Vincenzo Di Maio's Blog

Azioni Idee e Progetti

Il ruolo della Repubblica Italiana nella Coalizione NATO

Il ruolo dell’Italia nella coalizione NATO. Stato membro o piattaforma strategica?

SABATO 29 OTTOBRE 2011

L’Associazione Millennium ha organizzato per sabato 29 ottobre, alle ore 17.00, una conferenza dal titolo “Il ruolo dell’Italia nella coalizione Nato. Stato membro o piattaforma strategica?”.
L’incontro avrà luogo nella Sala “Padre Antonio di Monda” del chiostro del convento di San Francesco, in piazza Dogana della città di Benevento.
Interverrà il giornalista Fabrizio Di Ernesto, membro della redazione di Agenzia Stampa Italia ed autore dei volumi “Petrolio, finanza e cammelli” e “Portaerei Italia”.

Il tema sarà di importanza cruciale perchè riguarderà qualcosa che sembra sia stato dimenticato negli ultimi venti anni, ossia il fatto che potenze straniere, come gli eserciti inglesi e americani, presiedono lo stivale italiano in quelle basi che ufficialmente appartengono alla NATO, l’organizzazione del trattato nord-atlantico che l’Italia ha firmato dopo la fine della seconda guerra mondiale, un trattato che però già allora non venne accolto molto bene, compreso Alcide De Gasperi che sembra sia stato il firmatario per l’Italia.
Il motivo? Potremmo dire riassumendo che sono tutte questioni politiche che riguardano la situazione dell’Italia al termine della seconda guerra mondiale, ma penso che Fabrizio Di Ernesto saprà spiegare molto approfonditamente la questione ed anche meglio di me.

Vi aspetto tutti a Benevento!

Vincenzo Di Maio

Il ruolo della Repubblica Italiana nella Coalizione NATO

Il ruolo della Repubblica Italiana nella Coalizione NATO

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19 ottobre 2011 Posted by | Azioni, Idee, Progetti | Lascia un commento

LAO ZI: Meditazioni sull’Acqua

Ci sono degli aforismi di Laozi sul tema dell’acqua estrapolati dal suo Dao De Jing, i quali messi insieme donano il senso e l’importanza simbolica dell’acqua per il sommo maestro:

Al mondo niente è più cedevole dell’acqua.
La Via dell’acqua è infinitamente ampia è incalcolabilmente profonda.
Si estende indefinitamente e fluisce senza limiti.
Abbraccia tutta la Vita senza preferenze.
Non cerca ricompense, arricchisce il mondo intero senza mai esaurirsi.
La sua Natura sottile non può essere afferrata, colpiscila e non la danneggierai, forala e non la ferirai, tagliala e non la squarcerai, bruciala e non farà fumo.
Cedevole e fluida non può essere distrutta, riesce a penetrare anche nel metallo e nella pietra.
E’ così forte da sommergere il mondo intero.
Si concede a tutti gli esseri, senza ordine di preferenza.
Essa è definita suprema virtù.
Il motivo per cui l’acqua impersona questa suprema virtù è perchè essa è cedevole e morbida.
Quindi, io dico che le cose più morbide dominano le cose più dure.
Il non-essere non ha lacune, perciò la Via è davvero grande.

Se vogliamo tentare di definire almeno due od anche tre significazioni per ogni aforisma, contestualizzandoli nella complessità della dottrina SanJiao per non renderne un senso arbitrario applicandoli nella complessità sociologica contemporanea, penso che non pochi potrebbero essere i sensi di comprensione del testo, forse anche illimitati e più profondi dello stesso sommo poema di Dante Alighieri.

L’acqua è un elemento di purezza e di fluidità semplice che scorre cedendo agli ostacoli ma senza mai arrestarsi rispetto all’obiettivo di attraversare kilometri per raggiungere tanto un lago quanto un mare.

Considerando che dalla dottrina SanJiao possiamo ricavare tre prime frattalità sistemiche correlate, possiamo ricavare una prima significativa direzione di contestualizzazione intellegibile: la dimensione intramondana delle correlazioni sociali, la dimensione extramondana delle correlazioni biologiche e vitali e la dimensione ultramondana delle correlazioni etiche e spirituali di ogni persona, come anche di eventuali soggettività sociali che possono amplificarsi al punto di essere un vero e proprio fiume di mutazione sociale.

Lasciando a voi stessi ogni possibile considerazione personale, tale che non vada ad ingabbiare la propria riflessione sugli elementi di applicazione metodologica che ora abbiamo posto per favorire la chiarezza allontanando le confusioni, andiamo a cercare di scendere maggiormente in profondità rispetto alla molteplicità complessa delle significazioni.

Il Fiume del Tao

Il Fiume del Tao

1. Al mondo niente è più cedevole dell’acqua.

L’elemento chiave di questo aforisma sta nella cedevolezza dell’acqua e pertanto rivela la cedevolezza di una soggettività, una mansuetudine soggettiva che si pone con un fare sereno e senza affanno.

2. La Via dell’acqua è infinitamente ampia è incalcolabilmente profonda.

L’elemento chiave di questo secondo aforisma sta nella Via dell’acqua, o se preferite nelle modalità di come l’acqua agisce lungo l’avanzamento immaginario della linea dello spazio-tempo, una modalità che nella sua pervasività leggera è infinitamente ampia e quindi estensivamente moltiplicatrice, come anche incalcolabilmente profonda e quindi di come intensivamente  scava lungo il sentiero del movimento e del mutamento.

3. Si estende indefinitamente e fluisce senza limiti.

L’elemento chiave di questo terzo aforima sta nell’aggettivazione delle modalità di estensione del raggio di azione dell’acqua, in quanto essa possiede una o più fonti contestuali che tendono a convergere oppure a divergere ma sempre nella stessa direzione, un modo che nelle parole di Lao zi sarebbe quello di non-agire, di agire silenziosamente e minuziosamente con grande zelo, osservanza e rispetto del prossimo, un indefinito fluire che non ha limiti.

4. Abbraccia tutta la Vita senza preferenze.

L’elemento chiave di questo quarto aforisma dell’acqua sta nel verbo ‘abbracciare’ come anche nell’oggetto dell’abbraccio, la Vita, e nella modalità di abbraccio che é l’assenza di preferenze, laddove l’abbracciare sta nell’applicazione dell’accoglienza ma senza per questo sottostare ad ostacoli, in quanto il discrimine sta nella Vita che è espressione di compatibilità, laddove l’incompatibilità diventa ostacolo da surclassare, da evitare, ma sempre senza preferenze, senza giudicare.

5. Non cerca ricompense, arricchisce il mondo intero senza mai esaurirsi.

L’elemento chiave di questo quinto aforisma sulla vita dell’acqua sta nel verbo arricchire, ovvero rendere ricchi gli altri, il mondo intero, ossia donare senza ricompense, un arricchimento che non è precipuamente materiale ma è soprattutto spirituale, ovvero di cordiale comprensione, di gentile apertura, di sforzo empatico di immedesimazione, ma sempre senza che ciò diventi ostacolo al proseguimento dello scopo, dell’obiettivo, come della propria integrità, un modo di non-agire che non si esaurisce mai.

6. La sua Natura sottile non può essere afferrata, colpiscila e non la danneggierai, forala e non la ferirai, tagliala e non la squarcerai, bruciala e non farà fumo.

L’elemento chiave di questo sesto aforisma sull’essenza dell’acqua sta nell’aggettivazione della sua precipua natura, un essenza, un modo di essere, di non-agire, che è sottile, fine, raffinato, che protende verso l’elevato, verso l’elevazione, e che pertanto è difficile da comprendere per gli altri, è difficile bloccarla, fermarla, arrestarla, in quanto se viene colpita non si danneggia perchè continua il suo percorso, se viene forata non si ferisce perchè si ricompone un attimo dopo, se viene tagliata non si squarcia perchè subito si rimargina, se viene bruciata non farà fumo perchè si volatilizza come vapore.

7. Cedevole e fluida non può essere distrutta, riesce a penetrare anche nel metallo e nella pietra.

L’elemento chiave di questo settimo aforisma, e quindi di questo settimo senso sulla capacità dell’acqua, sta nel verbo penetrare, un’acqua che fluisce cedevolmente ma che si infiltra in tutte le insenature, in tutte le minime aperture che le permettono di continuare a scivolare, a fluire, a scorrere nello spazio insieme al tempo e al variare delle stagioni, insinuandosi e fendendo pian piano anche il metallo più duro, come anche nella pietra più resistente.

8. E’ così forte da sommergere il mondo intero.

L’elemento chiave di questo ottavo aforisma sta nel verbo sommergere, nella copertura di ogni spazio e di ogni anfratto, una progressiva discesa verso un mare cosciente che si muove e purifica se stesso lungo il disegno delle coste che ne limitano il motus, un movimento perpetuo come l’energia, come il Qi, come il potere del Cielo, talmente forte che quella piccola goccia di’acqua, colata dalle più profonde insenature di montagna, ha attraversato anch’essa kilometri per poi riaffacciarsi al mare.

9. Si concede a tutti gli esseri, senza ordine di preferenza.

L’elemento chiave di questo nono aforisma sta nel verbo concedere, nel cedere insieme verso un progetto, un idea, un’azione che arricchisce entrambi senza farci impoverire, una disponibilità verso l’aiuto che è rivolta verso tutti gli esseri, siano essi uomini e animali, siano essi alberi e montagne, una predisposizione verso gli altri che non fa preferenza ma che neanche pone verso la morte, perchè anche l’acqua dopo l’aiuto che offre alla Vita ritorna ad essere totalmente sé stessa.

10. Essa è definita suprema Virtù.

L’elemento chiave di questo decimo aforisma sta nel verbo definire, il quale proprio per le caratteristiche intrinseche dell’acqua va a descrivere un’aspetto saliente che è il fatto di essere suprema virtù, una virtù che supera ogni definizione per la caratteristica dinamica dell’acqua in qualità di fondamentale elemento agente della Vita.

11. Il motivo per cui l’acqua impersona questa suprema virtù è perchè essa è cedevole e morbida.

L’elemento chiave di questo undicesimo aforisma sta nel verbo impersonare, proprio per evidenziare l’aspetto contestuale della simbologia espressa dall’acqua, proprio per non confondere il senso significativo dell’acqua con realtà più complesse come le relazioni umane.

12. Quindi, io dico che le cose più morbide dominano le cose più dure.

L’elemento chiave di questo dodicesimo aforisma sta nel verbo dominare, nel dominio assolto dall’acqua sul mondo, come anche il dominio delle cose più morbide sulle cose più dure, una potenza che può scaturire soltanto dal dominio di sé stessi, come dei propri istinti, una potenza che supera di gran lunga ogni forza, anche nella qualità intrinseca dell’umano più debole del mondo.

13. Il non-essere non ha lacune, perciò la Via è davvero grande.

L’elemento chiave di questo tredicesimo ed ultimo aforisma, sta nell’emersione di un nuovo soggetto, di un elemento fondamentale per la comprensione dell’essenza intrinseca dell’acqua, un modo di essere che si distigue per il suo non-essere, per il suo modo di vivere semplice, il suo modo di agire facile ed incentrato sulla conoscenza di sé stessi e delle proprie debolezze, il suo modo di pensare che è spontaneo ed allo stesso tempo rispettoso di ogni controparte, un non-essere che in questo modo non ha lacune, non sbaglia, non erra, ma continua imperterrito ad incalarsi e a fluire, convergendo sempre più con altre nuove gocce d’acqua che scorrono imperterriti insieme sincronicamente e diacronicamente come un ruscello che diventa torrente, che diventa rivo, che diventa cascata, che diventa un grande fiume, talmente grande che sovrasta ogni cosa come la piena di un fiume in un giorno di tempesta, che imperterrito scivola inarrestabile verso il mare.

E’ stato un viaggio, un bellissmo viaggio, fatto con voi, insieme a voi, con la mia scrittura im-presa dalla vostra lettura, un fluire scorrevole che come un fiume è arrivato al suo mare.
Buon fluire!

Vincenzo Di Maio

3 aprile 2011 Posted by | Aforismi, Arte, Ascoltare, Azioni, Cultura, Musica, Progetti | , , , , , , | 2 commenti

NODULO COGNITIVO n.1 – la questione politica delle risorse strategiche

Il nodulo è una concezione medica che sta a significare la descrizione di un piccolo rigonfiamento del tronco e dei rami maggiori dovuto a una gemma sottostante non sbocciata e che pertanto innesca dinamiche biologiche di riflusso energetico (biologico, chimico e fisico) che creano confusioni all’interno del sistema umano e correlative disfunzioni a più dimensioni e pertanto distinguibili dal grado di complessità.

In medicina il nodulo è un groviglio di tessuti tumorali

In medicina il nodulo è un groviglio di tessuti tumorali

In ambito antropologico e cognitivo, il nodulo si contraddistingue per l’effetto di complicare la comprensione della realtà nelle persone, manifestando socialmente le reazioni in omogeneizzazioni ideologiche di controversi raggruppamenti sociali.

In questo frangente, andando oltre la specificità epistemologica della correlazioni interne ai nessi sociologici per la comprensione dei ‘fatti sociali’ (o se preferite delle fenomenologie sociali), ciò che in particolare ci interessa in questo frangente è la correlazione fra le confusioni cognitive generate volontariamente, involontariamente e accidentalmente nei passaggi sociali e spazio-temporali di trasmissione, di elaborazione e di rielaborazione sociale del sapere, con particolare riguardo e riferimento al tema della definizione delle risorse strategiche e delle relative impostazioni di approccio applicativo delle stesse.

Risorse strategiche

Risorse strategiche

Prima di tutto c’è da evidenziare una disfunzione cognitiva personale che distorce rifrangendo le informazioni orginarie (proprio allo stesso modo di come avviene per la luce che attraversa i vetri e/o superfici trasparenti come l’acqua o addirittura dell’energia cosmica che, secondo me, distorce la visione einsteiniana dei fotoni che comunicano una relativa posizione oggettiva nello spazio, NdA) in formulazioni apparentemente uguali ma in realtà totalmente differenti.

C’è da evidenziare in questo frangente anche una fenomenologia che potremmo definire come il problema del telefono senza fili di infantile memoria, un gioco che i bambini utilizzavano per vedere come una parola bisbigliata nell’orecchio cambiava totalmente la struttura fonetica per diventare un’altra parola e/o addirittura una parola nuova, una situazione sociale che per certi versi è analoga al problema della zizzania dove intenzionalmente un informazione falsa viene spacciata per vera e/o dove una persona comunica una falsa notizia vera, ossia una notizia credibile e quindi materialmente possibile, tale che innesca meccanismi di reazione sociale che riproducono non solo il messaggio originario ma che esso addirittura viene ulteriormente distorto in nuove strutturazioni di significato.

Oltre alle fenomenologie di passaggio sociale involontario come il primo, e di passaggio sociale volontario come il secondo, abbiamo una terza tipologia che si connette alle precedenti ma nella conformazione di passaggio sociale accidentale, laddove la questione si potrebbe definire come il problema dell’incidente, laddove per circostanze inspiegabili le informazioni mutano conformazione in situazioni diverse nello spazio e nel tempo, tipologie di casistiche simili alla dimensione archeologica, come ad esempio i ritrovamenti delle popolazioni maya e aztechi, laddove ‘sembrerebbe’ che i reperti oggi rinvenuti, rimasti come risultati dell’effetto devastante dell’etnocidio innescato dal colonialismo spagnolo, ci riportano soltanto alcuni frammenti dello splendore di un’antica civiltà dove gli stessi conquistadores per definire Tenochtitlan asserivano di non aver mai visto città più grandi ed efficienti a quel tempo.

Tralasciando la definizione dell’insieme delle fenomenologie rifrattive di distorsione, contorsione e/o riflessione delle informazioni lungo il percorso dello spazio-tempo, va evidenziata l’identità del nodulo quale conformazione caotica, controversa e contraddittoria di prospettive diverse verso una stessa questione, degli aspetti che addirittura si contrastano reciprocamente come se fossero realtà totalmente differenti, dei contrasti sociali che si sviluppano dalla presenza sociale di determinate conformazioni ideologiche di parte fomentate dal grado di rigidità degli schemi mentali, da determinati interessi particolaristici e/o addirittura da specifici soggetti corruttivi che incitano verso la delegittimazione di tutte le forme di eterodossie diverse dallo schema originario di configurazione strutturata nello spazio e nel tempo.

Rifrazione fisica tra vetro e aria

Rifrazione fisica tra vetro e aria

Stiamo parlando di correlazioni presenti fra differenti conformazioni sociali che si identificano e si manifestano mediante specifiche strutturazioni ideologiche che, nell’ambito della storia dell’Occidente, derivano da coniugazioni conflittuali fra teoria e prassi, una dimensione che nello specifico vede come le teorie dell’intellighentia sociale, educata contestualmente su testi scritti da derivazioni cognitive élitarie ed élitiste, vanno a sovraimprimersi sulle pratiche naturali delle relazioni antropologiche tradizionali connotate ai popoli che possiedono antiche radici culturali che si perdono nella storia (ovviamente i popoli che oggi sono privi di una certa profondità nelle proprie radici culturali, come ad esempio la cultura inglese e quella americana, appartengono a categorie che vanno ad identificarsi mediante processi e fenomenologie sociali ben distinte, laddove la compattezza sociale di tipo conformista, isolanista ed isolazionista di questi soggetti non-antropologici, si inscrive in radici storiche pressocchè recenti, in quanto susseguenti alla civiltà imperiale latina e romana, NdA).

Tornando, in particolare, alla storia continentale dell’Europa Magna, contraddistinta dalla comunanza nell’uso della lingua latina, da relazioni interculturali di antica memoria e da complesse correlazioni antropologiche con soggettività isolane ed isolazioniste fuori dalle Colonne d’Ercole (forse Dante aveva qualche ragione a non voler far uscire Ulisse dal mediterraneo?  – Cfr. Canto XXVI° dell’Inferno, NdA), questi noduli vanno a conformarsi in particolare in epoca moderna mediante fenomenologie di imprissione sociale delle élites monarchiche ed aristocratiche sulle tradizioni popolari creando non poche problematiche di consequenzialità e di effetti sociali che progressivamente hanno intaccato gli equilibri delle innumerevoli tradizioni locali che si sono accomunate da vicinanze semantiche e culturali in genere che, ad esempio, hanno messo in correlazione la penisola italica lungo secoli di storia al punto che l’evidenza di tali correlazioni ha potuto far emergere un’identità nazionale che si è avuta come conseguenza delle dinamiche antropologiche innescate dalla creazione della Francia feudocratica di Pipino il breve, contrastando di fatto la ri-creazione dell’unità continentale insita nelle spinte antropologiche verso il Sacro Romano Impero. (forse non a caso l’esistenza di simiglianze culturali tra culture regionali poste vicino ai confini di una nazione, come i torinesi e gli abitanti di Lyon, ad esempio, determina la contraddittorietà reale delle identità nazionali che si sono conformate all’interno dell’Europa continentale del vecchio impero? NdA)

Sacro Romano Impero

Sacro Romano Impero

Evidenziate le arcaiche cause di specializzazione contestuale, feudocratica e regionale degli innumerevoli macro-regionalismi etnici del fu impero romano, possiamo ora comprendere alcune delle con-cause della complessità insita nella strutturazione dei noduli cognitivi frutto di moderne e pre-moderne correlazioni storiche insite fra le aristocrazie feudocratiche e le tradizioni popolari locali, e/o come affermerebbero nel loro linguaggio specifico Vilfredo ParetoGaetano Mosca, fra le élites e le masse, una strutturazione di dominio semantico e culturale che ha sovraimpresso determinate variabili avulse dall’equilibrio contestuale dei micro-regionalismi etnici dell’Europa Magna, un graduale impatto delle élites che in nei frangenti storici dell’accellerazione modernista dei mutamentì sociali (1°, 2° e 3° rivoluzione industriale, NdA) ha visto impiantare localmente pratiche sociali malsane che hanno innescato processi sociali definiti dalla gradualità progressiva di una serie di sciocchi antropologici che si sono territorialmente spostati, e sviluppati di pari passo con l’espansione dell’urbanizzazione della modernità occidentale (per sciocchi antropologici si intendono tutte quelle reazioni cognitive interne alla salubrità strutturale di una specifica cultura, sulla quale si innestano e si iniettano forzatamente emotivamente e ripetutamente, elementi cognitivi esterni alla tradizione di una località contestuale, tali che riescono ad innescare fenomenologie complesse di separazione e di isolamento sociale, che vanno dall’inasprimento delle forme di conflittualità interne ad una società fino alle forme destrutturanti dell’insalubrità culturale di tutte le possibili forme di anomia sociologica. La parola sciocco è stata usata come italianizzazione sostitutiva della parola inglese shock, in quanto il dizionario Hoepli afferma che ‘sciocco’ è un’aggettivo dialettale toscano che significa “Privo di sapore, che manca o difetta di sale, Insipido, Scipito”, il quale applicato a questo contesto significa che il malessere dell’impatto cognitivo sulla popolazione locale provoca un annullamento del sapore e/o del carattere culturale precedente, come se fosse una pratica di cancellazione mentale, simile per certi versi a quello che oggi invece chiameremmo “elettrosciocco”, NdA).

Non a caso la specificità della storia d’Occidente, che segue una linea che va da Babilonia fino a Washington, si distingue dal resto del mondo per questa distinzione particolare che Pareto definirebbe come rapporto fra le élites e le masse, in quanto il resto del mondo si è sempre differentemente distinto per una costante storica determinata dalla omogeneità culturale, etnica e sociale fra gli apparati digenti degli stati e delle nazioni con le masse governate, dalle strutture sociali semplici ed isolate, come i villaggi tribali, fino alle spinte unificatrici degli imperi pluridialettali, una particolare evidenza sostanziale che differenza la storia d’Occidente, e delle sue conformazioni governative, con le forme di matricrazia del resto del mondo (prossimamente affronteremo con maggior dettaglio la semi-invisibile costante antropologica della matricrazia, NdA).

Matricrazia

Matricrazia

Andando oltre le configurazioni contestuali, situazionali e vibrazionali della grande complessità di tutte le cause storiche definite da determinati noduli cognitivi reiterati nel tempo, possiamo affermare che queste attuali articolazioni distorte del sapere si strutturano mediante una moltitudine di caratteristiche sovraimpressioni élitiste, laddove la cultura illuminista determina l’inizio di una strategia capillare in cui le famose ricerche ideologiche, che sono sopravvissute dal ‘700, con l’invenzione della parola ideologia, fino a quasi gli anni ’70 in Europa, mostrano delle tendenze storiche che hanno cercato di definire la categoria cognitiva di una scienza delle idee e delle sensazioni che ha iniziato a confondere le realtà antropologiche locali di culture millenarie, come l‘orientalismo e gli studi illuministi intorno alla cultura egizia, con connessioni teoriche che possono far risalire tale elemento culturale addirittura a Parmenide, il quale ha filosoficamente generato innumerevoli errori cognitivi, una questione umana su cui Raimon Panikkar, in La porta stretta della conoscenza, si rivela essere molto esaustivo, in quanto afferma che:

Ogni questione umana che non tenga conto dell’interculturalità rivela ancora la sindrome colonialista, cioè mono-culturale, e non può trovare una risposta soddisfacente perchè mal impostata. […] Conoscendo un solo linguaggio sarà molto difficile distinguere il vocabolo dal proprio significato. Il nome è la cosa, ma se questa ha un solo nome chi nega il nome nega la cosa. […] Parmenide ha fatto credere (dico credere) a praticamente tutto l’Occidente che c’è una relazione intrinseca (se non di identità) tra l’essere (to on) e quello che il pensiero (nous) costruisce, produce, scopre, dice… pensa su di esso. In parole povere, che le nostre idee sulla realtà sono quanto meno un’immagine della stessa (un immaginario irreale), così che ciò che la scienza e la teologia affermano non è una mera astrazione, ma (piuttosto) che questa astrazione riflette la realtà (ma non la esprime). […] Detto altrimenti, tanto il pensiero cristiano quanto quello scientifico ‘pretendono’ di dire qualcosa sulla realtà. […] La scienza moderna non pretende di dirci che cosa siano le cose, ma solamente di descriverci i comportamenti (regolari, nel limite del possibile) delle cose. […] L’evoluzionismo, in effetti, crede di aver compreso un fenomeno quando lo vede dispiegato, disteso nel tempo o esteso nello spazio. Nessuna cultura può ‘forse’ insegnare niente alle altre, ogni cultura può e deve apprendere molto dalle altre (senza distorcerle). […] Il che non significa lasciarsi ammaestrare nè tantomeno colonizzare. Imparare vuol dire assimilare senza perdere la propria identità. (quello tra parentesi tonde è un testo di Marcello Schmid, ma in parte anche mio, NdA)

Avendo evidenziato degli specifici lineamenti della genealogia complessa di tutte le possibili sindromatiche nodulazioni cognitive, presenti in particolare nella cultura dell’Europa continentale, che riflettono molti degli errori di comprensione, tanto nelle ‘controversie’ degli influssi noosferici della scienza quanto nelle vicissitudini dell’uomo comune (sul mondo scientifico attuale ci sarebbe davvero molto da dire, NdA), possiamo traquillamente affermare che questi grovigli di controversie cognitive che si esprimono socialmente in correlazioni politiche, economiche e culturali dell’esistente vanno ad interferire nella comprensione di quella fenomenologia cognitiva generatrice di caos, confusione e conflittualità sociali che, nella visione sociale di Confucio, va a contrastare la virtuosa armonia della società a cui sostituire totalmente quella comprensione dell’esisitente che il grande Kongfuzi avrebbe definito come la rettifica dei nomi, ovvero un metodo applicativo di corrispondenza fra le parole della scrittura sinica e la prassi della realtà concreta.

Il Grande Confucio

Il Grande Confucio

Sforzandoci nell’applicare tale possibilità di rettificare i nomi delle cose per farli corrispondere ad una visione maggiormente congruente alla realtà, mediante la ricerca costante di un’autodisciplina educativa, possiamo affermare che la frammentarietà cognitiva delle visioni ideologiche contemporanee, che alcuni definiscono come una sorta tribalismo post-moderno di matrice modernista, spezzetta la realtà in visioni particolaristiche che in alcuni casi gnoseologicamente si sovrappongono fra loro così come si polarizzano in contrasti di appartenenze sociologiche sub-culturali (che erroneamente alcuni definiscono anche contro-culturali, NdA), tendendo ad implementare antropologicamente dei comportamenti programmati a-culturalmente (in quanto la dis-coesione sociale non produce unitarietà culturale, NdA), delle fenomenologie sociali che fomentano competitività, avversioni e disagi susseguenti di diverso grado che possono arrivare anche a situazioni sociali come la famosa anomia di Emile Durkheim, e le correlate conseguenze fenomenologiche come l’aporia politica e l’anoressia psicologica, che nel loro insieme vanno a generare vortici sociali di tipo centrifugo, e quindi di forma yin, che vanno ad indebolire la coesione sociale e a protendere verso situazioni caotiche e complesse di correlate dinamiche moltiplicatrici di distruzione sociale tendente al collasso strutturale di una società.

Certamente lo scopo conoscitivo di questo articolo, che cerca di chiarire l’invisibile problematica delle varie forme di noduli cognitivi, è un intervento sociale personale che contribuisce ad implementare rimedi di ristabilizzazione e di miglioramento dell’armonia sociale mediante una spinta nella direzione generativa di vortici sociali di tipo centripeto, e quindi di forma yang, ovvero un contributo capace di generare equilibri sociali moltiplicatori di coesione strutturante, tale che si possa manifestare in forme susseguenti e progressive di armonia sociale. (infatti la complessità insista nella visione sociale taoista e confuciana avrebbe bisogno di maggiore approfondimento in merito al metodo applicativo, in quanto la forma Yin prende, assorbe e distrugge le energie mentre la forma Yang dona, produce e crea, annullando di conseguenza ogni forma sistemica di ‘blocchi energetici’ nello sviluppo sociale di quel senso confuciano di umanità, all’interno di uno specifico contesto territoriale e di una personale elevazione nello spirito, nel corpo e nella mente, NdA)

Taijiquan - Tai Chi Chuan - La forma Yang

Taijiquan - Tai Chi Chuan - La forma Yang

Infatti questa visione taoista della realtà sociale confuciana, disposta secondo correlazioni buddhiste personali di gradi progressivi di purificazione della mente, è una cognizione della realtà che segue la visione sinica della dottrina Sanjao, una dottrina in cui ognuno svolge il proprio ruolo sociale ma in una direzione etica precisa, quella stessa direzione tanto cara a Zygmut Bauman quando asserisce che l’etica personale possiede una forte valenza di trasmutazione sociale, capace di trasformare la realtà senza neanche accorgersene, in quanto ognuno svolge la propria attuale funzione specifica nella stessa direzione degli altri, ovvero verso l’armonia sociale di Confucio.

Descritto in questo modo potrebbe sembrare che la realtà sia un gioco, ma non lo è in quanto le variabili intervenienti possono essere molteplici tali che rendono la realtà più complessa di quanto possa sembrare, una situazione attenagliata da riflussi di ortossia cognitiva della matrice sociale attuale, una strada che può essere percorsa soltanto partendo dalla descrizione discernitiva di Kongzi, una confuciana discriminazione tra civiltà e barbarie che distingue coscientemente tra l’impegno consapevole e attento di colui che evita problematiche sociali non prioritarie restando concentrato sull’obiettivo, o su più ‘obiettivi corruzionistici’ in una modalità sinergica e centripeta, un discernimento responsabile tra l’atteggiamento disfattista, ortodosso e ‘reazionario’ di chi continua a perpetuare le stesse vecchie spinte centrifughe sociali che tendono a perpetuare la corruzione dell’armonia sociale a più livelli contestuali (delle persone che Mao Zedong, ai tempi della lunga marcia, definiva come nemici del popolo, NdA).

Civiltà o Barbarie?

Civiltà o Barbarie?

Concludendo tali spiegazioni sociologiche di questa complessa fenomenologia, e delle sue correlate conseguenze, che vuole contraddistinguere la comprensione delle contraddizioni cognitive contemporanee, possisamo sicuramente iniziare a delineare quell’annosa questione politica inerente alla molteplicità delle dissonanze e delle assonanze tra dimensioni cognitive diverse, o addirittura apparentemente non correlate, inerenti al valore politico delle risorse strategiche.

Le risorse strategiche sono definibili come quelle risorse naturali, artificiali e culturali necessarie alla prosecuzione della vita sociale, animale ed ambientale di un determinato territorio circoscritto da una dimensione politica e geografica, verticalmente interconnessa in modo frattale fra livelli contestuali diversi e pertanto tendente a definirne i confini geologici, i quali stabiliscono non soltanto un certo grado contestuale (e frattalmente dipendente, NdA) di autonomia regionale, nazionale, continentale e/o supercontinentale di una precisa conformazione territoriale, ma anche di una identità culturale, interculturale e superculturale definita dalla molteplicità delle correlazioni storiche, geografiche e sociali di realtà antropologicamente interconnesse, che nel tempo hanno prodotto una complessa serie di tipologie di scambi culturali e di complesse forme di sincretismo non confusionale tra le parti, delle manifestazioni di sincretismi culturali definibili come di tipo non-consapevole, di tipo consapevole e/o di tipo ultra-consapevole.

Il Sole - una forma di energia vitale

Il Sole - una forma di energia vitale

Per risorse naturali si intendono tutte le forme di energia vitale di un determinato contesto sociale distinte dalla loro derivazione naturale, delle tipologie di potenziali materiali fisici, chimici e biologici di una determinata dimensione geopolitica utili al fabbisogno gestionale di una determinata forma di governo per il mantenimento della salubrità pubblica delle popolazioni che abitano in quel territorio.

Per risorse artificiali si intendono tutte le forme di energia vitale di un determinato contesto sociale distinte dalla loro derivazione artificiale, un risultato ottenuto originariamente dalle sinergie governative di un territorio politico verso l’accumulazione, la gestione, la distribuzione e la trasformazione di risorse naturali mediante l’attivazione di investimenti economici come i finanziamenti pubblici, l’attivazione di investimenti politici come le connessioni sinergiche intra-governative inter-governative e super-governative, e l’attivazione di investimenti culturali come l’adozione di esperti di varia estrazione utili ad una convergenza progettuale, ovvero la realizzazione di beni, prodotti e servizi utili al proseguimento della gestione armonica di un territorio.

Per risorse culturali si intendono tutte le forme di energia vitale di un determinato contesto sociale distinte dalla loro derivazione culturale, ovvero risorse umane strutturate all’interno di istituzioni culturali, di istituzioni interculturali ed istituzioni superculturali funzionali al fabbisogno conoscitivo di saperi continuamente migliorati da un’attenta, disciplinata e deontologizzata ricerca scientifica, sociale ed umana, utile al miglioramento delle condizioni della vita sociale di un determinato territorio, nonchè capace di contribuire alla prosecuzione dell’armonia sociale.

Strategia delle risorse

Strategia delle risorse

La particolarità dell’aggettivo strategico sta nel fatto che esso tende a distinguere le capacità di raggiungere determinati risultati sociali, orientati dalla dimensione geopolitica degli obiettivi di un territorio, atti a trasformare armonicamente le risorse ambientali, a migliorare le condizioni di vita sociale delle popolazioni e a mantenere un grado elevato di equilibrio ecologico di un contesto geonaturale, una dimensione in cui si il soddisfacimento dei bisogni umani si esprimono soprattutto mediante la garanzia della salvaguardia delle popolazioni da possibili incolumità di fattori intervenienti, così come anche nella piena consapevolezza di un territorio come un tutto unico, andando oltre le distinzioni contestuali delle conformazioni regionali di determinati assetti geologici, biologici ed antropologici accomunati da fattori strettamente correlati fra essi.

Il valore politico delle risorse strategiche è insito nella loro specifica necessaria funzione di controllo sociale totale di un territorio sottoposto ad una determinata giurisdizione sociale (controllo sociale inteso come dipendenza, come interdipendenza ed ultra-dipendenza, NdA), capace di intervenire anche drasticamente in situazioni estreme che necessitano di un immediato controllo sociale capace di arrestare ogni forma di penetrazione corruzionista, delle corruzioni sociali distinte per tipo economico, politico e/o culturale ed esterna al contesto, così come situazioni di corruzione e/o di intossicazione energetica, geologica ed ecologica, come anche addirittura a forme più o meno violente di penetrazioni cosmiche, relative ad imprevisti simili alle piogge di meteoriti.

In questo frangente le forme di comunicazione sociale generale delle attività in atto, discriminata secondo ordini diversi di rilevanza sociale e relative a necessarie situazioni di autocontrollo di una conformazione territoriale, si rivelano importanti al fine di avere una massima capacità sociale reattiva che permetta di scongiurare ogni forma di calamità eccezionali, una dimensione di efficienza sociale che recentemente, nel caso specifico dello Tsunami in Giappone, ha permesso di reagire tempestivamente su determinati fronti tecnologici, ma che ha risentito fortemente della mancanza di una capacità organizzativa di alto profilo tipica di quell’autonomia politica determinata da istituzioni sociali militari che allo stato attuale mancano nell’arcipelago del Sol Levante (Cfr. l’articolo 9 dell’attuale costituzione nipponica, NdA).

Centralità della comunicazione sociale generale

Centralità della comunicazione sociale generale

Avendo identificato i contorni della strutturazione di tutti quei fattori che contraddistinguono la tematica delle risorse energetiche, cercheremo di delineare alcuni contorni strategici relativi a contesti applicativi reali ed attuali.

Nella casistica particolare dell’attuale configurazione dell’Unione Europea ritroviamo una realtà contestuale che ha un elevato potere potenziale inespresso di attore internazionale che alcuni studiosi definiscono con la tendenza di arrocco politico generalizzato come ‘Fortezza Europa’, come anche altre tendenze di apertura geopolitica verso la direzione mediterranea e la direzione uralica, che contraddistinguono la tendenza di tenui politiche extra-europee verso le culture altre immediatamente vicine come le identità cirilliche verso nord-est e le identità arabe verso sud-est, per non parlare poi di tutta quella complessità che va sotto il nome di politica estera orientale, od anche di quella generica definizione di diplomazia cooperativa interna all’Eurasia, dove la questione economica euro-russa di Gazprom, od anche di tutte le altre miriadi di relazioni trasnazionali che appartengono all’Asia Orientale in genere, rappresentano questo ‘diplomatico insieme complesso’.

Dall’altro lato l’Europa di trova a fronteggiare complicate relazioni internazionali ingaggiate in organizzazioni internazionali di tipo post-coloniale, come l’apparato di tutto quel complesso di organizzazioni derivate conseguentemente dalle Convenzioni della pace di Yalta, ovvero una costellazioni di organizzazioni che riflettono la famosa struttura imbutale dell’attuale sistema-mondo definito dal capitalismo storico (per una prima comprensione di tutti gli imbuti colonialisti della storia dell’Occidente, si rimanda agli articoli scritti in precedenza il 7 e il 10 marzo 2011, NdA).

Struttura sociale ad imbuto

Struttura Sociale ad Imbuto = Inferno?

Stiamo parlando di organizzazioni a lettera viva che attualmente dominano la scena internazionale e determinano le direttive del sistema-mondo, una serie di attori internazionali che vogliono arrogarsi una legittimità globale che effettivamente non hanno mai posseduto in quanto, come tutti sanno, la fine della seconda guerra mondiale non ha fatto altro che fomentare un’altra guerra più lenta e silenziosa che, per gli studiosi di relazioni internazionali va sotto il nome di ‘guerra fredda’, ma che una personalità trasnazionale come il Subcomandante Marcos, all’interno di quel libello circolato nel 1997 intitolato ‘la quarta guerra mondiale è cominciata’, ha definito come realtà materialmente strutturata come se fosse stata una terza guerra mondiale fra l’ideologia del capitalismo e l’ideologia del socialismo.

In realtà, andando oltre delle semplicistiche considerazioni ideologiche di stampo marxista, la composizione internazionale della guerra fredda ha visto strutturalmente un assetto mondiale composto da un Primo Mondo (strutturatosi sul dominio capitalista delle forze occidentali vincitrici a Yalta, come Statiuniti, Francia e Inghilterra sul restante schieramento occidentale sconfitto, come Italia, Germania e Giappone con successiva integrazione ‘pacifica’ della Spagna, ecc. NdA) che confliggeva con un Secondo Mondo (le forze sovietiche vincitrici a Yalta che, secondo Immanuel Wallerstein, in realtà sono stati nient’altro che un riflesso sviluppista del primo mondo, NdA) in ben 149 guerre e micro-guerre che fino al 1992 si sono combattute in tutto il mondo.

Stiamo descrivendo la complessità della dinamica totale di una situazione vibrazionale pluricontestuale in una determinata fase storica dell’intero pianeta, laddove uno schieramento di ‘paesi emergenti’ emersero nella competizione del sistema internazionale come una fenomenologia sociale di paesi che non vollero più allinearsi al giogo coltivativo che allora favoriva l’opera bipolarista, un fatto sociale mondiale che viene definito con il nome di Terzo Mondo, una fenomenologia emergente identificata da un’alleanza che cercava di tutelare la salute territoriale dei propri popoli cercando di difendersi e di non soccombere a questa sorta di gioco degli scacchi interno alle sfere d’influenza di questi due superattori internazionali, una dimensione cognitiva di conflittualità trittica che improvvisamente si scompone e svanisce per una serie di complesse concause che si inseriscono in un preciso periodo di mutazione, di destrutturazione e di ristrutturazione del sistema-mondo, che va dalla decadenza del sistema di Bretton Woods nel 1974 fino alla caduta del Muro di Berlino del 1989, tale che ha visto come risultato l’assestamento iniziale del monopolarismo americano negli anni ’90 e una nuova ed importante ed attuale tendenza politica che gli esperti definiscono come regionalizzazione continentale delle relazioni internazionazionali.

In questa complessa configurazione vediamo come in realtà stiamo attraversando a livello internazionale un complesso periodo di trasmutazioni dell’assetto mondiale, in cui attualmente determinate organizzazioni internazionali dominano lo scenario internazionale in una strutturazione che ancora definisce il circuito dei binari di scambio ineguale tra una moltitudine di nazioni di diversa estrazione che tendono a vedere sotto i propri occhi manifestazioni di collasso strutturale insito in una dialettica tra il collasso del potere mono-culturale e post-coloniale dell’anglo-americanismo e le tendenze collassanti dei paesi appartenenti al resto del mondo, un gioco di collasso strutturale a somma zero tra questi due specifici schieramenti, un rapporto univoco e binario di correlazione fra zero e uno, fra  caos e armonia, fra yin e yang, una correlazione dialettica e avversativa insita nell’assorbenza depotenziante dello Stile Yin filo anglo-americano, quella tendenza politica appartenente alla reale identità del monopolarismo americano, verso il potenziamento creatore dello Stile Yang interno a tutti i contesti territoriali, ossia la tendenza internazionale insita nelle direzioni politiche della regionalizzazione continentale, che riguarda non soltanto all’interno dei continenti ma anche negli affari interni di un paese (come il caso italiano del complesso insieme piduista dormiente tanto dell’anomalo americanismo berlusconista quanto dell’americanismo democratico, insieme a similarità di altre tendenze ideologiche di affiliazione atlantica, NdA), come anche nelle influenze anglo-americane interne ai supercontinenti del resto del mondo.

Nella realtà la dinamica della vita prima o poi ci pone davanti alla scelta di un proprio orientamento che è sempre tra 0 e 1, tra la distruzione Yin e la costruzione Yang, laddove ogni scelta diversa da 1 è sempre e soltanto uguale a 0, in quanto la scelta è tra affrontare una soluzione o non affrontarla, perchè qualsiasi altra forma di scelta diversa da 1 è uguale a 0.

La vita reale è così, si sceglie una strada, un essenza, una precisa identità tra Yin o Yang, in quanto la scelta o è uguale all’unione yang di 1 oppure è uguale alla divisione yin di 0, o sei vivo o sei morto, o sei bianco o sei nero.

Questo tecnicamente si chiama gioco a somma zero, che può essere anche espresso da una scelta tra la cooperazione e il conflitto, tra l’armonia e il caos, in quanto non esiste una vera pace senza una forma reale di cooperazione, e cooperare significa relazionarsi alla pari tra due attori e scegliere idee, modi, direzioni, persone, azioni, progetti, ecc., è una dimensione in cui si dischiude pienamente la realtà frattale di una scelta operata tra 1 e 0, tra una mutazione positiva Yang e una mutazione negativa Yin, una situazione in cui tutte le altre ipotesi sono sempre uguali a zero, come anche per lo stesso motivo il grigio è sempre nero, ovvero che è l’azione del nero che si sovraimprime con l’atto grigio ma se non c’è tendenza centripeta verso il bianco, il nero vince (è una scelta che potrebbe riecheggiare la visione politica dell’autarchia nazionale italiana e russa durante la crisi del 1929, uniche realtà territoriali dove l’effetto delle concatenazioni implosive della crisi dovettero per forza arrestarsi al confine, NdA).

Anche in qualsiasi arte marziale c’è una dinamica simile, e in particolare essa è una strategia di combattimento dove prima si subisce per capire lo stile marziale e la reale portata dell’opera e del lavoro dell’avversario poi ci si ricompone per raccogliere e concentrare tutte le energie verso sé stessi, bloccando ogni perdita tendente a far uscire energia fuori dal proprio sé, al punto di essere ben preparati nel riuscire a schivare ogni colpo: se la tua preparazione e la tua concentrazione è buona riesci a vincere anche senza reagire, magari anche soltanto schivando i colpi, oppure anche riproiettando la direzione di quelle stesse forze verso lo stesso avversario, di fatto neutralizzandole.

Siamo di fronte ad un apparente paradosso, laddove o si reagisce oppure si perisce, laddove o ci si concentra sulla propria crescita ed identità oppure si decresce per collassare, in quanto l’atto di potenziamento creatore dello stile Yang interno ad un contesto esprime raccoglimento e concentrazione verso sé stessi, verso la propria specifica identità, verso la propria specificità, e che pertanto non richiede distrazione verso qualsiasi altra azione mirata al depotenziamento della tua integrità.

Non è una questione di assolutismo ideologico e utopico ma una complessa visione realista di questa precisa e biunivoca correlazione: o lavori l’avversario o ti fai lavorare, o vinci o perdi. ( in pratica o vinci o fai finta di vincere perdendo in quanto esso è e resta un gioco a somma zero, semplice no? Chi afferma il contrario o è ingenuo oppure semplicemente sostiene il falso, NdA)

Potenza creatrice Yang

Potenza creatrice Yang

Ciò che permette questo giogo mutazionale globale di tipo Yin, simile all’aratro tirato dal carro di tanti buoi più o meno vigorosi, più o meno ricchi del resto del mondo, è una strutturazione complessa definita dai margini operativi di organizzazioni internazionali come l’organizzazione militare del trattato nord-atlantico (Nato), il fondo monetario internazionale (Fmi), la banca mondiale (Bm), l’organizzazione delle nazioni unite (Onu), l’organizzazione mondiale del commercio (Wto, ex-Gatt), i più grandi otto paesi (G7-G8) ed altre, tali che si contraddistinguono per la separazione della realtà in problematiche frammentate e frammentarie che non permettono di facilitare la visione complessiva dell’attuale realtà insita nelle vicissitudini bilaterali e multilaterali fra gli attori internazionali, una caotica confusione autogenerativa che nasconde la vera realtà delle cose in cui sembra quasi incredibile che una tale conformazione proto-burocratica della c.d. ‘governanza globale’ permetta di offrire cinque elementi di controllo post-coloniale, come anche molti oscuri anfratti di copertura, di scivolamento e di fuga verso la coerenza nel dovere morale e verso l’affronto di ogni possibile e plausibile responsabilità personale nei confronti di quel senso di umanità tanto cara al grande Confucio, un gioco elusivo che permette a molto meno di 1/10 della popolazione mondiale di controllare, di manovrare e di stravolgere la vita dei restanti 9/10 della popolazione mondiale, al fine di mantenere inalterati i privilegi coloniali che risalgono ad oscuri e cupi tempi della storia dell’Occidente. Pertanto mi chiedo non è assurda la situazione di tale paradosso?  (a Napoli questo paradosso verrebbe definito come il gioco elusivo delle tre carte, solo che in questo caso ce ne sono almeno cinque, NdA)

Discendendo dalla complessa dimensione frattale in cui si trova il mondo ma in particolare quello che alcuni definiscono come il ‘processo di integrazione europea’ che è preferibile definire come la Connessione Europea interna alle relazioni tra i paesi che hanno sudato per la sua costituzione fin dalle origini del processo, in quanto esso è stato fino ad ora il risultato dell’impegno aperto e convergente di grandi europarlamentari come Altiero Spinelli ed interi apparati statali come la Germania, l’Italia e la Francia, una dimensione dove attualmente il passaggio dall’attuale status di potere potenziale internazionale allo status univoco di potere reale internazionale diventi obiettivo principe delle azioni sinergiche a tutti i livelli, l’espressione vera di un coraggio politico reale da realizzare mediante passaggi trasmutativi non più burocratici, come sono state fino a ieri sperimentazioni fumose, inutili ed irreali come il Trattato di Lisbona, ma verso passaggi di Altieriana memoria come la ripresa immediata delle relazioni intracontinentali come la realizzazione della Comunità europea di difesa e tutti gli utili preparativi per un effettivo federalismo continentale che possa portare alla realizzazione analogica di un sistema univoco simile a quello tedesco tra il Bundesrat, la camera dei Länder i cui componenti sono designati dai singoli governi federali, e il Bundestag, la camera rappresentativa direttamente eletta dal corpo elettorale, capace di manifestare un univoco governo europeo che possa integrare al suo interno non soltanto la difesa europea in un preciso dicastero ma anche la politica estera di sicurezza comune in una specifica compartimentazione ministeriale, in quanto tutti i restanti ministeri si manifesterebbero in diretta conseguenza dell’elezione del governo.

Connessione Europea - Europäische Anschluss

Connessione Europea - Europäische Anschluss

Di certo l’utilissima esperienza della Germania si prefigurerebbe come il soggetto leonino di tutte queste operazioni di realizzazione, in quanto andrebbe a conformare una struttura continentale snella capace di assicurare sia un certo grado di autonomia territoriale alle configurazioni nazionali e sia di dare piena autonomia ed identità culturale al governo continentale, come allo stesso modo si rivela fondamentale la compatibilità sistemica del sistema elettorale tedesco a tutta questa complessa articolazione di una sorta di germanizzazione della forma di governo continentale della Magna Europa, come fra l’altro sarebbe importante sincronizzare le legislature di governo a tutti i livelli intra-europei (ovvero comunali, distrettuali, regionali, nazionali e continentali, NdA) come anche futuribilmente cercare di costituire un ordine univoco fra le tante diverse configurazioni frattali intra-continentali.

Queste operazioni non soltanto darebbero una chiara e legittima identità, autonomia e potere reale all’Europa sullo scacchiere internazionale, ma addirittura permetterebbe di scardinare con effetto a catena l’attuale status di univocità atlantica di tutte le relazioni internazionali, determinando l’effetto domino di un’effettiva speranza per tutti i bisognosi del pianeta ed in particolare per i Paesi in Via di Sviluppo, quanto per il resto del mondo in generale.

Stiamo parlando di una Connessione Europea che sia anche capace di ‘integrare e rettificare’ anche anomalie finanziarie globali come la Svizzera, il Lussemburgo, il Liechtenstein, il comune di San Marino, il Vaticano, il comune di Monaco e tutte quelle realtà che non fanno altro che innescare dinamiche complesse che vanno a reiterare la configurazione sostanziale dell’attuale assetto destabilizzante della Feudocrazia sostanziale dell’Occidentalismo (Cfr. gli articoli del 7 e del 10 marzo 2011, NdA).

In tutto questo frangente, questo processo non può che partire dalla definizione univoca della questione politica delle risorse strategiche sopra menzionate, in quanto il potere effettivo di qualsiasi stato non può che partire dall’effettivo controllo di fattori strategici che permettono di esprimere il potere reale di una identità nazionale, che in questo caso si specifica come identità continentale (stiamo parlando di un sostantivo neolinguistico di descrizione processuale simile alla nazionalizzazione, quale è la parola continentalizzazione, NdA).

Risorse Chiave

Risorse Chiave

L’applicazione del controllo verso fattori strategici chiave va ad incidere verso un certo numero di risorse chiave, che vanno ad innervare un assetto fondamentale come la continentalizzazione di risorse naturali (come l’acqua, le miniere, l’aria, il vento, il mare costiero, le montagne, le campagne, ecc.), di risorse artificiali (come i servizi di centralizzazione bancaria e finanziaria, come anche di distribuzione idrica, elettrica, gasica, telecomunicativa, tramviaria, ferroviaria, aeroportuale, militare, ecc.) e di risorse culturali (come l’istruzione, la giustizia, la coniugazione universitaria, la ricerca scientifica, la ricerca sociale, la ricerca umanista, la ricerca linguistica, la ricerca interculturale, gli istituti superiori continentali, la sperimentazione spaziale, ecc.).

La centralità politica della visione strategica delle risorse e del loro diretto controllo da parte dello Stato Unitario, sia esso di tipo nazionale, continentale e supercontinentale, pone la visione della conflittualità sociale da una prospettiva totalmente diversa da quella che usualmente viene definita dall’impostazione tanto nelle ideologie subculturali a conflittualità orizzontale all’interno della società (Norberto Bobbio le definiva ideologia in senso debole, NdA) quanto nelle ideologie dominanti di marxiana memoria a conflittualità verticale all’interno della società (che sempre l’illustre politologo italiano definiva come ideologia in senso forte, Cfr. Dizionario di Politica UTET, NdA), in quanto esse anzichè favorire l’integrazione integrale di una integrità morale a tutti i livelli di una società umana, come affermava anche Thomas Sankara, per generare centripetazioni creatrici e strutturanti di armonia sociale all’interno della società nei confronti di tutte le forme di contrasto alle tendenze corruzionistiche di invasione cognitiva esterna (come nel senso forte dell’ideologia definita dai sistemi corruttivisti nell’economia e nella politica, quanto nella cultura antropologica e nell’identità di uno specifico contesto territoriale, NdA), al punto di generare molteplici interconnessioni dettate da concatenazioni unificatrici di vortici energetici a tutti i livelli della società, capaci di distinguere nettamente e progressivamente ogni forma di invasione di tipo colonialista, affinchè possano difendere l’integrità totale di uno specifico territorio, andando al di là delle stesse compartimentazioni sociali della post-modernità, per ritrovare quel famoso sentimento di Patria, quel senso identitario che definisce una prossimità sociale omogenea tanto negli intenti e nelle finalità quanto nei principi e nelle persone di buona volontà, affinchè la linea del Cielo solchi e sovrasti armonicamente ogni forma destrutturante della società per ritornare gradualmente a risanare la reale solarità di una cultura antropologicamente viva, uno ‘status originario’ di ordine naturale delle cose, capace di contrastare ogni tendenza rivolta verso il depotenziamento Yin e le sue forme di assorbimento omologante.

Come possiamo vedere è un argomento vasto ma che possiamo distinguere  fra la grande quantità di tendenze sociali in assonanza cognitiva, rivolte convergentemente verso la determinazione dell’armonia sociale, rispetto a quelle tendenze sociali in dissonanza cognitiva che tendono soltanto verso al diversificazione innaturale della società e verso diverse forme di caos sociale in più settori, una situazione che contraddistingue l’accomunanza positiva e negativa di molte attuali divergenze subculturali dovute ad apparenze cognitive di tipo ideologico, ma che in questa prospettiva dialogica perdono ogni significato, in quanto non potrebbero che ritrovarsi d’accordo, e/o comunque la più grande parte di essi, nell’azione centripeta di una prospettiva creatrice di tipo Yang.

Auscultazione delle assonanze cognitive

Auscultazione delle assonanze cognitive

Così, sciogliendo il nodulo cognitivo di tale tipologia politica possiamo constatare come le attuali separazioni sociali interne alle popolazioni d’Europa dovute a determinate subculturalità ideologiche, possiamo forse comprendere meglio le tendenze politiche parlamentari ed extra-parlamentari, laddove una tendenza sogna, astrattizza e moltiplica progressivamente ed eccessivamente tutte le possibili soluzioni sociali come fa la parte cortecciale del cervello umano, la tendenza opposta è strettamente legata alle tradizioni, all’ordine e all’analisi radicale e conservatrice dell’integrità culturale totale del paese come fa la parte limbica del cervello umano, mentre la terza tendenza politica guarda eccessivamente alla realtà, alle sue correlazioni attuali e al mantenimento della costanza politica, proprio come fa la parte arcaica del cervello umano, una strutturazione verticale di  dimensioni complementari capaci di integrarsi grazie al grado di capacità autodisciplinante dei singoli, nelle proprie specificità di ruolo, in coniugazione verbale con l’intero insieme complesso.

Nell’atto di auto-purificazione del corpo sociale da tutte le forme di corruttivismo, di corruzionismo e di plagiativismo a tutti i livelli, la consapevolezza dinamica delle pratiche di integrazione integrale e di integrità morale porterà naturalmente verso la strutturazione di una sorta di ricomposizione cerebrale dell’eterogeneità unitaria, proprio come agisce l’effetto fisico dell’acqua con l’olio, perchè per quanto si voglia miscelare questi due elementi e scomporli anche in diversi recipienti si noterà sempre, che in determinati momenti emergeranno una serie di chiare distinzioni tra le compartimentazioni dei contenitori, le quali distingueranno la realtà dei contenuti pratici di coerenza complementare che andranno naturalmente a ricomporsi per l’effetto verticale di correlazione yin su yang, dell’olio sull’acqua, andando gradualmente a strutturare un vero e proprio cervello umano equilibrato dalla profonda auscultazione del cuore.

Questo è il moto della vita che cerca naturalmente la sua strada, una via evolutiva che contraddistingue le spinte verso l’unione nella diversità attraverso entità che possano regolamentare la vita antropologica, geologica e contestuale del pianeta, ricordando la vera realtà storica dell’uomo occidentale e dei suoi innumerevoli errori rispetto alla diversità, cercando di ripararvi per porre un chiaro ed intellegibile rimedio alla modernità contemporanea, tanto quanto la cooperazione continentale e supercontinentale che volge verso la creazione di istituzioni legittimate dalla reciprocità assonante, capace di guardare alla diversità come ad una ricchezza culturale necessaria all’evoluzione armonica delle popolazioni come ad un tutto unico che, similmente alla volontà originaria dell’Europa continentale e alla volontà di costruire pacifici ponteggi di confuciana memoria, volga verso la realizzazione di realtà che possano autonomamente definire la convergenza costruttiva di ponti che definiscano una precisa identità contestuale come la realtà antropologica del Mondo Antico, così come per la necessaria visione del senso unitario della comunanza di eroi culturali e di grandi connessioni che contraddistinguono l’antica identità della Grande Eurasia. (delle entità intergovernative che superino quella miriade di errori monoculturali commessi a Yalta, e che stabiliscano regole utili alla salvaguardia protettiva di tale comunità rispetto all’intervenienza di qualsiasi calamità esterna, NdA)

Da questa prospettiva possiamo anche comprendere che le divisioni ideologiche contemporanee non siano altro che il risultato storico operato dall’illuminismo categorico della modernità e che ad oggi non ha fatto altro che continuare a compartimentare la società in sconnessioni multiple mediante corruzionismi invasivi esterni nella salubrità di un’identità culturale, quando invece originariamente le popolazioni d’Europa erano già ‘natural-mente‘ interconnesse da secoli di correlazioni antropologiche tradizionali, come anche da innumerevoli occasioni di scambi interculturali di tipo paritario, come le relazioni mercantili e analoghe forme di parità relazionale con culture diverse nella forma, ma identiche in una serie di caratteristiche elementari.

Relazioni diplomatiche tra due Imperi - l'antica Roma e l'antica Xianyang (130 a.C.)

Relazioni diplomatiche tra due Imperi - l'antica Roma e l'antica Xianyang (130 a.C.)

Da tale prospettiva possiamo vedere come le alterazioni cognitive siano una vera e propria malattia sociale che tende a far perdere il senso di unione popolare di un territorio e la sua naturale armonia sociale determinata dall’educazione etica, morale e religiosa insita nella profondità di radici antropologiche antiche che ci fanno sentire quel senso elevazione spirituale definito da quella umanità tanto cara a Confucio, al punto che anche il più lontano asiatico con cui abbiamo condiviso miriadi di manufatti e di conoscenze sia molto più vicino di quanto i media e i detentori del potere mediatico ci fanno cognitivamente immaginare, delle conoscenze che superando le ‘stranezze storiche’ di irresolubili misteri di capovolgimento cognitivo (come l’orientamento della bussola che inventata in Cina indicava il Sud mentre invece qui, non si sa perchè, ha sempre indicato il Nord, NdA), notiamo come in realtà le differenze siano più complementari di quanto possiamo immaginare, e che nella naturale evoluzione di queste relazioni probabilmente avrebbe cambiato il destino attualmente scritto dalla storia occidentale, anche perchè moltissime erano le manifestazioni di ammirazione tra le parti come anche i molti tentativi di comunicazione supercontinentale, che da una parte e dall’altra, hanno cercato qualcosa che forse per qualche motivo i secoli hanno smarrito lungo il percorso delle vicissitudini e delle relazioni tra i popoli (per maggiori approfondimenti cfr. il Tao di Lao, le Relazioni diplomatiche sino-romane e la Via della Seta, NdA).

Non mi resta che lasciarvi alle vostre personali contemplazioni capaci di dare nuovo lustro alla purezza delle nostre menti, come altrettanto possa contribuire alla più alta elevazione spirituale possibile di ognuno verso ciascuno, come di ciascuno verso il Cielo.

Buona salute!

Vincenzo Di Maio

P.S.: Vi lascio il link megavideo del bellissimo film biografico di un eroe culturale dell’Eurasia: MONGOL – La vera storia di Genghis Khan (Temüjin) di Sergei Bodrov (2007). Buona visione!

19 marzo 2011 Posted by | Ascoltare, Azioni, Cultura, Guardare, Idee, Notizie e politica, Progetti, Scienza | , , , , , , , | 2 commenti

Perfectione ne lo Altissimo

Errare è ne lo umano,
come lo perseverar l’errore è nel diabolico
et il curar lo immondo lo è nel santo
così come lo prevenir lo esso lo è nel divino.
Ma su tutte esse cotal guisa faccia,
la sua incommensurabil differentia,
ne è la perfectione de la vitae ne lo Altissimo,
ne è la gioia grande de lo Amor divino,
de il sommo, lo unico et lo infinito Dio.
(Vincenzo Di Maio – Marzo 2011)

Amore Divino

Un Amor Divino

 

Curare Prevenire e Amare

Curare Prevenire e Amare

19 marzo 2011 Posted by | Aforismi, Arte, Ascoltare, Azioni, Cultura, pensieri, Progetti, Silenzio, Vuoto | , , , , , , , , | 2 commenti

MTC: Le forme dell’energia e l’anticamera dello spirito

Secondo la conoscenza della sapienza sinica di matrice confuciana, ogni cosa nel mondo è espressione di una qualche tipologia energetica che ne determina la struttura e la configurazione del grado di salubrità e/o di tossicità in base a come essa attraversa le varie fasi della mutazione dinamica oltre il tempo e lo spazio.

Il nostro corpo è anch’esso composto da diverse forme energetiche che nel loro bilanciamento armonico possono produrre salute, forza, potenza e longevità.

Taiji Quan

Taiji Quan

Disparate ed integrate sono le innumerevoli discipline estremorientali che si basano su questi principi epistemologici radicali, come ad esempio quelle cinesi  del Taiji Quan e del Qi Gong, od anche quelle giapponesi come il Do-In e il Reiki, tali che permettono non solo di migliorare la salute energetica interiore ma addirittura che possono potenziare tutte nostre normali facoltà umane, mediante la pratica costante dell’esercizio e dell’applicazione.

Siccome la realtà pratica della vita è una continua mutazione dinamica della realtà, impercettibile all’occhio umano, lo sforzo cognitivo di poter comprendere tale conoscenza si ferma davanti ad ostacoli ontologici che non possono determinare alcuna esaustiva descrizione teorica in quanto, come afferma Lao zi, il Dao di cui si può parlare non è il vero Dao.

Lao Zi - Invece di maledire il buio è meglio accendere una candela.

Lao Zi - Invece di maledire il buio è meglio accendere una candela.

E’ un paradosso irrisolvibile in quanto non soltanto rivela i limiti della conoscenza umana negli anfratti stretti della logica raziocinante, similmente a tutto ciò che voi state leggendo in questo momento, ma anche che determina la necessità di una conoscenza pratica della realtà dove il sentire diventa più importante del pensare.

La strutturazione semantica del verbo italiano sentire viene dal latino e significa letteralmente ‘percepire con i sensi’, laddove dal punto di vista umano essi sono soltanto 5: l’olfatto, il tatto, il gusto, la vista e l’udito, ma dal punto di vista divino essi sono molti di più.

La parola sentimento, dalla prospettiva di una significazione neutra, descrive l’esercizio della sensibilità e la percezione delle sensazioni, laddove un ‘accurato lavoro personale’ permetterebbe non soltanto di comprendere l’esistenza del famoso ‘sesto senso‘ ma anche, gradualmente di tutti i sensi potenziali che l’essere umano normalmente non ne conosce neanche l’esistenza in quanto attinenti a cose non-visibili.

Reiki - Sentimento

ReiKi - Sentimento

Viviamo in una società materialista in cui non soltanto domina la vista, il gusto e la materialità del tatto, ma che addirittura tendiamo a dimenticare la semplice complessità dei cinque sensi, ed in particolare di sensi importanti come l’olfatto e l’udito.

La mancanza di esercizio di un normale uso quotidiano non soltanto non ci permette di evolvere ma ci porta verso l’involuzione umana, portandoci verso l’esistenza di una vita povera di ‘sentimento, laddove appunto la più grande forza dei sentimenti sta nell’udito e nell’olfatto, ovvero nella pratica di ascoltare profondamente il prossimo e nell’odorare la naturalezza del creato.

Già se soltanto arrivassimo a conoscere almeno in parte la complessità energetica di ‘soltanto‘ il nostro corpo potremmo forse intuire la pochezza del nostro esistere, del nostro modo di stare saldi nella realtà, del nostro modo di sentire i piedi ben radicati a terra, proprio come i fratelli alberi che si radicano nel terreno per ascendere verso il sole e verso il cielo più alto.

Ringraziare un albero per l’aria salubre che ci dona è il minimo che possiamo fare individualmente per la prosecuzione dell’armonia sulla terra verso le altre specie viventi che si sacrificano ogni giorno per il nostro bene e per il proseguimento dei propri divini doveri, mostrando un coraggio che esprime il mantenimento dell’equilibrio di un ecosistema come anche degli innumerevoli influssi benefici delle energie dei nostri fratelli di specie, in quanto figli della stessa madre.

L'albero che ascende al Cielo

L'albero che ascende al Cielo

Onorevole è stata l’opera di un sant’uomo come Francesco d’Assisi che, con la testimonianza del Vangelo, ci riporta il suo Cantico delle creature in cui ci ha trasmesso una parte della sua vita:

Altissimu, onnipotente bon Signore,
Tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.

Ad Te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo è ne dignu te mentovare.

Laudato sie, mi’ Signore cum tucte le Tue creature,
spetialmente messor lo frate Sole,
lo qual è iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si’, mi Siignore, per sora Luna e le stelle:
il celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento.

Laudato si’, mi Signore, per sor’Acqua.
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si’, mi Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si’, mi Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti fior et herba.

Laudato si’, mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore
et sostengono infermitate et tribulatione.

Beati quelli ke ‘l sosterranno in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato si’ mi Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no ‘l farrà male.

Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate.

San Francesco d'Assisi

San Francesco d'Assisi

Similmente alle sante pratiche dell’eremitaggio dei Santi Taoisti, la Santità di Francesco si è esercitata durante lunghi attraversamenti solitari di montagne e di vallate nella bellezza di colei che è espressione dell’accogliente amore della grande madre, momenti di contemplazione che possono ricordare anche quel periodo della vita del grande profeta Maometto dove si esortava in profonde meditazioni nella grotta sul monte Hira vicino a La Mecca, l’esperienza di alte espressioni del più profondo sentimento dove l’elevazione spirituale dell’uomo raggiunge le porte dell’ascensione al Cielo.

Il Corano è la testimonianza delle parole rivelate da Dio nell’Islam attraverso l’Arcangelo Gabriele al Profeta Muhammad, memorizzate dal Profeta e dettate ai suoi discepoli.

Nel versetto 35 della Sura An-Nûr, la Sura della Luce, in nome di Allah il Sommo Profeta afferma che:

Allah è la luce dei cieli e della terra. La Sua luce è come quella di una nicchia in cui si trova una lampada, la lampada è in un cristallo, il cristallo è come un astro brillante; il suo combustibile viene da un albero benedetto, un olivo né orientale, né occidentale, il cui olio sembra illuminare, senza neppure essere toccato dal fuoco. Luce su luce. Allah guida verso la Sua luce chi vuole Lui e propone agli uomini metafore. Allah è onnisciente.

Muhammad - Maometto

Muhammad - Maometto

In questo frangente possiamo notare particolarmente come Maometto parla con suoi poetici ed onirici riferimenti di linguaggi arcaici dettati dalla profondità dalle metafore della sua stessa diretta esperienza di preghiera dove il sentimento più alto l’ha fatto ascendere verso Dio, che gli si manifestò inviando l’Arcangelo Gabriele come suo messaggero per portargli la Rivelazione di Dio.

Più attraversiamo i misteri della santità e più ci discostiamo dalla comprensione logica della realtà, è un paradosso tipico del Taoismo che come afferma il sommo Laozi nel suo Dao De Jing:

Il Tao di cui si può parlare non è l’eterno Tao,
il Nome che si può pronunciare non è l’eterno nome.
Senza Nome è l’origine del Cielo e della Terra.
Con un Nome è la Madre delle innumerevoli creature.
Eternamente privo di desideri puoi coglierne il mistero.
Eternamente desiderando puoi coglierne le manifestazioni.
Questi due nomi indicano la stessa cosa: è l’oscuro,
oscurità nell’oscurità,
la porta di tutti i misteri.

Qui Laozi è chiaro ed intellegibile per coloro che oltrepassano il limite delle forme, perché la vera porta del mistero è una porta oscura, ed essa è la porta del buio nell’essere assorto in meditazione, in cui potrai cogliere in parte e/o in totalità il più profondo mistero, dettato dalla capacità personale di ascendere al Cielo.

Porta del mistero

La Porta del Mistero

In questo mistero senza fine, le energie del corpo sono soltanto la infinitesima parte dell’immensità, quale chiave che permette di vedere la lampada di Maometto che aiuta ad arrivare alla porta dell’oscurità nell’oscurità.

La Medicina Tradizionale Cinese lavora per ristabilire l’equilibrio di un corpo capace di riprendere quelle facoltà naturali che generano la grande complessità dell’armonia energetica di una persona, quella stessa armonia che può aiutare a trovare la chiave del sommo mistero.

Allo stesso modo è importante citare anche le forme indiane di meditazione come descritte in un gran numero di opere come lo Yoga Sutra, un antico testo Indù risalente al II secolo d.C. ed attribuito a Patanjali che va ad aggiungersi ai più antichi testi conosciuti quali i Veda indiani che conformano gli originari testi dell’Induismo.

Altrettante forme diverse di meditazione sono le pratiche buddhiste in cui si distinguono le pratiche meditative insegnate da Bodhidharma, il 28° patriarca del Buddhismo, che sono conosciute con il più famoso nome cinese di Chan, che in Giappone prende il nome di Zen, una complessa religione che, in quello che oggi viene distinto nella sua più antica forma di canonizzazione qual’è il Canone Pali e il Canone Cinese, indipendentemente dalle scuole riconosce ben dieci poteri ad un Buddha e che consistono in:

1. sthānāsthāna-jñāna-bala: potere di distinguere i fatti reali dalle illusioni;
2. karma-vipāka-jñāna-bala: potere di conoscere gli effetti del karma;
3. nānādhimukti-jñāna-bala: potere di conoscere i rispettivi desideri e aspirazioni degli esseri senzienti;
4. nānā-dhātu-jñāna-bala: potere di conoscere i differenti temperamenti degli esseri senzienti;
5. indriya-parāpara-jñāna-bala: potere di conoscere le capacità intellettive dei differenti esseri senzienti;
6. sarvatra-gāminī-pratipaj-jñāna-bala: potere di conoscere le vie e gli obiettivi delle pratiche;
7. dhyāna-vimokṣa-samādhi-samāpatti-jñāna-bala: potere di conoscere tutte le pratiche di liberazione, di meditazione e di assorbimento;
8. pūrve-nivāsānusmṛti-jñāna-bala: potere di conoscere le esistenze precedenti;
9. cyuty-upapatti-jñāna-bala: potere di conoscere la morte e le rinascite degli esseri senzienti;
10. āsrava-kṣaya-jñāna-bala: potere di conoscere come si realizza l’estinzione delle contaminazioni e degli attaccamenti.

Luce delle religioni tradizionali

Luce delle religioni tradizionali

Com’è il valore dimenticato della ‘pratica del silenzio‘ per il cristianesimo, la pratica della preghiera come della meditazione si esprime nelle diversi contesti religiosi secondo le più diverse forme congeniali ad ogni religione tradizionale dell’Eurasia, rivolgendosi verso l’identificarsi come una pratica delle religioni tradizionali di Cristianesimo, Islam, Induismo, Buddhismo e Taoismo ma espressa secondo ben precisi e distinti canoni conformati nel tempo e nello spazio dai rispettivi fondatori che ne hanno segnato un percorso ben preciso che tratta la dimensione spirituale dell’umano elevato nello spirito verso il divino.

Così le religioni tradizionali dell’Eurasia si rivelano essere percorsi precisi di elevazione spirituale contraddistinti dalla ferma scelta di appartenenza religiosa che riconosce il patrimonio della parola del suo Fondatore Capostipite come unica ed inviolabile fonte originaria di Verità Rivelata, che rispettivamente vanno ad identificarsi come la ricchezza di un grande patrimonio di una ‘etnodiversità culturale‘ vitale alle relazioni umane di ieri come di domani, religioni comunemente distinte e legittimate da un preciso solco di tradizione segnato dal possedere uno stesso chiaro riferimento verso la Pace e la Giustizia per ognuno, professando la ‘salvezza degli umani‘ dalle tante forme che assume il male, portandoci sotto la protezione di una propria Legge Divina, intimamente insita nello stesso valore dell’unità nella diversità.

La vera conoscenza nasce dal confronto di almeno due identità che seppur distinte permettono a noi stessi di conoscere meglio la nostra essenza, un momento di riflessione e consapevolezza dove anche la più distante diversità a noi contigua permette di conoscere meglio noi stessi, perchè é nel confronto che emerge la nostra peculiarità rispetto ai simili, la cui nostra fermezza diventa baluardo di difesa da ogni avversità di ciò che non rispecchia un essenza inafferrabile, inpronunciabile e indescrivibile.

Indicibile Verità

Indicibile Verità

Con questo difficile attraversamento delle diverse acque di queste cinque differenti religioni che conducono al mare della Pace di Eurasia, non mi resta che augurarvi una buona e serena lettura riportando l’attenzione verso il tema originario della Medicina Tradizionale Cinese che supera le forme della materia e si dirige verso le forme delle energie, quale anticamera della grandezza di qualcosa di più grande racchiuso nello spirito, un testo che possa favorire in noi tutti il ritorno alla fonte da cui attingere l’Indicibile Verità dell’insondabile mistero dello spirito che la finitezza di nessun linguaggio e di nessuna ragione potrà mai violare.

A presto!

Vincenzo Di Maio


MTC: LE ENERGIE – CLASSIFICAZIONI E FUNZIONI

MTC – Medicina Tradizionale Cinese
Tratto da Amici Shiatsu

LE ENERGIE EREDITARIE

Nell’uomo si distinguono delle energie che operano dal concepimento fino alla morte, prima e dopo il momento della nascita, che si chiamano energie ereditarie.

Queste energie sono in azione sia nell’embrione che nel feto, ma anche nel bambino e nell’adulto.Una caratteristica della medicina cinese è che non fa nessuna differenza tra le energie attive nel ventre materno e quelle che agiscono nel corso dell’esistenza dell’individuo  adulto.

Le energie ereditarie comprendono:

  • Energia Yuan che è l’energia originaria o iniziale
  • Energia Jing che è l’energia essenziale o seminale
  • Energia Zong che è l’energia ancestrale

L’ENERGIA EREDITARIA, YUAN QI

Collega l’individuo a tutto ciò che c’era prima di esistere. Serve a trasmettere le caratteristiche della conservazione della specie in ogni individuo.

E’ trasmessa direttamente dai genitori. Comprende gli apporti dello Yin e dello Yang originari.

E’ la sorgente di tutta la vita e della vitalità dell’individuo. Viene detta energia del cielo anteriore, energia che precede e sovrintende al concepimento, essa rimane per tutta la vita la sorgente della vita, quando si sviluppano le energie dette del cielo posteriore.

L’ENERGIA ESSENZIALE O SEMINALE, JING QI

Formata da due componenti:  una  è presente al concepimento come l’energia originaria e fornisce il “materiale” necessario alla comparsa del nuovo essere a partire dall’incontro di due individui di sesso opposto: si tratta dell’energia jing detta del Cielo Anteriore.

Ma accanto a questa energia, donata al momento del concepimento e una volta per tutte, esiste una energia jing che non è di origine parentale ed è costituita ed è costituita da tutto ciò che è in grado di nutrire il corpo, di contribuire a formarlo, a svilupparlo, a mantenerlo.

Questa energia jing, detta del Cielo Posteriore, è ricavata dall’organismo a partire dagli alimenti più sottili dell’alimentazione e della respirazione.

L’energia jing che agisce nell’organismo è la combinazione di questi due parametri connotati dalla nozione di Cielo Anteriore e Cielo Posteriore.

Queste due jing hanno bisogno l’una dell’altra per essere attive.Si uniscono per aiutare a trasmettere la vita. Si si nota quindi come Cielo Anteriore e Cielo Posteriore non siano separati ma si incontrino e si congiungano in una attività comune durante tutta la vita dell’individuo.

L’energia jing utilizzando i materiali cosmici che circolano in continuazione nell’ambiente – a questo proposito viene chiamata essenziale – sia i materiali depositati a livello degli organi della riproduzione tramite i genitori – e a questo titolo viene detta seminale.

L’ENERGIA ANCESTRALE, ZONG QI

Questa energia è detta del Cielo Posteriore. Ha il compito di rendere attuali i meccanismi vitali del corpo umano sulla base di schemi genetici trasmessi dalla discendenza.

Si forma al centro del torace, al momento dell’unione tra gli apporti essenziali della respirazione ed alimentazione, animati da questi meccanismi ancestrali che si trasmettono di generazione in generazione.

Se si vuole forzare un paragone con la medicina occidentale si potrebbe dire che l’energia originaria yuan qi potrebbe essere il vettore che trasmette il codice il codice del DNA e l’energia zong qi potrebbe essere il messaggero che permette all’RNA di spostarsi nelle varie parti del corpo umano e di svolgersi il proprio lavoro.

Per quanto riguarda l’energia jing qi, sarebbe, probabilmentein rapporto con l’eredità  non cromosomica, cioè quella trasmessa non a livello del nucleo ma del citoplasma.

GLI SHEN

Alle cosiddette energie ereditarie viene associata anche la nozione di Shen. Essi formano da una parte gli affetti affettivi e mentale della persona dall’altra alle disposizioni spirituali che determinano l’individuazione di ciascun essere al momento del concepimento.Gli Shen entrano nell’aspetto psichico delle persone. Conosciuti come “ Anime vegetative”. Questi sono  cinque, uno in ogni organo; Shen – Cuore, HUN – Fegato, PO – Polmone, YI – Milza, ZHI – Reni.

Come diceva il Dr. Duron gli Shen fan si che un ammasso di materia diventi un essere umano.

Gli Shen sono indistruttibili e presenti e presenti per tutta la vita nel destino dell’individuo e per questo vanno inseite nel quadro delle energie ereditarie.

Ricordiamo che queste energie non sono che differenti mezzi per ccogliere un unico fenomeno quello delle distribuzioni e dell’organizzazione dei soffi nell’essere umano.

Gli Shen come le energie originali, essenziale ed ancestrali non sono entità definibili come aventi un corpo fisico o chimico, ma semplici parametri di ripartizione delle energie nel corpo.

A questo titolo non esistono isolatamente, ma ma sono funzionali ad un lavoro comune insieme alle altre energie, le più note sono le energie Yong ed Wei dell’adulto.

LE ENERGIE MACROSCOPICHE DELL’ADULTO

L’ENERGIA YONG

L’energia Yong è un’energia profonda è l’energia di base dell’organismo. E’ detta profonda perché non è turbata dagli eventi esterni.

L’energia Yong è un’energia stabile, tranquilla, varia difficilmente perché non è condizionata dall’esterno.

E’ un’energia pura o chiara a seconda  delle traduzioni.

La Yong si presenta come il risultato della distillazione di tutte le energie che provengono dall’esterno per mantenere organi e visceri.

Le energie esterne provenienti  dall’ alimentazione  e dalla respirazione costituiscono il materiale di base per l’attività dei Tre Riscaldatori, che hanno il compito di metabolizzare sia le energie esterne sia le energie appartenenti al corredo  ereditario dell’individuo.

L’energia Yong si manifesta come il risultato della combinazione di queste energie.

L’energia Yong  secondo la tradizione viene considerata come il prodotto del Riscaldatore Medio.

In realtà è prodotta dal lavoro dei Tre Riscaldatori che in un’immagine semplicistica vengono rappresentati come un caminetto che riveste il fondo del torace e dell’addome.L’energia Yong è dunque in relazione con  1)  Riscaldatore inferiore; infatti essa e’ alimentata da CHONG MO da DU MO (VG) e REN MO (VC) cioè 3 meridiani straordinari che svolgono un compito importante nella diffusione dell’energia originaria Yuan qi. 2)  Riscaldatore Medio; l’energia Yong gode di un rapporto privilegiato con questo riscaldatore poichè essa viene principalmente generata a partire dall’energia Jing degli alimenti solidi e liquidi e poiché si dice che essa esce a livello del Riscaldatore Medio i meccanismi di trasformazione si realizzano soprattutto a questo livello.E’ quindi a livello del Riscaldatore Medio che l’energia Yong ha la sua origine grazie agli apporti alimentari i quali forniscono gli elementi atti a completare la formazione diffusione. 3) Riscaldatore Superiore; grazie al quale l’energia Yong viene inserita nel grande circolo energetico dei Meridiani Principali.

L’energia Yong e’ un’energia nutritiva, per la sua origine alimentare in particolare perché deriva da sostanze “pure e chiare”(quintessenza) degli alimenti che le si attribuisce il compito di nutrire l’insieme degli organi e visceri.

Fondamentale nella formazione di umori, secrezioni,sangue.

Nella formazione del sangue è vista solo nella prospettiva energetica,interviene nell’energia del sangue ma non si identifica con esso.

CIRCOLAZIONE DELL’ENERGIA YONG E PERCORSO

L’energia Yong circola all’interno dei meridiani siano essi principali che secondari che straordinari. L’energia Yong  è in profondità a differenza della Wei Qi. Le due energie sono in relazione Biao_Li tra loro.

Nel cap. XVI° e XVIII° del Lingshu si dice della circolazione dell’energia Yong che tale circolazione è permanente senza fine. Il percorso dei soffi Yong nel corpo a partire dal Riscaldatore Medio che riceve energia dallo Stomaco, l’energia degli alimenti interessa sia i dodici  meridiani principali sia i Meridiani Straordinari (VC-VG).

L’energia quindi passa al Triplice Riscaldatore Superiore e tramite quest’ultimo trasferita al Polmone.

Ricordiamoci che il meridiano del Polmone nasce all’interno del Riscaldatore Medio.

A partire dal P inizia la circolazione nei Meridiani Principali che verranno percorsi per 50 volte (25 di giorno e 25 la notte). L’energia Yong inizia il suo percorso dal meridiano del Polmone, arrivando all’estremità del dito indice dove entra nel canale di Grosso intestino risalendo.

In seguito “come un anello senza fine” segue i meridiani di Stomaco, Milza, Cuore, Intestino Tenue, Vescica, Reni, Maestro del cuore, Triplice riscaldatore, Vescica biliare e Fegato.

Partendo dal Fegato l’energia Yong passa al Vaso Governatore e quindi il Vaso Concezione tornando poi al meridiano di Polmone.

L’ENERGIA WEI

L’energia Wei è opposta e nello stesso tempo complementare all’energia Yong; è quella che l’agopuntore  incontra per primo nell’infissione dell’ago.

CARATTERISTICHE

  • ENERGIA DIFENSIVA: Si tratta di un’energia difensiva secondo il Lavier di una sentinella che difende  e protegge tutte le parti del corpo. Come la Yong è correlata ai meccanismi di digestione degli alimenti solidi e liquidi. Si tratta del lavoro dei Riscaldatori con il loro triplice apporto ,respiratorio,alimentare ed ereditario, che mette l’energia Wei al servizio dell’organismo.
  • Secondo la tradizione l’energia Wei è prodotta dal Riscaldatore Inferiore, come la Yong anche la Wei è in rapporto con la distillazione degli alimenti. La Yong dal Risc. Medio passa al Risc. Superiore e quindi al Polmone ,la Wei si forma anch’essa nel riscaldatore medio ma poi passa al Riscaldatore Inferiore. Come la Yong la Wei viene prodotta con il contributo di tutti e  tre i Riscaldatori. La Wei è detta “energia impura o torbida” in quanto meno raffinata della Yong
  • L’energia Wei circola al di fuori dei meridiani , il SoWen dice che i soffi Wei ‘non possono entrare nei meridiani’. La Wei essendo energia vivace, intrepida coraggiosa e difensiva per natura, non potesse mantenersi all’interno delle correnti energetiche ma si insinuasse dappertutto.
  • L’energia Wei svolge un’azione sia in superficie che in profondita. In superficie; a livello della pelle e dei muscoli, li percorre per riscaldarli, nutrirli e per conferire loro la forza . Si dice che l’energia Wei lavori come il modano del tessitore muovendosi  avanti e indietro consolidando per così dire la trama del derma e dell’epidermide. Con questo lavoro l’energia Wei crea la prima barriera di difesa verso i fattori patogeni esterni. In superficie questa energia è presente soprattutto nelle masse muscolari del corpo e in particolare nei meridiani muscolo-tendinei. Si tratta di fasci energetici che sono presenti a livello dei muscoli, delle aponeurosi e dei tendini. In profondità; Ha un rapporto specifico nella funzionalità del diaframma ed è in rapporto con gli organi e visceri. I testi dicono che l’energia Wei < riscalda il diaframma>. Nella concezione cinese il diaframma non è una barriera intangibile tra la parte bassa del tronco e l’alta ma il contrario è un importante intermediario tra addome e torace. La Wei perciò ha un’importante ruolo di difesa nel mesenchima sia a livello della pleura che del pericardio e peritoneo.Queste grandi sacchi mesenchimali del tronco sono così legate ai tre riscaldatori. Questo sistema ha così il compito di difendere gli organi toracico-addominali che sono poi i visceri piu’ importanti.

CIRCOLAZIONE DELL’ENERGIA WEI

Il percorso è descritto in particolare nel “Lingshu”. L’energia Wei ha un tracciato del tutto differente rispetto alla Yong e varia a seconda del giorno e della notte: di notte scende all’interno del corpo e si dice che va allo Yin; di giorno rimane in superficie e si dice che va allo yang.

Essa percorre venticinque volte il circuito diurno e altrettante volte quello notturno.

Tutte le mattine l’energia Wei scende come una cascata d’acqua e va ad inondare tutto il corpo seguendo i sei grandi canali Yang della mano e del piede.

Risale dal piede verso l’occhio per ridiscendere nuovamente in un movimento di va e vieni tutto il giorno.

Nel risalire dal piede verso l’occhio, l’energia Wei nel risalire verso l‘occhio passa per il meridiano straordinario Qi Mo.

Durante la notte, al contrario, l’energia Wei si immerge nelle profondità del corpo e interessa successivamente, nel corso del suo ciclo ciascuno dei cinque organi: Rene, Cuore, Polmone, Fegato e Milza poi nuovamente il Rene e a ricominciare il suo giro.

Alla fine della notte risale all’occhio da dove ricomincia il suo circuito diurno. Da ciò risulta chiaro che la Wei è in relazione con la vegli e il sonno.Durante il sonno si ritira nelle profondità del corpo.

L’energia Yong e Wei costituiscono una coppia a meccanismo unico.

La Yong circola nei percorsi energetici mo e la Wei circola all’esterno dei meridiani. Non bisogna fraintendere questo “circolare all’esterno” perche’ pur circolando all’esterno i soffi Wei sono in relazione con i tragitti dei meridiani.

Le energie, originaria YUAN, ancestrale ZONG, essenziale JING, nutritiva YONG, difensiva WEI, sono le principali categorizzazioni pratiche in cui vengono suddivisi i soffi del corpo umano, ma la loro azione si coniuga in diverse maniere ed esistono altre denominazioni che permettono di percepire soffi da punti di vista diversi.


L’ENERGIA ZHEN (ENERGIA AUTENTICA)

L’energia ZHEN o autentica è l’insieme delle precedenti energie, in quanto rappresenta l’energia che circola qui ed ora nei meridiani. Quando l’energia è ben equilibrata e circola armoniosamente nei meridiani viene detta energia ZHEN per indicare la totalità dei processi implicati nella grande circolazione.

L’energia ZHEN cioe’ corretta,ortodossa, è l’energia della buona salute,in accordo perfetto con tutto ciò che avviene all’interno e all’esterno del corpo.

L’energia ZHEN e’ conforme alla stagione e alla natura dell’individuo e si oppone all’energia perversa.

19 marzo 2011 Posted by | Arte, Ascoltare, Azioni, Cultura, Progetti, Scienza, Vuoto | , , , , , , | Lascia un commento

Introduzione alla tecnica di scrittura ed alla calligrafia cinese

La scrittura ha da sempre antropologicamente svolto la funzione di trasmissione della conoscenza verso il popolo e verso le nuove generazioni, ma le strutture grammaticali della scrittura si distinguono da luogo in luogo e, come affermava Edward Sapir, determinano una differente strutturazione cognitiva nelle culture di appartenenza.

Una prima grande distinzione scientifica delle scritture è situata fra le scritture di tipo nomotetico e di tipo ideografico, le prime sulla normazione della corretta espressione fonetica mentre le seconde si fondano sulla descrizione grafica delle cose e delle idee.

Mentre l’espressione fonetica si fonda sulla comprensione razionale e cognitiva dell’emisfero sinistro la scrittura pittografica si fonda sulla comprensione intuitiva e onirica dell’emisfero destro.

Dal punto di vista storico-geografico le lingue fonetiche dominanti e non dominanti, sono tutte appartenute a culture situate lungo un asse immaginario che, travalicando lo spazio e il tempo, parte da Babilonia per arrivare a Washington.

Mentre invece per il resto del mondo era la scrittura ideografica ad essere dominante, come ad esempio quella egizia, quella azteca, maya, incas, cinese, giapponese, ecc., per non parlare delle inscrizioni primitive interne alle cave che descrivevano chiaramente e a diretto colpo d’occhio le attività della vita quotidiana, fatta di scene di caccia e cose simili.

Anche il sanscrito, la lingua dell’India, seppur di solito la si indichi come capostipite delle lingue indoeuropee, possiede una strutturazione maggiormente grafica, dove il grafema cerca di essere esplicativo avvicinandosi appunto alla grafica dei simboli che comunque sono una parte importantissima e totalmente integrata nella vita quotidiana di un indiano medio.

Calligrafia cinese

Calligrafia cinese

Certo è che non sono un esperto linguista, nè un filologo ma penso che una tale correlazione la si può notare in qualche modo.

Fatto sta che comunque la scrittura degli ideogrammi si accosta fortemente a ciò che Carl Jung definiva come archetipi simbolici, come anche a ciò che Erich Fromm, autore de Il linguaggio dimenticato edito in Italia da Bompiani, cercava di definire come una forma di lingua arcaica appartenente al regno onirico dei simboli ma che, al contrario di quanto pensasse Artemidoro, definiva il sogno come tutt’altro rispetto ad un significato intellegibile in quanto, dice Fromm, il sogno va contestualizzato nel vissuto del momento e va interpretato come messaggio che l’anima omniveggente cerca di dare al corpo cosciente.

Ad ogni modo, come riuscirete a capire leggendo l’interessante articolo di Bonanomi, sicuramente la scrittura ideografica offre uno strumento migliore per la comprensione di quella complessità di cui tanto parlano in tanti, compresi gli scienziati.

Purtroppo di tutte le lingue ideografiche esistite in passato, l’unica che ancora rimane rimane ‘viva’ in tutti i sensi è la scrittura cinese e che, con la sua millenaria esperienza e il suo affinamento semplificativo lungo l’asse del tempo, può sicuramente offrire moltissimo all’umanità, ad iniziare dai limiti cognitivi che l’estremo razionalismo dell’idiosincratizzato emisfero sinistro porta nella vita quotidiana di noi occidentali.

Non mi resta che lasciarvi deliziare dalla capacità descrittiva dell’autore.

Buon divertimento!

Vincenzo Di Maio

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articolo di Fabrizio Bonanomi tratto da LA BUSSOLA D’ORO

La modalità di scrittura ideogrammatica Cinese prende il nome di calligrafia, ed è un’arte le cui origini si perdono nella notte dei tempi.

I primi segni ierografici fatti risalire a circa 6000 anni fa, furono scoperti lungo il tratto mediano del Fiume Giallo nell’insediamento neolitico di Banpo, in prossimità di Xian. In realtà gli studiosi sono concordi nel collocare la prima strutturazione della scrittura, nel corso della dinastia Shang, XIV secolo a.C., quando appaiono le prime incisioni sui gusci di tartaruga e ossa piatte di altri animali (Jia gu wen).

Un recente articolo apparso su alcune riviste di archeologia specializzate e reso noto dall’Agenzia ANSA, con firma dalla Redazione, mette in luce alcuni aspetti legati alla scrittura Cinese ed in particolare alla sua datazione, nonché al legame con la radice della scrittura stessa.

Lo riporto in toto per completezza di informazione:

CINA – SCOPERTA SCRITTURA DI 8.600 ANNI FA
Segni incisi nel carapace di tartarughe risalenti ad 8.600 anni fa potrebbero essere la scrittura più vecchia del mondo, secondo gli archeologi che li hanno ritrovati, nella Cina occidentale.
Ne da’ notizia il servizio on line della B.b.c. sottolineando che questi simboli precedono di oltre 2.000 anni i più antichi esempi di scrittura finora conosciuti, provenienti dalla Mesopotamia.
In 24 tombe di età neolitica scoperte a Jiahu, nella provincia di Henan, gli archeologi hanno rinvenuto diversi gusci di tartaruga sepolti insieme a dei resti umani. Gli esami al radiocarbonio hanno datato il sito fra il 6600 e il 6200 a.C.. Nei gusci sono intagliati dei segni che sembrano avere affinità con i caratteri della scrittura usata migliaia di anni più tardi durante la dinastia Shang (1700-1100 avanti Cristo).
Gli studiosi della università della Scienza e tecnologia di Pechino, guidati dal professor Garman Harbotte del Brookhaven national laboratory di New York, hanno identificato 11 simboli diversi, fra i quali il carattere corrispondente al concetto di “occhio”.
Il professor David Keightley dell’università di Berkeley ha peraltro gettato acqua sul fuoco, invitando alla cautela soprattutto per quanto riguarda l’asserito legame con la molto più recente scrittura Shang. “C’e’ un salto di 5.000 anni – ha osservato – e una connessione sembra incredibile”. “Non possiamo chiamare scrittura questi segni finché non avremo altre prove”, ha concluso Keightley.
Accanto ai carapaci intagliati sono stati rinvenuti dei sassolini, il che ha fatto pensare che due gusci potessero contenerli, formando una sorta di “maracas”, il cui suono poteva accompagnare dei riti sciamanici.
In altre sepolture tornate alla luce nella stessa zona sono stati trovati, nel 1999, alcuni flauti ricavati da ossa umane che si ritiene siano i più antichi strumenti musicali del mondo.
Fonte:ANSAAutore:Redazione

Nell’arco dei millenni, l’evoluzione grafica, al passo con l’evoluzione umana, ha subito sostanziali modificazioni che, per completezza di informazione, riassumo brevemente:

Le Iscrizioni sui bronzi (jin wen), XI secolo a.C., le Tavolette di bambù (zhu jian) e le Tavolette di legno (mu du) che caddero in disuso nel III secolo d.C., la Seta e la carta, fecero da supporto e trasmisero nel tempo l’evoluzione stessa della scrittura.

La prima vera strutturazione linguistica inizia con la creazione dello Stile (forma) del Grande Sigillo (da zhuan), per mano dell’Imperatore Zhou Xuan Wang (827-781 a.C.) che tentò una sorta di prima classificazione dei caratteri.

Finita quella che venne chiamata l’Epoca degli Stati Combattenti ed ottenuta la riunificazione della Cina per mano dell’Imperatore Qin Wang (221 a.C.), egli intese proseguire l’opera, ordinando la ristrutturazione e riunificazione della scrittura.

Con l’eliminazione di omografi e riducendo il numero di tratti fino ad allora utilizzati per la costruzione dell’ideogramma, si arrivò a proporre lo Stile (forma) del Piccolo Sigillo (xiao zhuan), a tutt’oggi ancora in uso ad es. nei sigilli usati nella calligrafia ad indicare il proprio nome. (vedi figura)

Una sorta di modificazione sul campo, venne operata attraverso la formulazione dello Stile (forma) Amministrativo (li shu), questo stile segna il passaggio dai pittogrammi agli ideogrammi; da semplici raffigurazioni pittoriche si passa alla rappresentazione dell’idea in essa contenuta operando di fatto una sorta di astrazione della scrittura anche attraverso tratti più lineari e parchi.

La necessità di avere un mezzo di comunicazione più veloce, fa nascere di lì a poco, lo Stile (forma) Corsivo (cao shu) a volte tradotto con Stile delle Erbe, che prese notevolmente piede e si sviluppò soprattutto come mezzo di espressione poetica. Comunemente adottato da poeti, letterati e politici, è tutt’ora esempio di espressione calligrafica superiore.

Ma come sempre, oltre a scrivere versetti poetici in terzine, è importante poter annotare quotidianamente ed in modo sbrigativo la lista della spesa o un qualsiasi appunto, ed In epoca Han (III secolo d.C.), ecco nascere da questa esigenza lo Stile (forma) Corrente (xing shu).

Nello stesso periodo storico, come risultante da un lato di un certo fermento politico, dall’altro come necessità di più facile lettura dei tratti, nasce lo Stile (forma) Esemplare (kai shu): un nome un programma, è lo stile che tutt’ora viene insegnato nelle scuole di calligrafia.

Nel nostro secolo viene introdotto in Cina l’alfabeto mediante il quale si è potuto tradurre la “fonetica-modo di pronunciare un ideogramma”, in lettere romaniche.

Questa modalità chiamata Pinyin (Chinese alphabetic system), per esteso Hanyu Pinyin (letteralmente lingua traslitterata, vale a dire il modo di traslitterare i suoni del cinese mediante l’alfabeto occidentale) viene promulgata nel 1958, dal 1977 è considerata dai Cinesi United National Standard. Ottiene inoltre nel 1982 lo standard ISO (International Standard Organization).

Il sistema Pinyin si affianca al meno conosciuto sistema Wade-Giles, pubblicato per la prima volta nel 1859 da Thomas Francis Wade, che lo aveva a sua volta sviluppato sulla base di un metodo redatto da R. Morrison nel 1815. Ulteriormente modificato da Allen Gilles nel 1912, ed ora è la forma più diffusa fra gli anglosassoni.

Esistono altri metodi fonetici ritenuti secondari che riportiamo come nomenclatura:

  • Latinhua Sin Wenz (1929),
  • Gwayeu Romatzyh (chiamata National Romanization – 1928),
  • Juyin II (1986), Yale (U.S. Military language-teaching – 1948),
  • Chinese Post Office System.
    pioggia - carattere YU
    pioggia – carattere YU

In questo modo è possibile proporre nella nostra forma scritta il suono dell’ideogramma Cinese.

Formuliamo ora un esempio per comprendere il significato della traduzione fonetica: consideriamo li tratto  che approfondiremo poco più avanti, normalmente è tradotto con il nome pioggia, la pronuncia Cinese del termine pioggia si può riportare in forma alfabetica scritta in due modi : per il Pinyin è yu più vicino alla pronuncia latina, per Wade-Giles è più vicina alla pronuncia anglosassone.

Di seguito in tabella alcuni termini a confronto, sovente usati nei testi che trattano di Taoismo, a indicare la pronuncia scritta dello stesso ideogramma nei due sistemi.

PinYin Wade-Giles PinYin Wade-Giles

Dao

Tao

Lao Zi

Lao Tzu

Daoismo

Taoismo

Zhuang Zi

Chuang Tzu

Dao De Jing

Tao Te Ching

Sun Zi

Sun Tzu

Wu Wei

Wu Wei

Lie Zi

Lieh Tzu

Yi Jing

I Ching

Qi Gong

Ch’I Kung

Tai Ji Quan T’ai Chi Ch’uan    

Come in molte espressioni culturali cinesi ed estremo orientali, l’aspetto tecnico spesso funge da base solida per estrinsecazioni che vanno ben oltre la “perfetta esecuzione del carattere”.

La calligrafia infatti, appoggiandosi quindi sulla tecnica, ha lo scopo di trascendere il significato stesso del carattere o della frase ideogrammata, per esprimere il “qui ed ora” dell’autore in quel preciso momento pittorico, la si può definire un’espressione vicina alla poesia

8 tratti

8 tratti

Non ultimo è il compito di far comprendere al praticante il significato profondo della filosofia che ne regge i presupposti, che funge da impalcatura invisibile e ne consolida il palinsesto.

Il gesto viene eseguito con l’utilizzo di un pennello ed inchiostro di china (vedi nota 1) detto mo , tradizionalmente ricavato da una barretta  d’inchiostro nero, composta da fuliggine di carbone opportunamente trattato, mediante abrasione con apporto di acqua.

Il pennello è impugnato in modo da risultare perpendicolare alla superficie d’appoggio della carta di riso.

Preparare l’inchiostro, intingere il pennello, dipingere il versetto idiomatico, apporre a lato il proprio nome ed il proprio sigillo, sono passi necessari di un rituale ben preciso, momento importante per l’accesso al significato simbolico del gesto: la calligrafia.

I tratti fondamentali che si utilizzano per dipingere tutti i caratteri di questo singolare linguaggio sono fondamentalmente di otto tipi: punti, linee e righe attraverso i quali è possibile comporre i caratteri ed esprimere il tutto. (vedi figura)

L’utilizzo di 8 tratti non è una scelta casuale: nella progressione numerica Cinese infatti, arrivare ad 8 significa raggiungere lo stadio in cui ci si deve differenziare.

Per analogia si può affermare che, anche nel progettare la costruzione di base di una lingua ideogrammatica, in modo grafico-simbolico la scelta è ricaduta su 8 tratti fondamentali.

Qualitativamente dunque, 8 và letto come adempimento e compiutezza delle cose, anche dal punto di vista della loro rappresentazione grafica attraverso gli ideogrammi.

In alcuni trattati redatti da famosi maestri calligrafi, questi tratti fondamentali vengono estesi da 10 fino ad un numero di 32, mentre vengono ridotti a 6 per i neofiti che affrontano la scrittura ad ideogrammi.

Ma come si arriva alla comprensione della struttura di un ideogramma?

Abbiamo detto che esso rappresenta una figura più o meno complessa, comunicata in modo stilizzato.

Proprio per questo suo potere di sintesi, a volte l’immagine rappresentata non è immediatamente fruibile, spesso risultano essere, a prima vista, solo

pioggia - carattere YU

YU = pioggia

un insieme di linee apprezzabili più che altro dal punto di vista estetico (alcuni ideogrammi sono belli anche solo da osservare).

Dunque, possiamo semplicemente riconoscere un ideogramma associandolo ad un significato, traduzione letterale:

YU = pioggia, può essere un modo.

Oppure scomporlo dapprima nei suoi tratti distintivi primari e trovare, grazie al significato intrinseco di ciascuno di loro, il significato dell’insieme.

Ecco che il tratto si propone sotto una diversa luce:

Strutturazione carattere YU (pioggia)

Strutturazione carattere YU (pioggia)

Risulta evidente che la semplice traduzione di yu con pioggia, ne limita notevolmente il senso.

Il pittogramma esploso ed analizzato, rivela prima di tutto la situazione temporale che si vuole descrivere: sta piovendo ora! La scena è descritta nel dettaglio, acqua che scende, tempo coperto, pesantezza ed umidità.

Questo è il potere descrittivo intrinseco, racchiuso nell’immagine.

Ma vediamo la tecnica; come si scrive yu:

Tecnica di composizione calligrafica

Tecnica di composizione calligrafica

Come potete vedere l’ideogramma è costituito da 8 tratti; questo “numero di tratti costitutivi” viene utilizzato per un certo tipo di classificazione degli ideogrammi.

Composizione di YU

Composizione di YUideogrammi.

Un’altra caratteristica di questo tipo di scrittura, è la sequenza con cui il pittogramma viene costruito, il pennello segue una direzione ben precisa, vale a dire da sinistra verso destra, dall’alto verso il basso.

I tratti sono proporzionati e sono distribuiti in modo da occupare con giustezza lo spazio a disposizione.

L’ideogramma, quindi la sintesi, descrive una situazione utilizzando 8 tratti, quante lettere o parole servono per descrivere lo stesso contesto in lingua italiana?

Dipende da quanto sappiamo essere sintetici, ma certamente utilizzeremo molto di più di 8 lettere.

Come tutti gli altri caratteri, anche yu-pioggia ha subito modificazioni sostanziali e di sintesi nel tempo, ecco come si presentava in alcune raffigurazioni antiche, Stile del Piccolo Sigillo.

modificazioni di sintesi del carattere YU

modificazioni di sintesi del carattere YU

L’esempio che abbiamo appena riportato ad illustrazione della tecnica pittografica, mostra in Stile Esemplare la calligrafia che, dal greco “kalligraphìa, da kàllos-bellezza e gràphein-scrivere”, significa bella scrittura, scrivere bene.

Ma ahimé, non proprio tutti scrivono bene, o in carattere stampato; se penso al mio modo di prendere velocemente appunti mi verrebbe da dire che la mia è una galligrafia, che non sta per scrittura dei Galli ma per scrittura a zampa di gallina, in verità spesso stento a riconoscerla io stesso.

Al di là delle battute, anche per la grafia ideogrammatica esiste una sorta di personalizzazione del carattere, la propria scrittura o Stile

Corrente; non ultima la grafia in corsivo, Stile Corsivo, che complica un po’ la vita ai traduttori.

tratto unico

tratto unico

Ed ancora, la calligrafia evoluta prevede la scrittura della frase eseguita in un sol gesto, senza staccare il pennello dal foglio.

E’ parte integrante del gesto pittorico, l’occupazione proporzionata dello spazio bianco attraverso tratti armonici, che lascino trasparire stato d’animo ed emozione del calligrafo.

shiki - sishi
‘shi ki’ in giapponese – ‘si shi’ in cinese

(vedi figura. shiki – quattro stagioni, calligrafia giapponese, per i cinesi si pronuncia si shi )
Come abbiamo visto, questa particolare tecnica prende il nome di Stile delle Erbe o Stile Corsivo.

Non entro in merito alla complessa classificazione degli ideogrammi, alla loro identificazione fonetica e quant’altro; non è lo scopo di questo testo.

E’ comunque doveroso ricordare l’importante Tabella dei Radicali che, con i suoi 214 caratteri fondamentali, mostra la radice di tutti i caratteri complessi successivi.

E’ su questi 214 radicali che si strutturano i circa 45.000 caratteri conosciuti.

Un esempio: il consueto carattere yu (pioggia) corrisponde al radicale (Rad.) 173.

Con il supporto di questo carattere si possono costruire altri nomi od aggettivi, altri ideogrammi più complessi.
Due esempi (correlati al radicale yu – pioggia) sono: xué-neve e léi-tuono.

xué-neve

xué-neve

léi-tuono

léi-tuono

Come vengono identificati e costruiti?
Di seguito la Tabella finale di scrittura ed identificazione.

tabella di costruzione del carattere

Tabella finale di scrittura ed identificazione

Fabrizio Bonanomi, operatore shiatsu e studioso di Medicina Cinese Classica; Direttore didattico dell’Istituto TAI, Istituto Superiore di Medicina Cinese Classica applicata allo Shiatsu; ha frequentato corsi di formazione ed approfondimento ed è socio dell’Associazione Medica per lo Studio dell’Agopuntura di Roma, ha frequentato e frequenta i corsi di formazione ed aggiornamento di MTC classica dell’istituto Ricci di Parigi.
Autore del libro “I Numeri e l’Ordine Naturale delle Cose” Ed. Macunix, è coautore del libro “Medicina tradizionale Cinese per lo Shiatsu ed il Tuina” CEA Edizioni. E’ membro dell’Istituto Culturale della Federazione Italiana Shiatsu (F.I.S.). E’ direttore della rivista Shiatsu News della Federazione Italiana Shiatsu (F.I.S.). E’ direttore responsabile del giornale in Rete http://www.shiatsunews.com

NOTE 

1 In realtà il termine “Inchiostro di china” è prettamente occidentale, per i cinesi l’inchiostro mo è solo l’inchiostro. Il termine di china, entrato nel gergo occidentale, è il tentativo di copiare questo particolare prodotto ideale per la scrittura a pennello, per poterlo utilizzare con penne a serbatoio, le penne stilografiche o a sfera ad esempio.

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21 febbraio 2011 Posted by | Arte, Ascoltare, Cultura, Guardare, Hobby, Progetti, Scienza | , , , , , , | Lascia un commento

Le basi matematiche dell’I Ching

Tratto da: LA BUSSOLA D’ORO

Estratti da un articolo del 1974 di Martin Gardner sull’analisi combinatoria del Libro dei Mutamenti
MARTIN GARDNER

L’I Ching, o Libro dei Mutamenti, è uno dei più antichi libri del mondo ed anche uno dei più enigmatici. Per più di 2000 anni è stato usato in Oriente come libro di divinazione ed è tuttora studiato con rispettosa deferenza come sorgente della saggezza confuciana e taoista.
[…]

Cielo Anteriore - Fu Xi

Il fondamento combinatorio dell’I Ching consiste in 64 esagrammi. Essi mostrano ogni possibile permutazione di due tipi di linee prese sei alla volta. Ogni esagramma ha un nome tradizionale cinese. I due tipi di linee rappresentano la dualità di base della metafisica cinese: la linea spezzata corrisponde allo yin, la linea intera allo yang. Prendendo 2 linee alla volta ci sono 2×2=4 possibilità di combinarle formando i cosiddetti digrammi e 2x2x2=8 possibilità di formare trigrammi.
[…]
Ci sono due modalità antiche per rappresentare gli otto trigrammi in un cerchio. La più antica, conosciuta come disposizione di Fu Xi dal nome del mitico fondatore della prima dinastia cinese (la dinastia Xia, 2205-1766 a.C.) è riportata qui di fianco. Si noti che le coppie opposte sono complementari sia per quanto riguarda il significato simbolico che dal punto di vista matematico poichè ogni elemento si ottiene dall’altro sostituendo le linee yin con le yang e le linee yang con le yin. Questa disposizione, che solitamente incornicia il famigliare simbolo  dello yin-yang, è tuttora largamente utilizzata in Cina, Giappone e Corea come augurio di buona fortuna da appendere sulla porta o da riprodurre sui gioielli. E’ anche chiamata “cielo anteriore” o “disposizione primaria”.

Cielo Posteriore - Re Wen

La disposizione di Re Wen (dal nome del leggendario padre del fondatore della dinastia Zhou), riprodotta qui di fianco (detta anche “cielo posteriore” o “disposizione del mondo interiore”), abbandona il posizionamento complementare della sequenza di Fu Xi, di modo che i trigrammi posti ai punti cardinali della bussola simbolizzano le stagioni in ordine ciclico. Partendo dal sud ☲ (tradizionalmente mostrato in alto) e muovendosi in senso orario i trigrammi disposti ai punti cardinali rappresentano estate ☲, autunno ☱, inverno ☵ e primavera ☳.

La più antica disposizione dei 64 esagrammi, che è conosciuta come sequenza di Re Wen, è l’ordine in cui essi appaiono nell’I Ching (si veda l’immagine riportata qui di seguito).
[…]
Si noti che gli esagrammi sono appaiati in un modo singolare. Ogni esagramma dispari è seguito da un esagramma che è o il suo inverso o il suo complementare. Se l’esagramma dispari è simmetrico (rimane uguale anche se rovesciato), viene complementato per produrre l’esagramma successivo. Se manca di simmetria, viene invertito.

Sequenza 64 esagrammi - Re Wen

C’è un qualche tipo di ordinamento matematico che determina la sequenza in cui le coppie di esagrammi si susseguono l’un l’altra? Questo è un problema irrisolto.

Di volta in volta uno studioso dell’I Ching annuncia di aver scoperto uno schema matematico sottostante la sistemazione delle coppie, ma ogni volta un’indagine più ravvicinata rivela che sono state fatti tanti e tali assunti arbitrari da far in modo che in effetti l’ordine fosse imposto prima che esso emergesse dall’analisi.

Per quanto si possa conoscere, le coppie dell’ordinamento di Re Wen sono disposte in ordine casuale e non vi sono basi conosciute per determinare quale membro di una coppia preceda l’altro.

Solo nell’undicesimo secolo gli studiosi cinesi scoprirono una modalità di ordinamento degli esagrammi molto semplice ed elegante. Questa sistemazione è attribuita a Fu Xi (si veda l’illustrazione riportata qui di seguito).

Suddivisione di Fu Xi – (sequenza 1.2.4.8.16.32.64)

Lo spazio bianco in basso rappresenta il Tai Chi, lo stato dell’universo quando era “senza forma, e vuoto” (come riporta Genesi 1:2).

Questo caos indifferenziato si divide nelle metà yin (nera) e yang (bianca) della riga 1. Nella riga 2 vediamo lo yin suddividersi in yin e yang e similmente lo yang. Questa suddivisione binaria continua per sei passi verso l’alto.

Lo schema ora rivela automaticamente tutti i poligrammi di ordine da 1 a 6. Dividendo le righe 1 e 2 verticalmente in quattro parti uguali e rimpiazzando in ciascuna parte il nero con la una linea spezzata ed il bianco con una linea intera si ottengono i quattro digrammi.

Le righe 1, 2 e 3 divise verticalmente in otto parti uguali generano gli otto trigrammi. Le righe 1, 2, 3 e 4 in 16 parti danno i 16 tetragrammi, le righe 1, 2, 3, 4 e 5, in 32 parti danno i 32 pentagrammi, e le righe 1, 2, 3, 4, 5 e 6, in 64 parti, danno i 64 esagrammi.

L’illustrazione successiva mostra gli esagrammi nel loro tradizionale ordine di Fu Xi, o “naturale”.

Ordine naturale - sistema tradizionale di Fu Xi

Procedendo da sinistra a destra, a partire dalla prima riga del quadrato, gli esagrammi corrispondono a quelli riportati nello schema di Fu Xi letto sempre da sinistra a destra.
Possiamo ora capire perchè Leibniz, che pensava di aver inventato il sistema binario alla fine del 17° secolo, fosse così stupefatto dopo aver appreso per la prima volta della sequenza di Fu Xi da Padre Bouvet, un missionario gesuita in Cina.

Sostituiamo 0 ad ogni linea spezzata, 1 ad ogni linea intera, poi prendiamo gli esagrammi in ordine, leggendo ognuno di essi dal basso verso l’alto ed otteniamo la sequenza: 000000, 000001, 000010, 000011, …, 111111. Non si tratta di nient’altro che di contare i numeri da 0 a 63 espressi in notazione binaria.

Sia Leibniz che Padre Bouvet erano convinti che Fu Xi, colpito dall’ispirazione divina, avesse scoperto l’aritmetica binaria, ma non c’è nessuna chiara evidenza di questo.

Gli studiosi dell’I Ching dell’11° secolo non avevano fatto niente di più che scoprire una modalità naturale di disporre gli esagrammi.

Non fu che al tempo di Leibniz che la sequenza di Fu Xi venne riconosciuta isomorfa ad un’utile notazione aritmetica.

Poichè il potere del 2 si esplica ovunque nelle strutture matematiche e fisiche, non è sorprendente che gli studiosi cinesi siano stati capaci di applicare gli esagrammi praticamente a qualunque cosa, dalla struttura dei cristalli al sistema solare ed al cosmo.

Z.D. Sung, nel suo dilettevole libretto The Symbols of Yi King (Shanghai, The China Modern Education Company, 1934), racconta come stava facendo ruotare una scatola di cerini in mano un giorno (per simulare la rotazione della Terra in orbita attorno al Sole) quando improvvisamente percepì un modo naturale per generare gli otto trigrammi agli angoli di un cubo.

Otto trigrammi in disposizione 3D - Angoli di un cubo

Supponendo che le tre coordinante cartesiane di un cubo unitario, x, y e z, indichino la prima, la seconda e la terza cifra di un numero binario a 3 cifre, indichiamo con 000 l’angolo d’origine delle coordinante.

Gli altri angoli corrispondono ai numeri binari di tre cifre da 0 a 7, dove 0 e 1 indicano la distanza dell’angolo dall’origine di ogni linea coordinata. Gli otto numeri corrispondono, naturalmente, agli otto trigrammi, con i trigrammi complementari disposti agli angoli diametricalmente opposti del cubo. Con una procedura simile gli angoli di un ipercubo unitario genera i poligrammi di ordine superiore.

Invece di avventurarsi nelle dimensioni superiori, Sung divide il cubo in 64 cubi più piccoli che egli identifica con i 64 “modi” del sillogismo classico. (La premessa maggiore, la premessa minore e la conclusione di un sillogismo possono prendere ognuna quattro forme differenti generando 64 possibili modi.)
[…]

(tratto da: “The combinatorial basis of the ‘I Ching’, the Chinese book of divination and wisdom”, Scientific American 230, gennaio 1974)

Traduzione di Valter Vico
Immagini di Tiziano Mattei (l’immagine dell’ordine degli esagrammi di Fu Xi è di Pierre Faure)

23 gennaio 2011 Posted by | Arte, Guardare, pensieri, Progetti, Scienza | , , , , | 2 commenti

   

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