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LAO ZI: Meditazioni sull’Acqua

Ci sono degli aforismi di Laozi sul tema dell’acqua estrapolati dal suo Dao De Jing, i quali messi insieme donano il senso e l’importanza simbolica dell’acqua per il sommo maestro:

Al mondo niente è più cedevole dell’acqua.
La Via dell’acqua è infinitamente ampia è incalcolabilmente profonda.
Si estende indefinitamente e fluisce senza limiti.
Abbraccia tutta la Vita senza preferenze.
Non cerca ricompense, arricchisce il mondo intero senza mai esaurirsi.
La sua Natura sottile non può essere afferrata, colpiscila e non la danneggierai, forala e non la ferirai, tagliala e non la squarcerai, bruciala e non farà fumo.
Cedevole e fluida non può essere distrutta, riesce a penetrare anche nel metallo e nella pietra.
E’ così forte da sommergere il mondo intero.
Si concede a tutti gli esseri, senza ordine di preferenza.
Essa è definita suprema virtù.
Il motivo per cui l’acqua impersona questa suprema virtù è perchè essa è cedevole e morbida.
Quindi, io dico che le cose più morbide dominano le cose più dure.
Il non-essere non ha lacune, perciò la Via è davvero grande.

Se vogliamo tentare di definire almeno due od anche tre significazioni per ogni aforisma, contestualizzandoli nella complessità della dottrina SanJiao per non renderne un senso arbitrario applicandoli nella complessità sociologica contemporanea, penso che non pochi potrebbero essere i sensi di comprensione del testo, forse anche illimitati e più profondi dello stesso sommo poema di Dante Alighieri.

L’acqua è un elemento di purezza e di fluidità semplice che scorre cedendo agli ostacoli ma senza mai arrestarsi rispetto all’obiettivo di attraversare kilometri per raggiungere tanto un lago quanto un mare.

Considerando che dalla dottrina SanJiao possiamo ricavare tre prime frattalità sistemiche correlate, possiamo ricavare una prima significativa direzione di contestualizzazione intellegibile: la dimensione intramondana delle correlazioni sociali, la dimensione extramondana delle correlazioni biologiche e vitali e la dimensione ultramondana delle correlazioni etiche e spirituali di ogni persona, come anche di eventuali soggettività sociali che possono amplificarsi al punto di essere un vero e proprio fiume di mutazione sociale.

Lasciando a voi stessi ogni possibile considerazione personale, tale che non vada ad ingabbiare la propria riflessione sugli elementi di applicazione metodologica che ora abbiamo posto per favorire la chiarezza allontanando le confusioni, andiamo a cercare di scendere maggiormente in profondità rispetto alla molteplicità complessa delle significazioni.

Il Fiume del Tao

Il Fiume del Tao

1. Al mondo niente è più cedevole dell’acqua.

L’elemento chiave di questo aforisma sta nella cedevolezza dell’acqua e pertanto rivela la cedevolezza di una soggettività, una mansuetudine soggettiva che si pone con un fare sereno e senza affanno.

2. La Via dell’acqua è infinitamente ampia è incalcolabilmente profonda.

L’elemento chiave di questo secondo aforisma sta nella Via dell’acqua, o se preferite nelle modalità di come l’acqua agisce lungo l’avanzamento immaginario della linea dello spazio-tempo, una modalità che nella sua pervasività leggera è infinitamente ampia e quindi estensivamente moltiplicatrice, come anche incalcolabilmente profonda e quindi di come intensivamente  scava lungo il sentiero del movimento e del mutamento.

3. Si estende indefinitamente e fluisce senza limiti.

L’elemento chiave di questo terzo aforima sta nell’aggettivazione delle modalità di estensione del raggio di azione dell’acqua, in quanto essa possiede una o più fonti contestuali che tendono a convergere oppure a divergere ma sempre nella stessa direzione, un modo che nelle parole di Lao zi sarebbe quello di non-agire, di agire silenziosamente e minuziosamente con grande zelo, osservanza e rispetto del prossimo, un indefinito fluire che non ha limiti.

4. Abbraccia tutta la Vita senza preferenze.

L’elemento chiave di questo quarto aforisma dell’acqua sta nel verbo ‘abbracciare’ come anche nell’oggetto dell’abbraccio, la Vita, e nella modalità di abbraccio che é l’assenza di preferenze, laddove l’abbracciare sta nell’applicazione dell’accoglienza ma senza per questo sottostare ad ostacoli, in quanto il discrimine sta nella Vita che è espressione di compatibilità, laddove l’incompatibilità diventa ostacolo da surclassare, da evitare, ma sempre senza preferenze, senza giudicare.

5. Non cerca ricompense, arricchisce il mondo intero senza mai esaurirsi.

L’elemento chiave di questo quinto aforisma sulla vita dell’acqua sta nel verbo arricchire, ovvero rendere ricchi gli altri, il mondo intero, ossia donare senza ricompense, un arricchimento che non è precipuamente materiale ma è soprattutto spirituale, ovvero di cordiale comprensione, di gentile apertura, di sforzo empatico di immedesimazione, ma sempre senza che ciò diventi ostacolo al proseguimento dello scopo, dell’obiettivo, come della propria integrità, un modo di non-agire che non si esaurisce mai.

6. La sua Natura sottile non può essere afferrata, colpiscila e non la danneggierai, forala e non la ferirai, tagliala e non la squarcerai, bruciala e non farà fumo.

L’elemento chiave di questo sesto aforisma sull’essenza dell’acqua sta nell’aggettivazione della sua precipua natura, un essenza, un modo di essere, di non-agire, che è sottile, fine, raffinato, che protende verso l’elevato, verso l’elevazione, e che pertanto è difficile da comprendere per gli altri, è difficile bloccarla, fermarla, arrestarla, in quanto se viene colpita non si danneggia perchè continua il suo percorso, se viene forata non si ferisce perchè si ricompone un attimo dopo, se viene tagliata non si squarcia perchè subito si rimargina, se viene bruciata non farà fumo perchè si volatilizza come vapore.

7. Cedevole e fluida non può essere distrutta, riesce a penetrare anche nel metallo e nella pietra.

L’elemento chiave di questo settimo aforisma, e quindi di questo settimo senso sulla capacità dell’acqua, sta nel verbo penetrare, un’acqua che fluisce cedevolmente ma che si infiltra in tutte le insenature, in tutte le minime aperture che le permettono di continuare a scivolare, a fluire, a scorrere nello spazio insieme al tempo e al variare delle stagioni, insinuandosi e fendendo pian piano anche il metallo più duro, come anche nella pietra più resistente.

8. E’ così forte da sommergere il mondo intero.

L’elemento chiave di questo ottavo aforisma sta nel verbo sommergere, nella copertura di ogni spazio e di ogni anfratto, una progressiva discesa verso un mare cosciente che si muove e purifica se stesso lungo il disegno delle coste che ne limitano il motus, un movimento perpetuo come l’energia, come il Qi, come il potere del Cielo, talmente forte che quella piccola goccia di’acqua, colata dalle più profonde insenature di montagna, ha attraversato anch’essa kilometri per poi riaffacciarsi al mare.

9. Si concede a tutti gli esseri, senza ordine di preferenza.

L’elemento chiave di questo nono aforisma sta nel verbo concedere, nel cedere insieme verso un progetto, un idea, un’azione che arricchisce entrambi senza farci impoverire, una disponibilità verso l’aiuto che è rivolta verso tutti gli esseri, siano essi uomini e animali, siano essi alberi e montagne, una predisposizione verso gli altri che non fa preferenza ma che neanche pone verso la morte, perchè anche l’acqua dopo l’aiuto che offre alla Vita ritorna ad essere totalmente sé stessa.

10. Essa è definita suprema Virtù.

L’elemento chiave di questo decimo aforisma sta nel verbo definire, il quale proprio per le caratteristiche intrinseche dell’acqua va a descrivere un’aspetto saliente che è il fatto di essere suprema virtù, una virtù che supera ogni definizione per la caratteristica dinamica dell’acqua in qualità di fondamentale elemento agente della Vita.

11. Il motivo per cui l’acqua impersona questa suprema virtù è perchè essa è cedevole e morbida.

L’elemento chiave di questo undicesimo aforisma sta nel verbo impersonare, proprio per evidenziare l’aspetto contestuale della simbologia espressa dall’acqua, proprio per non confondere il senso significativo dell’acqua con realtà più complesse come le relazioni umane.

12. Quindi, io dico che le cose più morbide dominano le cose più dure.

L’elemento chiave di questo dodicesimo aforisma sta nel verbo dominare, nel dominio assolto dall’acqua sul mondo, come anche il dominio delle cose più morbide sulle cose più dure, una potenza che può scaturire soltanto dal dominio di sé stessi, come dei propri istinti, una potenza che supera di gran lunga ogni forza, anche nella qualità intrinseca dell’umano più debole del mondo.

13. Il non-essere non ha lacune, perciò la Via è davvero grande.

L’elemento chiave di questo tredicesimo ed ultimo aforisma, sta nell’emersione di un nuovo soggetto, di un elemento fondamentale per la comprensione dell’essenza intrinseca dell’acqua, un modo di essere che si distigue per il suo non-essere, per il suo modo di vivere semplice, il suo modo di agire facile ed incentrato sulla conoscenza di sé stessi e delle proprie debolezze, il suo modo di pensare che è spontaneo ed allo stesso tempo rispettoso di ogni controparte, un non-essere che in questo modo non ha lacune, non sbaglia, non erra, ma continua imperterrito ad incalarsi e a fluire, convergendo sempre più con altre nuove gocce d’acqua che scorrono imperterriti insieme sincronicamente e diacronicamente come un ruscello che diventa torrente, che diventa rivo, che diventa cascata, che diventa un grande fiume, talmente grande che sovrasta ogni cosa come la piena di un fiume in un giorno di tempesta, che imperterrito scivola inarrestabile verso il mare.

E’ stato un viaggio, un bellissmo viaggio, fatto con voi, insieme a voi, con la mia scrittura im-presa dalla vostra lettura, un fluire scorrevole che come un fiume è arrivato al suo mare.
Buon fluire!

Vincenzo Di Maio

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3 aprile 2011 Posted by | Aforismi, Arte, Ascoltare, Azioni, Cultura, Musica, Progetti | , , , , , , | 2 commenti

Confucio e il canto dell’uccellino

Onore a te uccellino,
resta qui,
così canteremo insieme
una canzone al Cielo.

Tu pensi di esser solo
ma altrove non pensano come te.
Perchè se tu sei, chi sono io?
Oppure è insieme che noi siamo?

Dove risiede l’esistenza?
In me, in te, oppure oltre?
Affermi che a me piace cantare,
che a me piace cantare veramente tanto.

Tu sei nel giusto perchè il tuo cuore è puro come il Cielo.
Anche a me piace cantare come un uccello su un albero,
ma se io sono solo,
chi può realmente ascoltarmi?

Se i tuoi orecchi sono realmente aperti
sicuramente tu potrai ascoltarmi,
ma se il tuo cuore è chiuso come una cassa
nessun suono può entrarci dentro.

Così, se quei suoni sono rumori
chiudi forte e sbarra le finestre,
perchè sicuramente non gioveranno alla salute,
tantomeno del tuo cuore.

Confucio vive in noi.  Marzo 2011
(Vincenzo Di Maio)

Confucio e l'uccellino

Confucio e l'uccellino

21 marzo 2011 Posted by | Aforismi, Arte, Azioni, Cultura, Musica | , , , , | Lascia un commento

LIEZI: TIANRUI – I PRODIGI CELESTI

C’è una famosa e antica storia nella tradizione della Grande Cina, dove uno studente sente che il saggio Liezi può cavalcare il vento.

Lo studente è impaziente di imparare e va a cercare Liezi trovandolo su una montagna.
Lui appena lo vede gli corre incontro ma Liezi lo respinge, dicendogli che lui ha impiegato moltissimi anni ad imparare assiduamente con grande zelo dai suoi maestri prima di riuscire a rilassarsi e, perdendo la sua consapevolezza sulle distinzioni dell’uomo ordinario, riesce a fluire con il vento, senza mai sapere se lui stesse cavalcando il vento o se il vento stesse cavalcando lui.
Infatti questo non è qualcosa che può essere imparato velocemente. (Tratto da SilkQin)

La frase “Liezi Yu Feng” (in cinese sempl. 列子于风) viene originariamente trovata nel libro di Zhuangzi, il quale brevemente parla di Liezi che viaggia cavalcando il vento.

Il volo di Liezi - The Liezi fly

Il volo di Liezi - The Liezi fly

Liezi è un Santo Taoista a cui si attribuisce la scrittura di uno dei tre più importanti pilastri del Taoismo Cinese: Il Liezi.

Questo scritto si compone di ben otto capitoli di cui alcuni sinologi ne distinguono una parte proveniente da un Liezi ancora giovane e di un’altra parte relativa al Liezi più maturo.

Il Liezi viene menzionato per la prima volta soltanto nel I°sec. a.C. durante la dinastia Han, che si distinse particolarmente per la valorizzazione della tradizione Confuciana e Taoista in particolare.

Ma per ritrovarlo storicamente confermato in qualità di testo fondamentale bisogna aspettare l’anno 1007 in cui l’imperatore Xuanzong della dinastia Tang lo eleva a classico della dottrina Taoista, conformando così un trittico insieme al Zhuangzi e al Daodejing di Laozi.

Il Liezi venne onorificamente intitolato Chong Xu Zhen Jing, ovvero “Il Classico del Vuoto abissale e della Potenza suprema”.
A quel tempo esso venne largamente considerato l’opera maggiore del Taoismo mediante le più pratiche osservazioni rivolte verso la purificazione della mente, in quanto frapposto alla scrittura del Daodejing e della poetica narrativa del Zhuangzi.

Liezi

Liezi

Come afferma la IEP, il Liezi continua la linea di pensiero di altri testi Taoisti, ovvero del Xiao Yao You e del Qiu Shui, dal quale esso prende il tema dei confini della trascendenza, dello spirito del percorso della vita, della coltivazione dell’equanimità e dell’accettazione delle vicissitudini della vita, sviluppando straordinari livelli di capacità appartenenti all’Uomo Superiore, quale primo gradino della ‘Santità Taoista’.

Mentre il Liezi non articola ambiguamente la logica delle condizioni che definiscono la trascendenza dei vari livelli di elevazione spirituale verso Shang Di (Dio Supremo), in una necessaria asimmetrica relazione di dipendenza tra il mondo intero e la sua origine, ci sono ancora le tracce di una intrigante trascendenza legata ad una personale investigazione e sperimentazione dell’essenza divina.

Il brano tratto dal Liezi sotto riportato è una trascrizione dell’opera di Alfredo Cadonna, curatore e traduttore dell’opera in italiano.

Non mi resta che lasciarvi deliziare dalla profondità di questo testo che sicuramente potrà arricchire la nostra percezione della realtà più sottile.

Buona lettura!

Vincenzo Di Maio

Liezi - Lieh Tzu

Liezi - Lieh Tzu

Testo descrittivo del retro di copertina all’edizione Einaudi del 2008:

L I E Z I
La scritura reale del Vuoto abissale e della Potenza suprema.

«Fa si che vi sia nascita ma non nasce; fa si che vi sia trasformazione ma non si trasforma. Ciò che non nasce è capace di far nascere ciò che nasce; ciò che non si trasforma è capace di far trasformare ciò che si trasforma». Liezi

II Liezi non è solo uno dei testi fondamentali per lo studio del pensiero della Cina antica ma anche, insieme al Laozi e al Zhuangzi, una delle tre scritture in cui la tradizione Taoista continua a vedere sintetizzati i propri principi dottrinali e le loro rispettive applicazioni.

Questa traduzione integrale con testo cinese a fronte intende far apprezzare al lettore il valore di un’opera il cui contenuto, innegabilmente eterogeneo, si rivela una fonte ricchissima per lo studio di specifiche tradizioni mitologiche cinesi e anche di scuole di pensiero diverse da quella Taoista.

L’introduzione del curatore vuole invece guidare il lettore all’identificazione dei principali nuclei dottrinali che costituiscono il cuore Taoista del Liezi, come la dottrina del Dao e la dottrina cosmologica dell’unità, la prospettiva che vede il pieno compimento della realizzazione spirituale in una ridiscesa nel «mondo ordinario».

Sommario:
– Introduzione di Alfredo Cadonna.
– Liezi. La scrittura reale del vuoto abissale e della potenza suprema.
1. Tianrui (I prodigi celesti).
2. Huangdi (L’Imperatore Giallo).
3. Zhou Mu wang (II Re Mu di Zhou).
4. Zhongni (Confucio).
5. Tang wen (Le domande di Tang).
6. Li ming (Sforzo e Destino).
7. Yang Zhu.
8. Shuo fu (Spiegazione delle concordanze).

Il maestro che dà il nome all’opera, Lie Yukou (abbreviato in Liezi), sarebbe vissuto nel IV secolo a.C.
Tuttavia, questa raccolta di dialoghi, aneddoti e brevi trattazioni dottrinali è menzionata per la prima volta soltanto nel 14 a.C.: il primo commentario pervenutoci, quello di Zhang Zhan, risale al IV secolo d.C. Intorno alla metà dell’VIII secolo, e per editto imperiale l’opera sarà innalzata al rango di classico taoista e a partire dal 1007, nota con il titolo di “La scrittura reale del vuoto abissale e della potenza suprema”.

Alfredo Cadonna è docente di Storia della Filosofia e delle Religioni della Cina all’Università “Cà Foscari” di Venezia.
Ha anche insegnato Filologia Cinese all’Università “L’Orientale” di Napoli

I Prodigi Celesti – Cap. 1.3

Il Maestro Liezi disse:
“Il Cielo ella Terra non portano a compimento ogni cosa, il saggio non è in grado di realizzare ogni cosa, i Diecimila Esseri non possono essere utilizzati per ogni scopo.
Ecco perché compito del Cielo  è quello di dare la vita e ricoprire, compito della Terra quello di dare la forma e sostenere, compito del saggio quello di insegnare e trasformare, compito di ciascun essere quello di operare secondo la funzione che gli compete.
Di conseguenza può capitare di riscontrare difetto nel Cielo e pienezza nella Terra, limitazione nel saggio e acutezza negli esseri ordinari.
Com’è possibile?
Ciò che dà la vita e ricopre non è in grado di dare la forma e sostenere; ciò che dà la forma e sostiene non è in grado di insegnare e trasformare; chi insegna e trasforma non è in grado di impedire che gli esseri operino secondo la funzione che loro compete; gli esseri che operano secondo la funzione che loro compete non sono in grado di abbandonare il proprio specifico stato.
Ciò comporta parimenti che il Dao del Cielo e quello della Terra debbano essere o Yin o Yang, che l’insegnamento del saggio debba essere improntato o all’umanità o alla giustizia, che ciò che compete ai Diecimila Esseri debba essere caratterizzato o dalla flessibilità o dalla durezza.
Tutti questi si attengono alla funzione che loro compete e non sono in grado di abbandonare il proprio stato.
Se dunque c’è nascita è perché c’è qualcosa che fa nascere ciò che nasce; se c’è forma è perché c’è qualcosa che dà forma a ciò che ha forma; se c’è suono è perché c’è qualcosa che dà suono a ciò che ha suono; se c’è colore è perché c’è qualcosa che dà colore a ciò che ha colore; se c’è sapore è perché c’è qualcosa che dà sapore a ciò che ha sapore.
Il nato a cui è stata data nascita muore, ma quello che fa nascere ciò che nasce non cessa mai di essere.
La forma a cui è stata forma appare, ma quello che dà forma a ciò che ha forma non ha mai avuto apparenza.
Il suono a cui è stato dato suono può essere udito, ma quello che da suono a ciò che ha suono non è stato mai emesso.
Il colore a cui è stato dato colore è visibile, ma quello che dà colore a ciò che ha colore non si è mai mostrato.
Il sapore cui è stato dato sapore è gustato, ma quello che dà sapore al sapore non è mai stato assaporato.
Tutto questo compete al Non-Agire.
Esso è capace di rendere Yin o rendere Yang, rendere flessibile o rendere rigido, rendere corto o rendere lungo, rendere rotondo o rendere quadrato, di dare la vita o dare la morte, di rendere caldo o rendere freddo, di rendere leggero o rendere pesante, di far risuonare come la nota ‘gong’ o far risuonare come la nota ‘slang’, di far comparire o scomparire, di rendere nero o rendere giallo, di rendere dolce o rendere amaro, di rendere fetido o rendere profumato.
Non gli si può attribuire conoscenza, non gli si può attribuire capacità; e tuttavia nulla vi è che non conosca, nulla vi è che non sia capace di fare.”


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Versione in lingua originale mutuata da Chinese Text Project

13 天瑞: 杞國有人,憂天地崩墜,身亡所寄,廢寢食者。 

又有憂彼之所憂者,因往曉之,曰:“天,積氣耳,亡處 亡氣。若屈伸呼吸,終日在天中行止,奈何憂崩墜乎?”

其人曰:“天果積氣,日月星宿不當墜邪?”

曉之者曰:“日月星宿,亦積氣中之有光耀者,只使墜,亦不 能有所中傷。”

其人曰:“奈地壞何?”曉者曰:“地積塊耳,充塞四虛,亡處亡塊。若躇步跐蹈,終日在地上行止,奈何憂其壞?”

其人舍然大喜,曉之者亦舍然 大喜。長廬子聞而笑曰:“虹蜺也,云霧也,風雨也,四時也,此積氣之成乎天者也。 山岳也,河海也;金石也,火木也,此積形之成乎地者也。知積氣也,知積塊 也,奚謂不壞?夫天地,空中之一細物,有中之最巨者。難終難窮,此固然矣;難測難識,此固然矣。憂其壞者,誠為大遠;言其不壞者,亦為未是。天地不得不 壞,則會歸于壞。遇其壞時,奚為不憂哉?”

子列子聞而笑曰:“言天地壞者亦謬,言天地不壞者亦謬。壞與不壞,吾所不能知也。雖然,彼一也,此一也。故生不 知死,死不知生;來不知去,去不知來。壞與不壞,吾何容心哉?”

19 febbraio 2011 Posted by | Aforismi, Arte, Ascoltare, Azioni, Cultura, Guardare, Musica, Notizie e politica, pensieri | , , , , , , , , | Lascia un commento

Capodanno cinese – 2011 – Anno del Coniglio Bianco

Il Festival di Primavera (cinese sempl. 春节; cinese trad. 春節; pinyin Chūnjié) o capodanno lunare (in cinese semplificato 农历新年; in cinese tradizionale 農曆新年; in pinyin Nónglì xīnnián), generalmente noto come capodanno cinese, è una delle più importanti e maggiormente sentite festività tradizionali cinesi, e celebra per l’appunto l’inizio del nuovo anno secondo il calendario cinese.

Dragone

Dragone Chūnjié - Festival di Primavera

Oltre che, ovviamente, in Cina, la festività viene celebrata in molti paesi dell’Estremo Oriente, in particolare Korea, Mongolia, Nepal, Bhutan, Vietnam e Giappone (in cui è stata una festività ufficiale fino al 1873) ed anche nelle innumerevoli comunità cinesi sparse in tutto il mondo.

Essendo quello tradizionale cinese un calendario lunisolare, i mesi iniziano in concomitanza con ogni novilunio; di conseguenza la data d’inizio del primo mese, e dunque del capodanno, può variare di circa 29 giorni, venendo a coincidere con la seconda luna nuova dopo il solstizio d’inverno, evento che può avvenire fra il 21 gennaio ed il 19 febbraio del calendario gregoriano.

A partire da questa data, le festività durano per quindici giorni, concludendosi con la tradizionale festa delle lanterne (in cinese semplificato 元宵节; in cinese tradizionale 元宵節; in pinyin yuánxiāojié).

Il 2 febbraio sono iniziati i festeggiamenti per il capodanno cinese e per questa occasione ci sono stati eventi festosi in tutto il mondo.

Nell’ambito dell’Anno culturale della Cina in Italia quest’anno è fortunatamente accaduto anche nel nostro paese in città come Napoli, Roma, Firenze, Milano ed altre, un’organizzazione locale avvenuta grazie al supporto dell’Ambasciata Cinese in Italia collocata nella città di Roma, la stessa ambasciata che utilizziamo per un visto d’ingresso in Cina, sia esso turistico, studentesco oppure di business.

Siamo quindi nell’anno del Coniglio, il quarto dei 12 animali che, secondo la tradizione, si presentarono al cospetto di Buddha, essi si collocano rispettivamente così nella giusta sequenza: Topo, Bufalo, Tigre, Coniglio, Dragone, Serpente, Cavallo, Capra, Scimmia, Gallo, Cane e Maiale.

festa delle lanterne

Festa delle lanterne

Segno che quest’anno si caratterizza per l’elemento metallo, nella cultura cinese il Coniglio è aggraziato, educato, colto, talentuoso e ambizioso.

L’astrologia  tradizionale cinese vuole che i nati sotto questo segno siano di conseguenza quieti, acuti osservatori, riservati, meditabondi e fortunati negli affari. Il Coniglio è anche associato alla gioventù e al romanticismo.

Quindi quest’anno, nella notte tra il 2 e il 3 Febbraio 2011, è entrato in vigore l’Anno del Coniglio che in questa occasione prende una particolare connotazione mediante l’elemento metallo e il suo colore bianco.

Ogni anno si denota con delle particolari connotazioni dovute all’elemento dominante e all’animale dominante.

L’Anno del Coniglio di quest’anno è dominato dall’elemento metallo che svolge la funzione di esaltare le connotazioni proprie del Coniglio portandole all’estremo sia per quanto riguarda gli aspetti positivi e sia per quanto concerne gli aspetti negativi.

Quindi le prossime dodici lune verranno influenzate e guidate dalle qualità di questo animale che viene solitamente evidenziato come portatore di fortuna e buon auspicio.

L’astrologia tradizionale cinese, che a differenza nostra non distingue l’astronomia dall’astrologia, considera i nati nell’Anno del Coniglio ideali per affermarsi come diplomatici e politici. Questo significa che le relazioni pacifiche verranno seriamente prese in considerazione da ognuno di noi.

Nella cultura cinese, il Coniglio è aggraziato, colto, ben educato, di talento e ambizioso. Essi sono virtuosi, riservati e hanno un gusto eccezionale. Quindi il Coniglio ci aiuterà a curare i nostri talenti e a mettere in primo piano le nostre virtù, per noi stessi e la società intera.

Anno del Coniglio

Anno del Coniglio

I Conigli sono ammirati, degni di fiducia e sono spesso finanziariamente fortunati. Così quest’anno la fortuna si respirerà nell’aria e il meglio di ognuno di noi verrà esaltato dalle situazioni che via via andranno a costituirsi.

Sebbene i Conigli vanno d’accordo con molte persone, essi sono considerati essere, di base, creature riservate e sono le sole veramente felici quando ricevono meriti in qualche attività scolastica o intellettuale. Stiamo parlando di una risevatezza che ci porta maggiormente verso il raccoglimento di noi stessi e dei nostri cari.

I Conigli sono considerati anche troppo sensibili per il mondo attorno a loro; essi non sono in grado di prosperare in ambienti competitivi e aggressivi e sono ansiosi quando altri li forzano a rischiare. La sensibilità sarà così all’ordine del giorno esaltata e le attività competitive e aggressive porteranno molta ansia in genere.

Il loro mondo interiore è considerato troppo delicato per situazioni sconvolgenti e imprevedibili e tendono a creare una pacifica e confortevole atmosfera istintivamente. Così sarà, quindi, un anno accomodante e che tenderà verso il metterci e al mettere gli altri al proprio agio.

Secondo la tradizionale astrologia cinese, questa caratteristica li rende ospitali e persone attente, a cui interessa di quelli attorno a loro. Quindi il Coniglio ci renderà pertanto attenti agli altri, portandoci ad interessarci di coloro i quali ci circondano.

Coniglio fortunato - Lucky rabbit

Coniglio fortunato - Lucky rabbit

Timidi e attraenti, i Conigli dello Zodiaco cinese tendono ad agire più come coniglietti, che a loro piaccia o meno! Molta fifa e tanta casa!

Il segno è estremamente popolare e ha una larga sfera di amicizie, pertanto l’allargamento della classica sfera di amicizie sarà auspicata e invitata dal nostro Bianconiglio.

La sua natura compassionevole lo porta ad essere molto protettivo verso coloro che ritengono cari, ma la loro sentimentalità può portarli ad idealizzare i rapporti. Quindi attenzione a non lasciarsi trasportare troppo dai sogni e il mettere i piedi a terra anche nei più grandi sogni ci permetterà di non perdere il contatto con la realtà senza farci perdere di vista il sogno.

Il dolce, sensibile Coniglio spesso finisce con il dare più di se stesso al partner di quanto sia realistico e salutare, pertanto bisogna cercare di moderare gli affetti contestualizzando da situazione a situazione il giusto grado di affezione.

La buona notizia è che, quando il segno perde l’equilibrio sentimentale, il gruppo di amici e la sua stabile vita familiare lo aiutano a ridargli serenità.

Il Coniglio è un segno abbastanza delicato che ha bisogno di una solida base per prosperare, e proprio per questo è importante tenere ben saldi i piedi a terra guardando alla realtà, in quanto la costruzione di una solida base abbisogna di una visione chiara e graduale.

In mancanza di una famiglia e di un gruppo di amici vicino alle sue esigenze e che lo supporta, il Coniglio potrebbe esplodere in un pianto a dirotto al primo segno di conflitto. Quindi attenzione!

Gli sconvolgimenti emozionali nella vita di questo segno può persino condurre a malattia fisica, perciò essi tentano sempre di evitare la battaglia.

Buddhist Monk - Monao Buddhista

Buddhist Monk - Monaco Buddhista

I Conigli possono cadere anche in depressione e potrebbero sembrare bloccati in vita, spesso per mascherare la loro natura insicura. Da questo punto di vista, quindi, sembra che anche se le emozioni positive saranno grandi quelle negative possono addirittura peggiorare la nostra salute mentale. Pertanto attenzione alla congruenza con la realtà.

Essi tendono a muoversi attraverso le lezioni di vita completamente soli, con un movimento contemplativo; è uno spreco di tempo diventare matti davanti al sembrare disinteressato di questo segno di fronte ai suoi problemi. Quindi sarà facile anche che si presenti la tendenza a glissare verso i problemi mentre invece andrebbero affrontati passo dopo passo un pezzetto alla volta e con molta pazienza.

Con il giusto compagno il Coniglio può instaurare un incredibilmente forte e protettivo legame con il proprio partner. Pertanto l’amore vero sarà uno dei tanti doni che il Coniglio ci porterà a sentire e a costruire quest’anno.

Il Coniglio ama restare a casa ed essere sempre sicuri che la loro casa è confortante e ammobiliata con gusto. Ciò è che i Conigli necessitano di più è un più forte senso di autostima e la sicurezza che con esso arriva. Valorizzare noi stessi, amando prima noi stessi, sarà così il volano con cui potremmo concedere amore e sicurezza ai nostri cari e alla nostra amata.

La natura perspicace del Coniglio, accoppiata con un po’ di determinazione, aiuterà queste felici creature ad andare lontano. E quindi, la determinazione sarà il motore vero e più importante di questo segno fortunato.

Il Coniglio medio enfatizza l’importanza dei piccoli dettagli, pone attenzione a tutto, dai colori, design e mobilia al cibo e alla conversazione. E solo quando essi sono sicuri che tutto è stato disposto come desiderato, questo segno si rilassa e comincia a divertirsi, portandoci così ad educarci verso la cura dei nostri doveri prima e dei nostri diritti dopo.

I bambini nati nell’anno del Coniglio spesso conducono uno stile di vita conservatore, dove uno dei più importanti punti è la sicurezza. Questa qualità ha delle conseguenze negative: optando per la sicurezza oltre il rischio, essi possono mancare buone opportunità. Quindi il problema tipico di quest’anno sarà di scegliere tra la sicurezza ed opportunità che possono anche rivelarsi apparentemente positive.

Queste persone non sono frivole o irresponsabili, quando essi veramente credano in qualcosa, sono serie, perseveranti e capaci. Pertanto la determinazione e la costanza degli influssi del Coniglio lungo il corso di quest’anno ci porterà buoni frutti.

Calmi come sono, non è facile provocare un Coniglio. Sono sentimentali e compassionevoli. Possono essere mosse nei rapporti da problemi personali che condividi con loro. Pertanto una parola che sicuramente connoterà quest’anno sarà non soltanto la Calma ma anche la Pazienza.

Per il superamento dell’anno si consiglia di bere molta acqua, riposare bene, fare un pò di moto e magari una sana ginnastica taoista come il Qigong e altre forme di meditazione come le tecniche yoga, il vipassana e lo zen.

Il buon Coniglio per stare bene medita e respira profondamente come un gatto sornione.

Buon Anno!

Vincenzo Di Maio

 

 

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VOGLIA DI CHUNJIE – La Festa di Primavera: il Capodanno Lunare Cinese

È alquanto complicato per un occidentale afferrare il pieno significato del Capodanno cinese. In passato esso era, al tempo stesso, momento di riunione e rinnovamento dello spirito. Il Capodanno cinese è seguito dall’inizio della Primavera e pertanto è un momento di rinnovata fertilità della terra, un evento meraviglioso per ogni cinese del passato. Chiamato anche Festa di Primavera, il Capodanno contrassegnava una svolta decisiva per gli affari: dovevano essere pagati tutti i debiti e si poteva sperare in una vita migliore e in un maggiore successo nell’anno nuovo.

Il Capodanno era ed è ancora la festa più largamente celebrata in tutta la Cina, e il nome con il quale è conosciuta è cambiato parecchie volte nel corso della storia.

È stato chiamato Tempo dell’Inizio (Yuanchen), Primo Giorno (Yuanri), Primo Giorno del Primo Mese (Yuanshuo), Inizio della Prima Luna (Yuanzheng), Primo Mattino dell’Anno (Yuandan). Ora che il calendario gregoriano è stato ufficialmente adottato, il primo di gennaio è il Capodanno ufficiale, e il Capodanno cinese è stato ribattezzato come Festa di Primavera (Chunjie).

Una radicale pulizia della casa veniva intrapresa il 20° giorno del “bitter month”, come veniva chiamato l’ultimo mese nelle case di tutta la Cina. Naturalmente, i pavimenti venivano spazzati regolarmente in ogni famiglia, ma in quel giorno i pesanti guardaroba venivano spostati dai muri e la polvere che si era accumulata dietro veniva spazzata via. «Fai attenzione quando spazzi, figlia mia», ammoniva l’anziana donna, «se tu lasciassi un granello di polvere esso potrebbe volare nei tuoi occhi e accecarti». Sembra addirittura che in alcuni luoghi si spazzasse solamente dall’esterno verso l’interno, per paura che la ricchezza della famiglia potesse essere spazzata via dalla casa. I benestanti facevano riverniciare i cancelli, imbiancare i muri esterni e rivestire di nuova carta le finestre, mentre la gente povera lavava e riparava come meglio poteva. Tutto questo esprimeva il desiderio universale di affrettare la partenza dell’anno uscente con tutte le sue sfortune. Ancora oggi è rimasta l’abitudine di fare una pulizia completa della casa l’ultimo giorno dell’anno o poco prima.

Durante il periodo di tempo antecedente il Capodanno, conosciuto come il “Piccolo Capodanno”, nei principali quartieri commerciali della città venivano erette delle tettoie di stuoia dove erano venduti i quadri del Capodanno. La folla riempiva le strade: la gente si raccoglieva per vedere e comprare i fiori coltivati in serra in esposizione nelle bancarelle assieme a rami di abete per tenere lontano gli spiriti maligni. Poiché tutti i negozi avrebbero presto chiuso per parecchi giorni, chiunque aveva i mezzi era in giro a comprare regali per amici e parenti, essendo il Capodanno la principale occasione per scambiarsi regali. Il tipo di regali dati era in generale dettato dalle convenzioni. I ricchi regalavano sete o gioielli ai membri della famiglia, tè di buona qualità, fiori freschi, frutti rari o altre squisitezze ad amici o parenti lontani. Questi cibi avevano un valore sia pratico che simbolico: essi significavano che il donatore non mancava delle necessità della vita e che desiderava condividere la sua abbondanza. Erano comunque ugualmente apprezzati pollame vivo e cibi preparati.

Quasi tutti i negozi e le ditte rimanevano chiusi dal Capodanno fino anche al sedicisimo giorno. E acquistare una qualsiasi cosa, eccetto dolci, arachidi e altri piccoli articoli, durante il periodo iniziale dell’anno, era considerato di cattivo auspicio.

Nella vecchia Cina la Festa di Primavera, la Festa delle Barche Drago e la Festa di Mezz’Autunno, erano le tre occasioni principali per condurre nuovi affari, grandi o piccoli, e per chiudere i conti. Nei periodi intercorrenti tra una festività e l’altra venivano condotte molte transazioni commerciali a credito, non solo con gente relativamente povera ma anche con famiglie benestanti, riguardanti perfino generi ordinari quali olio, sale, combustibile e cibi. I debitori che non erano in grado di pagare per quel periodo spesso si nascondevano dai loro creditori fino al Capodanno. In questo modo il loro pagamento poteva, se tutto andava bene, essere differito fino alla Festa delle Barche Drago (5° giorno del 5° mese lunare). Proprio per questa ragione i creditori e i loro agenti cercavano spasmodicamente i loro debitori il giorno della vigilia – ultima possibilità per regolare i conti. Talvolta essi correvano di qua e di là con la lanterna in mano, alla caccia dei debitori, fino al sorgere del sole il mattino del giorno di Capodanno. Ma secondo le convenzioni, in quel momento non si poteva più richiedere il pagamento di un debito anche se un’altra convenzione diceva che una lanterna in mano significava che era ancora la sera del giorno precedente e che quindi era ancora accettabile inseguire un debitore. Certe zone delle città divennero luoghi di rifugio per debitori.

Con l’avvicinarsi nel Nuovo Anno alcune compagnie teatrali recitavano senza compenso in onore del Dio della Città. Durante queste rappresentazioni, anche se a un creditore accadeva di imbattersi nei suoi debitori, gli era assolutamente proibito esigere il pagamento.

Quando il trambusto dei preparativi era finito, venivano appese all’entrata (una per parte) lunghe strisce di carta rossa. Questi distici esprimevano auguri di buona fortuna. All’entrata di un negozio si poteva leggere “Successo in tutte le imprese” o “Grandi ricchezze”, a quella di una locanda “Possano i clienti essere numerosi come le nuvole”, mentre quelli dei contadini auspicavano un raccolto copioso. I distici appesi nelle abitazioni parlavano invece di ricchezza, lunga vita, molti figli, carriera di successo, e vi si poteva leggere “Possano tutti i tuoi desideri essere esauditi” o “Diecimila generazioni”. Esporre tali distici è un antica usanza che risale al tempo nel quale essi venivano scritti su tavole di legno di pesco. Al tempo delle Cinque Dinastie e dei Dieci Stati (907-960), l’imperatore Meng Chang dello Stato dei Shu posteriori aveva distici scritti con la propria calligrafia appesi ai cancelli del palazzo. Più tardi, con lo sviluppo della fabbricazione della carta, queste tavole di legno di pesco furono sostituite dalla carta rossa. Durante la dinastia dei Song (960-1279) i poeti di corte iniziarono a scrivere poesie esprimenti la loro venerazione per l’imperatore che venivano poi incollate sulle mura del palazzo. Ma versi in onore del Nuovo Anno non apparvero fino alla dinastia Ming (1368-1644); fino a quando, cioè, il primo imperatore Ming Hongwu proclamando Nanjing (Nanchino) capitale, dette ordine di appendere versi dedicati alla primavera alla porta di ogni casa così da creare un’atmosfera pacifica. L’imperatore scrisse di persona i primi versi e li dedicò a un importante funzionario di nome Tao An. Inizialmente questi versi venivano scritti solo da funzionari, ma in seguito l’usanza si diffuse anche tra la gente comune. I loro temi, comunque, erano limitati alle congratulazioni, agli elogi alla primavera e all’osservanza della moralità feudale.

In occasione del Capodanno si preparava in anticipo cibo sufficiente per durare giorni e per soddisfare sia uomini che dei, questo perché nessun coltello o altro oggetto affilato poteva essere usato nei primi giorni del Nuovo Anno per timore che la buona fortuna venisse troncata. Inoltre ciò permetteva alle donne della famiglia diversi giorni di relativa tranquillità per godersi le feste. Nella Cina meridionale i piatti più tipici erano il niangao, un budino dolce di riso glutinoso cotto a vapore, e i zongzi, un’altra delicatezza popolare, mentre nel Nord, si preferifano pane di grano cotto a vapore (mantou) e ravioli. Generalmente in una casa cinese non si mangiava molta carne, ma era una casa veramente povera quella in cui non si poteva sentire il suono della carne che veniva tagliata per riempire i ravioli. Se la famiglia aveva i mezzi, generalmente aggiungeva, al ripieno di alcuni ravioli, canditi, monete di rame, arachidi, datteri o castagne, le famiglie ricche perfino oro, argento e pietre preziose. Ovviamente ottenere uno di questi ravioli era considerato di buon auspicio. Le monete di rame significavano che non sarebbero mai mancati soldi, le arachidi simboleggiavano lunga vita, i datteri e le castagne presagivano l’arrivo imminente di un figlio (questo perché nella lingua cinese le parole “dattero” e “presto” e “castagna” e “arrivo di un bambino” sono omofone). La grandissima quantità di cibo preparata per quest’occasione aveva il significato di simbolizzare abbondanza e ricchezza per la famiglia.

Come già detto, il Capodanno Lunare, chiamato dal 1911 Festa di Primavera, è ancora la festa più importante in Cina. Nelle città sono riconosciuti ufficialmente come festivi tre giorni (dal 1° al 3° giorno del 1° mese) e in campagna considerevolmente di più, a seconda di quanto richiede il lavoro locale. In tutta la Cina è il momento delle riunioni familiari, delle visite agli amici, del riposo dal duro lavoro del resto dell’anno, e di ogni sorta di intrattenimento. Il desiderio di felicità e prosperità che nel passato spesso trovava espressione in usanze superstiziose in alcuni casi può ancora essere osservato oggi. Le vecchie superstizioni, tuttavia, si considerano sempre più retaggio del passato. La maggior parte delle persone non considera più che il raggiungimento della felicità dipenda da fattori spirituali.

Il cambiamento dei tempi può essere osservato proprio nelle raffigurazioni del Capodanno, tradizionalmente popolari soprattutto in campagna. In passato, gli artisti, spesso famiglie di contadini o perfino interi villaggi, si impegnavano nella produzione di queste raffigurazioni durante i mesi invernali, quando, cioè, nei campi non c’era molto lavoro vendendoli poi al mercato, per guadagnare un po’ di denaro extra. Le raffigurazioni del Capodanno risalgono probabilmente a circa duemila anni fa. Originariamente era abitudine dei benestanti dipingere le sembianze di eroi leggendari o simboli di buon auspicio sui cancelli delle case come protezione. Fu soltanto quando la xilografia venne inventata e diffusa che le riproduzioni del Capodanno si svilupparono in un’arte popolare. Esse guadagnarono una vasta notorietà intorno al 1500 d.C., durante la dinastia Ming, e raggiunsero l’apice nel XVIII secolo. Queste stampe normalmente erano decisamente a buon mercato. Le famiglie generalmente ne compravano parecchie e con esse decoravano le proprie case e sostituivano quelle dell’anno precedente.

I soggetti delle vecchie stampe del Capodanno possono essere classificati in quattro gruppi:

1. Sembianze di varie deità, in particolare il Dio della Cucina e i Guardiani della Porta.

2. Scene di vita contadina, molto spesso su un calendario.

3. Figure allegoriche o simboliche e oggetti come pesche, pesci e bambini ben nutriti, tutti esprimenti il desiderio dell’uomo di avere felicità, ricchezza, abbondanza, molti figli, lunga vita, fama e successo; insomma una vita migliore

4. Scene tratte da leggende, romanzi, episodi storici e opere.

Dopo il 1945 inizirono ad apparire nuovi quadri del Capodanno su basi rivoluzionari: essi conservavano la vecchia forma, ma i contenuti rispecchiavano la nuova realtà; i “vecchi” Guardiani della Porta erano sostituiti da coppie di contadini, operai, soldati e al posto del Dio della Cucina si poteva trovare il ritratto di Mao Zedong.

I dipinti del Capodanno degli anni ’50 descrivevano scene tradizionali e moderne al tempo stesso. Su una intitolata “Quintuplice ricchezza” c’era un pesce che simboleggiava sia l’acquacoltura, una comune occupazione agricola sussidiaria, che l’abbondanza (in cinese “abbondanza” e “pesce” hanno la stessa pronuncia, yu). Il frutto della pesca non solo rappresentava un’entrata extra per il contadino, ma era, ed è, anche simbolo di lunga vita. Il loto conservava il suo vecchio significato di “sempre, per sempre”.

Nel 1959 i giornali riportarono l’ordine ufficiale per il quale il popolo non avrebbe più dovuto onorare il Dio della Cucina, ma piuttosto appendere in suo luogo raffigurazioni di operai, contadini e buoni raccolti.

Ma nonostante tutto la Festa di Primavera era osservata anche durante la Rivoluzione Culturale anche se con alcune differenze. Poiché non si potevano comprare raffigurazioni del Dio della Cucina, c’era chi se le dipingeva da sè e appendeva distici sempre scritti da sè. In alcune località la mancanza bastoncini d’incenso da comprare si ovviava con sigarette di buona qualità.

Ai nostri giorni le raffigurazioni del Capodanno disponibili hanno motivi tradizionali quali i Guardiani della Porta, il Dio della Cucina, bambini paffuti con pesci, peonie, pesche, pesci rossi, fenici con peonie, temi da opere cinesi e scene tratte dalla mitologia. Altre combinano il vecchio con il nuovo, ad esempio bambini, contadini e mogli che portano ceste piene di pesci o fiori di loto e pesche. Inoltre, si possono trovare anche temi modernissimi quali l’esplorazione dell’universo, anche se dipinti nello stile tradizionale.

Certo tra la generazione giovane e di mezza età delle città, la credenza nelle vecchie deità è pressoché svanita e anche nelle cam-pagne il numero di persone che osserva i vecchi costumi è sicuramente diminuito. In ogni caso, però, i preparativi per la festa cominciano ancora intorno al 23° giorno dell’ultimo mese, giorno in cui il Dio della Cucina veniva solitamente onorato. L’attività lavorativa rallenta e tutte le fatiche sono incentrate sugli acquisti, sulla manifattura di nuovi indumenti e sulla decorazione della casa. Molte coppie scelgono questo giorno di festa per il loro matrimonio e i bambini cominciano a fare esplodere petardi due settimane prima della Festa di Primavera.

Come un tempo, viene data grande importanza al mangiare e al bere, e la gente preferisce ancora regalare generi alimentari (alcuni anni fa solo a Pechino vennero venduti circa tre milioni e mezzo di polli freschi o surgelati, un milione di anatre e grandi quantità di carne d’agnello, manzo e maiale) Inoltre, attualmente vengono acquistati dolci e giocattoli per i bambini, elettrodomestici, stereo, compact-disc ecc.

Le case ricevono una pulizia completa, i mobili spolverati, la biancheria da letto lavata. Anche gli uffici vengono puliti e persino le strade vengono spazzate con una cura particolare (durante la Festa di Primavera del 1981 gli spazzini delle strade di Beijing vennero pubblicamente lodati per il “loro grande contributo alla salute e igiene pubblica nella capitale”). La vecchia superstizione che questa pulizia avrebbe eliminato le sfortune e portato la buona fortuna è diventata ora una semplice buona abitudine.

Si inizia a preparare piatti di cibo due o tre giorni in anticipo. I ravioli sono un “must” nella Cina settentrionale, naturalmente. Quando tutto è pronto, cominciano le decorazioni. Sugli edifici pubblici vengono appese lanterne da cerimonia con fiocchi rossi e gialli e strisce di carta colorata con distici. Le vetrine e le esposizioni multicolori attraggono gli occhi. Oggi le strisce di carta colorata generalmente recano solo alcune parole, come “Festa di Primavera” o “Capodanno”. In casa si preferiscono fiori o lanterne. Tutti cercano di essere a casa per la vigilia del Capodanno e una volta riunita la famiglia, di solito ci si scambia piccoli regali. Per i bambini ci possono essere dei nuovi vestiti, giocattoli, dolci o una piccola somma di denaro. Nelle famiglie all’antica ci sono regali anche per gli anziani (ai nonni e ai parenti acquisiti si fanno ancora oggi per la maggior parte doni di cibo). Quindi arriva il banchetto. In molte famiglie sulla tavola viene posto un grosso pesce, intero, per simbolizzare l’unità della famiglia. Per questa occasione si cerca di mettere in tavola il meglio di tutto. Molte famiglie quindi guardano programmi televisivi fino a mezzanotte, essendo questo divenuto uno dei passatempi preferiti. Se il primo giorno dell’anno è dedicato ai festeggiamenti e alle visite ai parenti, il secondo e il terzo giorno si visitano amici e conoscenenti per scambiarsi gli auguri. Negli ultimi anni i negozi sono aperti anche nei giorni di festa e sempre più persone preferiscono acquistare in quel periodo poiché vi è meno affollamento.

E se c’era un tempo in cui i contadini dello Shandong consideravano un anno buono quello in cui potevano comprare abbastanza stoffa per rattoppare i vecchi indumenti, oggi, diversamente, la Festa di Primavera non reca con sé la temuta riscossione di debiti, tassi d’interesse da usura, canoni d’affitto esorbitanti, ma voglia di festeggiare e magari… di spendere!

Mauro Pascalis – Frammenti d’Oriente, dicembre 1998

7 febbraio 2011 Posted by | Ascoltare, Azioni, Cultura, Guardare, Musica, pensieri | , , , , , | Lascia un commento

   

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