà sempre un atteggiamento misurato, senza arroganza in caso di vittoria né rimpianto in caso di sconfitta.
4. Dōjō.
Il dōjō (礼法, dōjō) è il luogo in cui si addestrano la mente e il corpo. Vi si rispettano la disciplina e l’etichetta, si osservano i principî di silenzio, pulizia e sicurezza, ci si impegna a mantenere la solennità dell’ambiente.
5. Insegnamento. L’istruttore dovrà sempre sforzarsi di forgiare i caratteri, impegnarsi ad addestrare mente e corpo, continuare ad approfondire le conoscenze tecniche, non consentire che l’attenzione si focalizzi su vittorie e sconfitte o sulla tecnica, e soprattutto mantenere un comportamento adeguato al ruolo di modello, che egli ricopre.
6. Diffusione. Quando si promuove il budō bisogna valorizzarne i principî tradizionali, esserne diretta espressione ed emanazione, contribuire alla ricerca ed al consolidamento della didattica, e contemporaneamente impegnarsi per il suo sviluppo.
7. Corretta Vittoria. Conquistare la ‘padronanza di sé stessi’ attraverso la vittoria su di sé stessi, attraversando i sentieri della conoscenza la propria natura interiore, in quanto per cambiare realmente il mondo che ti circonda occorre prima di tutto cambiare sé stessi e ciò significa che se si vuole veramente acquisire la capacità di padroneggiare ogni attacco proveniente da un potenziale avversario nel qui ed ora, occorre aver preventivamente acquisito la capacità di padroneggiare pienamente se stessi.

7 aprile 2011 Posted by | Aforismi, Arte, Ascoltare, Azioni, Cultura, pensieri, Vuoto | , , , , , , | 1 commento

Perfectione ne lo Altissimo

Errare è ne lo umano,
come lo perseverar l’errore è nel diabolico
et il curar lo immondo lo è nel santo
così come lo prevenir lo esso lo è nel divino.
Ma su tutte esse cotal guisa faccia,
la sua incommensurabil differentia,
ne è la perfectione de la vitae ne lo Altissimo,
ne è la gioia grande de lo Amor divino,
de il sommo, lo unico et lo infinito Dio.
(Vincenzo Di Maio – Marzo 2011)

Amore Divino

Un Amor Divino

 

Curare Prevenire e Amare

Curare Prevenire e Amare

19 marzo 2011 Posted by | Aforismi, Arte, Ascoltare, Azioni, Cultura, pensieri, Progetti, Silenzio, Vuoto | , , , , , , , , | 2 commenti

KETSUEKIGATA – Carattere e personalità nel sangue e nelle culture

Ketsuekigata è una parola giapponese che significa ‘dottrina dei gruppi sanguigni’ e che contraddistingue degli studi realizzati in Giappone nel ‘900 che cercano di dimostrare una distinzione caratteriale della personalità insita nelle persone in relazione al tipo di sangue posseduto.

Ketsuekigata

Ketsuekigata

Nel 1916 in Giappone un medico pubblicò una ricerca che collegava i gruppi sanguigni al carattere di una persona: il nome di questo medico è Hara Kimata

In virtù di tali ricerche intorno al 1925, l’esercito giapponese utilizzò questa teoria per identificare i punti di forza e i punti di debolezza dei propri soldati, in modo da selezionare gli uomini più adatti per ogni determinato incarico.

Nel 1927 si arrivò ad una prima formulazione sistematica della teoria per opera di Takeji Furukawa, professore di psicologia in una scuola superiore femminile di Tokyo, il quale si mise ad osservare le differenze di temperamento tra le sue studentesse.

La donazione del Sangue

La donazione del Sangue

Al termine dei suoi studi, pubblicò il primo libro di una serie di studi correlati: ‘Studio del temperamento attraverso i gruppi sanguigni’.

Secondo il professor Furukawa le caratteristiche di una persona erano determinate dal tipo di sangue che gli circolava nelle vene, attribuendo varie tipologie di caratteri osservati per ogni diverso gruppo sanguigni appartenuto ai soggetti studiati.

Gli studi di questo professore giapponese non trovarono mai un vero ‘fondamento scientifico’ che potesse dimostrare che la sua teoria fosse ‘scientificamente valida’, e questo permise a questa teoria di rimanere in auge giusto per alcuni anni, il tempo utile che bastava per introdurre la prassi di indicare il proprio gruppo sanguigno all’interno dei curriculum vitae che venivano consegnati per le domande di lavoro, in quanto cadde poi nell’oblio per circa una quarantina di anni.

Nel settembre del 1971 un giornalista, un certo Masahiko Nomi, pubblicò un libro dal titolo Ketsuekigata de wakaru aisho che, tradotto in italiano significa ‘Capire le affinità di coppia in base al gruppo sanguigno’, un libro ristampato ancora oggi.

Nel 1981 muore l’autore di questo libro ampiamente venduto ma suo figlio, Toshikata Nomi, proseguì le orme del padre sponsorizzando la creazione di Ketsuekigata Ningengaku Kenkyuushou, un Istituto di Studi per il Gruppo Sanguigno Umano  in cui egli diventò lui stesso un prolifico autore sul tema.

Ma nel 1991, Matsuda Kaoru pubblicò un libro dal titolo ‘Storia sociale del gruppo sanguigno e della personalità’, tale che consolida nella cultura del Giappone, l’idea di una profonda correlazione tra il gruppo sanguigno e i tratti caratteriali di una persona.

All’interno di questo incremento conoscitivo dell’umanità, che applica e confronta le teorie e il metodo della psicologia inventata e sostenuta dalla cultura di personaggi tedeschi come Freud e Jung, possiamo rilevare un ponte interculturale che Confucio avrebbe molto a cuore in quanto dimostra come lo sforzo umano produca non soltanto l’armonia nella diversità, ma anche progressi e benefici per l’umanità.

In pratica, l’esperienza diretta degli uomini di buona volontà scrive nella grande storia anche pagine ‘dimenticate’ e/o ‘travisate’ che dimostrano come la valorizzazione antropologica di culture diverse fortemente radicate nel tempo, può comportare non soltanto un arrichimento reciproco ma un incremento che produce effetti prodigiosi per la vera espressione dell’armoniosa umanità.

In questo caso specifico stiamo parlando di uomini validi che con il loro sforzo hanno raggiunto un obiettivo passionale, hanno prodotto qualcosa che nello specifico, seppur metodologicamente ancora non comprovato dalla ‘controversa comunità scientifica’, dimostra comunque l’osservazione di una correlazione tra una casistica specifica, ovvero una teoria che seppur epistemologicamente ancora non si è né universalizzata e né si è generalizzata per poter essere verificata in ogni luogo, comunque descrive particolaristicamente una correlazione reale rilevata in un determinate osservazioni.

Oltre i confini del Sol Levante, le radici antropologiche di questo popolo si trovano in quella terra ferma posta ad ovest dell’arcipelago nipponico e che viene comunemente descritto come il paese di mezzo: la Cina, la grande madre.

Grande Madre Cina

Grande Madre Cina

Forse non molti sanno che all’interno della conoscenza sinica e Taoista della Medicina Tradizionale Cinese (MTC) il sangue è proprio quel vettore che la sollecitazione dei punti collocati sui meridiani vanno a muovere per sbloccare i nodi energetici inscritti nella configurazione strutturale dei meridiani, quegli stessi meridiani che trasportano e distribuiscono il Qi, ovvero quell’energia vitale derivata dal ‘retto comportamento umano’ nella salubrità delle proprie abitudini quotidiane tale che permette di poter accrescere incrementare la radice della più profonda Virtù.

Dalla considerazione di tali presupposti, correlando il fatto che le forme di trasmutazione del sangue innescano determinate conseguenze nell’equilibrio e nello stato di salute di una persona con relative tendenze comportamentali, con il fatto di connettere queste considerazioni della medicina tradizionale con certe impostazioni scientifiche occidentali, il passo è breve e questo rende più chiare le dinamiche antropologiche dell’interculturalità reale che si fonda sul principio di relazioni alla pari tra i pari (in quanto oggi si parla spesso di interculturalità ma ci si dimentica dai presupposti di ineguaglianza tra le parti, che inficiano alla base tale presupposto, NdA).

Ma per capire efficacemente anche l’altra radice genealogica e conoscitiva di questa scoperta bisogna menzionare le complesse vicissitudini storiche del Meiji Tennō, quale personaggio storico resosi capace di organizzare la prima, e finora unica, vera e propria ‘rivoluzione dall’alto’, tale che in pochissimi anni stravolse un paese che passò dall’essere il fanalino di coda del mondo con un’economia capitalisticamente inesistente, al diventare una delle potenze economiche e militari più forti al mondo già alla fine del XIX secolo, una rivoluzione che può riscontrare delle analogie caratteriali con la ‘rivoluzione culturale’ di Mao Zedong, una ristrutturazione antropologica che venne finalizzata a rivitalizzare lo spirito rivoluzionario del paese, ma soprattutto per non ricadere nuovamente nel baratro dello spirito borghese e del lassismo occidentale.

Il grande Sol Levante

Il grande Sol Levante

Il fondamento specifico della rivoluzione insita nel periodo Meiji fu che la società nipponica per mettersi a pari dignità nella competizione con l’Occidente straniero doveva ristrutturarsi secondo le stesse armi e gli stessi strumenti dell’avversario, in quanto questa decisione fu diretta conseguenza dei famosi trattati ineguali che sconvolsero allo stesso modo non solo l’arcipelago nipponico ma anche la Cina e la Corea.

Da qui la ragione di come molti sapienti giapponesi, vennero spediti in Europa ad imparare le varie conoscenze degli occidentali, laddove non soltanto acquisirono gli sviluppi della psicologia europea ma in particolare acquisirono una strutturazione sociale dove determinati elementi, come la forma del costituzionalismo che impararono allora in parte dalla Germania e in parte dall’Inghilterra, da cui appresero rispettivamente lo stile giuridico germanico (direttamente discendente dallo jus latino, NdA) e il sistema parlamentare monocamerale inglese in perfetto stile Westminster che ricalcava molte simiglianze con la necessità di cameralizzare il Tennō, una situazione che va a rappresentare l’introduzione di ‘fattori culturali non locali’, ovvero delle variabili intervenienti che antropologicamente vanno ad alterare l’equilibrio interno della struttura culturale precedentemente determinata.

Fra l’altro c’è da dire che il costituzionalismo inglese, differentemente da quello tedesco, proviene in particolare dalla cultura feudale dell’isola anglosassone (e quindi da quella  feudocrazia che abbiamo affrontato nell’articolo del 10 marzo 2011, NdA) come anche dalla ‘magna charta inglese’ che il grande feudatario monarchico discese come una concessione di privilegi verso i signori feudali minori.

Shōgun Tokugawa Ieyasu

Shōgun Tokugawa Ieyasu

Ci stiamo riferendo ad un sistema di dibattito tra determinati ‘aventi diritto’ che ancora oggi culturalmente persiste nella struttura del monocameralismo inglese tale che, nel sistema di rappresentanza parlamentare, distingue direttamente due fazioni una contro l’altra e che, nell’ambito della dimensione antropologica delle forme di discussioni a carattere decisionale, è una caratteristica totalmente avulsa dalla tradizione locale del Giappone, in quanto implica sia la separazione pratica e cognitiva come anche la separazione simbolica e immaginativa di una società che fino a prima si è sempre considerata ‘una’  nelle dichiarazioni come nelle applicazioni sociali, ovvero parliamo di due compartimentazioni stagne e contrapposte che, oltre ogni possibile dimensione, scindono quella radicata unità nazionale in agenti elementari generatori di divisioni multiple e controverse, una moltiplicazione di frustrazioni che scindono quell’uno originario in due parti, e che quindi di fatto eliminano quella costante antropologica rappresentata dalla funzione di ‘guida unitaria’ svolta anticamente prima dal Tennō e poi dallo Shōgun   (e non a caso, in la democrazia degli altri, Amartya Sen scrive che la pratica sociale del potere condiviso non è affatto una prerogativa occidentale, NdA)

Tennō Jimmu - Kamu Yamato Iwarebiko No Mikoto

Tennō Jimmu - Kamu Yamato Iwarebiko No Mikoto

Questa dimensione storica potrebbe essere vista anche come un autocondizionamento configurato sulla connotazione dello stile competitivo, aggressivo, conflittuale, arrogante e violento di quello stesso Occidentalismo che poi il Giappone avversava ma che a suo modo espresse e manifestò durante il periodo di piena revanche, un periodo che si contraddistingue per la realizzazione di una serie di vittorie consecutive sia a carattere politico, nella guerra russo-giapponese del 1905 e nella Grande Guerra del 1915, e sia a carattere economico, nella forte crescita registrata dalle Zaibatsu in quegli anni.

Ma quando arriviamo al periodo dell’avvento militarista e della sua connessione con quel nazismo drogato da ‘controversi finanziamenti occulti’, ci troviamo di fronte ad un decennio di mutazione storica che sicuramente ha contraddistinto un particolare momento storico in cui avanza un’ulteriore fase di intossicazione antropologica da cui il Giappone emerge quasi come se fosse un ‘attore culturalmente programmato’ all’interno di attività avulse dalla sua ‘costante antropologica’, ovvero dalla sua storia secolare e dalla tradizione culturale particolare che lo contraddistingue (si ricorda che per intossicazione antropologica s’intende una valenza strutturata in forme di ancoraggio sociale ed istituzionale all’interno della società ospitante, vedi post del 7 marzo 2011 e collegamenti interni, NdA).

Un’agganciamento istituzionale a quel tempo innescato dalla emergente partitocrazia, una situazione su cui il Reischauer esprimendosi a proposito delle controversie sociali relative ai mutamenti in atto verso gli inizi del ‘900 afferma che:

“…il movimento ultranazionalista fu fondamentalmente antioccidentale, almeno in modo selettivo, poichè fu decisamente contro gli aspetti democratici, individualistici e capitalistici dell’Occidente. Considerava gli uomini politici appartenenti ai partiti come dei lacchè venali al servizio di egoistici interessi economici, incarnati dalla zaibatsu, che era diventato un termine offensivo, e consideravano le tendenze sociali moderne delle città come la completa corruzione delle belle tradizioni giapponesi. Ovviamente i giapponesi delle campagne e altra gente appartenente alla metà inferiore della ‘struttura dualistica’ dell’economia e della società aderirono volentieri a queste idee. Per essi, che erano meno istruiti, l’indottrinamento nazionalistico del moderno sistema scolastico si dimostrò più efficace dei nuovi orizzonti che l’educazione aveva aperto agli altri. […] i vecchi ideali confuciani di armonia sociale e di conformità attraevano […] più dell’individualismo dell’Occidente e dello scontro aperto di interessi del governo parlamentare.” (E.Reischauer, Storia del Giappone – Ed. Bompiani, pagg. 141-142) 

Sempre in merito alle forme di aggancio esterne di quel tempo è da segnalare la particolarità di un ‘singolare caso’ inerente a delle coincidenze storiche rilevabili nella zaibatsu Okura che nel 1872 inviò delle delegazioni in Europa e negli States americani  in cui vennero a contatto con ‘alcuni membri’ di una missione del governo Meiji che incrociarono lungo il viaggio, ottenendo di fatto dei contratti di governo come conseguenza di queste conoscenze governative, un’organizzazione produttiva nipponica che successivamente istituì un’azienda di commercio con un ramo a Londra dove i suoi profitti provenivano più dai ‘servizi forniti’ che dai meccanismi commerciali dell’azienda, una zaibatsu che inoltre si occupò anche di rifornimenti militari per il governo e che emerse particolarmente nel periodo compreso tra le due grandi guerre.

Forse non a caso nel 1915 il Giappone scimmiottò le potenze occidentali presentando alla Cina le ‘ventuno richieste’, ovvero avallando richieste coloniali verso un paese che implose e venne messo in ginocchio dalla tossicità complessa di un occidentalismo si radicò sotto varie forme, una situazione in cui il militarismo nipponico acquisì la concessione di privilegi industriali, ferroviari e minerari, che rappresentarono la prima affermazione di dominio della politica giapponese in Cina e in Estremo Oriente.

In questo frangente storico, sicuramente l’accresciuta posizione politica di sfidante nella competizione internazionale, destò anche non poche preoccupazioni in quel ‘regno vittoriano’ che fino a qualche tempo prima si autoproclamava paradossalmente come ‘impero dove non tramonta mai il sole’ e che sicuramente ‘forse’ ci sarebbe realmente da appurare qualcosa in più, intorno alle poco conosciute relazioni nipponiche trasnazionali di questo oscuro periodo della storia.

Ma al di là della mancanza di una ricerca certosina su ulteriori dati relativi alle nipponiche relazioni trasnazionali con gli stranieri, sicuramente possiamo affermare con certezza che il Giappone, seppur si raccomandò di non sradicare la propria tradizione culturale premunendosi con la famosa dichiarazione di voler coniugare e contemporaneamente distinguere spirito giapponese e tecnica occidentale, sicuramente possiamo affermare che l’esercizio e la ‘pratica dello zoppo’ (quelle malsane influenze esercitate dalla frequentazione di soggetti non-compatibili, NdA), racchiusa nello sforzo di raggiungere una pari dignità con gli stranieri usurpatori dell’armonia sociale costruita nel  lungo periodo di ‘splendido isolamento’ realizzato dal grande Shōgun Tokugawa Ieyasu,  ha portato l’imperatore Meiji ad adottare l’obiettivo strategico di un paese ricco con un esercito forte e ciò non ha fatto altro che permettere di scendere ai livelli di ‘bassa lega’ di quella spietata, nonchè tipica arroganza, che contraddistingue una certa parte della storia occidentale.

Ueshiba Morihei

Ueshiba Morihei

In sintesi il Giappone Meiji si pose un’obiettivo strategico di cui ha sottovalutato alcune conseguenze, un problema che Ueshiba Morihei definirebbe come quello di entrare troppo nella sfera d’influenza del nemico, un modo di agire che pensava di non-agire lasciando inalterata la propria cultura, come invece è poi realmente accaduto per una complessità susseguente di fatti volontari, involontari e accidentali, anche perchè la morte improvvisa del ‘rivoluzionario imperatore’ non permise neanche di avere il tempo di pensare a come difendere pienamente la più completa integrità culturale del Sol Levante anche dopo la sua morte.

Molti sono i fatti strani, o se preferite le ‘situazioni ineguali’, che il Giappone ha dovuto affrontare lungo la lotta di liberazione della propria identità rispetto ai soprusi antropologici e cognitivi degli stranieri al punto che, scrive ancora il Reischauer, ancora verso gli inizi del novecento

“..questi atteggiamenti tradizionali si rafforzarono alla fine degli anni venti, quando i problemi economici del Giappone perggiorarono e il paese ancora una volta si allontanò dal culto per l’Occidente. Queste tendenze presero anche dei toni ‘fortemente razzisti’, per il fatto che i giapponesi si resero conto come, nonostante il loro paese venisse accettato come una potenza mondiale, gli occidentali non erano ancora disposti ad accettarli in tutto e per tutto come loro pari. Nel 1919, alla conferenza di Versailles, il Giappone propose di includere nei trattati una clausola sulla ‘eguaglianza razziale’, ma i rappresentati di Washington e di Londra bloccarono l’iniziativa a causa della forte opposizione (sociale?, NdA) […]. I razzisti occidentali parlavano già da diversi decenni di un ‘pericolo giallo’, e già in precedenza [gli statunitensi] avevano escluso gli orientali, sempre per motivi razziali, dal diritto alla cittadinanza.”  (Ibidem, pag. 142)

Di tutto questo frangente la cosa più strana è relativa a due aspetti, che si connotano in relazione alla prosecuzione di quella drogata follia nazista di entrare ‘necessariamente’ in guerra con gli americani, che in qualche modo ricorda quelle pressioni ricevute da Mussolini in Italia da parte inglese, delle anomalie che riguardano sia le provocazioni americane nelle trattative sull’Indocina, sia la mancanza di una pronta risposta alle chiare dichiarazioni di guerra del Giappone (in quanto Roosvelt sapeva che in risposta al suo rifiuto i giapponesi attaccavano Pearl Harbour in quel giorno, ma fece finta di nulla per avallare consensi per la guerra, NdA), e sia di quelle due bombe atomiche sganciate  giorni dopo la dichiarazione di resa da parte dell’imperatore Hiroito.

In particolare stiamo parlando di come il presidente americano Truman autorizzò un crimine contro l’umanità il 6 e il 9 agosto 1945 su Hiroshima e Nagasaki dopo che il Giappone si era già arreso nelle parole di Hirohito il 15 luglio 1945.

La guerra è guerra, come anche il colonialismo è colonialismo, allo stesso modo di com’è stato quello giapponese in Asia per ‘imitare gli occidentali’ e di quello statunitense in varie parti del mondo per perpetuare la famosa ‘conquista del west’, ma di certo possiamo dire che rispetto alla coerenza diretta e aperta del Giappone, gli oscuri traffici e le scorrettezze polimorfiche degli americani è sicuramente preferibile chi porta avanti la Verità sotto il Sole.

Un altro fattore da non sottovalutare sono anche le ‘condizioni uniche’ a cui i giapponesi vennero sottoposti dagli statunitensi nel secondo dopoguerra nella compilazione del Nihon-koku-kenpō,  ovvero di quella Costituzione nipponica firmata nel 1947 e largamente preparata dai ‘legislatori americani’ delle autorità di occupazione del secondo dopoguerra.

Un condizionamento esterno che ha innescato in Giappone un elemento strutturale di dipendenza politica nei confronti delle mire strategiche ed espansionistiche degli statunitensi in Asia, in quanto il famoso articolo 9 della Costituzione del 1947 decreta che non solo il popolo giapponese non possa disporre di una propria autonomia politica, mediante la creazione di un proprio esercito per la tutela del paese e della loro specifica autonomia internazionale, ma che addirittura ha indotto ad accettare la presenza assidua di basi militari americane sul suolo nipponico, dove i costi militari di tale ‘ospitalità’ comporta il sostegno economico di ben il 70% di tutte le spese militari da parte dei contribuenti del Sol Levante.

Stiamo parlando di una situazione che si perpetua fino ad oggi, una dipendenza politica che riportò il Giappone a reinserirsi nella competizione economica ottenendo di nuovo una sorta di rivalsa antropologica sfociata nella eccezionale crescita del PIL nipponico fino agli inizi degli anni ’80, in cui il dictat neoliberista portò l’economia giapponese a capitolare dopo un lungo battibecco dialettico e conflittuale di tipo occidentale che sorprese fortemente tutto l’establishment governativo, un pessimo affare che venne concluso nel G7 del 1985, anno in cui si firmò una rivalutazione monetaria che addossò il peso della crisi deficitaria dell’economia anglo-americana sulle spalle dell’economia tedesca e giapponese, attraverso un aggancio di dipendenza monetaria e valutaria sia sugli sviluppi dello yen giapponese e sia sui progressi del marco tedesco, la creazione di una dipendenza economica che  ‘a tutti gli effetti’ ha di fatto trasformato queste due economie in ciuchi da traino e in scudi economici utili a proteggere l’attuale posizione strutturale degli anglo-americani e delle loro istituzioni internazionali, una condizione che di fatto inserisce questi due paesi alla periferia dell’attuale centro economico strutturale del capitalismo storico. (cfr. anche Franco Mazzei e Vittorio Volpi in ‘La rivincita della mano visibile’ e anche l’articolo scritto il 7 marzo 2011, NdA) 

La rivincita della mano visibile

La rivincita della mano visibile

Stiamo parlando di un sistema parassitario in cui gli altri sono visti come mucche da allevamento da mungere e macellare continuamente mediante le più sottili e sofisticate macchinazioni che agli occhi di tutti appaiono come una ‘normale amministrazione’ o come delle semplici compravendite come, ad esempio, nel conosciuto caso dell’acquisizione azionaria della borsa di Londra nei confronti della borsa di Milano (la piazza finanziaria d’Italia) e della borsa di Toronto (la piazza finanziaria del Canada), delle informazioni per esperti che appaiono come stupide notizie da telegiornale, delle azioni che di fatto vanno a ristrutturare un assetto economico mondiale che in questo modo mai troverà giustizia per paesi come quelli del continente d’Africa, una situazione che di conseguenza ci mostra come la Magna Europa non sia altro che il ‘magazzino da lavoro’ di questi elementi parassitari.

Di fatti stiamo descrivendo giust’appena alcuni aspetti di un complesso sistema parassitario in cui la creazione della morte negli altri innesca forti guadagni per i vertici strutturali di questo sistema-mondo, dove la messa in crisi degli altri permette al vampirismo economico di sopravvivere e di perpetuare la trama e la matrice della propria opera oscura.

Di fatti, ciò che completa il quadro generale di questo sistema vampirista sta nell’attuale dipendenza culturale del mondo intero nei confronti delle fabbriche di finzione e di senso cognitivo come ad esempio la macchina di Hollywood, un motore onirico che colonizza l’immaginario delle persone incanalandolo in precisi binari di produzione e riproduzione di senso, una matrice cognitiva che dis-educa preparando il mondo a trasmutazioni di significato e a veri e propri furti cognitivi che mostrano la realtà sotto altre forme, un apparato di propaganda culturale che riecheggia il ministero della propaganda di Joseph Goebbels, quel nazista che persuase la popolazione tedesca in un modo di pensare dove sembrava che tutto andava veramente bene, una vera e propria dominazione culturale che, come affermava Thomas Sankara, è “la più flessibile, la più efficace, la meno costosa” laddove “il nostro compito consiste nel decolonizzare la nostra mentalità.”.

Infatti non a caso sono molti gli ‘americanismi’ che negli ultimi 20 anni stanno cognitivamente devastando una buona parte della gioventù nipponica metropolitana mediante atteggiamenti mentali e comportamenti sociali avulsi dalla tradizione culturale del paese, qualcosa che invece in Italia è iniziato molto tempo prima, quando il vero significato di quella canzone di Renato Carosone del 1956 che raccontava ‘burlescamente’, con un italiano dialettale, la bizzarra follia di alcuni giovani italiani invaghiti da estranee importazioni come “whisky and soda and rock’n’roll”.

Ma ora, ritornando nuovamente nel paese del Sol Levante, possiamo affermare con certezza che il carattere e la personalità antropologica di una cultura è sicuramente un elemento costante che usualmente si manifesta coerentemente nel tempo, una strutturazione che, nel caso del Giappone, oltrepassa il mero lavoro che la Ruth Benedict elaborò in quel libro che riuscì a vendere milioni di copie nel mondo, un libro dal titolo ‘il Crisantemo e la Spada’, un lavoro commissionato dal governo americano per studiare la cultura giapponese a discapito di quegli internati nei campi di prigionia, una situazione che ha portato la Benedict a descrivere un ‘rigido modello culturale’ che cristallizza una cultura al fine di essere un elemento orientalista utile al dominio e alla vittoria sul nemico, come anche al suo successivo controllo esterno.

In questo momento, proprio mentre vi scrivo, i telegiornali parlano di nuove scosse di terremoto che sono avvenute dopo il tragico evento di quel forte Tsunami di venerdì 11 marzo 2011, dove stanno intervenendo aiuti umanitari da tutto il mondo ma dove si distingue particolarmente la prontezza degli ‘aiuti americani’, quegli stessi aiuti che, in particolare nei Paesi in Via di Sviluppo, non fanno altro che permettere un incremento del fatturato interno degli americani e un disavanzo nella bilancia dei pagamenti dei paesi aiutati, una situazione che nello specifico del Giappone non fa altro che andare a prendersi cura di interessi egoistici dove le basi americane sono il vero movente. 

 Ma sperando in una pronta ripresa delle normali attività di questo popolo dal forte senso di responsabilità, sarebbe importante rilevare in questo momento come la cultura originaria di un popolo è il vero sangue antropologico degli esseri umani, è quel flusso di energia cognitiva che permette di tenere vivo quell’intimo rapporto con il linguaggio dimenticato del mondo onirico, quell’intimo rapporto in cui l’anima degli esseri umani si manifesta durante i vividi sogni notturni, una delle tante divine manifestazioni di Dio, quello che gli indiani chiamano il Sommo Vishnu e che i cinesi invece chiamano Shang Di.

Ritornando alla questione originaria del Ketsuekigata prima di lasciarvi alla divertente lettura delle caratteristiche specifiche del vostro gruppo sanguigno, vorrei citare un altro elemento relativo alle ricerche svolte da un’altro importante personaggio giapponese che ha destato non poche polemiche intorno alle ricerche svolte intorno alle qualità vibrazionali dell’acqua: Masaru Emoto.

Masaru Emoto è un saggista giapponese, il quale sostiene che tra l’acqua e i pensieri umani vi sia un intimo rapporto in cui le vibrazioni emotive delle parole e dei pensieri vanno a conformare la struttura interna dell’acqua in forme che si evidenziano mediante l’esposizione dell’acqua a flussi di aria fredda a -4°C , un nastro magnetico liquido in grado di registrare in modo molto sensibile le informazioni energetiche che riceve dall’ambiente, distinguendo in tal modo cristalli perfetti come quelli esposti a vibrazioni armoniche e cristalli scomposti come quelli esposti a vibrazioni caotiche e disarmoniche.

Siccome il pianeta Terra è composto anche da una grande massa d’acqua, come il corpo umano ed ogni forma di vita biologica del pianeta, vuol dire che siamo di fronte a qualcosa che potrebbe testimoniare come la buona educazione e la gratitudine verso gli affetti più cari non può far altro che aiutare la perpetuazione della vita in tutte le forme armoniche.

Allo stesso modo, infatti, il nostro sangue è composto d’acqua per circa il 90% della massa totale e pertanto il carattere e la personalità, sia di noi stessi che degli altri, influisce sullo stato delle nostre emozioni (per l’appunto azioni di trasmutazione del sangue, NdA), e quindi di conseguenza aiuta e favorisce lo stato di salute nostro e di chi riceve messaggi di attenzione al benessere altrui, una possibile dimostrazione scientifica di quel concetto di umanità elevata tanto caro a Confucio.

Quindi, l’acqua come il mondo onirico e il mondo divino, compone l’essenza della nostra stessa vita e influisce come un motore che genera e rigenera moltiplicatori di armonia sociale.

Solidarietà al Giappone per una pronta guarigione.

Buona Salute a tutti!

Vincenzo Di Maio

P.S.: Donate il sangue, soprattutto negli ospedali pediatrici! Fa anche bene alla salute. Consultatevi con il medico!

 

Ketsuekigata e l’alimentazione

Tratto da Centro Nazionale Sangue e da AAM Terra Nuova.

 

Gruppo O

Gruppo O  Le Qualità Cardinali

L’individuo di gruppo O, è di natura ottimista, estroversa e impulsiva e come il suo pianeta dominante, il sole, ama essere il centro del suo mondo. Rispetta le regole del vivere sociale ed è geloso della propria indipendenza anche nei rapporti affettivi. Ha un ingegno brillante e curioso che lo spinge a rischiare. I tuoi colori favoriti sono l’arancio, il rosso e l’oro.

La sua capacità di affascinare ben si sposa con scelte professionali che lo portano spesso a relazionarsi con il pubblico. Nel sangue ha i geni di un grande guru delle relazioni pubbliche oppure di un focoso avvocato; di un medico che fa della ricerca il suo credo oppure di un linguista che indaga quanto di nascosto c’è in una parola o ancora di un abile politico che ammalia i suoi elettori.

Il suo elemento dominante è l’Aria, che rafforza ulteriormente la sua voglia di indipendenza. Nel rapporto a due spesso fugge, ma è comunque un compagno moderno e rispettoso, amante di tutta la musica, dal rock all’opera, e della poesia. Gli uomini sono affascinati dalle donne del gruppo B, mentre le donne prediligono gli uomini di gruppo A e solo in seconda battuta quelli di gruppo B.

Il gruppo O e la salute

Appartieni al gruppo più antico, che è comparso circa 40.000 anni fa nel continente africano per poi diffondersi in Asia e in Europa , hai punti deboli nelle articolazioni e nello stomaco, cautela nel consumo di pane fagioli, legumi e latte. Carne e pesce a volontà, ma senza tanti intingoli e non mischiare tra loro le proteine.

Sei un CACCIATORE, ma anche un guerriero. Dovrai scongiurare tutti i tipi di malanni stagionali, poiché Venere, il tuo pianeta dominante, ti tiene più esposto a questo tipo di acciacchi, per cui prendi da subito le dovute precauzioni e ai primi sintomi rintanati in casa senza fare storie, altrimenti potreste portarti dietro gli strascichi per molti mesi e questo non gioverà alla tua vita sociale!

Cerca poi di mantenere più o meno fisse le tue abitudini, soprattutto quelle alimentari, poiché le novità potrebbero non essere molto tollerate.

Le allergie poi, sono sempre in agguato, quindi quando vi trovate di fronte ad un prodotto nuovo, sia alimentare che cosmetico, assumete sempre a piccole dosi…non si sa mai!

Soggetto dall’apparato digerente robusto e con un sistema immunitario attivo.

Tendenze patologiche: articolazioni, stomaco, coagulazione. E’ prescritta una dieta a base di carne e pesce, frutta e verdura. Estrema cautela, invece, per cereali, pane, fagioli, legumi in genere e latte.

Decisamente controindicati il germe di grano e i prodotti a base di frumento integrale perché racchiudono troppe lectine nel glutine: ostacolano il metabolismo dell’insulina (ormone che brucia gli zuccheri).

Ma niente paura, la carne può essere sostituita con i frutti di mare come ostriche, cozze, vongole e granchi. E poi come dimenticare le proteine vegetali: latte di soia e formaggio di soia (tofu). In più formaggio di capra, la feta, la mozzarella e le uova sono proteine neutre e possono essere inserite di tanto in tanto a tavola. Saltuariamente è permesso assumere fagioli (azuki e dell’occhio); tra i cereali sono neutri l’amaranto e la quinoa.

E frutta e verdura? Vanno bene in abbondanza. Non combinare fra loro i succhi: unica eccezione quello di carota.

CIBI SI

Prodotti biologici, quinoa e amaranto, germogli di fieno greco, lenticchie e ceci, olio extravergine d’oliva estratto a freddo, crostacei, formaggio di soia (tofu), pane di soia, pane di riso, pane di segale, fagioli azuki, fagioli dall’Occhio, alghe marine, aglio, bietole, broccoli, carciofi, cavolo rapa, cavolo verde, cipolle gialle e rosse, lattuga romana, peperoni rossi, porro, rafano, rape, scarola, spinaci , tarassaco, topinambur, verza, zucca, fichi freschi e secchi, noci, prugne, semi di zucca, sale marino integrale, tè verde.

CIBI NO

Salumi, insaccati e affettati in genere, carne suina, edam, emmenthal, formaggini, latte intero e scremato, parmigiano, provolone, ricotta, yogurt, uova, dolci a base di mais, gelato, couscous, fagioli di Spagna, fagioli Lima, melanzane, fragole, mandarini, mirtilli, funghi coltivati, patate dolci, olive greche e nere, arachidi, noce di cocco e noci brasiliane, pistacchi, aceto di vino, condimenti speziati, bibite a base di cola e frizzanti, caffè, sottaceti, cacao e cioccolato.

 

Gruppo A

Gruppo A – Qualità cardinali

L’individuo del gruppo A persegue alti ideali, è un raffinato e un sentimentale. Sa sorridere di sé, preferisce fidarsi soprattutto di sé stesso e ha uno spiccato senso di responsabilità. Per questo predilige attività che consentano un’autonomia creativa.

La grande forza dei nati con questo gruppo sanguigno è la ricerca della verità e quindi  il coraggio e la determinazione. Qualità che applicano a settori professionali quali la ricerca, ma anche all’arte. Nel sangue portano il gene dell’eclettismo, che li porta ad amare le lettere e le scienze, la filosofia e la musica, la storia e l’arte fino alle avanguardie più estreme. Sono dei raffinati gourmet.

Gli uomini del gruppo A sono inclini al matrimonio e hanno un’idea romantica della donna. Prediligono le donne del gruppo O. Le donne di questo gruppo, invece, sono fortemente autonome e non hanno uno spiccato senso della maternità. Quando si sposano, prediligono uomini dello stesso gruppo.

Giove è il pianeta dominante. L’elemento associato al Gruppo A è il Fuoco e ciò fa sì che questi individui  amino l’azione, e non temano di mettersi in gioco, accettando sempre nuove sfide.  Certamente può sembrare arrogante il modo in cui affrontano il mondo, ma è il loro modo. Negli sport prediligono discipline dure e pure, come il rugby o le arti marziali.

Il gruppo A e la salute

L’AGRICOLTORE, questo è il tuo tema di nascita, avrebbe fatto la sua comparsa evolutiva ben 15.000 anni fa in Medio Oriente. Hai un apparato digestivo fragile, sistema immunitario sensibile ma adattabile. Il tuo metabolismo è del tutto opposto al tipo O.

Sei predisposto alle anemie e ai disturbi epatici e cardiocircolatori. Prediligi una dieta vegetariana, incentrata su verdura fresca, legumi e tanta soia, ma poca carne che ti rallenta la digestione e abbassa l’assimilazione dei nutrienti, vai avanti con le ananas che aiuta la circolazione ed evita le arance. Condisci con olio extravergine di oliva.

Dite no ai peccati di gola e soprattutto conducete una vita sana dal punto di vista alimentare. Se siete amanti dello sport invece non perdete tempo e non fatevi prendere dalla pigrizia

Tendenze patologiche: anemia, disturbi epatici e cardiocircolatori, diabete di tipo I°, neoplasie. Si raccomanda la dieta vegetariana, incentrata su verdura fresca, cereali (no al frumento) e tanta soia (latte, formaggio, semi).

Un deciso no alle carni perché rallentano la digestione e abbassano l’assimilazione dei nutrienti. Preferire i cereali biologici forniti di una considerevole germinabilità e tra i legumi eliminate ceci, fagioli di Lima e fagioli comuni che nascondono lectine capaci di frenare la produzione di insulina, avviando la formazione di depositi di grasso.

La verdura è meglio consumarla cruda e la frutta va inserita nel menù al mattino e alla sera non solo cruda, ma anche sotto forma di marmellate e di composte. Per quanto riguarda digestione e metabolismo ottimo l’ananas; attenzione alle arance.

Tra gli alimenti neutri ci sono formaggio di capra e di pecora, uova, fagioli bianchi, piselli verdi, avena, mais, miglio, germogli, uva, dattero, pera, ecc.

Infine, non mescolate succhi di frutta e verdura. Quelli densi diluirli con un po’ d’acqua. Tra gli olii quello extravergine è il più indicato mentre occorre essere prudenti nei confronti di mais e cartamo: nascondono lectine che creano problemi digestivi.

CIBI SI

Cereali integrali (orzo, farro, avena, mais, miglio, ecc.), fagioli azuki, fagioli neri, fagioli verdi, fagioli dall’Occhio, lenticchie, aglio, bietole, broccoli, carciofi, carote, cavolo rapa, cavolo verde, cicoria, cipolle gialle, cipolle rosse, lattuga romana, rape, spinaci, tarassaco, topinambur, verza, zucca, albicocche, ananas, arachidi, ciliegie, fichi freschi e secchi, limoni, pompelmo, prugne, semi di zucca, olio extravergine d’oliva e di lino, frutti di bosco (mirtilli e more), latte di soia, pane di germe di grano, pane di soia, grano saraceno, tofu, tempeh, semi e frutta fresca, germogli in abbondanza, ricotta, uovo intero, formaggi a pasta dura e molle di ogni tipo, yogurt, malto d’orzo, melassa, caffè, alghe marine, zenzero.

CIBI NO

Carne, salumi insaccati e affettati, precotti, burro, emmenthal, formaggini, gorgonzola, latte intero e scremato, parmigiano, provolone, gelati, carni insaccate in scatola e affumicate, limitare l’impiego di farine di frumento, ceci, fagioli bianchi, fagioli rossi, fagioli Lima, fagioli di Spagna, crusca, cavolo bianco, cavolo rosso, melanzane, olive greche e nere, patate, peperoni gialli rossi e verdi, pomodori, banane, mango, papaia, noce di cocco, noci brasiliane, olio di arachidi, olio di mais, aceto di vino.

 

Gruppo B

Gruppo B  – Le qualità cardinali
Gli individui di questo gruppo non passano inosservati, vista la loro passione per lo stare al centro dell’attenzione. Sono  dinamici e intraprendenti, ambiziosi e curiosi. Amano il rischio, ma lo valutano oggettivamente con i piedi per terra, grazie al loro elemento dominante, la terra, che conferisce loto  rigore e razionalità. Il loro senso del  potere li aiuta ad abbattere ogni ostacolo, agendo però sempre con correttezza e sincerità.  Sono leader nati, dotati si senso critico e capaci di ammettere i proprio errori. Anche se evitano di dichiarare apertamente di  essere i migliori,  non c’è dubbio che si ritengano tali e la loro è sempre l’ultima parola.

La grande forza dell’individuo di gruppo B è la sincerità, l’intraprendenza e la propensione al comando. Non gli manca l’ambizione, come il piacere di completare i compiti predeterminati, divertendosi mentre lo fa. Lo attraggono le professioni autonome, la politica e attività che richiedano azione. Predilige attività artistiche ad una bella tavola. 

Gli uomini di questo gruppo sono molto possessivi e appassionati e amano le donne che sanno tenere loro testa. Le donne del gruppo B sono audaci e spregiudicate, talvolta considerano il matrimonio un affare, ma sono generalmente fedeli. Saturno è il pianeta dominante.

Il Gruppo B e la salute

E’ stato etichettato come il NOMADE che avrebbe fatto la sua apparizione 10.000 anni fa tra le popolazioni mongoliche e caucasiche dell’Asia centrale.

Ha un apparato digerente forte, sistema immunitario attivo, estrema adattabilità nutrizionale ed ambientale. Deve seguire una dieta bilanciata con grande assortimento di cibi, ortaggi a foglia verde, frutta in abbondanza, cereali, latte e latticini. Bandisci il mais, lenticchie e prodotti a base di frumento, e se possibile niente pomodori, ottima la papaia.

E’ molto saggio evitare di appesantire il fegato, eliminando qualsiasi  stravizio a carico di questo organo. ‘prevenire è meglio che curare’, fatene il vostro motto e tenete sotto controllo lo stress!

Equilibrio, adattabilità e creatività. Ha un apparato digerente forte, sistema immunitario attivo, estrema adattabilità nutrizionale e ambientale.

Tendenze patologiche: sindrome da affaticamento cronico, diabete, malattie autoimmuni. Dieta bilanciata che prevede un considerevole assortimento di cibi: ortaggi a foglia verde, frutta in abbondanza, cereali, latte e latticini.

Andrebbero banditi soprattutto mais, grano saraceno, lenticchie, arachidi, sesamo, prodotti a base di frumento. La soia è un alimento neutro e di tanto in tanto può accompagnare le altre portate, ma senza esagerare. Tra i cereali un deciso apporto di avena, miglio e riso.

Preferire i semi germogliati, perchè quando i grani germogliano perdono le lectine del glutine. Insostituibili abbondanti razioni di verdure a foglia verde perché sono ricche di magnesio.

Tra gli ortaggi sono da scartare decisamente i pomodori che causano non pochi problemi. Assumere più volte durante il giorno frutta fresca tenendo conto della stagionalità. Chi soffre di flautolenze e gonfiori di stomaco dovrebbe prendere con regolarità l’ananas.

Tra i succhi un deciso no a quello di pomodoro e non consumate insieme succhi di frutta e verdura. Solo carote e mele possono combinarsi con gli altri. Sono invece neutri formaggio di soia, parmigiano, provolone, fagioli (bianchi, rossi e verdi), pane alla soia e privo di glutine, quinoa, riso, ecc.

CIBI SI

Ortaggi a foglia verde, broccoli, carote, cavolini di Buxelles, cavolo bianco, cavolo rosso, cavolo verde, melanzane, patate dolci, peperoni gialli, rossi, verdi, verza, frutta fresca, ananas, banane, papaia, prugne, uva, latte e latticini, ricotta, fiocchi di latte magro, formaggi di capra, uova, pane di miglio e riso, farro, fagioli bianchi, fagioli di Lima e di Spagna, miele, zucchero di canna, dolci di riso, curry, zenzero, ginseng, rosa canina, olio extravergine di oliva, prezzemolo, rosmarino.

CIBI NO

Salumi, carni di maiale, gorgonzola, gelato, dolci a base di mais, salatini, pane di frumento integrale, fichi d’India, nocciole, pistacchi, semi di zucca, noce di cocco, arachidi, avocado, olio di mais, sesamo, cartamo, olive, mais, tofu (formaggio di soia), crusca, frumento, couscous, farina d’orzo, germe di grano, grano saraceno, polenta, ceci, fagioli azuki, fagioli neri, lenticchie, carciofi, pomodori, rapanelli, topinambur, zucca. 

 

Gruppo AB

Gruppo AB  – Le qualità cardinali

Individui dalla personalità ricca e affascinante, sono spesso preda di una volontà capricciosa nei rapporti con il prossimo. Difendono a spada tratta la propria indipendenza, sono attenti osservatori e sanno adattarsi rapidamente alle circostanze, traendone vantaggio. Il loro senso del’umorismo è corrosivo e sembrano attratti dalle difficoltà.

La grande forza dell’individuo di gruppo AB è la sensibilità unita ad un rigore talvolta inflessibile. Ha un’intelligenza vivace e un’eccellente memoria. E’ particolarmente interessato alla matematica, alla medicina  e alle scienze in generale. Predilige il cinema e per la musica.

Se il sangue potesse parlare, il suo parlerebbe di voglia di correre, giocare, stare all’aria aperta. Le professioni che più gli si addicono sono relazioni con il pubblico, commercio e gli sport.

Gli uomini e le donne di questo gruppo si accompagnano a partner che appartengono allo stesso gruppo o al gruppo O.

Il Gruppo AB e la salute 

Ci troviamo di fronte all’ENIGMATICO , un tipo sanguigno abbastanza giovane e raro scomparso circa 1000 anni fa. Ha parecchie attinenze col gruppo A e B, e rappresenta l’equilibrata fusione di entrambi. Sopporta l’alimentazione equilibrata, il suo sistema immunitario è estremamente adattabile, potrebbe soffrire di patologie cardiocircolatorie, anemia. Raccomandati latticini, legumi, cereali, frutta e verdura. Pasta due volte la settimana. Gli giova anche lo yogurt , mentre dovrebbe rinunciare all’arancia, preferendo il pompelmo che riattiva la sua circolazione un po’ statica anche nelle notti di luna piena. Poca carne, insaccati e formaggi a pasta molle, cibi in salamoia e mai, burro e alici, peccato!

L’astro dominante è la Luna. Passiamo dalla luna nuova, al primo quarto attraverso la luna piena. la luna crescente favorisce lo sviluppo vegetale delle piante e i succhi risalgono verso la superficie, occhio alla circolazione e ai piedi gonfi scarpe comode, passeggiate lungo la battigia, al chiaror di luna.

L’elemento associato al gruppo AB è l’Acqua. Come le onde del mare, le emozioni in questi individui potrebbero travolgerli se non fosse per il loro pragmatismo e i piedi piantati ben a terra.  E’ il divenire continuo dell’acqua che li porta  a  non avere legami e anche quando si sposano, mantengono nella coppia una forte indipendenza.

Ha parecchie attinenze con il gruppo A, B e rappresenta l’equilibrata fusione di entrambi. Sopporta l’alimentazione equilibrata, il suo sistema immunitario è estremamente adattabile.

Tendenze patologiche: problemi cardiocircolatori, anemia, neoplasie. Raccomandati latticini, legumi, cereali, frutta e verdura. Consumare la pasta solo due volte la settimana.

Lenticchie, marroni e fagioli gli giovano, stessa musica per yogurt, derivati della soia (latte e tofu) e l’uovo. Introdurre con frequenza buone quantità di verdura e insalata: sono una fonte insostituibile di vitamine utili al sistema immunitario.

Tra la frutta c’è da rinunciare all’arancia che trova però una valida alternativa nel pompelmo: pur appartenendo agli agrumi ha un succo acido che non aggredisce le pareti dello stomaco. Non mescolare fra loro succhi di frutta e verdura.

Ad entrare in tutte le spremute sono solo le mele. Come che sia, quando realizzate delle miscele di succhi mescolare quelli degli ortaggi freschi con verdure leggere (ad esempio prezzemolo e spinaci con sedano e carote).

Tra i grassi vegetali la palma d’onore spetta sempre all’olio extravergine d’oliva. Neutri tofu, gruyere, uova, fagioli bianchi e verdi, amaranto, fiocchi di riso e avena, frumento, orzo, cavolini di Bruxelles, lattuga, patata, porro, carota, cavolo bianco, pomodoro, pera, uva passa, ecc.

CIBI SI

Riso, farro, fiocchi di latte magro, formaggio di capra, formaggio fresco magro, mozzarella, ricotta, uova, ortaggi (in particolare i pomodori, anche succo), uva nera (anche succo), olio extravergine d’oliva, tè verde, fiocchi di formaggio di soia, pane di segale, pane di soia, pane e dolci a base di riso, fagioli bianchi e fagioli rossi, aglio, broccoli, cavolfiore, cavolo verde, cetrioli, melanzane, sedano, tarassaco, verza, ananas, arachidi, castagne, ciliegie, fichi freschi e secchi, kiwi, limoni, noci, pompelmo, prugne, uva, olio extravergine d’oliva.

CIBI NO

Carne, carni insaccate inscatolate e affumicate, burro, gorgonzola, parmigiano, provolone, dolci a base di mais, farina di mais, grano saraceno, ceci, fagioli azuki, fagioli di Lima, fagioli di Spagna, fagioli neri, fagioli dall’Occhio, fave, carciofi, peperoni gialli rossi e verdi, rapanelli, arance, banane, cachi, fichi d’India, mango, melagrana, nocciole, noce di cocco, semi di zucca, aceto di vino, sottaceti, cibi in salamoia.

15 marzo 2011 Posted by | Arte, Ascoltare, Azioni, Cultura, Guardare, Idee, Notizie e politica, pensieri, Scienza | , , , , , , , , | Lascia un commento

Quando la cecità degli interessi particolari non porta soluzioni

È risaputo che nei paesi dove regna l’individualismo dell’homo oeconomicus si può soltanto ascoltare l’egoismo delle proprie posizioni di privilegio post-coloniale.

Questo artificio di matrice anglosassone (alcuni ritengono che sia Stuart Mill il primo a formulare tale pensiero NdA) pone l’uomo come un concetto astratto, svincolato dal proprio ambiente sociale e tendente unicamente al soddisfacimento dei bisogni materiali, un soggetto ideale per i meccanismi economici del capitalismo storico, ovvero l’invenzione di un essere dotato di perfetta razionalità dove conta soltanto l’interesse esclusivo per la cura dei suoi propri interessi individuali.

L’homo oeconomicus basa le sue scelte sulla valutazione della sua personale “funzione d’utilità”, un essere amorale che ignora qualsiasi valore sociale, o vi aderisce solo se vi intravede il proprio tornaconto. Molte sono le critiche a tale fittizio assunto dell’economia classica e alcuni ritengono che una tale ipotesi circa gli uomini sia non solo irrealistica ma anche immorale, in quanto induce a formare uomini disumanizzati.

Nel G20 di Parigi, del trascorso 19 e 20 febbraio 2011, l’homo oeconomicus ha trionfato ancora, in quanto anzichè trovare soluzioni reali verso le cause fondamentali del problema, si è preferito bloccare ogni possibile misura fondamentale che possa migliorare il sistema finanziario internazionale.

Come leggerete nei seguenti articoli tratti rispettivamente dalla rivista web Peace Reporter e dal giornale indiano The Hindu, c’è chi preferisce dissociarsi dalla presa di coscienza rispetto alle proprie responsabilità in un mondo in crisi.

Forse pochi sanno che lo stesso giorno in cui Mubarak ha consegnato le dimissioni in Egitto, contemporaneamente la borsa di Wall Street ha registrato un ‘anomalo’ innalzamento degli indici di Borsa.

Come anche non a caso qualcuno, dal versante oltreatlantico, si è ripetutamente affacciato alla finestra mediatica per difendere i rivoltosi egiziani e che, vista la stranezza di tale sbilanciamento finanziario, potremmo dire che in qualche modo mettere in crisi gli altri porta ad incrementare le casse di stato di questo paese d’oltreoceano.

Non voglio dire che i rivoltosi siano collusi con gli statunitensi ma di certo possiamo dire, insieme al ministro indiano dell’economia, che l’impennata al rialzo sui prezzi dei beni di prima necessità non ha riguardato soltanto la fascia del Maghreb ma è stato il frutto di qualche speculazione finanziaria e che, sicuramente, se questo aumento dei prezzi dei beni di prima necessità è avvenuto ovunque vuol dire che forse le proteste hanno sbagliato soggetto a cui rivolgersi, e che quindi probabilmente i capi di stato di Tunisia ed Egitto (ricordandoci anche che ogni paese è un contesto precipuo a sè stante NdA), come sempre accade in un mondo in cui la politica è vittima delle economia globale, non sono le cause reali dei malesseri di quei popoli.

Forse non a caso Tony Cartalucci sostiene addirittura che ci siano dei finanziamenti statunitensi dietro ai fomentatori delle proteste in Egitto, e se questo è vero vuol dire che anche in altri contesti sta avvenendo qualcosa di simile, sempre facendo le giuste distinzioni tra un caso e un’altro.

Fatto sta che la situazione politica mondiale è nient’altro che la risultante di post-colonialismo che non è altro che una trasformazione del neo-colonialismo, proveniente a sua volta dal colonialismo del XVI° secolo in una edizione rivisitata.

Anche quella fase che a detta di alcuni è stata definita come imperialismo non è stato altro se non ancora una nuova forma del vecchio colonialismo che, tra il 1871 e il 1914, ha riguardato l’azione dei governi coloniali tesa ad imporre la propria egemonia sui paesi colonizzati per sfruttarli anche dal punto di vista economico, assumendone il pieno controllo monopolistico delle fonti energetiche e delle esportazioni, soprattutto dei capitali.

La storia contemporanea è una storia complessa che, oltre alla individuazione di regole che hanno determinato il senso della storia, necessita altrettante eccezioni che mostrano il volto reale degli avvenimenti accaduti.

Alcuni conoscono lo stile colonizzatore angloamericano, definito dagli esperti come la politica estera dello stile denominato ‘stick and dollar’, ovvero corruzione per entrare e se non basta l’aggressione diretta.

Lo stesso che gli inglesi hanno utilizzato per entrare nell’impero africano degli Ashanti, una battaglia lunga 99 anni che il vasto popolo degli Asantee ha combattuto coraggiosamente, ma che i continui tentativi di corruzione degli inglesi sono poi riusciti a dividere la popolazione dal basso, permettendo di entrare e di invadere l’impero.

Un’altro caso recente è Saddham Hussein, lo spietato dittatore dipinto dai media internazionali come un sanguinario, ma che in realtà era un cane americano fino a qualche giorno prima dell’invasione in Kuwait.

Altri esempi sono la corruzione di Al Queda, che altro non è se non ciò che resta dei Mujaheddin addestrati e finanziati dagli americani nella loro politica anti-sovietica, gli stessi che oggi gli statunitensi hanno proclamato come nemici globali.

E ancora, come dice Pierre Faillant de Villamarest, il caso simile meno conosciuto di tutti è il partito nazista di Adolf Hilter, finanziato da facoltosi americani nella sua fase di ascesa al potere (gli stessi che hanno finanziato anche i bolscevichi NdA), per poi vedersi distrutto dalle armate degli stessi che lo hanno aiutato a dominare i tedeschi.

Fatto sta che, per certi versi, sembra un copione ben preciso, un processo sociale che si potrebbe generalizzare in un certo modo, ed applicare a qualsivoglia contesto: 1. prima finanziare un ‘agente di destabilizzazione sociale’ in un paese di particolare interesse; 2. poi dopo la fase di destabilizzazione, una fase di ‘annientamento politico’ sia esso formale e/o sostanziale; 3. una nuova fase di ‘riassettamento del sistema politico’ secondo dettami di favoreggiamento e collusione politica di determinati notabili locali inseriti all’interno della matrice destabilizzante; 4. ‘creazione di ponti economici’ mediante investimenti presentati sotto forma di aiuti internazionali, ma che in realtà sono degli indebitamenti a lungo termine per le popolazioni locali e degli incrementi a lungo termine nella bilancia dei pagamenti della matrice finanziaria appartenente al paese destabilizzatore, una fase quest’ultima che ricalca grandemente lo storico ‘Piano Marshall’ per l’Europa dilaniata dalla seconda guerra mondiale, un piano di ricostruzione che in realtà ha prodotto forti guadagni per gli americani ed un indebitamento che, ad esempio, per noi italiani è all’origine dell’annoso problema del debito pubblico.

Questo è in sintesi il motore fondamentale del ‘vampirismo capitalistico’ di paesi morti dai debiti ma ancora viventi, stati parassiti che sopravvivono grazie ad una continua ricerca di sangue fresco regalato da ignare vittime ingannate (non soltanto gli Stati-Nazione ma anche intere aziende, piccole imprese, coltivatori diretti, risparmiatori, ecc. NdA), per poi essere immolate al vitello d’oro dell’incessante accumulazione di capitale realizzata da oscuri, anonimi e semisconosciuti ‘regnanti occidentalisti’ di questo inferno economico globale.

Come diceva il buon Giambattista Vico, la storia si ripete seppur seguendo forme diverse e, per pensarla come i Taoisti, soltanto guardando oltre l’apparenza delle forme si può cogliere l’essenza del reale.

La cecità degli interessi particolari è capace di chiudersi in un ripido vortice di puro egoismo, e di certo continuare a dialogare con questi due simili mostri, apparentemente definiti alla pari di ogni nazione, non so fino a che punto possa servire.

Giudicate anche voi!

Buona lettura.

Vincenzo Di Maio

Il G-20 economico-finanziario non serve a niente

Articolo del 21/02/2011 tratto da Peace Reporter

G20

G20

I Paesi ricchi non si mettono d’accordo sui criteri per monitorare gli “squilibri globali”. Ma questi sono comunque l’effetto, non la causa della crisi.
È di Christine Legarde, ministro delle Finanze francese, il miglior commento sul comunicato che ha chiuso il summit parigino dei ministri finanziari e dei governatori del G-20, l’esclusivo club dei venti Paesi più ricchi del pianeta. Alla domanda “che cosa significa?“, madame Legarde ha risposto: “Significa quello che significa, così come una rosa è una rosa”.

In pratica, il summit ha delineato “linee guida indicative” (non obiettivi vincolanti e condivisi) per stabilire degli “indicatori” che dovrebbero a loro volta spiegare quali sono gli squilibri economici globali. Tali indicatori dovrebbero poi comprendere sia gli squilibri commerciali, sia risparmio e debito privato, sia – ma solo in seconda istanza – il tasso di cambio delle monete nazionali.

L’impressione è quella di una tempesta in un bicchiere d’acqua. O meglio: che non si voglia parlare dei problemi veri.

Non si fa alcun riferimento alla riforma del sistema finanziario internazionale, con il ruolo spropositato di quegli istituti privati che sono le agenzie di rating e la perdurante presenza dei prodotti derivati nei mercati.

Raggiunto telefonicamente da PeaceReporter, un trader finanziario che chiede di restare anonimo ha così commentato gli esiti del summit: “Tutte le misure decise sono acqua fresca, perché vengono puntualmente bloccate da Usa e Gran Bretagna, che non intendono frenare l’attività delle banche e le loro pratiche speculative”.

Chiediamo un parere a Paolo Manasse, professore di Macroeconomia e di Politica Economica Internazionale all’Università di Bologna, docente di Macroeconomia all’Università Bocconi di Milano.

La ricerca di indicatori per i cosiddetti “squilibri globali” è cosa recente?

No, se ne parla già almeno da quindici anni a livello di Fondo Monetario Internazionale. La novità sta nel fatto che adesso sembrano essere diventati estremamente importanti. Il problema è che gli indicatori non sono sotto il controllo dei governi. Per esempio, come si fa a controllare lo squilibrio delle partite correnti (il rapporto tra importazioni ed esportazioni di beni e servizi, ndr), che riguardano sia l’economia pubblica sia quella privata?

Non si capisce quindi, una volta accertati gli squilibri, che fare. Per cui, gli indicatori hanno il merito di far capire che la crisi attuale non dipende solo dalla finanza pubblica ma, per esempio, dall’eccesso di credito negli Stati Uniti, ma non si capisce a che altro servano.

Queste schermaglie sugli indicatori degli squilibri globali quali conflitti anche politici rivelano?

Mi sembra che una delle tesi più importanti, portata avanti anche dall’Italia, sia quella per cui oltre al debito pubblico bisogna guardare anche al debito privato. Ci sono Paesi come il nostro, che hanno un debito pubblico molto elevato e che per questo motivo sono sotto osservazione. Questi sostengono, anche a ragione, che forse l’indicatore più importante è il debito privato, quello delle famiglie, perché rende il Paese più vulnerabile e fa aumentare di più i tassi di interesse. Ovviamente chi ha un basso debito pubblico e un alto debito privato, come la Gran Bretagna, è contrario.

Poi ci sono gli squilibri commerciali. La Germania ha un attivo delle partite correnti molto elevato, altri, come la Grecia, no. In realtà tutti questi elementi sono collegati, è piuttosto bizzarro privilegiarne uno o l’altro.

Ma se queste riunioni del G-20 finanziario non stabiliscono criteri e obiettivi condivisi e al tempo stesso vincolanti, a che servono?

La questione degli indicatori sugli squilibri globali è davvero la più debole. E’ però da tempo che si è diffusa l’idea secondo cui gli squilibri economici globali sarebbero la causa dei problemi all’interno dei singoli Paesi. In realtà gli squilibri sono la conseguenza dei problemi, non la causa. Sono come la febbre, che non è la causa delle malattie ma il segnale. E quindi, di nuovo, gli indicatori servirebbero a dirci che c’è un problema ma non a risolverlo.

Prima della crisi dei mutui subprime, il Fmi ha montato una grande campagna sui “global imbalance” perché temevano che lo squilibrio di partite correnti tra Stati Uniti e Cina – il deficit commerciale da una parte, le grandi riserve dall’altra – avrebbe provocato una crisi globale nel momento in cui si fosse verificata una caduta vertiginosa del dollaro. Questo non è successo, anzi. Il surplus di riserve Cinesi reinvestite nel mercato ha probabilmente fatto sì che la crisi provocata dai prodotti derivati – che avevano ricevuto valutazioni positive dalle agenzie di rating – fosse minore di quanto avrebbe potuto essere.  Adesso i “global imbalance” tornano in auge.

In realtà i problemi sono tanti: quello fondamentale è la supervisione dei mercati finanziari, che riguarda anche il ruolo delle agenzie di rating. Poi ci sono la svalutazione competitiva della moneta, l’eccesso di indebitamento senza monitoraggio, le politiche fiscali troppo espansive. Sono queste le distorsioni (americane NdA) che poi provocano gli squilibri globali. L’importante è distinguere tra la causa e l’effetto.

G-20. Gli sforzi per raggiungere un consenso sugli indici per la misurazione degli squilibri economici.

Personalmente tradotto e tratto da The Hindu

PARIGI,20 Febbraio 2011.

Condividendo Opinioni: il ministro delle Finanze Pranab Mukherjee e il suo omologo cinese Liao Xiaojun in una riunione a Parigi, Sabato.

Condividendo Opinioni: il ministro delle Finanze Pranab Mukherjee e il suo omologo cinese Liao Xiaojun in una riunione a Parigi, Sabato.

Tra gli sforzi frenetici per raggiungere un accordo che fissi gli indicatori sugli squilibri economici globali, l’India, in occasione della riunione del G-20 di sabato, ha detto che non era affatto responsabile per la creazione di una volatilità dei mercati internazionali.

I ministri delle più grandi economie del mondo sono stati impegnati in colloqui per arrivare a un accordo su misura per gli squilibri economici globali, tra resistenza dura da Cina e India dicendo che non vogliono un accordo a ‘taglia unica’ per tutti.

“L’India non ha mai contribuito, e mai contribuirà, alla costruzione, o alla persistenza degli squilibri globali. Né tantomeno contribuisce alla volatilità nei mercati internazionali, compresi i mercati delle materie prime”, così si è espresso il Ministro delle Finanze Pranab Mukherjee alla riunione dei ministri delle finanze del G-20.

Il  G-20 dei paesi sviluppati ed in via di sviluppo, tra cui India, Cina, Russia, Brasile, Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Francia, aveva formato un gruppo di lavoro per decidere su tali indicatori.

Ci sono state proposte di indicatori quadro basati sul debito pubblico, sul risparmio privato, sui reali tassi effettivi di cambio e le riserve valutarie.

La Cina, rimanendo sulla propria posizione delle grandi riserve di valuta estera, pari a circa 3.000 miliardi dollari, e con un grande surplus delle partite correnti, è fieramente contraria a questi indicatori. Essa, invece, vuole prendere in considerazione ilsurplus commerciale.

L’India, da parte sua, ha suggerito che ulteriori sforzi da compiere per raggiungere un consenso sulle questioni controverse, dicendo che senza l’unanimità, “quella parte del comunicato può essere rinviata”.

Mr. Mukherjee ha detto ai giornalisti che ci sono degli sforzi per arrivare a un terreno comune.

In precedenza, nel suo discorso aveva detto che l’India era vulnerabile ai fattori stagionali e ai loro effetti sui prezzi dei prodotti alimentari. “Come risultato di capricci del tempo, l’India ha registrato un’elevata inflazione non sostenibile in materia di prodotti alimentari”, ha detto Mukherjee.

Il Ministro ha detto che i persistenti prezzi alti dei prodotti alimentari e delle materie prime a livello mondiale “non ci danno spazio per la lotta contro l’inflazione alimentare in India.”

L’attuale fase di crescita dell’India è stata più o meno equamente bilanciata tra consumi e investimenti da un lato, e tra la domanda interna e domanda estera, dall’altro. Tuttavia, l’India “ha la propria quota di preoccupazioni derivanti da materie prime elevati e prezzi delle attività e problemi economici di natura più strutturale che stanno alla base delle incertezze dell’economia globale”, ha detto il Ministro.

Alcune di queste incertezze derivano anche dalla aggressiva politica macro-economica rivolta verso la stessa crisi globale, ha detto.

Mr. Mukherjee ha detto che la ripresa globale è fragile e ci sono stati significativi rischi al ribasso delle tensioni presenti nella periferia dell’area dell’euro, diffondendosi in altre regioni.

Alla domanda se l’India sta seguendo gli Stati Uniti nella regolazione dei prezzi delle materie prime, in mezzo a un tale picco sul costo del cibo, il signor Mukherjee, ha dichiarato: “Noi non stiamo muovendo verso nessuno [in riferimento agli U.S.] Quello che ci interessa è che ci dovrebbe essere una crescita equilibrata”.

“Vogliamo garantire un flusso di [fondi] da paesi avanzati ai paesi in via di sviluppo per il rafforzamento delle infrastrutture nelle economie in via di sviluppo”, ha aggiunto.

Mr. Mukherjee ha detto che i rischi che ci sono stati sono dovuti a causa dei prezzi elevati delle materie prime, della volatilità dei tassi di cambio e dalla presenza di un’alto tasso di disoccupazione.

22 febbraio 2011 Posted by | Ascoltare, Azioni, Cultura, Notizie e politica, pensieri | , , , , | Lascia un commento

LIEZI: TIANRUI – I PRODIGI CELESTI

C’è una famosa e antica storia nella tradizione della Grande Cina, dove uno studente sente che il saggio Liezi può cavalcare il vento.

Lo studente è impaziente di imparare e va a cercare Liezi trovandolo su una montagna.
Lui appena lo vede gli corre incontro ma Liezi lo respinge, dicendogli che lui ha impiegato moltissimi anni ad imparare assiduamente con grande zelo dai suoi maestri prima di riuscire a rilassarsi e, perdendo la sua consapevolezza sulle distinzioni dell’uomo ordinario, riesce a fluire con il vento, senza mai sapere se lui stesse cavalcando il vento o se il vento stesse cavalcando lui.
Infatti questo non è qualcosa che può essere imparato velocemente. (Tratto da SilkQin)

La frase “Liezi Yu Feng” (in cinese sempl. 列子于风) viene originariamente trovata nel libro di Zhuangzi, il quale brevemente parla di Liezi che viaggia cavalcando il vento.

Il volo di Liezi - The Liezi fly

Il volo di Liezi - The Liezi fly

Liezi è un Santo Taoista a cui si attribuisce la scrittura di uno dei tre più importanti pilastri del Taoismo Cinese: Il Liezi.

Questo scritto si compone di ben otto capitoli di cui alcuni sinologi ne distinguono una parte proveniente da un Liezi ancora giovane e di un’altra parte relativa al Liezi più maturo.

Il Liezi viene menzionato per la prima volta soltanto nel I°sec. a.C. durante la dinastia Han, che si distinse particolarmente per la valorizzazione della tradizione Confuciana e Taoista in particolare.

Ma per ritrovarlo storicamente confermato in qualità di testo fondamentale bisogna aspettare l’anno 1007 in cui l’imperatore Xuanzong della dinastia Tang lo eleva a classico della dottrina Taoista, conformando così un trittico insieme al Zhuangzi e al Daodejing di Laozi.

Il Liezi venne onorificamente intitolato Chong Xu Zhen Jing, ovvero “Il Classico del Vuoto abissale e della Potenza suprema”.
A quel tempo esso venne largamente considerato l’opera maggiore del Taoismo mediante le più pratiche osservazioni rivolte verso la purificazione della mente, in quanto frapposto alla scrittura del Daodejing e della poetica narrativa del Zhuangzi.

Liezi

Liezi

Come afferma la IEP, il Liezi continua la linea di pensiero di altri testi Taoisti, ovvero del Xiao Yao You e del Qiu Shui, dal quale esso prende il tema dei confini della trascendenza, dello spirito del percorso della vita, della coltivazione dell’equanimità e dell’accettazione delle vicissitudini della vita, sviluppando straordinari livelli di capacità appartenenti all’Uomo Superiore, quale primo gradino della ‘Santità Taoista’.

Mentre il Liezi non articola ambiguamente la logica delle condizioni che definiscono la trascendenza dei vari livelli di elevazione spirituale verso Shang Di (Dio Supremo), in una necessaria asimmetrica relazione di dipendenza tra il mondo intero e la sua origine, ci sono ancora le tracce di una intrigante trascendenza legata ad una personale investigazione e sperimentazione dell’essenza divina.

Il brano tratto dal Liezi sotto riportato è una trascrizione dell’opera di Alfredo Cadonna, curatore e traduttore dell’opera in italiano.

Non mi resta che lasciarvi deliziare dalla profondità di questo testo che sicuramente potrà arricchire la nostra percezione della realtà più sottile.

Buona lettura!

Vincenzo Di Maio

Liezi - Lieh Tzu

Liezi - Lieh Tzu

Testo descrittivo del retro di copertina all’edizione Einaudi del 2008:

L I E Z I
La scritura reale del Vuoto abissale e della Potenza suprema.

«Fa si che vi sia nascita ma non nasce; fa si che vi sia trasformazione ma non si trasforma. Ciò che non nasce è capace di far nascere ciò che nasce; ciò che non si trasforma è capace di far trasformare ciò che si trasforma». Liezi

II Liezi non è solo uno dei testi fondamentali per lo studio del pensiero della Cina antica ma anche, insieme al Laozi e al Zhuangzi, una delle tre scritture in cui la tradizione Taoista continua a vedere sintetizzati i propri principi dottrinali e le loro rispettive applicazioni.

Questa traduzione integrale con testo cinese a fronte intende far apprezzare al lettore il valore di un’opera il cui contenuto, innegabilmente eterogeneo, si rivela una fonte ricchissima per lo studio di specifiche tradizioni mitologiche cinesi e anche di scuole di pensiero diverse da quella Taoista.

L’introduzione del curatore vuole invece guidare il lettore all’identificazione dei principali nuclei dottrinali che costituiscono il cuore Taoista del Liezi, come la dottrina del Dao e la dottrina cosmologica dell’unità, la prospettiva che vede il pieno compimento della realizzazione spirituale in una ridiscesa nel «mondo ordinario».

Sommario:
– Introduzione di Alfredo Cadonna.
– Liezi. La scrittura reale del vuoto abissale e della potenza suprema.
1. Tianrui (I prodigi celesti).
2. Huangdi (L’Imperatore Giallo).
3. Zhou Mu wang (II Re Mu di Zhou).
4. Zhongni (Confucio).
5. Tang wen (Le domande di Tang).
6. Li ming (Sforzo e Destino).
7. Yang Zhu.
8. Shuo fu (Spiegazione delle concordanze).

Il maestro che dà il nome all’opera, Lie Yukou (abbreviato in Liezi), sarebbe vissuto nel IV secolo a.C.
Tuttavia, questa raccolta di dialoghi, aneddoti e brevi trattazioni dottrinali è menzionata per la prima volta soltanto nel 14 a.C.: il primo commentario pervenutoci, quello di Zhang Zhan, risale al IV secolo d.C. Intorno alla metà dell’VIII secolo, e per editto imperiale l’opera sarà innalzata al rango di classico taoista e a partire dal 1007, nota con il titolo di “La scrittura reale del vuoto abissale e della potenza suprema”.

Alfredo Cadonna è docente di Storia della Filosofia e delle Religioni della Cina all’Università “Cà Foscari” di Venezia.
Ha anche insegnato Filologia Cinese all’Università “L’Orientale” di Napoli

I Prodigi Celesti – Cap. 1.3

Il Maestro Liezi disse:
“Il Cielo ella Terra non portano a compimento ogni cosa, il saggio non è in grado di realizzare ogni cosa, i Diecimila Esseri non possono essere utilizzati per ogni scopo.
Ecco perché compito del Cielo  è quello di dare la vita e ricoprire, compito della Terra quello di dare la forma e sostenere, compito del saggio quello di insegnare e trasformare, compito di ciascun essere quello di operare secondo la funzione che gli compete.
Di conseguenza può capitare di riscontrare difetto nel Cielo e pienezza nella Terra, limitazione nel saggio e acutezza negli esseri ordinari.
Com’è possibile?
Ciò che dà la vita e ricopre non è in grado di dare la forma e sostenere; ciò che dà la forma e sostiene non è in grado di insegnare e trasformare; chi insegna e trasforma non è in grado di impedire che gli esseri operino secondo la funzione che loro compete; gli esseri che operano secondo la funzione che loro compete non sono in grado di abbandonare il proprio specifico stato.
Ciò comporta parimenti che il Dao del Cielo e quello della Terra debbano essere o Yin o Yang, che l’insegnamento del saggio debba essere improntato o all’umanità o alla giustizia, che ciò che compete ai Diecimila Esseri debba essere caratterizzato o dalla flessibilità o dalla durezza.
Tutti questi si attengono alla funzione che loro compete e non sono in grado di abbandonare il proprio stato.
Se dunque c’è nascita è perché c’è qualcosa che fa nascere ciò che nasce; se c’è forma è perché c’è qualcosa che dà forma a ciò che ha forma; se c’è suono è perché c’è qualcosa che dà suono a ciò che ha suono; se c’è colore è perché c’è qualcosa che dà colore a ciò che ha colore; se c’è sapore è perché c’è qualcosa che dà sapore a ciò che ha sapore.
Il nato a cui è stata data nascita muore, ma quello che fa nascere ciò che nasce non cessa mai di essere.
La forma a cui è stata forma appare, ma quello che dà forma a ciò che ha forma non ha mai avuto apparenza.
Il suono a cui è stato dato suono può essere udito, ma quello che da suono a ciò che ha suono non è stato mai emesso.
Il colore a cui è stato dato colore è visibile, ma quello che dà colore a ciò che ha colore non si è mai mostrato.
Il sapore cui è stato dato sapore è gustato, ma quello che dà sapore al sapore non è mai stato assaporato.
Tutto questo compete al Non-Agire.
Esso è capace di rendere Yin o rendere Yang, rendere flessibile o rendere rigido, rendere corto o rendere lungo, rendere rotondo o rendere quadrato, di dare la vita o dare la morte, di rendere caldo o rendere freddo, di rendere leggero o rendere pesante, di far risuonare come la nota ‘gong’ o far risuonare come la nota ‘slang’, di far comparire o scomparire, di rendere nero o rendere giallo, di rendere dolce o rendere amaro, di rendere fetido o rendere profumato.
Non gli si può attribuire conoscenza, non gli si può attribuire capacità; e tuttavia nulla vi è che non conosca, nulla vi è che non sia capace di fare.”


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Versione in lingua originale mutuata da Chinese Text Project

13 天瑞: 杞國有人,憂天地崩墜,身亡所寄,廢寢食者。 

又有憂彼之所憂者,因往曉之,曰:“天,積氣耳,亡處 亡氣。若屈伸呼吸,終日在天中行止,奈何憂崩墜乎?”

其人曰:“天果積氣,日月星宿不當墜邪?”

曉之者曰:“日月星宿,亦積氣中之有光耀者,只使墜,亦不 能有所中傷。”

其人曰:“奈地壞何?”曉者曰:“地積塊耳,充塞四虛,亡處亡塊。若躇步跐蹈,終日在地上行止,奈何憂其壞?”

其人舍然大喜,曉之者亦舍然 大喜。長廬子聞而笑曰:“虹蜺也,云霧也,風雨也,四時也,此積氣之成乎天者也。 山岳也,河海也;金石也,火木也,此積形之成乎地者也。知積氣也,知積塊 也,奚謂不壞?夫天地,空中之一細物,有中之最巨者。難終難窮,此固然矣;難測難識,此固然矣。憂其壞者,誠為大遠;言其不壞者,亦為未是。天地不得不 壞,則會歸于壞。遇其壞時,奚為不憂哉?”

子列子聞而笑曰:“言天地壞者亦謬,言天地不壞者亦謬。壞與不壞,吾所不能知也。雖然,彼一也,此一也。故生不 知死,死不知生;來不知去,去不知來。壞與不壞,吾何容心哉?”

19 febbraio 2011 Posted by | Aforismi, Arte, Ascoltare, Azioni, Cultura, Guardare, Musica, Notizie e politica, pensieri | , , , , , , , , | Lascia un commento

Capodanno cinese – 2011 – Anno del Coniglio Bianco

Il Festival di Primavera (cinese sempl. 春节; cinese trad. 春節; pinyin Chūnjié) o capodanno lunare (in cinese semplificato 农历新年; in cinese tradizionale 農曆新年; in pinyin Nónglì xīnnián), generalmente noto come capodanno cinese, è una delle più importanti e maggiormente sentite festività tradizionali cinesi, e celebra per l’appunto l’inizio del nuovo anno secondo il calendario cinese.

Dragone

Dragone Chūnjié - Festival di Primavera

Oltre che, ovviamente, in Cina, la festività viene celebrata in molti paesi dell’Estremo Oriente, in particolare Korea, Mongolia, Nepal, Bhutan, Vietnam e Giappone (in cui è stata una festività ufficiale fino al 1873) ed anche nelle innumerevoli comunità cinesi sparse in tutto il mondo.

Essendo quello tradizionale cinese un calendario lunisolare, i mesi iniziano in concomitanza con ogni novilunio; di conseguenza la data d’inizio del primo mese, e dunque del capodanno, può variare di circa 29 giorni, venendo a coincidere con la seconda luna nuova dopo il solstizio d’inverno, evento che può avvenire fra il 21 gennaio ed il 19 febbraio del calendario gregoriano.

A partire da questa data, le festività durano per quindici giorni, concludendosi con la tradizionale festa delle lanterne (in cinese semplificato 元宵节; in cinese tradizionale 元宵節; in pinyin yuánxiāojié).

Il 2 febbraio sono iniziati i festeggiamenti per il capodanno cinese e per questa occasione ci sono stati eventi festosi in tutto il mondo.

Nell’ambito dell’Anno culturale della Cina in Italia quest’anno è fortunatamente accaduto anche nel nostro paese in città come Napoli, Roma, Firenze, Milano ed altre, un’organizzazione locale avvenuta grazie al supporto dell’Ambasciata Cinese in Italia collocata nella città di Roma, la stessa ambasciata che utilizziamo per un visto d’ingresso in Cina, sia esso turistico, studentesco oppure di business.

Siamo quindi nell’anno del Coniglio, il quarto dei 12 animali che, secondo la tradizione, si presentarono al cospetto di Buddha, essi si collocano rispettivamente così nella giusta sequenza: Topo, Bufalo, Tigre, Coniglio, Dragone, Serpente, Cavallo, Capra, Scimmia, Gallo, Cane e Maiale.

festa delle lanterne

Festa delle lanterne

Segno che quest’anno si caratterizza per l’elemento metallo, nella cultura cinese il Coniglio è aggraziato, educato, colto, talentuoso e ambizioso.

L’astrologia  tradizionale cinese vuole che i nati sotto questo segno siano di conseguenza quieti, acuti osservatori, riservati, meditabondi e fortunati negli affari. Il Coniglio è anche associato alla gioventù e al romanticismo.

Quindi quest’anno, nella notte tra il 2 e il 3 Febbraio 2011, è entrato in vigore l’Anno del Coniglio che in questa occasione prende una particolare connotazione mediante l’elemento metallo e il suo colore bianco.

Ogni anno si denota con delle particolari connotazioni dovute all’elemento dominante e all’animale dominante.

L’Anno del Coniglio di quest’anno è dominato dall’elemento metallo che svolge la funzione di esaltare le connotazioni proprie del Coniglio portandole all’estremo sia per quanto riguarda gli aspetti positivi e sia per quanto concerne gli aspetti negativi.

Quindi le prossime dodici lune verranno influenzate e guidate dalle qualità di questo animale che viene solitamente evidenziato come portatore di fortuna e buon auspicio.

L’astrologia tradizionale cinese, che a differenza nostra non distingue l’astronomia dall’astrologia, considera i nati nell’Anno del Coniglio ideali per affermarsi come diplomatici e politici. Questo significa che le relazioni pacifiche verranno seriamente prese in considerazione da ognuno di noi.

Nella cultura cinese, il Coniglio è aggraziato, colto, ben educato, di talento e ambizioso. Essi sono virtuosi, riservati e hanno un gusto eccezionale. Quindi il Coniglio ci aiuterà a curare i nostri talenti e a mettere in primo piano le nostre virtù, per noi stessi e la società intera.

Anno del Coniglio

Anno del Coniglio

I Conigli sono ammirati, degni di fiducia e sono spesso finanziariamente fortunati. Così quest’anno la fortuna si respirerà nell’aria e il meglio di ognuno di noi verrà esaltato dalle situazioni che via via andranno a costituirsi.

Sebbene i Conigli vanno d’accordo con molte persone, essi sono considerati essere, di base, creature riservate e sono le sole veramente felici quando ricevono meriti in qualche attività scolastica o intellettuale. Stiamo parlando di una risevatezza che ci porta maggiormente verso il raccoglimento di noi stessi e dei nostri cari.

I Conigli sono considerati anche troppo sensibili per il mondo attorno a loro; essi non sono in grado di prosperare in ambienti competitivi e aggressivi e sono ansiosi quando altri li forzano a rischiare. La sensibilità sarà così all’ordine del giorno esaltata e le attività competitive e aggressive porteranno molta ansia in genere.

Il loro mondo interiore è considerato troppo delicato per situazioni sconvolgenti e imprevedibili e tendono a creare una pacifica e confortevole atmosfera istintivamente. Così sarà, quindi, un anno accomodante e che tenderà verso il metterci e al mettere gli altri al proprio agio.

Secondo la tradizionale astrologia cinese, questa caratteristica li rende ospitali e persone attente, a cui interessa di quelli attorno a loro. Quindi il Coniglio ci renderà pertanto attenti agli altri, portandoci ad interessarci di coloro i quali ci circondano.

Coniglio fortunato - Lucky rabbit

Coniglio fortunato - Lucky rabbit

Timidi e attraenti, i Conigli dello Zodiaco cinese tendono ad agire più come coniglietti, che a loro piaccia o meno! Molta fifa e tanta casa!

Il segno è estremamente popolare e ha una larga sfera di amicizie, pertanto l’allargamento della classica sfera di amicizie sarà auspicata e invitata dal nostro Bianconiglio.

La sua natura compassionevole lo porta ad essere molto protettivo verso coloro che ritengono cari, ma la loro sentimentalità può portarli ad idealizzare i rapporti. Quindi attenzione a non lasciarsi trasportare troppo dai sogni e il mettere i piedi a terra anche nei più grandi sogni ci permetterà di non perdere il contatto con la realtà senza farci perdere di vista il sogno.

Il dolce, sensibile Coniglio spesso finisce con il dare più di se stesso al partner di quanto sia realistico e salutare, pertanto bisogna cercare di moderare gli affetti contestualizzando da situazione a situazione il giusto grado di affezione.

La buona notizia è che, quando il segno perde l’equilibrio sentimentale, il gruppo di amici e la sua stabile vita familiare lo aiutano a ridargli serenità.

Il Coniglio è un segno abbastanza delicato che ha bisogno di una solida base per prosperare, e proprio per questo è importante tenere ben saldi i piedi a terra guardando alla realtà, in quanto la costruzione di una solida base abbisogna di una visione chiara e graduale.

In mancanza di una famiglia e di un gruppo di amici vicino alle sue esigenze e che lo supporta, il Coniglio potrebbe esplodere in un pianto a dirotto al primo segno di conflitto. Quindi attenzione!

Gli sconvolgimenti emozionali nella vita di questo segno può persino condurre a malattia fisica, perciò essi tentano sempre di evitare la battaglia.

Buddhist Monk - Monao Buddhista

Buddhist Monk - Monaco Buddhista

I Conigli possono cadere anche in depressione e potrebbero sembrare bloccati in vita, spesso per mascherare la loro natura insicura. Da questo punto di vista, quindi, sembra che anche se le emozioni positive saranno grandi quelle negative possono addirittura peggiorare la nostra salute mentale. Pertanto attenzione alla congruenza con la realtà.

Essi tendono a muoversi attraverso le lezioni di vita completamente soli, con un movimento contemplativo; è uno spreco di tempo diventare matti davanti al sembrare disinteressato di questo segno di fronte ai suoi problemi. Quindi sarà facile anche che si presenti la tendenza a glissare verso i problemi mentre invece andrebbero affrontati passo dopo passo un pezzetto alla volta e con molta pazienza.

Con il giusto compagno il Coniglio può instaurare un incredibilmente forte e protettivo legame con il proprio partner. Pertanto l’amore vero sarà uno dei tanti doni che il Coniglio ci porterà a sentire e a costruire quest’anno.

Il Coniglio ama restare a casa ed essere sempre sicuri che la loro casa è confortante e ammobiliata con gusto. Ciò è che i Conigli necessitano di più è un più forte senso di autostima e la sicurezza che con esso arriva. Valorizzare noi stessi, amando prima noi stessi, sarà così il volano con cui potremmo concedere amore e sicurezza ai nostri cari e alla nostra amata.

La natura perspicace del Coniglio, accoppiata con un po’ di determinazione, aiuterà queste felici creature ad andare lontano. E quindi, la determinazione sarà il motore vero e più importante di questo segno fortunato.

Il Coniglio medio enfatizza l’importanza dei piccoli dettagli, pone attenzione a tutto, dai colori, design e mobilia al cibo e alla conversazione. E solo quando essi sono sicuri che tutto è stato disposto come desiderato, questo segno si rilassa e comincia a divertirsi, portandoci così ad educarci verso la cura dei nostri doveri prima e dei nostri diritti dopo.

I bambini nati nell’anno del Coniglio spesso conducono uno stile di vita conservatore, dove uno dei più importanti punti è la sicurezza. Questa qualità ha delle conseguenze negative: optando per la sicurezza oltre il rischio, essi possono mancare buone opportunità. Quindi il problema tipico di quest’anno sarà di scegliere tra la sicurezza ed opportunità che possono anche rivelarsi apparentemente positive.

Queste persone non sono frivole o irresponsabili, quando essi veramente credano in qualcosa, sono serie, perseveranti e capaci. Pertanto la determinazione e la costanza degli influssi del Coniglio lungo il corso di quest’anno ci porterà buoni frutti.

Calmi come sono, non è facile provocare un Coniglio. Sono sentimentali e compassionevoli. Possono essere mosse nei rapporti da problemi personali che condividi con loro. Pertanto una parola che sicuramente connoterà quest’anno sarà non soltanto la Calma ma anche la Pazienza.

Per il superamento dell’anno si consiglia di bere molta acqua, riposare bene, fare un pò di moto e magari una sana ginnastica taoista come il Qigong e altre forme di meditazione come le tecniche yoga, il vipassana e lo zen.

Il buon Coniglio per stare bene medita e respira profondamente come un gatto sornione.

Buon Anno!

Vincenzo Di Maio

 

 

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VOGLIA DI CHUNJIE – La Festa di Primavera: il Capodanno Lunare Cinese

È alquanto complicato per un occidentale afferrare il pieno significato del Capodanno cinese. In passato esso era, al tempo stesso, momento di riunione e rinnovamento dello spirito. Il Capodanno cinese è seguito dall’inizio della Primavera e pertanto è un momento di rinnovata fertilità della terra, un evento meraviglioso per ogni cinese del passato. Chiamato anche Festa di Primavera, il Capodanno contrassegnava una svolta decisiva per gli affari: dovevano essere pagati tutti i debiti e si poteva sperare in una vita migliore e in un maggiore successo nell’anno nuovo.

Il Capodanno era ed è ancora la festa più largamente celebrata in tutta la Cina, e il nome con il quale è conosciuta è cambiato parecchie volte nel corso della storia.

È stato chiamato Tempo dell’Inizio (Yuanchen), Primo Giorno (Yuanri), Primo Giorno del Primo Mese (Yuanshuo), Inizio della Prima Luna (Yuanzheng), Primo Mattino dell’Anno (Yuandan). Ora che il calendario gregoriano è stato ufficialmente adottato, il primo di gennaio è il Capodanno ufficiale, e il Capodanno cinese è stato ribattezzato come Festa di Primavera (Chunjie).

Una radicale pulizia della casa veniva intrapresa il 20° giorno del “bitter month”, come veniva chiamato l’ultimo mese nelle case di tutta la Cina. Naturalmente, i pavimenti venivano spazzati regolarmente in ogni famiglia, ma in quel giorno i pesanti guardaroba venivano spostati dai muri e la polvere che si era accumulata dietro veniva spazzata via. «Fai attenzione quando spazzi, figlia mia», ammoniva l’anziana donna, «se tu lasciassi un granello di polvere esso potrebbe volare nei tuoi occhi e accecarti». Sembra addirittura che in alcuni luoghi si spazzasse solamente dall’esterno verso l’interno, per paura che la ricchezza della famiglia potesse essere spazzata via dalla casa. I benestanti facevano riverniciare i cancelli, imbiancare i muri esterni e rivestire di nuova carta le finestre, mentre la gente povera lavava e riparava come meglio poteva. Tutto questo esprimeva il desiderio universale di affrettare la partenza dell’anno uscente con tutte le sue sfortune. Ancora oggi è rimasta l’abitudine di fare una pulizia completa della casa l’ultimo giorno dell’anno o poco prima.

Durante il periodo di tempo antecedente il Capodanno, conosciuto come il “Piccolo Capodanno”, nei principali quartieri commerciali della città venivano erette delle tettoie di stuoia dove erano venduti i quadri del Capodanno. La folla riempiva le strade: la gente si raccoglieva per vedere e comprare i fiori coltivati in serra in esposizione nelle bancarelle assieme a rami di abete per tenere lontano gli spiriti maligni. Poiché tutti i negozi avrebbero presto chiuso per parecchi giorni, chiunque aveva i mezzi era in giro a comprare regali per amici e parenti, essendo il Capodanno la principale occasione per scambiarsi regali. Il tipo di regali dati era in generale dettato dalle convenzioni. I ricchi regalavano sete o gioielli ai membri della famiglia, tè di buona qualità, fiori freschi, frutti rari o altre squisitezze ad amici o parenti lontani. Questi cibi avevano un valore sia pratico che simbolico: essi significavano che il donatore non mancava delle necessità della vita e che desiderava condividere la sua abbondanza. Erano comunque ugualmente apprezzati pollame vivo e cibi preparati.

Quasi tutti i negozi e le ditte rimanevano chiusi dal Capodanno fino anche al sedicisimo giorno. E acquistare una qualsiasi cosa, eccetto dolci, arachidi e altri piccoli articoli, durante il periodo iniziale dell’anno, era considerato di cattivo auspicio.

Nella vecchia Cina la Festa di Primavera, la Festa delle Barche Drago e la Festa di Mezz’Autunno, erano le tre occasioni principali per condurre nuovi affari, grandi o piccoli, e per chiudere i conti. Nei periodi intercorrenti tra una festività e l’altra venivano condotte molte transazioni commerciali a credito, non solo con gente relativamente povera ma anche con famiglie benestanti, riguardanti perfino generi ordinari quali olio, sale, combustibile e cibi. I debitori che non erano in grado di pagare per quel periodo spesso si nascondevano dai loro creditori fino al Capodanno. In questo modo il loro pagamento poteva, se tutto andava bene, essere differito fino alla Festa delle Barche Drago (5° giorno del 5° mese lunare). Proprio per questa ragione i creditori e i loro agenti cercavano spasmodicamente i loro debitori il giorno della vigilia – ultima possibilità per regolare i conti. Talvolta essi correvano di qua e di là con la lanterna in mano, alla caccia dei debitori, fino al sorgere del sole il mattino del giorno di Capodanno. Ma secondo le convenzioni, in quel momento non si poteva più richiedere il pagamento di un debito anche se un’altra convenzione diceva che una lanterna in mano significava che era ancora la sera del giorno precedente e che quindi era ancora accettabile inseguire un debitore. Certe zone delle città divennero luoghi di rifugio per debitori.

Con l’avvicinarsi nel Nuovo Anno alcune compagnie teatrali recitavano senza compenso in onore del Dio della Città. Durante queste rappresentazioni, anche se a un creditore accadeva di imbattersi nei suoi debitori, gli era assolutamente proibito esigere il pagamento.

Quando il trambusto dei preparativi era finito, venivano appese all’entrata (una per parte) lunghe strisce di carta rossa. Questi distici esprimevano auguri di buona fortuna. All’entrata di un negozio si poteva leggere “Successo in tutte le imprese” o “Grandi ricchezze”, a quella di una locanda “Possano i clienti essere numerosi come le nuvole”, mentre quelli dei contadini auspicavano un raccolto copioso. I distici appesi nelle abitazioni parlavano invece di ricchezza, lunga vita, molti figli, carriera di successo, e vi si poteva leggere “Possano tutti i tuoi desideri essere esauditi” o “Diecimila generazioni”. Esporre tali distici è un antica usanza che risale al tempo nel quale essi venivano scritti su tavole di legno di pesco. Al tempo delle Cinque Dinastie e dei Dieci Stati (907-960), l’imperatore Meng Chang dello Stato dei Shu posteriori aveva distici scritti con la propria calligrafia appesi ai cancelli del palazzo. Più tardi, con lo sviluppo della fabbricazione della carta, queste tavole di legno di pesco furono sostituite dalla carta rossa. Durante la dinastia dei Song (960-1279) i poeti di corte iniziarono a scrivere poesie esprimenti la loro venerazione per l’imperatore che venivano poi incollate sulle mura del palazzo. Ma versi in onore del Nuovo Anno non apparvero fino alla dinastia Ming (1368-1644); fino a quando, cioè, il primo imperatore Ming Hongwu proclamando Nanjing (Nanchino) capitale, dette ordine di appendere versi dedicati alla primavera alla porta di ogni casa così da creare un’atmosfera pacifica. L’imperatore scrisse di persona i primi versi e li dedicò a un importante funzionario di nome Tao An. Inizialmente questi versi venivano scritti solo da funzionari, ma in seguito l’usanza si diffuse anche tra la gente comune. I loro temi, comunque, erano limitati alle congratulazioni, agli elogi alla primavera e all’osservanza della moralità feudale.

In occasione del Capodanno si preparava in anticipo cibo sufficiente per durare giorni e per soddisfare sia uomini che dei, questo perché nessun coltello o altro oggetto affilato poteva essere usato nei primi giorni del Nuovo Anno per timore che la buona fortuna venisse troncata. Inoltre ciò permetteva alle donne della famiglia diversi giorni di relativa tranquillità per godersi le feste. Nella Cina meridionale i piatti più tipici erano il niangao, un budino dolce di riso glutinoso cotto a vapore, e i zongzi, un’altra delicatezza popolare, mentre nel Nord, si preferifano pane di grano cotto a vapore (mantou) e ravioli. Generalmente in una casa cinese non si mangiava molta carne, ma era una casa veramente povera quella in cui non si poteva sentire il suono della carne che veniva tagliata per riempire i ravioli. Se la famiglia aveva i mezzi, generalmente aggiungeva, al ripieno di alcuni ravioli, canditi, monete di rame, arachidi, datteri o castagne, le famiglie ricche perfino oro, argento e pietre preziose. Ovviamente ottenere uno di questi ravioli era considerato di buon auspicio. Le monete di rame significavano che non sarebbero mai mancati soldi, le arachidi simboleggiavano lunga vita, i datteri e le castagne presagivano l’arrivo imminente di un figlio (questo perché nella lingua cinese le parole “dattero” e “presto” e “castagna” e “arrivo di un bambino” sono omofone). La grandissima quantità di cibo preparata per quest’occasione aveva il significato di simbolizzare abbondanza e ricchezza per la famiglia.

Come già detto, il Capodanno Lunare, chiamato dal 1911 Festa di Primavera, è ancora la festa più importante in Cina. Nelle città sono riconosciuti ufficialmente come festivi tre giorni (dal 1° al 3° giorno del 1° mese) e in campagna considerevolmente di più, a seconda di quanto richiede il lavoro locale. In tutta la Cina è il momento delle riunioni familiari, delle visite agli amici, del riposo dal duro lavoro del resto dell’anno, e di ogni sorta di intrattenimento. Il desiderio di felicità e prosperità che nel passato spesso trovava espressione in usanze superstiziose in alcuni casi può ancora essere osservato oggi. Le vecchie superstizioni, tuttavia, si considerano sempre più retaggio del passato. La maggior parte delle persone non considera più che il raggiungimento della felicità dipenda da fattori spirituali.

Il cambiamento dei tempi può essere osservato proprio nelle raffigurazioni del Capodanno, tradizionalmente popolari soprattutto in campagna. In passato, gli artisti, spesso famiglie di contadini o perfino interi villaggi, si impegnavano nella produzione di queste raffigurazioni durante i mesi invernali, quando, cioè, nei campi non c’era molto lavoro vendendoli poi al mercato, per guadagnare un po’ di denaro extra. Le raffigurazioni del Capodanno risalgono probabilmente a circa duemila anni fa. Originariamente era abitudine dei benestanti dipingere le sembianze di eroi leggendari o simboli di buon auspicio sui cancelli delle case come protezione. Fu soltanto quando la xilografia venne inventata e diffusa che le riproduzioni del Capodanno si svilupparono in un’arte popolare. Esse guadagnarono una vasta notorietà intorno al 1500 d.C., durante la dinastia Ming, e raggiunsero l’apice nel XVIII secolo. Queste stampe normalmente erano decisamente a buon mercato. Le famiglie generalmente ne compravano parecchie e con esse decoravano le proprie case e sostituivano quelle dell’anno precedente.

I soggetti delle vecchie stampe del Capodanno possono essere classificati in quattro gruppi:

1. Sembianze di varie deità, in particolare il Dio della Cucina e i Guardiani della Porta.

2. Scene di vita contadina, molto spesso su un calendario.

3. Figure allegoriche o simboliche e oggetti come pesche, pesci e bambini ben nutriti, tutti esprimenti il desiderio dell’uomo di avere felicità, ricchezza, abbondanza, molti figli, lunga vita, fama e successo; insomma una vita migliore

4. Scene tratte da leggende, romanzi, episodi storici e opere.

Dopo il 1945 inizirono ad apparire nuovi quadri del Capodanno su basi rivoluzionari: essi conservavano la vecchia forma, ma i contenuti rispecchiavano la nuova realtà; i “vecchi” Guardiani della Porta erano sostituiti da coppie di contadini, operai, soldati e al posto del Dio della Cucina si poteva trovare il ritratto di Mao Zedong.

I dipinti del Capodanno degli anni ’50 descrivevano scene tradizionali e moderne al tempo stesso. Su una intitolata “Quintuplice ricchezza” c’era un pesce che simboleggiava sia l’acquacoltura, una comune occupazione agricola sussidiaria, che l’abbondanza (in cinese “abbondanza” e “pesce” hanno la stessa pronuncia, yu). Il frutto della pesca non solo rappresentava un’entrata extra per il contadino, ma era, ed è, anche simbolo di lunga vita. Il loto conservava il suo vecchio significato di “sempre, per sempre”.

Nel 1959 i giornali riportarono l’ordine ufficiale per il quale il popolo non avrebbe più dovuto onorare il Dio della Cucina, ma piuttosto appendere in suo luogo raffigurazioni di operai, contadini e buoni raccolti.

Ma nonostante tutto la Festa di Primavera era osservata anche durante la Rivoluzione Culturale anche se con alcune differenze. Poiché non si potevano comprare raffigurazioni del Dio della Cucina, c’era chi se le dipingeva da sè e appendeva distici sempre scritti da sè. In alcune località la mancanza bastoncini d’incenso da comprare si ovviava con sigarette di buona qualità.

Ai nostri giorni le raffigurazioni del Capodanno disponibili hanno motivi tradizionali quali i Guardiani della Porta, il Dio della Cucina, bambini paffuti con pesci, peonie, pesche, pesci rossi, fenici con peonie, temi da opere cinesi e scene tratte dalla mitologia. Altre combinano il vecchio con il nuovo, ad esempio bambini, contadini e mogli che portano ceste piene di pesci o fiori di loto e pesche. Inoltre, si possono trovare anche temi modernissimi quali l’esplorazione dell’universo, anche se dipinti nello stile tradizionale.

Certo tra la generazione giovane e di mezza età delle città, la credenza nelle vecchie deità è pressoché svanita e anche nelle cam-pagne il numero di persone che osserva i vecchi costumi è sicuramente diminuito. In ogni caso, però, i preparativi per la festa cominciano ancora intorno al 23° giorno dell’ultimo mese, giorno in cui il Dio della Cucina veniva solitamente onorato. L’attività lavorativa rallenta e tutte le fatiche sono incentrate sugli acquisti, sulla manifattura di nuovi indumenti e sulla decorazione della casa. Molte coppie scelgono questo giorno di festa per il loro matrimonio e i bambini cominciano a fare esplodere petardi due settimane prima della Festa di Primavera.

Come un tempo, viene data grande importanza al mangiare e al bere, e la gente preferisce ancora regalare generi alimentari (alcuni anni fa solo a Pechino vennero venduti circa tre milioni e mezzo di polli freschi o surgelati, un milione di anatre e grandi quantità di carne d’agnello, manzo e maiale) Inoltre, attualmente vengono acquistati dolci e giocattoli per i bambini, elettrodomestici, stereo, compact-disc ecc.

Le case ricevono una pulizia completa, i mobili spolverati, la biancheria da letto lavata. Anche gli uffici vengono puliti e persino le strade vengono spazzate con una cura particolare (durante la Festa di Primavera del 1981 gli spazzini delle strade di Beijing vennero pubblicamente lodati per il “loro grande contributo alla salute e igiene pubblica nella capitale”). La vecchia superstizione che questa pulizia avrebbe eliminato le sfortune e portato la buona fortuna è diventata ora una semplice buona abitudine.

Si inizia a preparare piatti di cibo due o tre giorni in anticipo. I ravioli sono un “must” nella Cina settentrionale, naturalmente. Quando tutto è pronto, cominciano le decorazioni. Sugli edifici pubblici vengono appese lanterne da cerimonia con fiocchi rossi e gialli e strisce di carta colorata con distici. Le vetrine e le esposizioni multicolori attraggono gli occhi. Oggi le strisce di carta colorata generalmente recano solo alcune parole, come “Festa di Primavera” o “Capodanno”. In casa si preferiscono fiori o lanterne. Tutti cercano di essere a casa per la vigilia del Capodanno e una volta riunita la famiglia, di solito ci si scambia piccoli regali. Per i bambini ci possono essere dei nuovi vestiti, giocattoli, dolci o una piccola somma di denaro. Nelle famiglie all’antica ci sono regali anche per gli anziani (ai nonni e ai parenti acquisiti si fanno ancora oggi per la maggior parte doni di cibo). Quindi arriva il banchetto. In molte famiglie sulla tavola viene posto un grosso pesce, intero, per simbolizzare l’unità della famiglia. Per questa occasione si cerca di mettere in tavola il meglio di tutto. Molte famiglie quindi guardano programmi televisivi fino a mezzanotte, essendo questo divenuto uno dei passatempi preferiti. Se il primo giorno dell’anno è dedicato ai festeggiamenti e alle visite ai parenti, il secondo e il terzo giorno si visitano amici e conoscenenti per scambiarsi gli auguri. Negli ultimi anni i negozi sono aperti anche nei giorni di festa e sempre più persone preferiscono acquistare in quel periodo poiché vi è meno affollamento.

E se c’era un tempo in cui i contadini dello Shandong consideravano un anno buono quello in cui potevano comprare abbastanza stoffa per rattoppare i vecchi indumenti, oggi, diversamente, la Festa di Primavera non reca con sé la temuta riscossione di debiti, tassi d’interesse da usura, canoni d’affitto esorbitanti, ma voglia di festeggiare e magari… di spendere!

Mauro Pascalis – Frammenti d’Oriente, dicembre 1998

7 febbraio 2011 Posted by | Ascoltare, Azioni, Cultura, Guardare, Musica, pensieri | , , , , , | Lascia un commento

Le basi matematiche dell’I Ching

Tratto da: LA BUSSOLA D’ORO

Estratti da un articolo del 1974 di Martin Gardner sull’analisi combinatoria del Libro dei Mutamenti
MARTIN GARDNER

L’I Ching, o Libro dei Mutamenti, è uno dei più antichi libri del mondo ed anche uno dei più enigmatici. Per più di 2000 anni è stato usato in Oriente come libro di divinazione ed è tuttora studiato con rispettosa deferenza come sorgente della saggezza confuciana e taoista.
[…]

Cielo Anteriore - Fu Xi

Il fondamento combinatorio dell’I Ching consiste in 64 esagrammi. Essi mostrano ogni possibile permutazione di due tipi di linee prese sei alla volta. Ogni esagramma ha un nome tradizionale cinese. I due tipi di linee rappresentano la dualità di base della metafisica cinese: la linea spezzata corrisponde allo yin, la linea intera allo yang. Prendendo 2 linee alla volta ci sono 2×2=4 possibilità di combinarle formando i cosiddetti digrammi e 2x2x2=8 possibilità di formare trigrammi.
[…]
Ci sono due modalità antiche per rappresentare gli otto trigrammi in un cerchio. La più antica, conosciuta come disposizione di Fu Xi dal nome del mitico fondatore della prima dinastia cinese (la dinastia Xia, 2205-1766 a.C.) è riportata qui di fianco. Si noti che le coppie opposte sono complementari sia per quanto riguarda il significato simbolico che dal punto di vista matematico poichè ogni elemento si ottiene dall’altro sostituendo le linee yin con le yang e le linee yang con le yin. Questa disposizione, che solitamente incornicia il famigliare simbolo  dello yin-yang, è tuttora largamente utilizzata in Cina, Giappone e Corea come augurio di buona fortuna da appendere sulla porta o da riprodurre sui gioielli. E’ anche chiamata “cielo anteriore” o “disposizione primaria”.

Cielo Posteriore - Re Wen

La disposizione di Re Wen (dal nome del leggendario padre del fondatore della dinastia Zhou), riprodotta qui di fianco (detta anche “cielo posteriore” o “disposizione del mondo interiore”), abbandona il posizionamento complementare della sequenza di Fu Xi, di modo che i trigrammi posti ai punti cardinali della bussola simbolizzano le stagioni in ordine ciclico. Partendo dal sud ☲ (tradizionalmente mostrato in alto) e muovendosi in senso orario i trigrammi disposti ai punti cardinali rappresentano estate ☲, autunno ☱, inverno ☵ e primavera ☳.

La più antica disposizione dei 64 esagrammi, che è conosciuta come sequenza di Re Wen, è l’ordine in cui essi appaiono nell’I Ching (si veda l’immagine riportata qui di seguito).
[…]
Si noti che gli esagrammi sono appaiati in un modo singolare. Ogni esagramma dispari è seguito da un esagramma che è o il suo inverso o il suo complementare. Se l’esagramma dispari è simmetrico (rimane uguale anche se rovesciato), viene complementato per produrre l’esagramma successivo. Se manca di simmetria, viene invertito.

Sequenza 64 esagrammi - Re Wen

C’è un qualche tipo di ordinamento matematico che determina la sequenza in cui le coppie di esagrammi si susseguono l’un l’altra? Questo è un problema irrisolto.

Di volta in volta uno studioso dell’I Ching annuncia di aver scoperto uno schema matematico sottostante la sistemazione delle coppie, ma ogni volta un’indagine più ravvicinata rivela che sono state fatti tanti e tali assunti arbitrari da far in modo che in effetti l’ordine fosse imposto prima che esso emergesse dall’analisi.

Per quanto si possa conoscere, le coppie dell’ordinamento di Re Wen sono disposte in ordine casuale e non vi sono basi conosciute per determinare quale membro di una coppia preceda l’altro.

Solo nell’undicesimo secolo gli studiosi cinesi scoprirono una modalità di ordinamento degli esagrammi molto semplice ed elegante. Questa sistemazione è attribuita a Fu Xi (si veda l’illustrazione riportata qui di seguito).

Suddivisione di Fu Xi – (sequenza 1.2.4.8.16.32.64)

Lo spazio bianco in basso rappresenta il Tai Chi, lo stato dell’universo quando era “senza forma, e vuoto” (come riporta Genesi 1:2).

Questo caos indifferenziato si divide nelle metà yin (nera) e yang (bianca) della riga 1. Nella riga 2 vediamo lo yin suddividersi in yin e yang e similmente lo yang. Questa suddivisione binaria continua per sei passi verso l’alto.

Lo schema ora rivela automaticamente tutti i poligrammi di ordine da 1 a 6. Dividendo le righe 1 e 2 verticalmente in quattro parti uguali e rimpiazzando in ciascuna parte il nero con la una linea spezzata ed il bianco con una linea intera si ottengono i quattro digrammi.

Le righe 1, 2 e 3 divise verticalmente in otto parti uguali generano gli otto trigrammi. Le righe 1, 2, 3 e 4 in 16 parti danno i 16 tetragrammi, le righe 1, 2, 3, 4 e 5, in 32 parti danno i 32 pentagrammi, e le righe 1, 2, 3, 4, 5 e 6, in 64 parti, danno i 64 esagrammi.

L’illustrazione successiva mostra gli esagrammi nel loro tradizionale ordine di Fu Xi, o “naturale”.

Ordine naturale - sistema tradizionale di Fu Xi

Procedendo da sinistra a destra, a partire dalla prima riga del quadrato, gli esagrammi corrispondono a quelli riportati nello schema di Fu Xi letto sempre da sinistra a destra.
Possiamo ora capire perchè Leibniz, che pensava di aver inventato il sistema binario alla fine del 17° secolo, fosse così stupefatto dopo aver appreso per la prima volta della sequenza di Fu Xi da Padre Bouvet, un missionario gesuita in Cina.

Sostituiamo 0 ad ogni linea spezzata, 1 ad ogni linea intera, poi prendiamo gli esagrammi in ordine, leggendo ognuno di essi dal basso verso l’alto ed otteniamo la sequenza: 000000, 000001, 000010, 000011, …, 111111. Non si tratta di nient’altro che di contare i numeri da 0 a 63 espressi in notazione binaria.

Sia Leibniz che Padre Bouvet erano convinti che Fu Xi, colpito dall’ispirazione divina, avesse scoperto l’aritmetica binaria, ma non c’è nessuna chiara evidenza di questo.

Gli studiosi dell’I Ching dell’11° secolo non avevano fatto niente di più che scoprire una modalità naturale di disporre gli esagrammi.

Non fu che al tempo di Leibniz che la sequenza di Fu Xi venne riconosciuta isomorfa ad un’utile notazione aritmetica.

Poichè il potere del 2 si esplica ovunque nelle strutture matematiche e fisiche, non è sorprendente che gli studiosi cinesi siano stati capaci di applicare gli esagrammi praticamente a qualunque cosa, dalla struttura dei cristalli al sistema solare ed al cosmo.

Z.D. Sung, nel suo dilettevole libretto The Symbols of Yi King (Shanghai, The China Modern Education Company, 1934), racconta come stava facendo ruotare una scatola di cerini in mano un giorno (per simulare la rotazione della Terra in orbita attorno al Sole) quando improvvisamente percepì un modo naturale per generare gli otto trigrammi agli angoli di un cubo.

Otto trigrammi in disposizione 3D - Angoli di un cubo

Supponendo che le tre coordinante cartesiane di un cubo unitario, x, y e z, indichino la prima, la seconda e la terza cifra di un numero binario a 3 cifre, indichiamo con 000 l’angolo d’origine delle coordinante.

Gli altri angoli corrispondono ai numeri binari di tre cifre da 0 a 7, dove 0 e 1 indicano la distanza dell’angolo dall’origine di ogni linea coordinata. Gli otto numeri corrispondono, naturalmente, agli otto trigrammi, con i trigrammi complementari disposti agli angoli diametricalmente opposti del cubo. Con una procedura simile gli angoli di un ipercubo unitario genera i poligrammi di ordine superiore.

Invece di avventurarsi nelle dimensioni superiori, Sung divide il cubo in 64 cubi più piccoli che egli identifica con i 64 “modi” del sillogismo classico. (La premessa maggiore, la premessa minore e la conclusione di un sillogismo possono prendere ognuna quattro forme differenti generando 64 possibili modi.)
[…]

(tratto da: “The combinatorial basis of the ‘I Ching’, the Chinese book of divination and wisdom”, Scientific American 230, gennaio 1974)

Traduzione di Valter Vico
Immagini di Tiziano Mattei (l’immagine dell’ordine degli esagrammi di Fu Xi è di Pierre Faure)

23 gennaio 2011 Posted by | Arte, Guardare, pensieri, Progetti, Scienza | , , , , | 2 commenti

I Ching e il 2012: la fine del tempo?

La data culmine del calendario Maya, il punto zero dell’onda I Ching, il passaggio invisibile di McKenna e la porta senza porta di Mumon hanno sicuramente qualche connessione.

La Ruota del Dharma

I primi tre appartengono al mondo intero, che alcuni a volte chiamano (forse esagerando) momento di elevazione spirituale collettiva e/o di punto critico evolutivo, mentre il quarto elemento non ha corrispondenze se non nella ricerca di quella porta senza porta.

Se una porta non ha una porta vi chiederete: da dove si entra?

Probabilmente dalla nostra natura, dal nostro stesso essere, dalla nostra buddhità potenziale.

Buon viaggio!

Vincenzo Di Maio

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Articolo tratto da: LA BUSSOLA D’ORO

a cura di VALTER VICO

Cosa succederà il 21 dicembre 2012, data culminante del calendario Maya e “punto zero” dell’onda temporale calcolata a partire dagli esagrammi dell’I Ching?

Invisible Landscape

Terence McKenna non vedrà l’alba del solstizio d’inverno del 2012, ma le sue previsioni numerologiche estrapolate dalla successione degli esagrammi dell’I Ching sono tornate di grande attualità grazie agli innumerevoli siti internet dedicati al “mistero” del 2012 ed al clamore mediatico suscitato da questo argomento.

Esponente di punta del movimento psichedelico, Terence McKenna, che si definiva “etnobotanico”, morì nel 2000 all’età di 53 anni per una grave forma di tumore cerebrale.

Nel 1975, a seguito di una esperienza allucinatoria a La Chorrera, nella giungla amazzonica, assieme al fratello Dennis, aveva scritto “The Invisible Landscape. Mind, Hallucinogens and the I Ching” (Il paesaggio invisibile. Mente, allucinogeni e l’I Ching).

E’ un testo disordinato ed a tratti affascinante che spazia dallo sciamanesimo alla teoria olografica della mente e dell’universo passando attraverso l’analisi chimica degli effetti degli allucinogeni, la matematica dei frattali e la numerologia del Libro dei Mutamenti.

Come ormai tutti sanno i Maya avevano elaborato un calendario, il “lungo computo”, che calcolava il tempo trascorso dalla creazione del mondo che sarebbe avvenuta l’11 agosto 3114 a.C.. Secondo questo calendario il nostro 21 dicembre 2012 corrisponderà alla data 13.0.0.0.0 che segnerà l’inizio di un nuovo ciclo ed al contempo la fine del ciclo precedente.

Il problema è che, secondo la mitologia maya, pare che l’attuale sia la quarta creazione del mondo, in quanto le divinità maya, insoddisfatte dei risultati ottenuti, proprio in data 13.0.0.0.0 avrebbero distrutto le tre precedenti.

Si comprende allora la preoccupazione di coloro che, legittimamente, ritengono che il nostro universo non sia migliore dei predenti.

Terence McKenna sosteneva di non essere stato a conoscenza della profezia maya durante la stesura del libro nel quale, a partire da ingegnosi calcoli numerologici sulla serie degli esagrammi dell’I Ching, disegna, descrive e commenta una particolare funzione d’onda frattale, denominata “Timewave Zero”, che termina singolarmente proprio in corrispondenza della data del solstizio d’inverno 2012.

Questa “onda del tempo” descriverebbe il “livello di novità” nelle varie epoche della storia umana ed universale mettendone in evidenza i principali salti evolutivi dal Big Bang alla nascita della specie umana fino ai principali avvenimenti storici. L’onda termina il 21/12/2012 dove raggiunge il livello “zero”, quello assoluto di massima “novità”.

 

Timewave Zero

La fine del tempo? La funzione matematica non ci può dire cosa ci aspetta dopo la data fatidica, per cui si apre il campo alla pura speculazione filosofica.

Tra le varie ipotesi suggerite dai McKenna trovo particolarmente interessante quella per cui il nostro universo materiale si dissolverebbe e noi tutti verremmo trasformati in puri esseri di luce e consapevolezza.

Nel frattempo esaminiamo più in dettaglio la costruzione dell’onda temporale.

I McKenna partono dall’ipotesi che nella remota antichità i cinesi utilizzassero un calendario lunare di 13 lune, cioè 384 giorni, uno per ogni linea degli esagrammi dell’I Ching (64 esagrammi x 6 linee ciascuno = 384 linee totali).

Un simile calendario, per quanto possa sembrare strano, è in realtà più preciso del nostro e richiede all’incirca una correzione di un giorno ogni 10 anni.

Moltiplicando l’anno di 13 lune per un fattore di scala 64, corrispondente al numero totale degli esagrammi, si ottiene un ciclo di circa 67 anni solari che corrisponde a circa 6 cicli delle macchie solari, uno per ogni linea di un esagramma.

Moltiplicando ancora per 64  e poi per 6 si ottiene un ciclo di 25836 anni corrispondente  a 12 età zoodiacali ed al ciclo completo di precessione degli equinozi.

Si tratta indubbiamente di riferimenti astronomici interessanti ed il processo può continuare moltiplicando su scala sempre maggiore verso l’alto oppure dividendo verso il basso.

 

I CHING - 64 esagrammi

Complessivamente, partendo dalle frequenze temporali subatomiche fino ad arrivare all’età dell’universo, si possono trovare 26 livelli gerarchici di cicli temporali di 64 periodi in cui ogni periodo può essere associato ad un esagramma.

Ogni livello riproduce il comportamento della forma generale per cui è possibile definire una struttura frattale che ha come base il grafico di andamento della successione dei 64 esagrammi.

Questo grafico può essere costruito in molti modi, i McKenna sono partiti dal calcolo del numero di linee che cambiano nel passaggio da un esagramma al successivo della serie elaborando una sequenza di base in 64 punti che è poi servita alla definizione dell’onda temporale frattale (per chi è interessato agli algoritmi tutti i procedimenti di calcolo sono riportati nel libro).

Il grafico della funzione matematica, ricavata dai cambiamenti che avvengono negli esagrammi dell’I Ching nel corso del tempo, rappresenterebbe quindi l’andamento dell’indice di “novità”, qualunque cosa ciò possa significare, per cui possiamo aspettarci che evidenzi i salti evolutivi più importanti nella storia dell’umanità, del nostro pianeta e dell’universo. Il problema è quello di trovare i corretti parametri di riferimento temporale, anche perchè una caratteristica fondamentale dell’onda è quella di terminare in un “Punto Zero” in cui i valori di tutti i cicli e sottocicli convergono a zero. Cioè la “novità” infinita, il cambiamento totale.

La fine del tempo? La fine del mondo? Il Giudizio Universale? L’inizio di una nuova era? Non lo sappiamo e non possiamo saperlo, però sarebbe interessante sapere quando succederà.

I McKenna, non sarebbero stati all’epoca a conoscenza della profezia Maya sul 2012, per cui avrebbero calcolato quella data a partire dall’analisi dei principali avvenimenti storici e geologici.

Calendario Solare Maya

Senza dubbio il 1945, 67 anni solari o 64 anni lunari prima del 2012, con l’inizio dell’era atomica rappresenta un significativo salto di “novità”, ma le “date” precedenti proposte, fra cui l’apparizione dei mammiferi sulla Terra e lo sviluppo del linguaggio umano, non sono in alcun modo verificabili.

In ogni caso è interessante notare che l’onda del tempo non evidenzia in modo significativo le precedenti distruzioni del mondo ad opera delle divinità maya che dovrebbero essere avvenute nel 3144, 8240 e 13366 a.C..

Non abbiamo quindi alcun dato significativo per sostenere che secondo il Libro dei Mutamenti il mondo terminerà il 21 dicembre 2012, ma in un prossimo articolo interrogheremo l’oracolo per sapere se il governo reggerà fino a quella data.

Valter Vico

23 gennaio 2011 Posted by | Ascoltare, Cultura, Guardare, Idee, pensieri, Scienza | , , , , , | Lascia un commento

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