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NODULO COGNITIVO n.1 – la questione politica delle risorse strategiche

Il nodulo è una concezione medica che sta a significare la descrizione di un piccolo rigonfiamento del tronco e dei rami maggiori dovuto a una gemma sottostante non sbocciata e che pertanto innesca dinamiche biologiche di riflusso energetico (biologico, chimico e fisico) che creano confusioni all’interno del sistema umano e correlative disfunzioni a più dimensioni e pertanto distinguibili dal grado di complessità.

In medicina il nodulo è un groviglio di tessuti tumorali

In medicina il nodulo è un groviglio di tessuti tumorali

In ambito antropologico e cognitivo, il nodulo si contraddistingue per l’effetto di complicare la comprensione della realtà nelle persone, manifestando socialmente le reazioni in omogeneizzazioni ideologiche di controversi raggruppamenti sociali.

In questo frangente, andando oltre la specificità epistemologica della correlazioni interne ai nessi sociologici per la comprensione dei ‘fatti sociali’ (o se preferite delle fenomenologie sociali), ciò che in particolare ci interessa in questo frangente è la correlazione fra le confusioni cognitive generate volontariamente, involontariamente e accidentalmente nei passaggi sociali e spazio-temporali di trasmissione, di elaborazione e di rielaborazione sociale del sapere, con particolare riguardo e riferimento al tema della definizione delle risorse strategiche e delle relative impostazioni di approccio applicativo delle stesse.

Risorse strategiche

Risorse strategiche

Prima di tutto c’è da evidenziare una disfunzione cognitiva personale che distorce rifrangendo le informazioni orginarie (proprio allo stesso modo di come avviene per la luce che attraversa i vetri e/o superfici trasparenti come l’acqua o addirittura dell’energia cosmica che, secondo me, distorce la visione einsteiniana dei fotoni che comunicano una relativa posizione oggettiva nello spazio, NdA) in formulazioni apparentemente uguali ma in realtà totalmente differenti.

C’è da evidenziare in questo frangente anche una fenomenologia che potremmo definire come il problema del telefono senza fili di infantile memoria, un gioco che i bambini utilizzavano per vedere come una parola bisbigliata nell’orecchio cambiava totalmente la struttura fonetica per diventare un’altra parola e/o addirittura una parola nuova, una situazione sociale che per certi versi è analoga al problema della zizzania dove intenzionalmente un informazione falsa viene spacciata per vera e/o dove una persona comunica una falsa notizia vera, ossia una notizia credibile e quindi materialmente possibile, tale che innesca meccanismi di reazione sociale che riproducono non solo il messaggio originario ma che esso addirittura viene ulteriormente distorto in nuove strutturazioni di significato.

Oltre alle fenomenologie di passaggio sociale involontario come il primo, e di passaggio sociale volontario come il secondo, abbiamo una terza tipologia che si connette alle precedenti ma nella conformazione di passaggio sociale accidentale, laddove la questione si potrebbe definire come il problema dell’incidente, laddove per circostanze inspiegabili le informazioni mutano conformazione in situazioni diverse nello spazio e nel tempo, tipologie di casistiche simili alla dimensione archeologica, come ad esempio i ritrovamenti delle popolazioni maya e aztechi, laddove ‘sembrerebbe’ che i reperti oggi rinvenuti, rimasti come risultati dell’effetto devastante dell’etnocidio innescato dal colonialismo spagnolo, ci riportano soltanto alcuni frammenti dello splendore di un’antica civiltà dove gli stessi conquistadores per definire Tenochtitlan asserivano di non aver mai visto città più grandi ed efficienti a quel tempo.

Tralasciando la definizione dell’insieme delle fenomenologie rifrattive di distorsione, contorsione e/o riflessione delle informazioni lungo il percorso dello spazio-tempo, va evidenziata l’identità del nodulo quale conformazione caotica, controversa e contraddittoria di prospettive diverse verso una stessa questione, degli aspetti che addirittura si contrastano reciprocamente come se fossero realtà totalmente differenti, dei contrasti sociali che si sviluppano dalla presenza sociale di determinate conformazioni ideologiche di parte fomentate dal grado di rigidità degli schemi mentali, da determinati interessi particolaristici e/o addirittura da specifici soggetti corruttivi che incitano verso la delegittimazione di tutte le forme di eterodossie diverse dallo schema originario di configurazione strutturata nello spazio e nel tempo.

Rifrazione fisica tra vetro e aria

Rifrazione fisica tra vetro e aria

Stiamo parlando di correlazioni presenti fra differenti conformazioni sociali che si identificano e si manifestano mediante specifiche strutturazioni ideologiche che, nell’ambito della storia dell’Occidente, derivano da coniugazioni conflittuali fra teoria e prassi, una dimensione che nello specifico vede come le teorie dell’intellighentia sociale, educata contestualmente su testi scritti da derivazioni cognitive élitarie ed élitiste, vanno a sovraimprimersi sulle pratiche naturali delle relazioni antropologiche tradizionali connotate ai popoli che possiedono antiche radici culturali che si perdono nella storia (ovviamente i popoli che oggi sono privi di una certa profondità nelle proprie radici culturali, come ad esempio la cultura inglese e quella americana, appartengono a categorie che vanno ad identificarsi mediante processi e fenomenologie sociali ben distinte, laddove la compattezza sociale di tipo conformista, isolanista ed isolazionista di questi soggetti non-antropologici, si inscrive in radici storiche pressocchè recenti, in quanto susseguenti alla civiltà imperiale latina e romana, NdA).

Tornando, in particolare, alla storia continentale dell’Europa Magna, contraddistinta dalla comunanza nell’uso della lingua latina, da relazioni interculturali di antica memoria e da complesse correlazioni antropologiche con soggettività isolane ed isolazioniste fuori dalle Colonne d’Ercole (forse Dante aveva qualche ragione a non voler far uscire Ulisse dal mediterraneo?  – Cfr. Canto XXVI° dell’Inferno, NdA), questi noduli vanno a conformarsi in particolare in epoca moderna mediante fenomenologie di imprissione sociale delle élites monarchiche ed aristocratiche sulle tradizioni popolari creando non poche problematiche di consequenzialità e di effetti sociali che progressivamente hanno intaccato gli equilibri delle innumerevoli tradizioni locali che si sono accomunate da vicinanze semantiche e culturali in genere che, ad esempio, hanno messo in correlazione la penisola italica lungo secoli di storia al punto che l’evidenza di tali correlazioni ha potuto far emergere un’identità nazionale che si è avuta come conseguenza delle dinamiche antropologiche innescate dalla creazione della Francia feudocratica di Pipino il breve, contrastando di fatto la ri-creazione dell’unità continentale insita nelle spinte antropologiche verso il Sacro Romano Impero. (forse non a caso l’esistenza di simiglianze culturali tra culture regionali poste vicino ai confini di una nazione, come i torinesi e gli abitanti di Lyon, ad esempio, determina la contraddittorietà reale delle identità nazionali che si sono conformate all’interno dell’Europa continentale del vecchio impero? NdA)

Sacro Romano Impero

Sacro Romano Impero

Evidenziate le arcaiche cause di specializzazione contestuale, feudocratica e regionale degli innumerevoli macro-regionalismi etnici del fu impero romano, possiamo ora comprendere alcune delle con-cause della complessità insita nella strutturazione dei noduli cognitivi frutto di moderne e pre-moderne correlazioni storiche insite fra le aristocrazie feudocratiche e le tradizioni popolari locali, e/o come affermerebbero nel loro linguaggio specifico Vilfredo ParetoGaetano Mosca, fra le élites e le masse, una strutturazione di dominio semantico e culturale che ha sovraimpresso determinate variabili avulse dall’equilibrio contestuale dei micro-regionalismi etnici dell’Europa Magna, un graduale impatto delle élites che in nei frangenti storici dell’accellerazione modernista dei mutamentì sociali (1°, 2° e 3° rivoluzione industriale, NdA) ha visto impiantare localmente pratiche sociali malsane che hanno innescato processi sociali definiti dalla gradualità progressiva di una serie di sciocchi antropologici che si sono territorialmente spostati, e sviluppati di pari passo con l’espansione dell’urbanizzazione della modernità occidentale (per sciocchi antropologici si intendono tutte quelle reazioni cognitive interne alla salubrità strutturale di una specifica cultura, sulla quale si innestano e si iniettano forzatamente emotivamente e ripetutamente, elementi cognitivi esterni alla tradizione di una località contestuale, tali che riescono ad innescare fenomenologie complesse di separazione e di isolamento sociale, che vanno dall’inasprimento delle forme di conflittualità interne ad una società fino alle forme destrutturanti dell’insalubrità culturale di tutte le possibili forme di anomia sociologica. La parola sciocco è stata usata come italianizzazione sostitutiva della parola inglese shock, in quanto il dizionario Hoepli afferma che ‘sciocco’ è un’aggettivo dialettale toscano che significa “Privo di sapore, che manca o difetta di sale, Insipido, Scipito”, il quale applicato a questo contesto significa che il malessere dell’impatto cognitivo sulla popolazione locale provoca un annullamento del sapore e/o del carattere culturale precedente, come se fosse una pratica di cancellazione mentale, simile per certi versi a quello che oggi invece chiameremmo “elettrosciocco”, NdA).

Non a caso la specificità della storia d’Occidente, che segue una linea che va da Babilonia fino a Washington, si distingue dal resto del mondo per questa distinzione particolare che Pareto definirebbe come rapporto fra le élites e le masse, in quanto il resto del mondo si è sempre differentemente distinto per una costante storica determinata dalla omogeneità culturale, etnica e sociale fra gli apparati digenti degli stati e delle nazioni con le masse governate, dalle strutture sociali semplici ed isolate, come i villaggi tribali, fino alle spinte unificatrici degli imperi pluridialettali, una particolare evidenza sostanziale che differenza la storia d’Occidente, e delle sue conformazioni governative, con le forme di matricrazia del resto del mondo (prossimamente affronteremo con maggior dettaglio la semi-invisibile costante antropologica della matricrazia, NdA).

Matricrazia

Matricrazia

Andando oltre le configurazioni contestuali, situazionali e vibrazionali della grande complessità di tutte le cause storiche definite da determinati noduli cognitivi reiterati nel tempo, possiamo affermare che queste attuali articolazioni distorte del sapere si strutturano mediante una moltitudine di caratteristiche sovraimpressioni élitiste, laddove la cultura illuminista determina l’inizio di una strategia capillare in cui le famose ricerche ideologiche, che sono sopravvissute dal ‘700, con l’invenzione della parola ideologia, fino a quasi gli anni ’70 in Europa, mostrano delle tendenze storiche che hanno cercato di definire la categoria cognitiva di una scienza delle idee e delle sensazioni che ha iniziato a confondere le realtà antropologiche locali di culture millenarie, come l‘orientalismo e gli studi illuministi intorno alla cultura egizia, con connessioni teoriche che possono far risalire tale elemento culturale addirittura a Parmenide, il quale ha filosoficamente generato innumerevoli errori cognitivi, una questione umana su cui Raimon Panikkar, in La porta stretta della conoscenza, si rivela essere molto esaustivo, in quanto afferma che:

Ogni questione umana che non tenga conto dell’interculturalità rivela ancora la sindrome colonialista, cioè mono-culturale, e non può trovare una risposta soddisfacente perchè mal impostata. […] Conoscendo un solo linguaggio sarà molto difficile distinguere il vocabolo dal proprio significato. Il nome è la cosa, ma se questa ha un solo nome chi nega il nome nega la cosa. […] Parmenide ha fatto credere (dico credere) a praticamente tutto l’Occidente che c’è una relazione intrinseca (se non di identità) tra l’essere (to on) e quello che il pensiero (nous) costruisce, produce, scopre, dice… pensa su di esso. In parole povere, che le nostre idee sulla realtà sono quanto meno un’immagine della stessa (un immaginario irreale), così che ciò che la scienza e la teologia affermano non è una mera astrazione, ma (piuttosto) che questa astrazione riflette la realtà (ma non la esprime). […] Detto altrimenti, tanto il pensiero cristiano quanto quello scientifico ‘pretendono’ di dire qualcosa sulla realtà. […] La scienza moderna non pretende di dirci che cosa siano le cose, ma solamente di descriverci i comportamenti (regolari, nel limite del possibile) delle cose. […] L’evoluzionismo, in effetti, crede di aver compreso un fenomeno quando lo vede dispiegato, disteso nel tempo o esteso nello spazio. Nessuna cultura può ‘forse’ insegnare niente alle altre, ogni cultura può e deve apprendere molto dalle altre (senza distorcerle). […] Il che non significa lasciarsi ammaestrare nè tantomeno colonizzare. Imparare vuol dire assimilare senza perdere la propria identità. (quello tra parentesi tonde è un testo di Marcello Schmid, ma in parte anche mio, NdA)

Avendo evidenziato degli specifici lineamenti della genealogia complessa di tutte le possibili sindromatiche nodulazioni cognitive, presenti in particolare nella cultura dell’Europa continentale, che riflettono molti degli errori di comprensione, tanto nelle ‘controversie’ degli influssi noosferici della scienza quanto nelle vicissitudini dell’uomo comune (sul mondo scientifico attuale ci sarebbe davvero molto da dire, NdA), possiamo traquillamente affermare che questi grovigli di controversie cognitive che si esprimono socialmente in correlazioni politiche, economiche e culturali dell’esistente vanno ad interferire nella comprensione di quella fenomenologia cognitiva generatrice di caos, confusione e conflittualità sociali che, nella visione sociale di Confucio, va a contrastare la virtuosa armonia della società a cui sostituire totalmente quella comprensione dell’esisitente che il grande Kongfuzi avrebbe definito come la rettifica dei nomi, ovvero un metodo applicativo di corrispondenza fra le parole della scrittura sinica e la prassi della realtà concreta.

Il Grande Confucio

Il Grande Confucio

Sforzandoci nell’applicare tale possibilità di rettificare i nomi delle cose per farli corrispondere ad una visione maggiormente congruente alla realtà, mediante la ricerca costante di un’autodisciplina educativa, possiamo affermare che la frammentarietà cognitiva delle visioni ideologiche contemporanee, che alcuni definiscono come una sorta tribalismo post-moderno di matrice modernista, spezzetta la realtà in visioni particolaristiche che in alcuni casi gnoseologicamente si sovrappongono fra loro così come si polarizzano in contrasti di appartenenze sociologiche sub-culturali (che erroneamente alcuni definiscono anche contro-culturali, NdA), tendendo ad implementare antropologicamente dei comportamenti programmati a-culturalmente (in quanto la dis-coesione sociale non produce unitarietà culturale, NdA), delle fenomenologie sociali che fomentano competitività, avversioni e disagi susseguenti di diverso grado che possono arrivare anche a situazioni sociali come la famosa anomia di Emile Durkheim, e le correlate conseguenze fenomenologiche come l’aporia politica e l’anoressia psicologica, che nel loro insieme vanno a generare vortici sociali di tipo centrifugo, e quindi di forma yin, che vanno ad indebolire la coesione sociale e a protendere verso situazioni caotiche e complesse di correlate dinamiche moltiplicatrici di distruzione sociale tendente al collasso strutturale di una società.

Certamente lo scopo conoscitivo di questo articolo, che cerca di chiarire l’invisibile problematica delle varie forme di noduli cognitivi, è un intervento sociale personale che contribuisce ad implementare rimedi di ristabilizzazione e di miglioramento dell’armonia sociale mediante una spinta nella direzione generativa di vortici sociali di tipo centripeto, e quindi di forma yang, ovvero un contributo capace di generare equilibri sociali moltiplicatori di coesione strutturante, tale che si possa manifestare in forme susseguenti e progressive di armonia sociale. (infatti la complessità insista nella visione sociale taoista e confuciana avrebbe bisogno di maggiore approfondimento in merito al metodo applicativo, in quanto la forma Yin prende, assorbe e distrugge le energie mentre la forma Yang dona, produce e crea, annullando di conseguenza ogni forma sistemica di ‘blocchi energetici’ nello sviluppo sociale di quel senso confuciano di umanità, all’interno di uno specifico contesto territoriale e di una personale elevazione nello spirito, nel corpo e nella mente, NdA)

Taijiquan - Tai Chi Chuan - La forma Yang

Taijiquan - Tai Chi Chuan - La forma Yang

Infatti questa visione taoista della realtà sociale confuciana, disposta secondo correlazioni buddhiste personali di gradi progressivi di purificazione della mente, è una cognizione della realtà che segue la visione sinica della dottrina Sanjao, una dottrina in cui ognuno svolge il proprio ruolo sociale ma in una direzione etica precisa, quella stessa direzione tanto cara a Zygmut Bauman quando asserisce che l’etica personale possiede una forte valenza di trasmutazione sociale, capace di trasformare la realtà senza neanche accorgersene, in quanto ognuno svolge la propria attuale funzione specifica nella stessa direzione degli altri, ovvero verso l’armonia sociale di Confucio.

Descritto in questo modo potrebbe sembrare che la realtà sia un gioco, ma non lo è in quanto le variabili intervenienti possono essere molteplici tali che rendono la realtà più complessa di quanto possa sembrare, una situazione attenagliata da riflussi di ortossia cognitiva della matrice sociale attuale, una strada che può essere percorsa soltanto partendo dalla descrizione discernitiva di Kongzi, una confuciana discriminazione tra civiltà e barbarie che distingue coscientemente tra l’impegno consapevole e attento di colui che evita problematiche sociali non prioritarie restando concentrato sull’obiettivo, o su più ‘obiettivi corruzionistici’ in una modalità sinergica e centripeta, un discernimento responsabile tra l’atteggiamento disfattista, ortodosso e ‘reazionario’ di chi continua a perpetuare le stesse vecchie spinte centrifughe sociali che tendono a perpetuare la corruzione dell’armonia sociale a più livelli contestuali (delle persone che Mao Zedong, ai tempi della lunga marcia, definiva come nemici del popolo, NdA).

Civiltà o Barbarie?

Civiltà o Barbarie?

Concludendo tali spiegazioni sociologiche di questa complessa fenomenologia, e delle sue correlate conseguenze, che vuole contraddistinguere la comprensione delle contraddizioni cognitive contemporanee, possisamo sicuramente iniziare a delineare quell’annosa questione politica inerente alla molteplicità delle dissonanze e delle assonanze tra dimensioni cognitive diverse, o addirittura apparentemente non correlate, inerenti al valore politico delle risorse strategiche.

Le risorse strategiche sono definibili come quelle risorse naturali, artificiali e culturali necessarie alla prosecuzione della vita sociale, animale ed ambientale di un determinato territorio circoscritto da una dimensione politica e geografica, verticalmente interconnessa in modo frattale fra livelli contestuali diversi e pertanto tendente a definirne i confini geologici, i quali stabiliscono non soltanto un certo grado contestuale (e frattalmente dipendente, NdA) di autonomia regionale, nazionale, continentale e/o supercontinentale di una precisa conformazione territoriale, ma anche di una identità culturale, interculturale e superculturale definita dalla molteplicità delle correlazioni storiche, geografiche e sociali di realtà antropologicamente interconnesse, che nel tempo hanno prodotto una complessa serie di tipologie di scambi culturali e di complesse forme di sincretismo non confusionale tra le parti, delle manifestazioni di sincretismi culturali definibili come di tipo non-consapevole, di tipo consapevole e/o di tipo ultra-consapevole.

Il Sole - una forma di energia vitale

Il Sole - una forma di energia vitale

Per risorse naturali si intendono tutte le forme di energia vitale di un determinato contesto sociale distinte dalla loro derivazione naturale, delle tipologie di potenziali materiali fisici, chimici e biologici di una determinata dimensione geopolitica utili al fabbisogno gestionale di una determinata forma di governo per il mantenimento della salubrità pubblica delle popolazioni che abitano in quel territorio.

Per risorse artificiali si intendono tutte le forme di energia vitale di un determinato contesto sociale distinte dalla loro derivazione artificiale, un risultato ottenuto originariamente dalle sinergie governative di un territorio politico verso l’accumulazione, la gestione, la distribuzione e la trasformazione di risorse naturali mediante l’attivazione di investimenti economici come i finanziamenti pubblici, l’attivazione di investimenti politici come le connessioni sinergiche intra-governative inter-governative e super-governative, e l’attivazione di investimenti culturali come l’adozione di esperti di varia estrazione utili ad una convergenza progettuale, ovvero la realizzazione di beni, prodotti e servizi utili al proseguimento della gestione armonica di un territorio.

Per risorse culturali si intendono tutte le forme di energia vitale di un determinato contesto sociale distinte dalla loro derivazione culturale, ovvero risorse umane strutturate all’interno di istituzioni culturali, di istituzioni interculturali ed istituzioni superculturali funzionali al fabbisogno conoscitivo di saperi continuamente migliorati da un’attenta, disciplinata e deontologizzata ricerca scientifica, sociale ed umana, utile al miglioramento delle condizioni della vita sociale di un determinato territorio, nonchè capace di contribuire alla prosecuzione dell’armonia sociale.

Strategia delle risorse

Strategia delle risorse

La particolarità dell’aggettivo strategico sta nel fatto che esso tende a distinguere le capacità di raggiungere determinati risultati sociali, orientati dalla dimensione geopolitica degli obiettivi di un territorio, atti a trasformare armonicamente le risorse ambientali, a migliorare le condizioni di vita sociale delle popolazioni e a mantenere un grado elevato di equilibrio ecologico di un contesto geonaturale, una dimensione in cui si il soddisfacimento dei bisogni umani si esprimono soprattutto mediante la garanzia della salvaguardia delle popolazioni da possibili incolumità di fattori intervenienti, così come anche nella piena consapevolezza di un territorio come un tutto unico, andando oltre le distinzioni contestuali delle conformazioni regionali di determinati assetti geologici, biologici ed antropologici accomunati da fattori strettamente correlati fra essi.

Il valore politico delle risorse strategiche è insito nella loro specifica necessaria funzione di controllo sociale totale di un territorio sottoposto ad una determinata giurisdizione sociale (controllo sociale inteso come dipendenza, come interdipendenza ed ultra-dipendenza, NdA), capace di intervenire anche drasticamente in situazioni estreme che necessitano di un immediato controllo sociale capace di arrestare ogni forma di penetrazione corruzionista, delle corruzioni sociali distinte per tipo economico, politico e/o culturale ed esterna al contesto, così come situazioni di corruzione e/o di intossicazione energetica, geologica ed ecologica, come anche addirittura a forme più o meno violente di penetrazioni cosmiche, relative ad imprevisti simili alle piogge di meteoriti.

In questo frangente le forme di comunicazione sociale generale delle attività in atto, discriminata secondo ordini diversi di rilevanza sociale e relative a necessarie situazioni di autocontrollo di una conformazione territoriale, si rivelano importanti al fine di avere una massima capacità sociale reattiva che permetta di scongiurare ogni forma di calamità eccezionali, una dimensione di efficienza sociale che recentemente, nel caso specifico dello Tsunami in Giappone, ha permesso di reagire tempestivamente su determinati fronti tecnologici, ma che ha risentito fortemente della mancanza di una capacità organizzativa di alto profilo tipica di quell’autonomia politica determinata da istituzioni sociali militari che allo stato attuale mancano nell’arcipelago del Sol Levante (Cfr. l’articolo 9 dell’attuale costituzione nipponica, NdA).

Centralità della comunicazione sociale generale

Centralità della comunicazione sociale generale

Avendo identificato i contorni della strutturazione di tutti quei fattori che contraddistinguono la tematica delle risorse energetiche, cercheremo di delineare alcuni contorni strategici relativi a contesti applicativi reali ed attuali.

Nella casistica particolare dell’attuale configurazione dell’Unione Europea ritroviamo una realtà contestuale che ha un elevato potere potenziale inespresso di attore internazionale che alcuni studiosi definiscono con la tendenza di arrocco politico generalizzato come ‘Fortezza Europa’, come anche altre tendenze di apertura geopolitica verso la direzione mediterranea e la direzione uralica, che contraddistinguono la tendenza di tenui politiche extra-europee verso le culture altre immediatamente vicine come le identità cirilliche verso nord-est e le identità arabe verso sud-est, per non parlare poi di tutta quella complessità che va sotto il nome di politica estera orientale, od anche di quella generica definizione di diplomazia cooperativa interna all’Eurasia, dove la questione economica euro-russa di Gazprom, od anche di tutte le altre miriadi di relazioni trasnazionali che appartengono all’Asia Orientale in genere, rappresentano questo ‘diplomatico insieme complesso’.

Dall’altro lato l’Europa di trova a fronteggiare complicate relazioni internazionali ingaggiate in organizzazioni internazionali di tipo post-coloniale, come l’apparato di tutto quel complesso di organizzazioni derivate conseguentemente dalle Convenzioni della pace di Yalta, ovvero una costellazioni di organizzazioni che riflettono la famosa struttura imbutale dell’attuale sistema-mondo definito dal capitalismo storico (per una prima comprensione di tutti gli imbuti colonialisti della storia dell’Occidente, si rimanda agli articoli scritti in precedenza il 7 e il 10 marzo 2011, NdA).

Struttura sociale ad imbuto

Struttura Sociale ad Imbuto = Inferno?

Stiamo parlando di organizzazioni a lettera viva che attualmente dominano la scena internazionale e determinano le direttive del sistema-mondo, una serie di attori internazionali che vogliono arrogarsi una legittimità globale che effettivamente non hanno mai posseduto in quanto, come tutti sanno, la fine della seconda guerra mondiale non ha fatto altro che fomentare un’altra guerra più lenta e silenziosa che, per gli studiosi di relazioni internazionali va sotto il nome di ‘guerra fredda’, ma che una personalità trasnazionale come il Subcomandante Marcos, all’interno di quel libello circolato nel 1997 intitolato ‘la quarta guerra mondiale è cominciata’, ha definito come realtà materialmente strutturata come se fosse stata una terza guerra mondiale fra l’ideologia del capitalismo e l’ideologia del socialismo.

In realtà, andando oltre delle semplicistiche considerazioni ideologiche di stampo marxista, la composizione internazionale della guerra fredda ha visto strutturalmente un assetto mondiale composto da un Primo Mondo (strutturatosi sul dominio capitalista delle forze occidentali vincitrici a Yalta, come Statiuniti, Francia e Inghilterra sul restante schieramento occidentale sconfitto, come Italia, Germania e Giappone con successiva integrazione ‘pacifica’ della Spagna, ecc. NdA) che confliggeva con un Secondo Mondo (le forze sovietiche vincitrici a Yalta che, secondo Immanuel Wallerstein, in realtà sono stati nient’altro che un riflesso sviluppista del primo mondo, NdA) in ben 149 guerre e micro-guerre che fino al 1992 si sono combattute in tutto il mondo.

Stiamo descrivendo la complessità della dinamica totale di una situazione vibrazionale pluricontestuale in una determinata fase storica dell’intero pianeta, laddove uno schieramento di ‘paesi emergenti’ emersero nella competizione del sistema internazionale come una fenomenologia sociale di paesi che non vollero più allinearsi al giogo coltivativo che allora favoriva l’opera bipolarista, un fatto sociale mondiale che viene definito con il nome di Terzo Mondo, una fenomenologia emergente identificata da un’alleanza che cercava di tutelare la salute territoriale dei propri popoli cercando di difendersi e di non soccombere a questa sorta di gioco degli scacchi interno alle sfere d’influenza di questi due superattori internazionali, una dimensione cognitiva di conflittualità trittica che improvvisamente si scompone e svanisce per una serie di complesse concause che si inseriscono in un preciso periodo di mutazione, di destrutturazione e di ristrutturazione del sistema-mondo, che va dalla decadenza del sistema di Bretton Woods nel 1974 fino alla caduta del Muro di Berlino del 1989, tale che ha visto come risultato l’assestamento iniziale del monopolarismo americano negli anni ’90 e una nuova ed importante ed attuale tendenza politica che gli esperti definiscono come regionalizzazione continentale delle relazioni internazionazionali.

In questa complessa configurazione vediamo come in realtà stiamo attraversando a livello internazionale un complesso periodo di trasmutazioni dell’assetto mondiale, in cui attualmente determinate organizzazioni internazionali dominano lo scenario internazionale in una strutturazione che ancora definisce il circuito dei binari di scambio ineguale tra una moltitudine di nazioni di diversa estrazione che tendono a vedere sotto i propri occhi manifestazioni di collasso strutturale insito in una dialettica tra il collasso del potere mono-culturale e post-coloniale dell’anglo-americanismo e le tendenze collassanti dei paesi appartenenti al resto del mondo, un gioco di collasso strutturale a somma zero tra questi due specifici schieramenti, un rapporto univoco e binario di correlazione fra zero e uno, fra  caos e armonia, fra yin e yang, una correlazione dialettica e avversativa insita nell’assorbenza depotenziante dello Stile Yin filo anglo-americano, quella tendenza politica appartenente alla reale identità del monopolarismo americano, verso il potenziamento creatore dello Stile Yang interno a tutti i contesti territoriali, ossia la tendenza internazionale insita nelle direzioni politiche della regionalizzazione continentale, che riguarda non soltanto all’interno dei continenti ma anche negli affari interni di un paese (come il caso italiano del complesso insieme piduista dormiente tanto dell’anomalo americanismo berlusconista quanto dell’americanismo democratico, insieme a similarità di altre tendenze ideologiche di affiliazione atlantica, NdA), come anche nelle influenze anglo-americane interne ai supercontinenti del resto del mondo.

Nella realtà la dinamica della vita prima o poi ci pone davanti alla scelta di un proprio orientamento che è sempre tra 0 e 1, tra la distruzione Yin e la costruzione Yang, laddove ogni scelta diversa da 1 è sempre e soltanto uguale a 0, in quanto la scelta è tra affrontare una soluzione o non affrontarla, perchè qualsiasi altra forma di scelta diversa da 1 è uguale a 0.

La vita reale è così, si sceglie una strada, un essenza, una precisa identità tra Yin o Yang, in quanto la scelta o è uguale all’unione yang di 1 oppure è uguale alla divisione yin di 0, o sei vivo o sei morto, o sei bianco o sei nero.

Questo tecnicamente si chiama gioco a somma zero, che può essere anche espresso da una scelta tra la cooperazione e il conflitto, tra l’armonia e il caos, in quanto non esiste una vera pace senza una forma reale di cooperazione, e cooperare significa relazionarsi alla pari tra due attori e scegliere idee, modi, direzioni, persone, azioni, progetti, ecc., è una dimensione in cui si dischiude pienamente la realtà frattale di una scelta operata tra 1 e 0, tra una mutazione positiva Yang e una mutazione negativa Yin, una situazione in cui tutte le altre ipotesi sono sempre uguali a zero, come anche per lo stesso motivo il grigio è sempre nero, ovvero che è l’azione del nero che si sovraimprime con l’atto grigio ma se non c’è tendenza centripeta verso il bianco, il nero vince (è una scelta che potrebbe riecheggiare la visione politica dell’autarchia nazionale italiana e russa durante la crisi del 1929, uniche realtà territoriali dove l’effetto delle concatenazioni implosive della crisi dovettero per forza arrestarsi al confine, NdA).

Anche in qualsiasi arte marziale c’è una dinamica simile, e in particolare essa è una strategia di combattimento dove prima si subisce per capire lo stile marziale e la reale portata dell’opera e del lavoro dell’avversario poi ci si ricompone per raccogliere e concentrare tutte le energie verso sé stessi, bloccando ogni perdita tendente a far uscire energia fuori dal proprio sé, al punto di essere ben preparati nel riuscire a schivare ogni colpo: se la tua preparazione e la tua concentrazione è buona riesci a vincere anche senza reagire, magari anche soltanto schivando i colpi, oppure anche riproiettando la direzione di quelle stesse forze verso lo stesso avversario, di fatto neutralizzandole.

Siamo di fronte ad un apparente paradosso, laddove o si reagisce oppure si perisce, laddove o ci si concentra sulla propria crescita ed identità oppure si decresce per collassare, in quanto l’atto di potenziamento creatore dello stile Yang interno ad un contesto esprime raccoglimento e concentrazione verso sé stessi, verso la propria specifica identità, verso la propria specificità, e che pertanto non richiede distrazione verso qualsiasi altra azione mirata al depotenziamento della tua integrità.

Non è una questione di assolutismo ideologico e utopico ma una complessa visione realista di questa precisa e biunivoca correlazione: o lavori l’avversario o ti fai lavorare, o vinci o perdi. ( in pratica o vinci o fai finta di vincere perdendo in quanto esso è e resta un gioco a somma zero, semplice no? Chi afferma il contrario o è ingenuo oppure semplicemente sostiene il falso, NdA)

Potenza creatrice Yang

Potenza creatrice Yang

Ciò che permette questo giogo mutazionale globale di tipo Yin, simile all’aratro tirato dal carro di tanti buoi più o meno vigorosi, più o meno ricchi del resto del mondo, è una strutturazione complessa definita dai margini operativi di organizzazioni internazionali come l’organizzazione militare del trattato nord-atlantico (Nato), il fondo monetario internazionale (Fmi), la banca mondiale (Bm), l’organizzazione delle nazioni unite (Onu), l’organizzazione mondiale del commercio (Wto, ex-Gatt), i più grandi otto paesi (G7-G8) ed altre, tali che si contraddistinguono per la separazione della realtà in problematiche frammentate e frammentarie che non permettono di facilitare la visione complessiva dell’attuale realtà insita nelle vicissitudini bilaterali e multilaterali fra gli attori internazionali, una caotica confusione autogenerativa che nasconde la vera realtà delle cose in cui sembra quasi incredibile che una tale conformazione proto-burocratica della c.d. ‘governanza globale’ permetta di offrire cinque elementi di controllo post-coloniale, come anche molti oscuri anfratti di copertura, di scivolamento e di fuga verso la coerenza nel dovere morale e verso l’affronto di ogni possibile e plausibile responsabilità personale nei confronti di quel senso di umanità tanto cara al grande Confucio, un gioco elusivo che permette a molto meno di 1/10 della popolazione mondiale di controllare, di manovrare e di stravolgere la vita dei restanti 9/10 della popolazione mondiale, al fine di mantenere inalterati i privilegi coloniali che risalgono ad oscuri e cupi tempi della storia dell’Occidente. Pertanto mi chiedo non è assurda la situazione di tale paradosso?  (a Napoli questo paradosso verrebbe definito come il gioco elusivo delle tre carte, solo che in questo caso ce ne sono almeno cinque, NdA)

Discendendo dalla complessa dimensione frattale in cui si trova il mondo ma in particolare quello che alcuni definiscono come il ‘processo di integrazione europea’ che è preferibile definire come la Connessione Europea interna alle relazioni tra i paesi che hanno sudato per la sua costituzione fin dalle origini del processo, in quanto esso è stato fino ad ora il risultato dell’impegno aperto e convergente di grandi europarlamentari come Altiero Spinelli ed interi apparati statali come la Germania, l’Italia e la Francia, una dimensione dove attualmente il passaggio dall’attuale status di potere potenziale internazionale allo status univoco di potere reale internazionale diventi obiettivo principe delle azioni sinergiche a tutti i livelli, l’espressione vera di un coraggio politico reale da realizzare mediante passaggi trasmutativi non più burocratici, come sono state fino a ieri sperimentazioni fumose, inutili ed irreali come il Trattato di Lisbona, ma verso passaggi di Altieriana memoria come la ripresa immediata delle relazioni intracontinentali come la realizzazione della Comunità europea di difesa e tutti gli utili preparativi per un effettivo federalismo continentale che possa portare alla realizzazione analogica di un sistema univoco simile a quello tedesco tra il Bundesrat, la camera dei Länder i cui componenti sono designati dai singoli governi federali, e il Bundestag, la camera rappresentativa direttamente eletta dal corpo elettorale, capace di manifestare un univoco governo europeo che possa integrare al suo interno non soltanto la difesa europea in un preciso dicastero ma anche la politica estera di sicurezza comune in una specifica compartimentazione ministeriale, in quanto tutti i restanti ministeri si manifesterebbero in diretta conseguenza dell’elezione del governo.

Connessione Europea - Europäische Anschluss

Connessione Europea - Europäische Anschluss

Di certo l’utilissima esperienza della Germania si prefigurerebbe come il soggetto leonino di tutte queste operazioni di realizzazione, in quanto andrebbe a conformare una struttura continentale snella capace di assicurare sia un certo grado di autonomia territoriale alle configurazioni nazionali e sia di dare piena autonomia ed identità culturale al governo continentale, come allo stesso modo si rivela fondamentale la compatibilità sistemica del sistema elettorale tedesco a tutta questa complessa articolazione di una sorta di germanizzazione della forma di governo continentale della Magna Europa, come fra l’altro sarebbe importante sincronizzare le legislature di governo a tutti i livelli intra-europei (ovvero comunali, distrettuali, regionali, nazionali e continentali, NdA) come anche futuribilmente cercare di costituire un ordine univoco fra le tante diverse configurazioni frattali intra-continentali.

Queste operazioni non soltanto darebbero una chiara e legittima identità, autonomia e potere reale all’Europa sullo scacchiere internazionale, ma addirittura permetterebbe di scardinare con effetto a catena l’attuale status di univocità atlantica di tutte le relazioni internazionali, determinando l’effetto domino di un’effettiva speranza per tutti i bisognosi del pianeta ed in particolare per i Paesi in Via di Sviluppo, quanto per il resto del mondo in generale.

Stiamo parlando di una Connessione Europea che sia anche capace di ‘integrare e rettificare’ anche anomalie finanziarie globali come la Svizzera, il Lussemburgo, il Liechtenstein, il comune di San Marino, il Vaticano, il comune di Monaco e tutte quelle realtà che non fanno altro che innescare dinamiche complesse che vanno a reiterare la configurazione sostanziale dell’attuale assetto destabilizzante della Feudocrazia sostanziale dell’Occidentalismo (Cfr. gli articoli del 7 e del 10 marzo 2011, NdA).

In tutto questo frangente, questo processo non può che partire dalla definizione univoca della questione politica delle risorse strategiche sopra menzionate, in quanto il potere effettivo di qualsiasi stato non può che partire dall’effettivo controllo di fattori strategici che permettono di esprimere il potere reale di una identità nazionale, che in questo caso si specifica come identità continentale (stiamo parlando di un sostantivo neolinguistico di descrizione processuale simile alla nazionalizzazione, quale è la parola continentalizzazione, NdA).

Risorse Chiave

Risorse Chiave

L’applicazione del controllo verso fattori strategici chiave va ad incidere verso un certo numero di risorse chiave, che vanno ad innervare un assetto fondamentale come la continentalizzazione di risorse naturali (come l’acqua, le miniere, l’aria, il vento, il mare costiero, le montagne, le campagne, ecc.), di risorse artificiali (come i servizi di centralizzazione bancaria e finanziaria, come anche di distribuzione idrica, elettrica, gasica, telecomunicativa, tramviaria, ferroviaria, aeroportuale, militare, ecc.) e di risorse culturali (come l’istruzione, la giustizia, la coniugazione universitaria, la ricerca scientifica, la ricerca sociale, la ricerca umanista, la ricerca linguistica, la ricerca interculturale, gli istituti superiori continentali, la sperimentazione spaziale, ecc.).

La centralità politica della visione strategica delle risorse e del loro diretto controllo da parte dello Stato Unitario, sia esso di tipo nazionale, continentale e supercontinentale, pone la visione della conflittualità sociale da una prospettiva totalmente diversa da quella che usualmente viene definita dall’impostazione tanto nelle ideologie subculturali a conflittualità orizzontale all’interno della società (Norberto Bobbio le definiva ideologia in senso debole, NdA) quanto nelle ideologie dominanti di marxiana memoria a conflittualità verticale all’interno della società (che sempre l’illustre politologo italiano definiva come ideologia in senso forte, Cfr. Dizionario di Politica UTET, NdA), in quanto esse anzichè favorire l’integrazione integrale di una integrità morale a tutti i livelli di una società umana, come affermava anche Thomas Sankara, per generare centripetazioni creatrici e strutturanti di armonia sociale all’interno della società nei confronti di tutte le forme di contrasto alle tendenze corruzionistiche di invasione cognitiva esterna (come nel senso forte dell’ideologia definita dai sistemi corruttivisti nell’economia e nella politica, quanto nella cultura antropologica e nell’identità di uno specifico contesto territoriale, NdA), al punto di generare molteplici interconnessioni dettate da concatenazioni unificatrici di vortici energetici a tutti i livelli della società, capaci di distinguere nettamente e progressivamente ogni forma di invasione di tipo colonialista, affinchè possano difendere l’integrità totale di uno specifico territorio, andando al di là delle stesse compartimentazioni sociali della post-modernità, per ritrovare quel famoso sentimento di Patria, quel senso identitario che definisce una prossimità sociale omogenea tanto negli intenti e nelle finalità quanto nei principi e nelle persone di buona volontà, affinchè la linea del Cielo solchi e sovrasti armonicamente ogni forma destrutturante della società per ritornare gradualmente a risanare la reale solarità di una cultura antropologicamente viva, uno ‘status originario’ di ordine naturale delle cose, capace di contrastare ogni tendenza rivolta verso il depotenziamento Yin e le sue forme di assorbimento omologante.

Come possiamo vedere è un argomento vasto ma che possiamo distinguere  fra la grande quantità di tendenze sociali in assonanza cognitiva, rivolte convergentemente verso la determinazione dell’armonia sociale, rispetto a quelle tendenze sociali in dissonanza cognitiva che tendono soltanto verso al diversificazione innaturale della società e verso diverse forme di caos sociale in più settori, una situazione che contraddistingue l’accomunanza positiva e negativa di molte attuali divergenze subculturali dovute ad apparenze cognitive di tipo ideologico, ma che in questa prospettiva dialogica perdono ogni significato, in quanto non potrebbero che ritrovarsi d’accordo, e/o comunque la più grande parte di essi, nell’azione centripeta di una prospettiva creatrice di tipo Yang.

Auscultazione delle assonanze cognitive

Auscultazione delle assonanze cognitive

Così, sciogliendo il nodulo cognitivo di tale tipologia politica possiamo constatare come le attuali separazioni sociali interne alle popolazioni d’Europa dovute a determinate subculturalità ideologiche, possiamo forse comprendere meglio le tendenze politiche parlamentari ed extra-parlamentari, laddove una tendenza sogna, astrattizza e moltiplica progressivamente ed eccessivamente tutte le possibili soluzioni sociali come fa la parte cortecciale del cervello umano, la tendenza opposta è strettamente legata alle tradizioni, all’ordine e all’analisi radicale e conservatrice dell’integrità culturale totale del paese come fa la parte limbica del cervello umano, mentre la terza tendenza politica guarda eccessivamente alla realtà, alle sue correlazioni attuali e al mantenimento della costanza politica, proprio come fa la parte arcaica del cervello umano, una strutturazione verticale di  dimensioni complementari capaci di integrarsi grazie al grado di capacità autodisciplinante dei singoli, nelle proprie specificità di ruolo, in coniugazione verbale con l’intero insieme complesso.

Nell’atto di auto-purificazione del corpo sociale da tutte le forme di corruttivismo, di corruzionismo e di plagiativismo a tutti i livelli, la consapevolezza dinamica delle pratiche di integrazione integrale e di integrità morale porterà naturalmente verso la strutturazione di una sorta di ricomposizione cerebrale dell’eterogeneità unitaria, proprio come agisce l’effetto fisico dell’acqua con l’olio, perchè per quanto si voglia miscelare questi due elementi e scomporli anche in diversi recipienti si noterà sempre, che in determinati momenti emergeranno una serie di chiare distinzioni tra le compartimentazioni dei contenitori, le quali distingueranno la realtà dei contenuti pratici di coerenza complementare che andranno naturalmente a ricomporsi per l’effetto verticale di correlazione yin su yang, dell’olio sull’acqua, andando gradualmente a strutturare un vero e proprio cervello umano equilibrato dalla profonda auscultazione del cuore.

Questo è il moto della vita che cerca naturalmente la sua strada, una via evolutiva che contraddistingue le spinte verso l’unione nella diversità attraverso entità che possano regolamentare la vita antropologica, geologica e contestuale del pianeta, ricordando la vera realtà storica dell’uomo occidentale e dei suoi innumerevoli errori rispetto alla diversità, cercando di ripararvi per porre un chiaro ed intellegibile rimedio alla modernità contemporanea, tanto quanto la cooperazione continentale e supercontinentale che volge verso la creazione di istituzioni legittimate dalla reciprocità assonante, capace di guardare alla diversità come ad una ricchezza culturale necessaria all’evoluzione armonica delle popolazioni come ad un tutto unico che, similmente alla volontà originaria dell’Europa continentale e alla volontà di costruire pacifici ponteggi di confuciana memoria, volga verso la realizzazione di realtà che possano autonomamente definire la convergenza costruttiva di ponti che definiscano una precisa identità contestuale come la realtà antropologica del Mondo Antico, così come per la necessaria visione del senso unitario della comunanza di eroi culturali e di grandi connessioni che contraddistinguono l’antica identità della Grande Eurasia. (delle entità intergovernative che superino quella miriade di errori monoculturali commessi a Yalta, e che stabiliscano regole utili alla salvaguardia protettiva di tale comunità rispetto all’intervenienza di qualsiasi calamità esterna, NdA)

Da questa prospettiva possiamo anche comprendere che le divisioni ideologiche contemporanee non siano altro che il risultato storico operato dall’illuminismo categorico della modernità e che ad oggi non ha fatto altro che continuare a compartimentare la società in sconnessioni multiple mediante corruzionismi invasivi esterni nella salubrità di un’identità culturale, quando invece originariamente le popolazioni d’Europa erano già ‘natural-mente‘ interconnesse da secoli di correlazioni antropologiche tradizionali, come anche da innumerevoli occasioni di scambi interculturali di tipo paritario, come le relazioni mercantili e analoghe forme di parità relazionale con culture diverse nella forma, ma identiche in una serie di caratteristiche elementari.

Relazioni diplomatiche tra due Imperi - l'antica Roma e l'antica Xianyang (130 a.C.)

Relazioni diplomatiche tra due Imperi - l'antica Roma e l'antica Xianyang (130 a.C.)

Da tale prospettiva possiamo vedere come le alterazioni cognitive siano una vera e propria malattia sociale che tende a far perdere il senso di unione popolare di un territorio e la sua naturale armonia sociale determinata dall’educazione etica, morale e religiosa insita nella profondità di radici antropologiche antiche che ci fanno sentire quel senso elevazione spirituale definito da quella umanità tanto cara a Confucio, al punto che anche il più lontano asiatico con cui abbiamo condiviso miriadi di manufatti e di conoscenze sia molto più vicino di quanto i media e i detentori del potere mediatico ci fanno cognitivamente immaginare, delle conoscenze che superando le ‘stranezze storiche’ di irresolubili misteri di capovolgimento cognitivo (come l’orientamento della bussola che inventata in Cina indicava il Sud mentre invece qui, non si sa perchè, ha sempre indicato il Nord, NdA), notiamo come in realtà le differenze siano più complementari di quanto possiamo immaginare, e che nella naturale evoluzione di queste relazioni probabilmente avrebbe cambiato il destino attualmente scritto dalla storia occidentale, anche perchè moltissime erano le manifestazioni di ammirazione tra le parti come anche i molti tentativi di comunicazione supercontinentale, che da una parte e dall’altra, hanno cercato qualcosa che forse per qualche motivo i secoli hanno smarrito lungo il percorso delle vicissitudini e delle relazioni tra i popoli (per maggiori approfondimenti cfr. il Tao di Lao, le Relazioni diplomatiche sino-romane e la Via della Seta, NdA).

Non mi resta che lasciarvi alle vostre personali contemplazioni capaci di dare nuovo lustro alla purezza delle nostre menti, come altrettanto possa contribuire alla più alta elevazione spirituale possibile di ognuno verso ciascuno, come di ciascuno verso il Cielo.

Buona salute!

Vincenzo Di Maio

P.S.: Vi lascio il link megavideo del bellissimo film biografico di un eroe culturale dell’Eurasia: MONGOL – La vera storia di Genghis Khan (Temüjin) di Sergei Bodrov (2007). Buona visione!

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19 marzo 2011 Posted by | Ascoltare, Azioni, Cultura, Guardare, Idee, Notizie e politica, Progetti, Scienza | , , , , , , , | 2 commenti

KETSUEKIGATA – Carattere e personalità nel sangue e nelle culture

Ketsuekigata è una parola giapponese che significa ‘dottrina dei gruppi sanguigni’ e che contraddistingue degli studi realizzati in Giappone nel ‘900 che cercano di dimostrare una distinzione caratteriale della personalità insita nelle persone in relazione al tipo di sangue posseduto.

Ketsuekigata

Ketsuekigata

Nel 1916 in Giappone un medico pubblicò una ricerca che collegava i gruppi sanguigni al carattere di una persona: il nome di questo medico è Hara Kimata

In virtù di tali ricerche intorno al 1925, l’esercito giapponese utilizzò questa teoria per identificare i punti di forza e i punti di debolezza dei propri soldati, in modo da selezionare gli uomini più adatti per ogni determinato incarico.

Nel 1927 si arrivò ad una prima formulazione sistematica della teoria per opera di Takeji Furukawa, professore di psicologia in una scuola superiore femminile di Tokyo, il quale si mise ad osservare le differenze di temperamento tra le sue studentesse.

La donazione del Sangue

La donazione del Sangue

Al termine dei suoi studi, pubblicò il primo libro di una serie di studi correlati: ‘Studio del temperamento attraverso i gruppi sanguigni’.

Secondo il professor Furukawa le caratteristiche di una persona erano determinate dal tipo di sangue che gli circolava nelle vene, attribuendo varie tipologie di caratteri osservati per ogni diverso gruppo sanguigni appartenuto ai soggetti studiati.

Gli studi di questo professore giapponese non trovarono mai un vero ‘fondamento scientifico’ che potesse dimostrare che la sua teoria fosse ‘scientificamente valida’, e questo permise a questa teoria di rimanere in auge giusto per alcuni anni, il tempo utile che bastava per introdurre la prassi di indicare il proprio gruppo sanguigno all’interno dei curriculum vitae che venivano consegnati per le domande di lavoro, in quanto cadde poi nell’oblio per circa una quarantina di anni.

Nel settembre del 1971 un giornalista, un certo Masahiko Nomi, pubblicò un libro dal titolo Ketsuekigata de wakaru aisho che, tradotto in italiano significa ‘Capire le affinità di coppia in base al gruppo sanguigno’, un libro ristampato ancora oggi.

Nel 1981 muore l’autore di questo libro ampiamente venduto ma suo figlio, Toshikata Nomi, proseguì le orme del padre sponsorizzando la creazione di Ketsuekigata Ningengaku Kenkyuushou, un Istituto di Studi per il Gruppo Sanguigno Umano  in cui egli diventò lui stesso un prolifico autore sul tema.

Ma nel 1991, Matsuda Kaoru pubblicò un libro dal titolo ‘Storia sociale del gruppo sanguigno e della personalità’, tale che consolida nella cultura del Giappone, l’idea di una profonda correlazione tra il gruppo sanguigno e i tratti caratteriali di una persona.

All’interno di questo incremento conoscitivo dell’umanità, che applica e confronta le teorie e il metodo della psicologia inventata e sostenuta dalla cultura di personaggi tedeschi come Freud e Jung, possiamo rilevare un ponte interculturale che Confucio avrebbe molto a cuore in quanto dimostra come lo sforzo umano produca non soltanto l’armonia nella diversità, ma anche progressi e benefici per l’umanità.

In pratica, l’esperienza diretta degli uomini di buona volontà scrive nella grande storia anche pagine ‘dimenticate’ e/o ‘travisate’ che dimostrano come la valorizzazione antropologica di culture diverse fortemente radicate nel tempo, può comportare non soltanto un arrichimento reciproco ma un incremento che produce effetti prodigiosi per la vera espressione dell’armoniosa umanità.

In questo caso specifico stiamo parlando di uomini validi che con il loro sforzo hanno raggiunto un obiettivo passionale, hanno prodotto qualcosa che nello specifico, seppur metodologicamente ancora non comprovato dalla ‘controversa comunità scientifica’, dimostra comunque l’osservazione di una correlazione tra una casistica specifica, ovvero una teoria che seppur epistemologicamente ancora non si è né universalizzata e né si è generalizzata per poter essere verificata in ogni luogo, comunque descrive particolaristicamente una correlazione reale rilevata in un determinate osservazioni.

Oltre i confini del Sol Levante, le radici antropologiche di questo popolo si trovano in quella terra ferma posta ad ovest dell’arcipelago nipponico e che viene comunemente descritto come il paese di mezzo: la Cina, la grande madre.

Grande Madre Cina

Grande Madre Cina

Forse non molti sanno che all’interno della conoscenza sinica e Taoista della Medicina Tradizionale Cinese (MTC) il sangue è proprio quel vettore che la sollecitazione dei punti collocati sui meridiani vanno a muovere per sbloccare i nodi energetici inscritti nella configurazione strutturale dei meridiani, quegli stessi meridiani che trasportano e distribuiscono il Qi, ovvero quell’energia vitale derivata dal ‘retto comportamento umano’ nella salubrità delle proprie abitudini quotidiane tale che permette di poter accrescere incrementare la radice della più profonda Virtù.

Dalla considerazione di tali presupposti, correlando il fatto che le forme di trasmutazione del sangue innescano determinate conseguenze nell’equilibrio e nello stato di salute di una persona con relative tendenze comportamentali, con il fatto di connettere queste considerazioni della medicina tradizionale con certe impostazioni scientifiche occidentali, il passo è breve e questo rende più chiare le dinamiche antropologiche dell’interculturalità reale che si fonda sul principio di relazioni alla pari tra i pari (in quanto oggi si parla spesso di interculturalità ma ci si dimentica dai presupposti di ineguaglianza tra le parti, che inficiano alla base tale presupposto, NdA).

Ma per capire efficacemente anche l’altra radice genealogica e conoscitiva di questa scoperta bisogna menzionare le complesse vicissitudini storiche del Meiji Tennō, quale personaggio storico resosi capace di organizzare la prima, e finora unica, vera e propria ‘rivoluzione dall’alto’, tale che in pochissimi anni stravolse un paese che passò dall’essere il fanalino di coda del mondo con un’economia capitalisticamente inesistente, al diventare una delle potenze economiche e militari più forti al mondo già alla fine del XIX secolo, una rivoluzione che può riscontrare delle analogie caratteriali con la ‘rivoluzione culturale’ di Mao Zedong, una ristrutturazione antropologica che venne finalizzata a rivitalizzare lo spirito rivoluzionario del paese, ma soprattutto per non ricadere nuovamente nel baratro dello spirito borghese e del lassismo occidentale.

Il grande Sol Levante

Il grande Sol Levante

Il fondamento specifico della rivoluzione insita nel periodo Meiji fu che la società nipponica per mettersi a pari dignità nella competizione con l’Occidente straniero doveva ristrutturarsi secondo le stesse armi e gli stessi strumenti dell’avversario, in quanto questa decisione fu diretta conseguenza dei famosi trattati ineguali che sconvolsero allo stesso modo non solo l’arcipelago nipponico ma anche la Cina e la Corea.

Da qui la ragione di come molti sapienti giapponesi, vennero spediti in Europa ad imparare le varie conoscenze degli occidentali, laddove non soltanto acquisirono gli sviluppi della psicologia europea ma in particolare acquisirono una strutturazione sociale dove determinati elementi, come la forma del costituzionalismo che impararono allora in parte dalla Germania e in parte dall’Inghilterra, da cui appresero rispettivamente lo stile giuridico germanico (direttamente discendente dallo jus latino, NdA) e il sistema parlamentare monocamerale inglese in perfetto stile Westminster che ricalcava molte simiglianze con la necessità di cameralizzare il Tennō, una situazione che va a rappresentare l’introduzione di ‘fattori culturali non locali’, ovvero delle variabili intervenienti che antropologicamente vanno ad alterare l’equilibrio interno della struttura culturale precedentemente determinata.

Fra l’altro c’è da dire che il costituzionalismo inglese, differentemente da quello tedesco, proviene in particolare dalla cultura feudale dell’isola anglosassone (e quindi da quella  feudocrazia che abbiamo affrontato nell’articolo del 10 marzo 2011, NdA) come anche dalla ‘magna charta inglese’ che il grande feudatario monarchico discese come una concessione di privilegi verso i signori feudali minori.

Shōgun Tokugawa Ieyasu

Shōgun Tokugawa Ieyasu

Ci stiamo riferendo ad un sistema di dibattito tra determinati ‘aventi diritto’ che ancora oggi culturalmente persiste nella struttura del monocameralismo inglese tale che, nel sistema di rappresentanza parlamentare, distingue direttamente due fazioni una contro l’altra e che, nell’ambito della dimensione antropologica delle forme di discussioni a carattere decisionale, è una caratteristica totalmente avulsa dalla tradizione locale del Giappone, in quanto implica sia la separazione pratica e cognitiva come anche la separazione simbolica e immaginativa di una società che fino a prima si è sempre considerata ‘una’  nelle dichiarazioni come nelle applicazioni sociali, ovvero parliamo di due compartimentazioni stagne e contrapposte che, oltre ogni possibile dimensione, scindono quella radicata unità nazionale in agenti elementari generatori di divisioni multiple e controverse, una moltiplicazione di frustrazioni che scindono quell’uno originario in due parti, e che quindi di fatto eliminano quella costante antropologica rappresentata dalla funzione di ‘guida unitaria’ svolta anticamente prima dal Tennō e poi dallo Shōgun   (e non a caso, in la democrazia degli altri, Amartya Sen scrive che la pratica sociale del potere condiviso non è affatto una prerogativa occidentale, NdA)

Tennō Jimmu - Kamu Yamato Iwarebiko No Mikoto

Tennō Jimmu - Kamu Yamato Iwarebiko No Mikoto

Questa dimensione storica potrebbe essere vista anche come un autocondizionamento configurato sulla connotazione dello stile competitivo, aggressivo, conflittuale, arrogante e violento di quello stesso Occidentalismo che poi il Giappone avversava ma che a suo modo espresse e manifestò durante il periodo di piena revanche, un periodo che si contraddistingue per la realizzazione di una serie di vittorie consecutive sia a carattere politico, nella guerra russo-giapponese del 1905 e nella Grande Guerra del 1915, e sia a carattere economico, nella forte crescita registrata dalle Zaibatsu in quegli anni.

Ma quando arriviamo al periodo dell’avvento militarista e della sua connessione con quel nazismo drogato da ‘controversi finanziamenti occulti’, ci troviamo di fronte ad un decennio di mutazione storica che sicuramente ha contraddistinto un particolare momento storico in cui avanza un’ulteriore fase di intossicazione antropologica da cui il Giappone emerge quasi come se fosse un ‘attore culturalmente programmato’ all’interno di attività avulse dalla sua ‘costante antropologica’, ovvero dalla sua storia secolare e dalla tradizione culturale particolare che lo contraddistingue (si ricorda che per intossicazione antropologica s’intende una valenza strutturata in forme di ancoraggio sociale ed istituzionale all’interno della società ospitante, vedi post del 7 marzo 2011 e collegamenti interni, NdA).

Un’agganciamento istituzionale a quel tempo innescato dalla emergente partitocrazia, una situazione su cui il Reischauer esprimendosi a proposito delle controversie sociali relative ai mutamenti in atto verso gli inizi del ‘900 afferma che:

“…il movimento ultranazionalista fu fondamentalmente antioccidentale, almeno in modo selettivo, poichè fu decisamente contro gli aspetti democratici, individualistici e capitalistici dell’Occidente. Considerava gli uomini politici appartenenti ai partiti come dei lacchè venali al servizio di egoistici interessi economici, incarnati dalla zaibatsu, che era diventato un termine offensivo, e consideravano le tendenze sociali moderne delle città come la completa corruzione delle belle tradizioni giapponesi. Ovviamente i giapponesi delle campagne e altra gente appartenente alla metà inferiore della ‘struttura dualistica’ dell’economia e della società aderirono volentieri a queste idee. Per essi, che erano meno istruiti, l’indottrinamento nazionalistico del moderno sistema scolastico si dimostrò più efficace dei nuovi orizzonti che l’educazione aveva aperto agli altri. […] i vecchi ideali confuciani di armonia sociale e di conformità attraevano […] più dell’individualismo dell’Occidente e dello scontro aperto di interessi del governo parlamentare.” (E.Reischauer, Storia del Giappone – Ed. Bompiani, pagg. 141-142) 

Sempre in merito alle forme di aggancio esterne di quel tempo è da segnalare la particolarità di un ‘singolare caso’ inerente a delle coincidenze storiche rilevabili nella zaibatsu Okura che nel 1872 inviò delle delegazioni in Europa e negli States americani  in cui vennero a contatto con ‘alcuni membri’ di una missione del governo Meiji che incrociarono lungo il viaggio, ottenendo di fatto dei contratti di governo come conseguenza di queste conoscenze governative, un’organizzazione produttiva nipponica che successivamente istituì un’azienda di commercio con un ramo a Londra dove i suoi profitti provenivano più dai ‘servizi forniti’ che dai meccanismi commerciali dell’azienda, una zaibatsu che inoltre si occupò anche di rifornimenti militari per il governo e che emerse particolarmente nel periodo compreso tra le due grandi guerre.

Forse non a caso nel 1915 il Giappone scimmiottò le potenze occidentali presentando alla Cina le ‘ventuno richieste’, ovvero avallando richieste coloniali verso un paese che implose e venne messo in ginocchio dalla tossicità complessa di un occidentalismo si radicò sotto varie forme, una situazione in cui il militarismo nipponico acquisì la concessione di privilegi industriali, ferroviari e minerari, che rappresentarono la prima affermazione di dominio della politica giapponese in Cina e in Estremo Oriente.

In questo frangente storico, sicuramente l’accresciuta posizione politica di sfidante nella competizione internazionale, destò anche non poche preoccupazioni in quel ‘regno vittoriano’ che fino a qualche tempo prima si autoproclamava paradossalmente come ‘impero dove non tramonta mai il sole’ e che sicuramente ‘forse’ ci sarebbe realmente da appurare qualcosa in più, intorno alle poco conosciute relazioni nipponiche trasnazionali di questo oscuro periodo della storia.

Ma al di là della mancanza di una ricerca certosina su ulteriori dati relativi alle nipponiche relazioni trasnazionali con gli stranieri, sicuramente possiamo affermare con certezza che il Giappone, seppur si raccomandò di non sradicare la propria tradizione culturale premunendosi con la famosa dichiarazione di voler coniugare e contemporaneamente distinguere spirito giapponese e tecnica occidentale, sicuramente possiamo affermare che l’esercizio e la ‘pratica dello zoppo’ (quelle malsane influenze esercitate dalla frequentazione di soggetti non-compatibili, NdA), racchiusa nello sforzo di raggiungere una pari dignità con gli stranieri usurpatori dell’armonia sociale costruita nel  lungo periodo di ‘splendido isolamento’ realizzato dal grande Shōgun Tokugawa Ieyasu,  ha portato l’imperatore Meiji ad adottare l’obiettivo strategico di un paese ricco con un esercito forte e ciò non ha fatto altro che permettere di scendere ai livelli di ‘bassa lega’ di quella spietata, nonchè tipica arroganza, che contraddistingue una certa parte della storia occidentale.

Ueshiba Morihei

Ueshiba Morihei

In sintesi il Giappone Meiji si pose un’obiettivo strategico di cui ha sottovalutato alcune conseguenze, un problema che Ueshiba Morihei definirebbe come quello di entrare troppo nella sfera d’influenza del nemico, un modo di agire che pensava di non-agire lasciando inalterata la propria cultura, come invece è poi realmente accaduto per una complessità susseguente di fatti volontari, involontari e accidentali, anche perchè la morte improvvisa del ‘rivoluzionario imperatore’ non permise neanche di avere il tempo di pensare a come difendere pienamente la più completa integrità culturale del Sol Levante anche dopo la sua morte.

Molti sono i fatti strani, o se preferite le ‘situazioni ineguali’, che il Giappone ha dovuto affrontare lungo la lotta di liberazione della propria identità rispetto ai soprusi antropologici e cognitivi degli stranieri al punto che, scrive ancora il Reischauer, ancora verso gli inizi del novecento

“..questi atteggiamenti tradizionali si rafforzarono alla fine degli anni venti, quando i problemi economici del Giappone perggiorarono e il paese ancora una volta si allontanò dal culto per l’Occidente. Queste tendenze presero anche dei toni ‘fortemente razzisti’, per il fatto che i giapponesi si resero conto come, nonostante il loro paese venisse accettato come una potenza mondiale, gli occidentali non erano ancora disposti ad accettarli in tutto e per tutto come loro pari. Nel 1919, alla conferenza di Versailles, il Giappone propose di includere nei trattati una clausola sulla ‘eguaglianza razziale’, ma i rappresentati di Washington e di Londra bloccarono l’iniziativa a causa della forte opposizione (sociale?, NdA) […]. I razzisti occidentali parlavano già da diversi decenni di un ‘pericolo giallo’, e già in precedenza [gli statunitensi] avevano escluso gli orientali, sempre per motivi razziali, dal diritto alla cittadinanza.”  (Ibidem, pag. 142)

Di tutto questo frangente la cosa più strana è relativa a due aspetti, che si connotano in relazione alla prosecuzione di quella drogata follia nazista di entrare ‘necessariamente’ in guerra con gli americani, che in qualche modo ricorda quelle pressioni ricevute da Mussolini in Italia da parte inglese, delle anomalie che riguardano sia le provocazioni americane nelle trattative sull’Indocina, sia la mancanza di una pronta risposta alle chiare dichiarazioni di guerra del Giappone (in quanto Roosvelt sapeva che in risposta al suo rifiuto i giapponesi attaccavano Pearl Harbour in quel giorno, ma fece finta di nulla per avallare consensi per la guerra, NdA), e sia di quelle due bombe atomiche sganciate  giorni dopo la dichiarazione di resa da parte dell’imperatore Hiroito.

In particolare stiamo parlando di come il presidente americano Truman autorizzò un crimine contro l’umanità il 6 e il 9 agosto 1945 su Hiroshima e Nagasaki dopo che il Giappone si era già arreso nelle parole di Hirohito il 15 luglio 1945.

La guerra è guerra, come anche il colonialismo è colonialismo, allo stesso modo di com’è stato quello giapponese in Asia per ‘imitare gli occidentali’ e di quello statunitense in varie parti del mondo per perpetuare la famosa ‘conquista del west’, ma di certo possiamo dire che rispetto alla coerenza diretta e aperta del Giappone, gli oscuri traffici e le scorrettezze polimorfiche degli americani è sicuramente preferibile chi porta avanti la Verità sotto il Sole.

Un altro fattore da non sottovalutare sono anche le ‘condizioni uniche’ a cui i giapponesi vennero sottoposti dagli statunitensi nel secondo dopoguerra nella compilazione del Nihon-koku-kenpō,  ovvero di quella Costituzione nipponica firmata nel 1947 e largamente preparata dai ‘legislatori americani’ delle autorità di occupazione del secondo dopoguerra.

Un condizionamento esterno che ha innescato in Giappone un elemento strutturale di dipendenza politica nei confronti delle mire strategiche ed espansionistiche degli statunitensi in Asia, in quanto il famoso articolo 9 della Costituzione del 1947 decreta che non solo il popolo giapponese non possa disporre di una propria autonomia politica, mediante la creazione di un proprio esercito per la tutela del paese e della loro specifica autonomia internazionale, ma che addirittura ha indotto ad accettare la presenza assidua di basi militari americane sul suolo nipponico, dove i costi militari di tale ‘ospitalità’ comporta il sostegno economico di ben il 70% di tutte le spese militari da parte dei contribuenti del Sol Levante.

Stiamo parlando di una situazione che si perpetua fino ad oggi, una dipendenza politica che riportò il Giappone a reinserirsi nella competizione economica ottenendo di nuovo una sorta di rivalsa antropologica sfociata nella eccezionale crescita del PIL nipponico fino agli inizi degli anni ’80, in cui il dictat neoliberista portò l’economia giapponese a capitolare dopo un lungo battibecco dialettico e conflittuale di tipo occidentale che sorprese fortemente tutto l’establishment governativo, un pessimo affare che venne concluso nel G7 del 1985, anno in cui si firmò una rivalutazione monetaria che addossò il peso della crisi deficitaria dell’economia anglo-americana sulle spalle dell’economia tedesca e giapponese, attraverso un aggancio di dipendenza monetaria e valutaria sia sugli sviluppi dello yen giapponese e sia sui progressi del marco tedesco, la creazione di una dipendenza economica che  ‘a tutti gli effetti’ ha di fatto trasformato queste due economie in ciuchi da traino e in scudi economici utili a proteggere l’attuale posizione strutturale degli anglo-americani e delle loro istituzioni internazionali, una condizione che di fatto inserisce questi due paesi alla periferia dell’attuale centro economico strutturale del capitalismo storico. (cfr. anche Franco Mazzei e Vittorio Volpi in ‘La rivincita della mano visibile’ e anche l’articolo scritto il 7 marzo 2011, NdA) 

La rivincita della mano visibile

La rivincita della mano visibile

Stiamo parlando di un sistema parassitario in cui gli altri sono visti come mucche da allevamento da mungere e macellare continuamente mediante le più sottili e sofisticate macchinazioni che agli occhi di tutti appaiono come una ‘normale amministrazione’ o come delle semplici compravendite come, ad esempio, nel conosciuto caso dell’acquisizione azionaria della borsa di Londra nei confronti della borsa di Milano (la piazza finanziaria d’Italia) e della borsa di Toronto (la piazza finanziaria del Canada), delle informazioni per esperti che appaiono come stupide notizie da telegiornale, delle azioni che di fatto vanno a ristrutturare un assetto economico mondiale che in questo modo mai troverà giustizia per paesi come quelli del continente d’Africa, una situazione che di conseguenza ci mostra come la Magna Europa non sia altro che il ‘magazzino da lavoro’ di questi elementi parassitari.

Di fatti stiamo descrivendo giust’appena alcuni aspetti di un complesso sistema parassitario in cui la creazione della morte negli altri innesca forti guadagni per i vertici strutturali di questo sistema-mondo, dove la messa in crisi degli altri permette al vampirismo economico di sopravvivere e di perpetuare la trama e la matrice della propria opera oscura.

Di fatti, ciò che completa il quadro generale di questo sistema vampirista sta nell’attuale dipendenza culturale del mondo intero nei confronti delle fabbriche di finzione e di senso cognitivo come ad esempio la macchina di Hollywood, un motore onirico che colonizza l’immaginario delle persone incanalandolo in precisi binari di produzione e riproduzione di senso, una matrice cognitiva che dis-educa preparando il mondo a trasmutazioni di significato e a veri e propri furti cognitivi che mostrano la realtà sotto altre forme, un apparato di propaganda culturale che riecheggia il ministero della propaganda di Joseph Goebbels, quel nazista che persuase la popolazione tedesca in un modo di pensare dove sembrava che tutto andava veramente bene, una vera e propria dominazione culturale che, come affermava Thomas Sankara, è “la più flessibile, la più efficace, la meno costosa” laddove “il nostro compito consiste nel decolonizzare la nostra mentalità.”.

Infatti non a caso sono molti gli ‘americanismi’ che negli ultimi 20 anni stanno cognitivamente devastando una buona parte della gioventù nipponica metropolitana mediante atteggiamenti mentali e comportamenti sociali avulsi dalla tradizione culturale del paese, qualcosa che invece in Italia è iniziato molto tempo prima, quando il vero significato di quella canzone di Renato Carosone del 1956 che raccontava ‘burlescamente’, con un italiano dialettale, la bizzarra follia di alcuni giovani italiani invaghiti da estranee importazioni come “whisky and soda and rock’n’roll”.

Ma ora, ritornando nuovamente nel paese del Sol Levante, possiamo affermare con certezza che il carattere e la personalità antropologica di una cultura è sicuramente un elemento costante che usualmente si manifesta coerentemente nel tempo, una strutturazione che, nel caso del Giappone, oltrepassa il mero lavoro che la Ruth Benedict elaborò in quel libro che riuscì a vendere milioni di copie nel mondo, un libro dal titolo ‘il Crisantemo e la Spada’, un lavoro commissionato dal governo americano per studiare la cultura giapponese a discapito di quegli internati nei campi di prigionia, una situazione che ha portato la Benedict a descrivere un ‘rigido modello culturale’ che cristallizza una cultura al fine di essere un elemento orientalista utile al dominio e alla vittoria sul nemico, come anche al suo successivo controllo esterno.

In questo momento, proprio mentre vi scrivo, i telegiornali parlano di nuove scosse di terremoto che sono avvenute dopo il tragico evento di quel forte Tsunami di venerdì 11 marzo 2011, dove stanno intervenendo aiuti umanitari da tutto il mondo ma dove si distingue particolarmente la prontezza degli ‘aiuti americani’, quegli stessi aiuti che, in particolare nei Paesi in Via di Sviluppo, non fanno altro che permettere un incremento del fatturato interno degli americani e un disavanzo nella bilancia dei pagamenti dei paesi aiutati, una situazione che nello specifico del Giappone non fa altro che andare a prendersi cura di interessi egoistici dove le basi americane sono il vero movente. 

 Ma sperando in una pronta ripresa delle normali attività di questo popolo dal forte senso di responsabilità, sarebbe importante rilevare in questo momento come la cultura originaria di un popolo è il vero sangue antropologico degli esseri umani, è quel flusso di energia cognitiva che permette di tenere vivo quell’intimo rapporto con il linguaggio dimenticato del mondo onirico, quell’intimo rapporto in cui l’anima degli esseri umani si manifesta durante i vividi sogni notturni, una delle tante divine manifestazioni di Dio, quello che gli indiani chiamano il Sommo Vishnu e che i cinesi invece chiamano Shang Di.

Ritornando alla questione originaria del Ketsuekigata prima di lasciarvi alla divertente lettura delle caratteristiche specifiche del vostro gruppo sanguigno, vorrei citare un altro elemento relativo alle ricerche svolte da un’altro importante personaggio giapponese che ha destato non poche polemiche intorno alle ricerche svolte intorno alle qualità vibrazionali dell’acqua: Masaru Emoto.

Masaru Emoto è un saggista giapponese, il quale sostiene che tra l’acqua e i pensieri umani vi sia un intimo rapporto in cui le vibrazioni emotive delle parole e dei pensieri vanno a conformare la struttura interna dell’acqua in forme che si evidenziano mediante l’esposizione dell’acqua a flussi di aria fredda a -4°C , un nastro magnetico liquido in grado di registrare in modo molto sensibile le informazioni energetiche che riceve dall’ambiente, distinguendo in tal modo cristalli perfetti come quelli esposti a vibrazioni armoniche e cristalli scomposti come quelli esposti a vibrazioni caotiche e disarmoniche.

Siccome il pianeta Terra è composto anche da una grande massa d’acqua, come il corpo umano ed ogni forma di vita biologica del pianeta, vuol dire che siamo di fronte a qualcosa che potrebbe testimoniare come la buona educazione e la gratitudine verso gli affetti più cari non può far altro che aiutare la perpetuazione della vita in tutte le forme armoniche.

Allo stesso modo, infatti, il nostro sangue è composto d’acqua per circa il 90% della massa totale e pertanto il carattere e la personalità, sia di noi stessi che degli altri, influisce sullo stato delle nostre emozioni (per l’appunto azioni di trasmutazione del sangue, NdA), e quindi di conseguenza aiuta e favorisce lo stato di salute nostro e di chi riceve messaggi di attenzione al benessere altrui, una possibile dimostrazione scientifica di quel concetto di umanità elevata tanto caro a Confucio.

Quindi, l’acqua come il mondo onirico e il mondo divino, compone l’essenza della nostra stessa vita e influisce come un motore che genera e rigenera moltiplicatori di armonia sociale.

Solidarietà al Giappone per una pronta guarigione.

Buona Salute a tutti!

Vincenzo Di Maio

P.S.: Donate il sangue, soprattutto negli ospedali pediatrici! Fa anche bene alla salute. Consultatevi con il medico!

 

Ketsuekigata e l’alimentazione

Tratto da Centro Nazionale Sangue e da AAM Terra Nuova.

 

Gruppo O

Gruppo O  Le Qualità Cardinali

L’individuo di gruppo O, è di natura ottimista, estroversa e impulsiva e come il suo pianeta dominante, il sole, ama essere il centro del suo mondo. Rispetta le regole del vivere sociale ed è geloso della propria indipendenza anche nei rapporti affettivi. Ha un ingegno brillante e curioso che lo spinge a rischiare. I tuoi colori favoriti sono l’arancio, il rosso e l’oro.

La sua capacità di affascinare ben si sposa con scelte professionali che lo portano spesso a relazionarsi con il pubblico. Nel sangue ha i geni di un grande guru delle relazioni pubbliche oppure di un focoso avvocato; di un medico che fa della ricerca il suo credo oppure di un linguista che indaga quanto di nascosto c’è in una parola o ancora di un abile politico che ammalia i suoi elettori.

Il suo elemento dominante è l’Aria, che rafforza ulteriormente la sua voglia di indipendenza. Nel rapporto a due spesso fugge, ma è comunque un compagno moderno e rispettoso, amante di tutta la musica, dal rock all’opera, e della poesia. Gli uomini sono affascinati dalle donne del gruppo B, mentre le donne prediligono gli uomini di gruppo A e solo in seconda battuta quelli di gruppo B.

Il gruppo O e la salute

Appartieni al gruppo più antico, che è comparso circa 40.000 anni fa nel continente africano per poi diffondersi in Asia e in Europa , hai punti deboli nelle articolazioni e nello stomaco, cautela nel consumo di pane fagioli, legumi e latte. Carne e pesce a volontà, ma senza tanti intingoli e non mischiare tra loro le proteine.

Sei un CACCIATORE, ma anche un guerriero. Dovrai scongiurare tutti i tipi di malanni stagionali, poiché Venere, il tuo pianeta dominante, ti tiene più esposto a questo tipo di acciacchi, per cui prendi da subito le dovute precauzioni e ai primi sintomi rintanati in casa senza fare storie, altrimenti potreste portarti dietro gli strascichi per molti mesi e questo non gioverà alla tua vita sociale!

Cerca poi di mantenere più o meno fisse le tue abitudini, soprattutto quelle alimentari, poiché le novità potrebbero non essere molto tollerate.

Le allergie poi, sono sempre in agguato, quindi quando vi trovate di fronte ad un prodotto nuovo, sia alimentare che cosmetico, assumete sempre a piccole dosi…non si sa mai!

Soggetto dall’apparato digerente robusto e con un sistema immunitario attivo.

Tendenze patologiche: articolazioni, stomaco, coagulazione. E’ prescritta una dieta a base di carne e pesce, frutta e verdura. Estrema cautela, invece, per cereali, pane, fagioli, legumi in genere e latte.

Decisamente controindicati il germe di grano e i prodotti a base di frumento integrale perché racchiudono troppe lectine nel glutine: ostacolano il metabolismo dell’insulina (ormone che brucia gli zuccheri).

Ma niente paura, la carne può essere sostituita con i frutti di mare come ostriche, cozze, vongole e granchi. E poi come dimenticare le proteine vegetali: latte di soia e formaggio di soia (tofu). In più formaggio di capra, la feta, la mozzarella e le uova sono proteine neutre e possono essere inserite di tanto in tanto a tavola. Saltuariamente è permesso assumere fagioli (azuki e dell’occhio); tra i cereali sono neutri l’amaranto e la quinoa.

E frutta e verdura? Vanno bene in abbondanza. Non combinare fra loro i succhi: unica eccezione quello di carota.

CIBI SI

Prodotti biologici, quinoa e amaranto, germogli di fieno greco, lenticchie e ceci, olio extravergine d’oliva estratto a freddo, crostacei, formaggio di soia (tofu), pane di soia, pane di riso, pane di segale, fagioli azuki, fagioli dall’Occhio, alghe marine, aglio, bietole, broccoli, carciofi, cavolo rapa, cavolo verde, cipolle gialle e rosse, lattuga romana, peperoni rossi, porro, rafano, rape, scarola, spinaci , tarassaco, topinambur, verza, zucca, fichi freschi e secchi, noci, prugne, semi di zucca, sale marino integrale, tè verde.

CIBI NO

Salumi, insaccati e affettati in genere, carne suina, edam, emmenthal, formaggini, latte intero e scremato, parmigiano, provolone, ricotta, yogurt, uova, dolci a base di mais, gelato, couscous, fagioli di Spagna, fagioli Lima, melanzane, fragole, mandarini, mirtilli, funghi coltivati, patate dolci, olive greche e nere, arachidi, noce di cocco e noci brasiliane, pistacchi, aceto di vino, condimenti speziati, bibite a base di cola e frizzanti, caffè, sottaceti, cacao e cioccolato.

 

Gruppo A

Gruppo A – Qualità cardinali

L’individuo del gruppo A persegue alti ideali, è un raffinato e un sentimentale. Sa sorridere di sé, preferisce fidarsi soprattutto di sé stesso e ha uno spiccato senso di responsabilità. Per questo predilige attività che consentano un’autonomia creativa.

La grande forza dei nati con questo gruppo sanguigno è la ricerca della verità e quindi  il coraggio e la determinazione. Qualità che applicano a settori professionali quali la ricerca, ma anche all’arte. Nel sangue portano il gene dell’eclettismo, che li porta ad amare le lettere e le scienze, la filosofia e la musica, la storia e l’arte fino alle avanguardie più estreme. Sono dei raffinati gourmet.

Gli uomini del gruppo A sono inclini al matrimonio e hanno un’idea romantica della donna. Prediligono le donne del gruppo O. Le donne di questo gruppo, invece, sono fortemente autonome e non hanno uno spiccato senso della maternità. Quando si sposano, prediligono uomini dello stesso gruppo.

Giove è il pianeta dominante. L’elemento associato al Gruppo A è il Fuoco e ciò fa sì che questi individui  amino l’azione, e non temano di mettersi in gioco, accettando sempre nuove sfide.  Certamente può sembrare arrogante il modo in cui affrontano il mondo, ma è il loro modo. Negli sport prediligono discipline dure e pure, come il rugby o le arti marziali.

Il gruppo A e la salute

L’AGRICOLTORE, questo è il tuo tema di nascita, avrebbe fatto la sua comparsa evolutiva ben 15.000 anni fa in Medio Oriente. Hai un apparato digestivo fragile, sistema immunitario sensibile ma adattabile. Il tuo metabolismo è del tutto opposto al tipo O.

Sei predisposto alle anemie e ai disturbi epatici e cardiocircolatori. Prediligi una dieta vegetariana, incentrata su verdura fresca, legumi e tanta soia, ma poca carne che ti rallenta la digestione e abbassa l’assimilazione dei nutrienti, vai avanti con le ananas che aiuta la circolazione ed evita le arance. Condisci con olio extravergine di oliva.

Dite no ai peccati di gola e soprattutto conducete una vita sana dal punto di vista alimentare. Se siete amanti dello sport invece non perdete tempo e non fatevi prendere dalla pigrizia

Tendenze patologiche: anemia, disturbi epatici e cardiocircolatori, diabete di tipo I°, neoplasie. Si raccomanda la dieta vegetariana, incentrata su verdura fresca, cereali (no al frumento) e tanta soia (latte, formaggio, semi).

Un deciso no alle carni perché rallentano la digestione e abbassano l’assimilazione dei nutrienti. Preferire i cereali biologici forniti di una considerevole germinabilità e tra i legumi eliminate ceci, fagioli di Lima e fagioli comuni che nascondono lectine capaci di frenare la produzione di insulina, avviando la formazione di depositi di grasso.

La verdura è meglio consumarla cruda e la frutta va inserita nel menù al mattino e alla sera non solo cruda, ma anche sotto forma di marmellate e di composte. Per quanto riguarda digestione e metabolismo ottimo l’ananas; attenzione alle arance.

Tra gli alimenti neutri ci sono formaggio di capra e di pecora, uova, fagioli bianchi, piselli verdi, avena, mais, miglio, germogli, uva, dattero, pera, ecc.

Infine, non mescolate succhi di frutta e verdura. Quelli densi diluirli con un po’ d’acqua. Tra gli olii quello extravergine è il più indicato mentre occorre essere prudenti nei confronti di mais e cartamo: nascondono lectine che creano problemi digestivi.

CIBI SI

Cereali integrali (orzo, farro, avena, mais, miglio, ecc.), fagioli azuki, fagioli neri, fagioli verdi, fagioli dall’Occhio, lenticchie, aglio, bietole, broccoli, carciofi, carote, cavolo rapa, cavolo verde, cicoria, cipolle gialle, cipolle rosse, lattuga romana, rape, spinaci, tarassaco, topinambur, verza, zucca, albicocche, ananas, arachidi, ciliegie, fichi freschi e secchi, limoni, pompelmo, prugne, semi di zucca, olio extravergine d’oliva e di lino, frutti di bosco (mirtilli e more), latte di soia, pane di germe di grano, pane di soia, grano saraceno, tofu, tempeh, semi e frutta fresca, germogli in abbondanza, ricotta, uovo intero, formaggi a pasta dura e molle di ogni tipo, yogurt, malto d’orzo, melassa, caffè, alghe marine, zenzero.

CIBI NO

Carne, salumi insaccati e affettati, precotti, burro, emmenthal, formaggini, gorgonzola, latte intero e scremato, parmigiano, provolone, gelati, carni insaccate in scatola e affumicate, limitare l’impiego di farine di frumento, ceci, fagioli bianchi, fagioli rossi, fagioli Lima, fagioli di Spagna, crusca, cavolo bianco, cavolo rosso, melanzane, olive greche e nere, patate, peperoni gialli rossi e verdi, pomodori, banane, mango, papaia, noce di cocco, noci brasiliane, olio di arachidi, olio di mais, aceto di vino.

 

Gruppo B

Gruppo B  – Le qualità cardinali
Gli individui di questo gruppo non passano inosservati, vista la loro passione per lo stare al centro dell’attenzione. Sono  dinamici e intraprendenti, ambiziosi e curiosi. Amano il rischio, ma lo valutano oggettivamente con i piedi per terra, grazie al loro elemento dominante, la terra, che conferisce loto  rigore e razionalità. Il loro senso del  potere li aiuta ad abbattere ogni ostacolo, agendo però sempre con correttezza e sincerità.  Sono leader nati, dotati si senso critico e capaci di ammettere i proprio errori. Anche se evitano di dichiarare apertamente di  essere i migliori,  non c’è dubbio che si ritengano tali e la loro è sempre l’ultima parola.

La grande forza dell’individuo di gruppo B è la sincerità, l’intraprendenza e la propensione al comando. Non gli manca l’ambizione, come il piacere di completare i compiti predeterminati, divertendosi mentre lo fa. Lo attraggono le professioni autonome, la politica e attività che richiedano azione. Predilige attività artistiche ad una bella tavola. 

Gli uomini di questo gruppo sono molto possessivi e appassionati e amano le donne che sanno tenere loro testa. Le donne del gruppo B sono audaci e spregiudicate, talvolta considerano il matrimonio un affare, ma sono generalmente fedeli. Saturno è il pianeta dominante.

Il Gruppo B e la salute

E’ stato etichettato come il NOMADE che avrebbe fatto la sua apparizione 10.000 anni fa tra le popolazioni mongoliche e caucasiche dell’Asia centrale.

Ha un apparato digerente forte, sistema immunitario attivo, estrema adattabilità nutrizionale ed ambientale. Deve seguire una dieta bilanciata con grande assortimento di cibi, ortaggi a foglia verde, frutta in abbondanza, cereali, latte e latticini. Bandisci il mais, lenticchie e prodotti a base di frumento, e se possibile niente pomodori, ottima la papaia.

E’ molto saggio evitare di appesantire il fegato, eliminando qualsiasi  stravizio a carico di questo organo. ‘prevenire è meglio che curare’, fatene il vostro motto e tenete sotto controllo lo stress!

Equilibrio, adattabilità e creatività. Ha un apparato digerente forte, sistema immunitario attivo, estrema adattabilità nutrizionale e ambientale.

Tendenze patologiche: sindrome da affaticamento cronico, diabete, malattie autoimmuni. Dieta bilanciata che prevede un considerevole assortimento di cibi: ortaggi a foglia verde, frutta in abbondanza, cereali, latte e latticini.

Andrebbero banditi soprattutto mais, grano saraceno, lenticchie, arachidi, sesamo, prodotti a base di frumento. La soia è un alimento neutro e di tanto in tanto può accompagnare le altre portate, ma senza esagerare. Tra i cereali un deciso apporto di avena, miglio e riso.

Preferire i semi germogliati, perchè quando i grani germogliano perdono le lectine del glutine. Insostituibili abbondanti razioni di verdure a foglia verde perché sono ricche di magnesio.

Tra gli ortaggi sono da scartare decisamente i pomodori che causano non pochi problemi. Assumere più volte durante il giorno frutta fresca tenendo conto della stagionalità. Chi soffre di flautolenze e gonfiori di stomaco dovrebbe prendere con regolarità l’ananas.

Tra i succhi un deciso no a quello di pomodoro e non consumate insieme succhi di frutta e verdura. Solo carote e mele possono combinarsi con gli altri. Sono invece neutri formaggio di soia, parmigiano, provolone, fagioli (bianchi, rossi e verdi), pane alla soia e privo di glutine, quinoa, riso, ecc.

CIBI SI

Ortaggi a foglia verde, broccoli, carote, cavolini di Buxelles, cavolo bianco, cavolo rosso, cavolo verde, melanzane, patate dolci, peperoni gialli, rossi, verdi, verza, frutta fresca, ananas, banane, papaia, prugne, uva, latte e latticini, ricotta, fiocchi di latte magro, formaggi di capra, uova, pane di miglio e riso, farro, fagioli bianchi, fagioli di Lima e di Spagna, miele, zucchero di canna, dolci di riso, curry, zenzero, ginseng, rosa canina, olio extravergine di oliva, prezzemolo, rosmarino.

CIBI NO

Salumi, carni di maiale, gorgonzola, gelato, dolci a base di mais, salatini, pane di frumento integrale, fichi d’India, nocciole, pistacchi, semi di zucca, noce di cocco, arachidi, avocado, olio di mais, sesamo, cartamo, olive, mais, tofu (formaggio di soia), crusca, frumento, couscous, farina d’orzo, germe di grano, grano saraceno, polenta, ceci, fagioli azuki, fagioli neri, lenticchie, carciofi, pomodori, rapanelli, topinambur, zucca. 

 

Gruppo AB

Gruppo AB  – Le qualità cardinali

Individui dalla personalità ricca e affascinante, sono spesso preda di una volontà capricciosa nei rapporti con il prossimo. Difendono a spada tratta la propria indipendenza, sono attenti osservatori e sanno adattarsi rapidamente alle circostanze, traendone vantaggio. Il loro senso del’umorismo è corrosivo e sembrano attratti dalle difficoltà.

La grande forza dell’individuo di gruppo AB è la sensibilità unita ad un rigore talvolta inflessibile. Ha un’intelligenza vivace e un’eccellente memoria. E’ particolarmente interessato alla matematica, alla medicina  e alle scienze in generale. Predilige il cinema e per la musica.

Se il sangue potesse parlare, il suo parlerebbe di voglia di correre, giocare, stare all’aria aperta. Le professioni che più gli si addicono sono relazioni con il pubblico, commercio e gli sport.

Gli uomini e le donne di questo gruppo si accompagnano a partner che appartengono allo stesso gruppo o al gruppo O.

Il Gruppo AB e la salute 

Ci troviamo di fronte all’ENIGMATICO , un tipo sanguigno abbastanza giovane e raro scomparso circa 1000 anni fa. Ha parecchie attinenze col gruppo A e B, e rappresenta l’equilibrata fusione di entrambi. Sopporta l’alimentazione equilibrata, il suo sistema immunitario è estremamente adattabile, potrebbe soffrire di patologie cardiocircolatorie, anemia. Raccomandati latticini, legumi, cereali, frutta e verdura. Pasta due volte la settimana. Gli giova anche lo yogurt , mentre dovrebbe rinunciare all’arancia, preferendo il pompelmo che riattiva la sua circolazione un po’ statica anche nelle notti di luna piena. Poca carne, insaccati e formaggi a pasta molle, cibi in salamoia e mai, burro e alici, peccato!

L’astro dominante è la Luna. Passiamo dalla luna nuova, al primo quarto attraverso la luna piena. la luna crescente favorisce lo sviluppo vegetale delle piante e i succhi risalgono verso la superficie, occhio alla circolazione e ai piedi gonfi scarpe comode, passeggiate lungo la battigia, al chiaror di luna.

L’elemento associato al gruppo AB è l’Acqua. Come le onde del mare, le emozioni in questi individui potrebbero travolgerli se non fosse per il loro pragmatismo e i piedi piantati ben a terra.  E’ il divenire continuo dell’acqua che li porta  a  non avere legami e anche quando si sposano, mantengono nella coppia una forte indipendenza.

Ha parecchie attinenze con il gruppo A, B e rappresenta l’equilibrata fusione di entrambi. Sopporta l’alimentazione equilibrata, il suo sistema immunitario è estremamente adattabile.

Tendenze patologiche: problemi cardiocircolatori, anemia, neoplasie. Raccomandati latticini, legumi, cereali, frutta e verdura. Consumare la pasta solo due volte la settimana.

Lenticchie, marroni e fagioli gli giovano, stessa musica per yogurt, derivati della soia (latte e tofu) e l’uovo. Introdurre con frequenza buone quantità di verdura e insalata: sono una fonte insostituibile di vitamine utili al sistema immunitario.

Tra la frutta c’è da rinunciare all’arancia che trova però una valida alternativa nel pompelmo: pur appartenendo agli agrumi ha un succo acido che non aggredisce le pareti dello stomaco. Non mescolare fra loro succhi di frutta e verdura.

Ad entrare in tutte le spremute sono solo le mele. Come che sia, quando realizzate delle miscele di succhi mescolare quelli degli ortaggi freschi con verdure leggere (ad esempio prezzemolo e spinaci con sedano e carote).

Tra i grassi vegetali la palma d’onore spetta sempre all’olio extravergine d’oliva. Neutri tofu, gruyere, uova, fagioli bianchi e verdi, amaranto, fiocchi di riso e avena, frumento, orzo, cavolini di Bruxelles, lattuga, patata, porro, carota, cavolo bianco, pomodoro, pera, uva passa, ecc.

CIBI SI

Riso, farro, fiocchi di latte magro, formaggio di capra, formaggio fresco magro, mozzarella, ricotta, uova, ortaggi (in particolare i pomodori, anche succo), uva nera (anche succo), olio extravergine d’oliva, tè verde, fiocchi di formaggio di soia, pane di segale, pane di soia, pane e dolci a base di riso, fagioli bianchi e fagioli rossi, aglio, broccoli, cavolfiore, cavolo verde, cetrioli, melanzane, sedano, tarassaco, verza, ananas, arachidi, castagne, ciliegie, fichi freschi e secchi, kiwi, limoni, noci, pompelmo, prugne, uva, olio extravergine d’oliva.

CIBI NO

Carne, carni insaccate inscatolate e affumicate, burro, gorgonzola, parmigiano, provolone, dolci a base di mais, farina di mais, grano saraceno, ceci, fagioli azuki, fagioli di Lima, fagioli di Spagna, fagioli neri, fagioli dall’Occhio, fave, carciofi, peperoni gialli rossi e verdi, rapanelli, arance, banane, cachi, fichi d’India, mango, melagrana, nocciole, noce di cocco, semi di zucca, aceto di vino, sottaceti, cibi in salamoia.

15 marzo 2011 Posted by | Arte, Ascoltare, Azioni, Cultura, Guardare, Idee, Notizie e politica, pensieri, Scienza | , , , , , , , , | Lascia un commento

Traditori e difensori nel sentimento di Patria

La Patria, secondo il dizionario Hoepli, è quel paese che, per motivi geografici, storici, culturali e sim., è considerato come proprio dal popolo che l’abita o l’ha abitato.

In tal senso si distinguono i Popoli senza patria, cacciati dalla loro terra da popoli invasori, e la Patria d’elezione, luogo in cui un individuo o un gruppo scelgono consapevolmente di appartenervi e restare, o al contrario anche di andare via.

Patria o Muerte

Patria o Muerte

Quindi, da questa prospettiva, la Patria è un sentimento morale di alto rango che può anche andare oltre la sinonimia del concetto di Nazione, in quanto essa riguarda appunto motivazioni di contiguità geografica, di continuità storica e di simiglianza culturale che hanno permesso fruttuose relazioni interculturali tali che hanno arricchito entrambe le parti, in cui per ogni contesto si specifica sempre un’origine e un margine in cui le radici di quelle informazioni vanno ad integrarsi in quel contesto locale.

Detto questo, la Patria è quindi un sentimento che accomuna secoli di storia diretta e/o indiretta anche tra remote regioni come ad esempio è avvenuto tra l’Asia Orientale e il Mediterraneo lungo le grandi strade calcate dai mercanti su quella grande e affascinante strada denominata come la Via della Seta.

Come anche, sempre nello stesso senso, si sono avute relazioni storiche importanti fra grandi personaggi come Alessandro Magno, che dalla Macedonia raggiunse i margini occidentali della penisola della grande India, e come la dinastia di Genghis Khan che dalla Mongolia attraversò per secoli l’intera Asia attraversando l’attuale steppa russa e arrivando fino alle porte di Vienna. 

Entrambi correlati da leggendarie imprese realizzate e spinti da volontà divine, questi due eroi culturali erano persone accomunate dalla grande apertura alle culture altre e dal rispetto delle popolazioni e delle tradizioni locali, al punto che entrambi si espressero come vettori storico-culturali che furono sedotti da queste terre e dalla ricchezza delle loro tante culture, al punto che di Genghis Khan, ad esempio, si parla di ‘sinizzazione della cultura mongola’, proprio per testimoniare la grande ammirazione di Temujin per il popolo Han e le loro tradizioni, al punto che, in un paese in cui i Buddhisti avevano goduto di grandi favori precedentemente, i poveri monaci Taoisti dotati allora di templi allo sfascio e di grande essenzialità, vennero sostenuti direttamente dal governo del Gran Khan, quello stesso governo che destò tanto fascino su Marco Polo nei suoi Viaggi del Milione.

Senza addentrarci in mille altre vicende di relazioni interculturali, come i grandi viaggi di Zheng He, possiamo dire con G.B.Vico e i Taoisti che la storia è storia, e in quanto tale passa e finisce ripresentandosi sotto altre forme, ma ciò che resta sono proprio quei fattori culturali che si diffondono lungo kilometri e che collegano grandi distanze ed identità ‘apparentemente’ diverse.

Dello stesso si può dire delle terre d’Africa che, fino a prima dell’avvento, o se preferite, del mal-vento colonialista delle monarchie occidentali, avevano sempre avuto moltissime relazioni di scambio economico, politico e culturale con le terre d’Asia e le terre dell’Europa Magna, tenendo presente anche la funzione antropologica che la storia dell’Islam ha svolto come cesura fra tutti e tre i continenti del Mondo Antico: Asia, Africa ed Europa.

In tutte queste vicissitudini, il ponte dell’Eurasia è comunque una via importante e ricca di culture chiare come il Sole, in cui la via della seta è il vero protagonista antropologico di tutto il Mondo Antico.

Infatti, come abbiamo appena riscontrato la viva solarità di vicissitudini storiche e di millenarie relazioni interculturali, allo stesso modo non possiamo certo dire le stesse cose per il fenomeno antropologico del colonialismo, in quanto manifestazione di morte, di distruzione e di deculturazione delle Tradizioni Locali.

Al contrario di quanto usualmente si crede, dal punto di vista antropologico, la fenomenologia del colonialismo non appartiene soltanto alla ‘feudocrazia’ delle monarchie occidentali, coincidenti con la successiva scoperta del Nuovo Mondo, in quanto essa è la reiterazione di tendenze culturali precedenti che mostrano gli Antichi Romani, o per meglio dire una parte di essi, come predecessori del colonialismo moderno e pre-moderno, in quanto la reale identità del colonialismo si connota come opera di conquista di terre lontane mediante l’inculturazione forzata di una lingua e di determinate usanze mirate ad evirare ogni correlazione con le culture precedenti oppure a trasformare esse in una identità nuova ma pur sempre deculturata.

La deculturazione è un atto pienamente volontario, nè involontario e nè accidetale, dove l’arrivo degli stranieri, anzichè un riconoscimento delle legittimità locali (come invece è successo per Alessandro Magno e Genghis Khan, NdA), produce un annientamento, una riconversione oppure anche uno stravolgimento culturale diretto verso i testimoni antropologici di una cultura, detentori dei veri saperi locali, per arrivare a sostituire e/o ad intossicare le culture locali deviandole dalla conoscenza del vero sapere, sostituendolo con fattori culturali che, seppur possano mantenere delle esteriorità particolari, di fatto sono totalmente stravolte interiormente e/o viceversa per quanto riguarda, ad esempio, la reazione antropologica del popolo Azteco-Maya nei confronti dell’evangelizzazione forzata in cui mantenendo apparentemente l’iconografia coloniale, di fatto mantenevano anche determinate usanze della propria cultura originaria che gli antropologi hanno definito come ‘sopravvivenze culturali’.

Fenomenologie di questo tipo possono essere inserite in una gamma che va dallo ‘intossicamento interiore’ con il mantenimento di apparenze esteriori, fino al completo etnocidio’, che rappresenta la distruzione di un gruppo etnico e/o del suo patrimonio culturale, una gamma che comprende al suo interno sia il genocidio e sia l’ecocidio, laddove quest’ultimo rappresenta l’invasione di pratiche malsane di cattivi costumi che comportano l’importazione e/o l’esportazione di agenti elementari che sconvolgono gli equilibri di ecosistemi a più livelli.

In questo modo possiamo definire che il colonialismo, in qualità di fenomenologia antropologica, si distingue in Pre-colonialismo, prima della scoperta del Nuovo Mondo, in Colonialismo storico, inerente a quello operato dalle monarchie feudali dell’Occidente, in Colonialismo economico, quello che erroneamente viene definito imperialismo (in quanto essa era una etimologia che inglesi ed alleati avevano utilizzato per definire l’opera continentale della liberazione Napoleonica dell’Europa, NdA), in Colonialismo culturale, concernente l’opera di divulgazione e diffusione dell’educazione positivistica e della forma mentis occidentalista (mediante lo studio all’interno dei paesi colonizzatori e all’apprendimento di fattori culturali come il marxismo, il liberalismo, ecc., NdA), in Colonialismo politico, inerente alle alleanze strategiche trasnazionali tra partner interni a due diverse nazioni e/o culture (una deformatrice e l’altra conformatrice, NdA), in Neo-colonialismo, che riguarda l’apparente decolonizzazione del mondo nel secondo dopoguerra ad opera di ulteriori infiltrazioni sociali (forse non a caso mentre il mondo si decolonizzava il PIL interno in Occidente aumentava e i paesi poveri divennero ancora più poveri, NdA), in Post-colonialismo, che riguarda la completa colonizzazione dell’immaginario e della mentalità mediante imposizione cognitiva di prodotti, servizi e simboli non appartenenti alla cultura locale (e ‘forse’ antropologicamente non-appartenente a nessuna cultura, NdA), un post-colonialismo che comunemente viene anche definita come fenomeno di deculturazione all’interno del vampirismo capitalista della globalizzazione conformata nel monopolarismo culturale anglo-americano.

Tralasciando lo studio e la definizione particolare di ogni forma di ‘trasmutazione camaleontica’ della fenomenologia antropologica del colonialismo lungo la linea del tempo, come anche dei fattori storici che hanno spinto verso la mutazione, mi soffermerei molto su alcuni aspetti del pre-colonialismo, in quanto essi riguardano fenomeni storico-sociali complessi inerenti sia l’Antica Babilonia, sia la Grecia Antica, sia l’Antica Roma e sia il Cristianesimo delle origini, elementi controversi che arrivano a comprendere quella fase fumosa della storia che va sotto il nome di Medioevo quale origine della feudocrazia, elementi controversi che vanno spiegati all’interno di una griglia comparativa che confucianamente distingue fra Integrità morale e Corruzione dei costumi, fra Salubrità e Tossicità, fra Virtù e Vizio, fra Armonia e Caos, fra Costruzione e Distruzione, fra Cooperazioni e Conflitti.

In questo modo possiamo individuare una linea storico-geografica di spostamento degli ‘abissi’, conformati in imbuti di assoggettamento vampiristico, che va dalla valle del Tigri e dell’Eufrate e arriva fino alla costa nord-atlantica del Nuovo Mondo.

In pratica abbiamo a che fare con un determinato comportamento che, all’occhio clinico e acuto, possiamo intravedere tra i mattoni della storia occidentale un collante che si reitera nel tempo, si produce e si riproduce, generando cloni esponenziali come un ‘virus nel sistema’ che continuamente genera e rigenera trappole di crash sistemico per poi arrivare quasi automaticamente a nuove formattazioni in cui il virus trova sempre terreno fertile per riprodursi, trova sempre nuove cooptazioni corruzionistiche in un continuum storico senza eguali.

All’interno delle miriadi di conoscenze simboliche del Taoismo si può arrivare a conoscere un aspetto interessante che riguarda la definizione della cultura semente dell’ovest, come se si volesse definire un aspetto naturale di evoluzione storico-sociale in cui si intravede nell’est la cultura ovarica di compenetrazione armonica di un amore cosmico e divino (cfr. Taoismo, di Bianchi Ester, Dizionari delle Religioni – Edizioni Electa) [almeno così scrive l’autrice, NdA].

Il problema è che, se queste affermazioni sono vere, nella naturale evoluzione delle cose qualcosa forse è andato storto per qualche ragione, una constatazione dove le ipotesi possono schizzare come un eruzione vulcanica, ma dove la connotazione antropologica di un certo comportamento tossico e vampirista all’interno della normale evoluzione delle cose in Occidente sembra essere il fattore di un particolare aspetto che segue un filo rosso che attraversa millenni di storia successivi a quel ‘comune denominatore antropologico’ insito nella conoscenza di antico momento che viene anche definito come diluvio universale (altri denominatori comuni nelle tradizioni antropologiche locali sono la proibizione dell’incesto e determinate costanti etiche e morali, ecc., NdA), un fatto diluviano che sembra sia stato appurato e verificato anche da alcuni geologi contemporanei.

Fatto sta, anzichè perderci nei meandri della mente è sempre meglio vedere alla realtà così com’è in quanto, come afferma il grande Buddha nel Dhammapada, la riflessione e lo studio senza la pratica della meditazione non è soltanto fuorviante ma addirittura nociva.

Pertanto scavare in basso può anche essere utile a condizione che si guardi sempre il Cielo più grande, tenendo sempre a mente la vera Virtù nella costanza di realizzare una Mente Pura nella retta parola, nella retta azione e nel retto pensiero.

A volte in questo marasma mentale ed intellettuale è importante tener sempre presente il vizio di forma dell’intellettualismo che comporta la sedimentazione di solchi cognitivi che possono farti smarrire, ma seguire la Via della Rettitudine comporta prima o poi l’uscita dai meandri di qualsiasi grotta, compresi gli abissi del più profondo inferno.

Ciò che conta è il qui e ora, è l’amore per la persona amata, è la condivisione dei risultati con i propri familiari, è il confronto continuo con le persone giuste e con i luoghi sani di ogni dove.

L’atto di contestualizzare come insegna il grande Confucio è importante perché permette sempre di non smarrirsi mai nell’assolutismo raziocinante della più cieca e bieca meccanica di una estenuante ricerca di spiegazioni che si rivelano essere conformazioni astratte.

Ma purtroppo a volte affondare le mani nei luoghi più bassi e dimenticati ci permette di scindere e distinguere il puro dall’impuro trovando le perle dimenticate del nostro cuore.

Il Buddha

Il Buddha

E per queste ragioni è importante capire i meccanismi che ostacolano la manifestazione di una Mente Pura, come anche di tutta la grandezza dello spirito, e forse in tal senso va ricercato il significato di ‘Ama il tuo nemico’  di Yeshua (Gesù per i cristiani, Issah per i musulmani, NdA) ovvero nella comprensione più profonda di quali sono i meccanismi che bloccano il profondo risveglio dell’anima, quegli stessi meccanismi che il ‘demone Mara’ ha utilizzato per ostacolare la vera illuminazione di Siddharta Gautama detto il Buddha, ‘ostacoli frattali’ continuati anche dopo il suo stesso Risveglio.

Pertanto, scendere ai livelli dei nemici della vera umanità mediante la logica è soltanto uno strumento per conoscere come sgominarli in ogni direzione, ma è tutt’altro che un fine, in quanto probabilmente come afferma implicitamente la logica Taoista, la ragione tende sempre a portare verso l’autodistruzione in quanto creatore e moltiplicatore automatico di logica strutturata in errori esponenziali mentre invece, come affermano anche i Veda indiani, il cuore è la sede della vera intelligenza proprio perché assimilato alla dimora dell’Intelligenza Universale (forse non a caso etimologicamente esistono delle divergenze di significato tra la parola ragione e la parola intelligenza, NdA).

Oggi, all’interno di ciò che connota l’Occidentalismo c’è un fenomeno poco conosciuto oppure ignorato che va sotto il nome di Feudocrazia.

Essa corrisponde all’espressione sostanziale di quel fenomeno che, probabilmente, ha permesso ai censori e ai senatori romani di distruggere l’impero e di reintegrarsi all’interno di quell’ondata di cambiamento culturale proveniente dal cristianesimo originario, una situazione contestuale e vibrazionale che, se risultasse vera e comprovata, spiegherebbe molti misteri e intrighi che poi nell’alto medioevo ha permesso alla discendenza di questi ricchi possidenti di trasformarsi in signori feudali, dove le monarchie occidentali di quell’epoca, come la Francia di Pipino il breve, non sono altro che un allargamento territoriale dei feudi minori che, al contrario di quanto si possa pensare risulterebbero in tal senso, di gran lunga diversi culturalmente dalla concezione imperiale di Carlo Magno, e di Federico Barbarossa dopo di lui, in quanto essi cercarono, non solo di unire terre antropologicamente omogenee (come quelle dell’Europa continentale accomunate tutte dall’uso della lingua latina, ad esempio, NdA), ma anche di ristrutturare il territorio secondo leggi omogenee e uniformi al fine di dare pari dignità agli uomini eliminando la tirannia feudale.

Com’è andata a finire poi la storia lo sappiamo tutti, in quanto le spinte unificatrici della sacralità imperiale andarono smarrite, sopraffatte e semanticamente usurpate dalla sovraimpressione cognitiva delle monarchie dei grandi feudatari e, come affermava il filosofo tedesco Karl Jaspers con la sua concezione storica di periodo assiale, se dopo un periodo di smarrimento generale in Asia come in Europa, è normale che il ricomponimento territoriale delle spinte imperiali in Europa non riuscì a ricomporsi? E se si, perché?

Non possiamo e siamo in grado di saperlo senza le opportune prove, né se Jaspers aveva ragione e né tantomeno se quelle domande sono pertinenti oppure no, ma l’unico fatto certo sta in questa ‘anomalia antropologica’ dell’Europa rispetto al resto del mondo, in quanto la pratica delle nefandezze a-morali sulle popolazioni locali ha una sua specifica connotazione che appunto abbiamo individuato come ‘fenomenologia del colonialismo’ e come ‘vampirismo antropologico’, come anche nell’ipotesi intrigante di una strutturazione che potrebbe rivelarsi vera, ovvero l’espressione della feudocrazia come un’altra tipologia di costante storica.

Questa particolare costante storica è un sostrato strutturale leggibile tra le righe della storia, e che attualmente è ricoperto dalla democrazia, su cui tra l’altro molte sarebbero le cose che co sarebbero da dire su questo vero mito di falsa giustizia.

Forse non a caso Jean-Jacque Rousseau sostiene che:

..una vera democrazia non è mai esistita e mai esisterà. E’ contro l’ordine naturale che il grande numero governi e che il piccolo sia governato. [..Le condizioni necessarie per la democrazia sono piccole dimensioni, grande semplicità di costumi, eguaglianza di condizioni e poco o niente lusso. In pratica,] se ci fosse un popolo di dèi, si governerebbe democraticamente. Ma un governo così perfetto non è fatto per gli uomini.

Jean-Jacques Rousseau

Jean-Jacques Rousseau

Qui Rousseau è chiaro e intellegibile, e si potrebbe dire che ‘forse’ il suo senso reale della democrazia forse consiste non tanto in una forma di governo, come sosteneva Pericle, ma in una forma di struttura sociale in cui non si necessitano troppe discussioni in cui poter verificare l’ostentazione continua di battaglie egoiche tra interessi diversificati e ben distinti, ma nel senso di una azione condivisa in cui ognuno comunque svolge la propria funzione al proprio posto.

Ora non mi sembra il caso di aprire un ‘processo alla democrazia’ ma è piuttosto importante notare come questa manifestazione antropologica sia il vestito più adatto per la feudocrazia moderna, in quanto essa è inerente alle forme di colonialismo e post-colonialismo come anche alla reale strutturazione di interessi particolaristici palesi e occulti.

Altro fattore certo è la struttura del mondo moderno in cui il capitalismo storico è l’altro sostrato che si frappone come il maglione al cappotto, quella stessa concezione che secondo Immanuel Wallerstein è l’attuale assetto del sistema-mondo, ma che a suo dire tutto è riportato ad esso in modo assolutistico e raziocinante, senza tener conto delle differenze antropologiche e culturali presenti da contesto a contesto.

Di certo è che la conformazione geografica del mondo si struttura per centri, periferie e semiperiferie, sia a livello internazionale fra gli stati nazione, sia a livello intranazionale (fra regioni ricche e regioni povere), sia a livello intraregionale fra metropoli, città e campagna e sia a livello intracittadino fra quartieri di centro e quartieri di periferia…

In questo assetto planetario a livello mondiale, queste ‘reti territoriali’ fra centri e periferie che si sovrappongono come strati di vestiti per coprirsi dal freddo la feudocrazia domina mediante ‘lobbing negative trasnazionali’ che producono e riproducono una incessante accumulazione di captali che rendono i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, laddove la famosa definizione sociologica di classe media tende sempre più a scomparire allo stesso modo delle fruttuose relazioni internazionali a livello globale.

Queste reti complesse, che in alcuni casi sono apparentemente scollegate (come la grande finanza globale e i rapporti con le banche vaticane, ovvero il caso di Roberto Calvi, ad esempio, NdA) possono essere forse intraviste in alcune ferite che lasciano intravedere questo feudalesimo mai scomparso.

Alcuni erroneamente sostengono che la struttura di questo sistema-mondo a reti sovrapposte sia conformato come una piramide che detiene il suo apice nella city di Londra, ma in realtà la struttura reale di tale conformazione, siccome si manifesta come un continuo drenaggio di flussi di capitale verso l’area anglo-americana, in realtà essa assume più la struttura di un imbuto, che abbiamo definito di ‘assoggettamento vampirista’ proprio in virtù del fatto che il continuo consumo di surplus drenato dalle estreme periferie verso i centri, via via superiori (o se preferite inferiori, NdA), scende come vino travasato dalle botti alla bottiglia del solito ubriacone insaziabile, lasciando le periferie al secco, proprio come fa un imbuto.

Sfortunatamente il drenaggio non appartiene soltanto alla dimensione finanziaria dei capitali ma anche in ricchezza non-monetaria come il ‘capitale umano’ istruito in loco e sostenuto educativamente, finanziariamente e culturalmente dai familiari per poi perdersi nei centri di ricerca universitaria all’estero e  in tal senso complessivo, quindi, l’Europa continentale si mostra attualmente come un ulteriore colonia internazionale non-cosciente del capitalismo storico anglo-americano.

E’ interessante notare come piccole ‘sopravvivenze culturali’ del medioevo come principati e micro-stati, svolgano la funzione di facilitazione del drenaggio di denaro come anche di stoccaggio dello stesso all’interno di giochi di prestigio creati mediante società off-shore e istituti bancari privati collocati fuori dalle normali normative anti-corruzione, tali che permettono e favoriscono il riciclaggio di denaro sporco e l’anonimato dell’identità reale dei possessori effettivi.

Ora, parafrasando un vecchio proverbio, la domanda chiave è “è l’abito che fa il monaco o è il monaco che fa l’abito?”

I Taoisti e i maestri Zen probabilmente risponderebbero ‘il cielo è blu’.

Quindi, in sintesi, l’elemento più importante del sistema-mondo moderno è l’egocentrismo egoistico fomentato culturalmente dalla feudocrazia all’interno di un circolo vizioso alimentato dai media che direttamente, indirettamente e involontariamente producono e riproducono tale fenomeno come una matrice negativa e dissolutiva dove la competizione per l’accaparramento degli oggetti spinti ad essere desiderati diventa fattore manifestato nel consumismo più bieco  e negli sprechi di materiali non reimpiegati e non redistribuiti a fasce più basse.

Questo ‘virus antropogico’ , di conseguenza, tende a sovraimporre, a distruggere e ad uccidere la Tradizione delle culture locali (similmente a ciò che è inizialmente avvenuto nella Yugoslavia post-muro, ad esempio, NdA), mediante simili dinamiche, cercando di uniformare il mondo a quel materialismo bieco radicato in istituzioni sociali dove l’arbitrarietà egotica di gruppi o di singoli sopravvale il senso di responsabilità sociale, in quanto esso è il fattore cardine che antropologicamente connota le culture tradizionali e dove gli statiunitensi ne rappresentano quindi una non-cultura priva di radici che, nella ricerca di esse, tende a distruggere ogni correlazione con l’alterità.

Infatti negli ambienti sociali anglo-americani lo stato di connotazione peculiare di tale conformazione è di fare ‘insalate arbitrarie’ dove il senso non esiste ma è dominato soltanto dall’ego che riconverte valori etici e morali in composizioni di tornaconti economici e materiali, dove soccombe la diversità culturale ‘apparente’ di zoppi che hanno imparato a zoppicare perchè hanno frequentato altri zoppi.

Lasciando ora questo mondo dove il sentimento della collettività e il senso di appartenenza antropologica non esiste, per ritornare al nostro Mondo Antico dove il senso di Patria c’è e che a volte, proprio in virtù di assolutizzazioni dovute a corruzioni antropologiche e ad intromissioni occidentali, fino a ieri è arrivato ad esprimere delle forme distruttive e competitive, di certo non possiamo dire altrettanto per la funzione svolta dai valori etici e morali che esprimono tutt’oggi il senso del rispetto e della cooperazione fra soggetti diversi.

Il senso di Patria è un sentimento importante che, come abbiamo inizialmente affermato, definisce un’identità territoriale che, per motivi geografici, storici e culturali, è considerato come propria appartenenza dal popolo, o dai popoli, che l’abitano e/o che l’hanno abitato.

Partire da questo sentimento significa non soltanto connotare un territorio descritto dalle configurazioni cartografiche del territorio che il Pianeta Terra comunica verso gli uomini integri e integrati, ma anche identità culturali omogenee e correlate dalla condivisione di secoli di storia determinati da continui scambi culturali.

Oltre agli ‘agenti elementari’ che sostengono una Patria, ci sono anche i traditori di Patria, che sono persone che pur di affermare i propri interessi, le proprie correlazioni trasnazionali e le proprie posizioni sarebbe capace, non soltanto di tradire la sua nazione, ma anche di rinnegare sua madre.

In tal senso è interessante notare l’integrità del grande Genghis Khan, che giustiziava anche le spie che tradivano i suoi stessi avversari.

Se una persona appartiene ad una terra è soltanto quella terra che deve difendere in tutta la sua contiguità geologica, biologica e antropologica.

Perchè tradire comprova la disumanità di un essere spregevole, anche quando poteva essere un vantaggio.

Infatti il tradimento della propria Patria è l’atto più basso dell’uomo da poco, quello che Confucio chiamava Xiaoren e che Totò avrebbe chiamato Quaqquaraqqua

E proprio per questo è importante capire da che parte del fronte stare.

Buona Salute.

Vincenzo Di Maio

10 marzo 2011 Posted by | Ascoltare, Azioni, Cultura, Guardare, Idee, Notizie e politica, Scienza | , , , , , , | Lascia un commento

KONGFUZI – Dal massaggio confuciano al messaggio confuciano

Il massaggio generico è una forma di trattamento fisiologico basato sul principio di restituire parzialmente, o addirittura interamente, le funzionalità originarie del corpo umano che, nella visione Occidentale, oggi si basa solamente sulla funzione biomeccanica del corpo, mentre Einstein già nel ‘900 aveva dimostrato scientificamente che ogni cosa è composta da energia e, come dicono i Taoisti, essa comprende anche il corpo umano.

E = mc2

E = mc2

Questa concezione dimostrata dalla scoperta di Albert Einstein apparteneva alla cultura cinese già da millenni, in quanto l’epistemologia sinica sottintesa alla conoscenza Taoista parte dal presupposto che ogni elemento in natura è espressione materiale di energia e che per ogni tipologia di materia ci fosse addirittura una tipologia diversa di energia e quindi, diremmo oggi, di una diversa frequenza elettromagnetica.

L’affascinante realismo dell’empirismo radicale della dottrina taoista, che fu una scuola di pensiero molto legata alla conoscenza della realtà, trascendendola in una dimensione che oggi definiremmo spirituale, ma che loro invece preferivano distinguere in virtuosa, quale dimensione connotata dalla virtù (De o Te) in quanto legge fondamentale che regge la Via (Dao o Tao). [il titolo del famoso ‘Dao De Jing’ o ‘Tao Te Ching’ di Lao Tzu potrebbe infatti anche essere tradotto nel nostro linguaggio non-ideografico in ‘il classico della virtù presente lungo il sentiero della Via’. NdA]

Stiamo parlando di una dimensione che si differenzia dalle varie manifestazioni delle ‘dimensioni viziose’ che in un certo senso potremmo azzardarci a definire ‘tossiche’, od anche tossico-logiche, in qualità di ‘energie infestate’ ed influenzate da elementi squilibranti, siano essi interni, esterni e/o ulterni* in relazione ai soggetti senzienti. [(*) rispettivamente le tre realtà della dottrina SanJao: intramondanità, extramondanità ed ultramondanità. NdA]

Visione Meccanica

Visione Meccanica

Questa particolare tipologia di inquadramento delle problematiche inerenti, in questo caso specifico, alla pratica delle ‘fisioterapie siniche’ si basa per l’appunto su una visione della realtà radicalmente diversa rispetto alla concezione della biomeccanica* occidentale, in quanto il centro nevralgico del problema non è l’articolazione degli arti ma il bilanciamento energetico degli stessi. [(*) già l’uso della parola biomeccanica ci fa intendere la differenza di come si vede la realtà e i problemi: gli occidentali fondamentalmente in modo meccanico, i taoisti sinici ‘potremmo dire’ che vedono la realtà in modo dinamico, laddove gli occidentali si soffermano a guardare le forme mentre i taoisti sinici partono dal presupposto di superare le forme, ovvero di trascenderle.  NdA]

Il paradosso antropologico dell’Occidente sta nel fatto che le recenti scoperte scientifiche (che fra l’altro, come alcuni scienziati hanno ammesso, sono teorie che derivano da una razionalizzazione delle conoscenze Taoiste, NdA) come la relatività di Einstein e l’indeterminazione di Heisenberg, non riescono ad integrarsi nella nostra comune forma mentis, in quanto siamo vincolati da millenni di storia che ci hanno strutturato mentalmente a pensare in modo meccanico e lineare dove il presupposto base è che qualsiasi fenomeno della realtà è ascrivibile in un paradigma matematico dove in qualunque caso e in ogni situazione 1+1 = 2.

Visione Dinamica Taoista

Visione Dinamica Taoista

La fisica quantistica, le scoperte dell’elettromagnetismo e la relatività di Einstein potrebbero arrivare a sostenere che nella realtà, invece, l’equazione sopra disposta di A+B=C  (ovvero che 1+1=2) quando va a relazionarsi nella sperimentazione della realtà otteniamo che A+B ± C ovvero che A + B è diverso da C, in quanto sia il principio di indeterminazione di Werner Heisenberg, sia la sistemica elettromagnetica originariamente formulata da Paul Dirac e sia la relatività di Albert Einstein possiedono un comune denominatore fondato su tale principio.

Infatti il principio di indeterminazione di Heisenberg postula che ‘le leggi naturali non conducono ad una completa determinazione di ciò che accade nello spazio e nel tempo’ mentre nei calcoli di verifica per la quantizzazione del campo elettromagnetico di Dirac ‘comparivano quantità infinite che rendevano i calcoli senza senso mettendo così in dubbio la consistenza della teoria stessa’.

Allo stesso tempo, ciò che molti hanno spesso fra-inteso e/o male-inteso, concerne l’essenza della teoria della relatività generale di Einstein, in quanto con la sua teoria lo scienziato non voleva dimostrare che ‘tutto è relativo’ (come siamo soliti interpretare oggi con l’uso di questo eufemismo, NdA) e quindi soggettivo, ma che al contrario, proprio in virtù di tale erroneo soggettivismo intepretativo’ dei fenomeni, esiste una realtà oggettiva che trascende i soggetti e che, con i propri limiti contestuali, è possibile calcolarne l’esatta allocazione sistemica.

Il Sole

Il Sole

Infatti il 29 maggio 1919 ci fu una famosa eclissi di sole che avvalorò le teorie di Albert Einstein in quanto dimostrò che la traiettoria della luce, che fra l’altro soggettivamente vediamo proiettata nei nostri occhi sotto forma di immagini, all’interno dello spazio essa si curva e si deforma proprio nel momento in cui passa vicino ad una grande massa, riducendo di fatto la velocità della luce ed alterando di conseguenza la percezione soggettiva di tale fenomeno.

Paradossalmente tutte queste cognizioni appartengono di fatto alla dottrina taoista ma in una forma molto più semplice e forse meno contorta, mediante espressioni più snelle ma poetiche e polisemiche all’interno della struttura di un linguaggio simbolico eticamente orientato in una distinzione che in termini filosofici potremmo distinguere in essere e dover essere, ovvero in una relazione contestuale tra la natura alterata e la natura originaria del ‘vecchio fanciullo’ nei tanti paradossi descritti da Lao Tzu.

Forse non a caso l’introvabile Bosone di Higgs è stato ribattezzato da Leon Max Lederman come ‘Particella di Dio’ e sempre non a caso i ricercatori del Cern ne sono alla ricerca con le più avanzate sperimentazioni ma, come afferma il fisico italiano Massimo Corbucci promotore della teoria sul vuoto quantomeccanico, forse non troveranno mai quello che cercano «perché la fisica [occidentale] non ha ancora compreso la necessità di Dio». [come del resto ancora non riesce ad abbattere le barriere antropologiche ‘occidentali’ tra le scienze e le religioni, in quanto gli stessi blocchi logici della fisica occidentale rappresentano gli stessi limiti insiti nella razionalità e in particolare nella megalomania di quegli assurdi sostenitori della visione scientista e materialista della realtà. NdA]

In fisica sono tutte teorie interessanti ma la suddetta ‘visione dinamica del mondo’, sottesa alla conoscenza Taoista, ancora oggi stenta a diffondersi tra le farraginose strutture cognitive della nostre menti (ancora oggi c’è chi preferisce chiamare la fisica quantistica con l’assurdo vecchio nome di meccanica quantistica, NdA), che camminano sulle gambe di persone educate da un sistema anch’esso rigido, meccanico e razionalizzante come la metafisica di cui è antropologicamente impregnata la nostra cultura, in quanto questa visione del mondo (i tedeschi la chiamerebbero Weltanschauung, NdA) è la base della conoscenza della realtà (scienza) quale risultato espresso dalla sapienza pratica (arte) derivata dall’esperienza diretta dei dotti Confuciani e degli asceti Taoisti appartenenti alla tradizione dell’antica Cina e che, a sua volta, forma il sostrato sapienzale su cui si basa l’arte di quello che qui abbiamo voluto genericamente definire come: massaggio confuciano.

Fisica Quantistica

Fisica Quantistica

Per massaggio confuciano vogliamo intendere una forma di manipolazione espressa in modi ‘leggermente diversi’ in quei paesi che appartengono alla sfera di influenza culturale sinica dell’estremo oriente, in quanto tutti basati su un comune sostrato sapienzale che si basa proprio sulla suddetta visione dinamica del mondo.

All’interno di questo ambito descrittivo possiamo trovare anche forme di massaggio particolari come quello vietnamita e quello coreano, ma in questo frangente ci soffermeremo sul ‘rapporto amoroso’ fra Cina e Giappone, e quindi su alcune loro differenze ma in particolare sulle molte somiglianze, anche se meno visibili all’occhio dei non esperti.

La stima e l’ammirazione del Giappone verso la terra madre Cina, che per molti secoli ha nascosto dentro di sè, nasce agli albori della civiltà giapponese e nel tempo, nella fase di questo oscuro Kali Yuga, si struttura una rivalità volta verso la ricerca di una distinzione identitaria nei confronti della cultura nutrice del ‘genitore’  (proprio come a volte fanno i figli nei confronti dei genitori NdA), una situazione per certi versi usuale nella storia delle relazioni antropologiche del pianeta ma che, relazionandosi culturalmente con matrici culturali nettamente diverse dalla propria, come le culture devastatrici e competitive occidentali (ad es. le flotte statunitensi del commodoro Perry NdA), ha portato la storia del Giappone verso l’alleanza con soggetti ‘non confuciani’ arrivando a sperimentare una ‘atrocità razziale’ totalmente avulsa dalla cultura del Sol Levante, in quanto fattore culturale totalmente estraneo alla tradizione storica del proprio ‘equilibrio culturale’ (ovvero quello che potremmo definire come identità od anche come ‘costante antropologica’, NdA).

Kalki e la fine del Kali Yuga

Kalki e la fine del Kali Yuga

Infatti negli anni ’30 la classe militare giapponese si impone sul territorio di una Cina già dilaniata dal doppiogiochismo occidentalista del ‘Congresso di Vienna’ che, mediante la corruzione economica del capitalismo occidentale, la corruzione politica di vari funzionari imperiali e la corruzione culturale di nuovi e malsani costumi sociali, portò l’Impero di Mezzo a fronteggiare un periodo veramente oscuro e doloroso, al punto che la ‘lunga marcia’ del grande timoniere Mao Zedong ha realmente permesso di aprire uno spiraglio di speranza e di rivalsa contro tutte le corruzioni e tutte le intromissioni occidentali dei loro servitori.

Fatto sta che il popolo giapponese, proprio come per il popolo tedesco, si è trovato ‘drogato e intossicato’ da ‘fattori esterni’ come il razzismo ideologico messo in essere da un omuncolo tutt’altro che ariano, una guida apparente che, come afferma Ian Kershaw, in realtà era gestita dall’anarchia dei suoi stessi subalterni, un movimento finanziato (forse anche pilotato? NdA) da facoltosi capitalisti anglo-americani incentrato sulla figura del nazionalsocialismo del Führer e dei suoi occulti ambienti di frequentazione pseudo-satanista che, come afferma Pierre de Villemarest, sono gli stessi che hanno finanziato i bolscevichi e forse che ancora oggi, probabilmente, possiamo trovare a girovagare sul pianeta o che, sotto altre spoglie, invadono i media e i nostri teleschermi. (come la grande famiglia BUNGA-BUNGA? NdA)

Militarismo Nipponico

Militarismo Nipponico

Questa sorta di ‘droghe antropologiche’ sostenute da fattori esteri ed esterni, così come hanno probabilmente intossicato e contaminato il popolo tedesco e il popolo russo dall’alto, molto probabilmente hanno potuto contaminare anche il popolo giapponese allo stesso modo, ovvero mediante l’ancoraggio corruzionista interno alle strutture e alle istituzioni sociali del c.d. ‘militarismo nipponico’, quegli stessi capi militari che invasero la Cina e che oltraggiarono il popolo cinese con maniere naziste che, in tutta la grande storia del Giappone, mai sono state riscontrate nefandezze così disumane.

Fra l’altro, tra tutti gli sconfitti della seconda guerra mondiale, il Sol Levante ha dovuto pagare il grande scotto di un’immane oltraggio ricevuto dagli americani ancora oggi ricordata e simboleggiata nell’articolo 9 dell’attuale costituzione giapponese, un testo costituzionale scritto sotto ‘stretti dettami statunitensi’, tali che permettono ai militari americani di usufruire l’uso di basi militari, come la Nato in Europa, ma con la particolarità in cui gli oneri, fino ad almeno il 70% delle spese militari, sono a carico del popolo nipponico.

Come anche, altro fattore da non sottovalutare, riguarda la strana contraddizione fra l’antinuclearismo nipponico dichiarato da Eisaku Sato nel 1967 e il patto segreto instaurato tra Nixon e Sato, firmato il 21 novembre 1969.

La storia del periodo tra le due guerre mondiali la conosciamo bene in molti, ma ciò che pochi sono riusciti a vedere, come l’illustrissimo professor Franco Mazzei, è quello storico ‘rapporto intimo’ tra questi due paesi che il colonialismo intellettuale occidentale ha sconvolto una prima volta con l’avvento del c.d. periodo imperialista, una seconda volta con l’avvento del periodo nazionalsocialista ed una terza volta dagli anni ’70 ad oggi che, in particolare in Giappone, ha stravolto una cultura forte che discende da Amaterasu, il dio del sole, quella stessa cultura storpiata dalla modernità occidentale che Yukio Mishima contestava pubblicamente negli anni ’60 con il suo suicidio rituale in tele-visione per tutto il paese.

Non a caso gli incredibili scandali della corruzione degli anni ’80 e ’90, all’interno di quella che è stata definita ‘burocrazia samuraica’ dalla lealtà guerriera, è un segno di chiara contaminazione culturale od anche, se vogliamo dirla in termini antropologici da una prospettiva epistemologica taoista, è una intossicazione viziosa realizzata da agenti esterni.

La rivincita della mano visibile

La rivincita della mano visibile

Sempre non a caso, come afferma Franco Mazzei e Vittorio Volpi in ‘La rivincita della mano visibile’, è interessante vedere il mutamento del Giappone dal 1979 fino al 1985, anno in cui i giapponesi capitolarono ‘ingannati’ da un conflitto dialettico di tipo occidentale che portò a realizzare un pessimo affare sia per lo yen giapponese che per il marco tedesco, ovvero una rivalutazione monetaria che addossò il peso della crisi deficitaria dell’economia anglo-americana sulle spalle della Germania Occidentale e del Sol Levante, quello stesso periodo che è stato mediaticamente incitato dalla politica neoliberista di Margaret Thatcher e di Ronald Reagan (vedi pagg. 207-211 di Mazzei-Volpi, NdA).

E forse non aveva affatto tutti i torti il grande Thomas Sankara quando affermava che

«Per l’imperialismo [leggi colonialismo antropologico NdA] è più importante dominarci culturalmente che militarmente. La dominazione culturale è la più flessibile, la più efficace, la meno costosa. Il nostro compito consiste nel decolonizzare la nostra mentalità.»

Thomas Sankara

Thomas Sankara

Infatti, forse proprio perchè aveva ragione di questo modo di guardare alla realtà non è riuscito a terminare completamente la missione della sua ‘integrité africaine’ prima del suo assassinio del 1987, come anche della realizzazione del suo grande sogno di un’unica e sola Africa Unita.

Quindi,  tornando a questo particolare rapporto d’amore, sfociato nella ‘incompresione’ del secolo scorso, ha suscitato ulteriori differenziazioni tra i due, facendo accogliere all’interno del bagaglio culturale del Giappone anche molte ‘stravanganze'(?) culturali di derivazione occidentale che, nella sua particolarità, il popolo giapponese affina portandolo alla massima espressione.

Peccato che queste stranezze siano veri e propri ‘viziosismi sociali’ che riecheggiano, guardacaso, molti di quelli che tipicamente contraddistinguono gli americani.

In questo modo, abbiamo fatto un ex-cursus delle influenze occidentali sulla cultura nipponica che rispecchia, non soltanto il cambiamento dell’impostazione culturale all’interno di un settore, come ad esempio il mondo dei manga giapponesi cambiati in pochi anni dalla caratteristica impostazione folklorica ad impostazioni più ‘superficiali’, ma proprio di alcune applicazioni della cultura occidentale all’interno dei fattori culturali giapponesi.

Tra le tante contaminazioni culturali, non esistono soltanto tipologie di contaminazione negativa e viziosa, ma anche contributi che si rivelano ‘positivi e virtuosi’ all’interno di una ‘correlazione sistemica di scambi culturali’, situazioni dove lo stesso Shiatsu giapponese si è, in qualche modo, ritrovato migliorato nella sua conformazione, come l’opera della vita del maestro Tokujiro Namikoshi che, nella divulgazione e spiegazione dello shiatsu si rifaceva al al modello anatomico e fisiologico occidentale, oppure del maestro Shizuto Masunaga che, in qualità di psicologo, cercava di correlare la conoscenza di base dell’impostazione di matrice cinese, implicita ai suoi trattamenti di massaggio, con l’impostazione della psicologia tipicamente occidentale.

Massaggio Confuciano

Massaggio Confuciano

Nella tecnica cinese del massaggio terapico, che invece viene indicata sotto il nome di Tuina, si rivela essere l’impostazione di provenienza della rielaborazione realizzata nello Shiatsu giapponese e, a differenza della sua discendente nipponica, si distingue per essere soltanto un singolo elemento specifico all’interno di tutta la millenaria conoscenza medica tradizionale e classica cinese (MTC e MCC, Medicina Tradizionale Cinese e Medicina Classica Cinese, NdA).

Infatti come afferma il dottor Chang, discendente di un’antica famiglia di medici della grande Cina, la medicina cinese si compone di ben otto elementi:

  1. il Dao Jiao, l’intero complesso di tutta la sapienza del Tao, in particolare dei tre classici del Daodejing, del Zhuangzi e del Liezi, ma non solo;
  2. il Qi Gong, le varie tipologie di esercizi di rivitalizzazione che comprendono sia le pratiche interne definite come Nei Gong (o Nei Kung), relative all’accumulazione e alla distribuzione del Qi e alle loro tecniche di meditazione e di guarigione energetica come il Ling Qi, e sia le pratiche esterne definite come Wai Gong (o Wai Kung), relative alla gestione e alla trasformazione del Qi e alle loro tecniche appartenenti alle arti marziali cinesi come i vari stili di Kung Fu e di Taiji Quan;
  3. lo Shi Liao, il bilanciamento alimentare della dietetica cinese, che a seconda del caso concentra un maggiore apporto di una tipologia di alimento a discapito di altre;
  4. lo Zhong Yao Xue, la fitoterapia dell’erbologia cinese che comprende l’uso di tutte le erbe all’interno di varie applicazioni come anche la stessa farmacopea tradizionale cinese;
  5. il Tui Na, che è il massaggio tradizionale cinese ma che, oltre a riguardare il trattamento manuale del corpo, comprende anche altre pratiche come l’agopuntura, la coppettazione e la moxibustione;
  6. il Tao Ai, che è l’arte dell’amore e la sessuologia taoista, essa comprende la vita di coppia in genere nelle sue tante sfaccettature all’interno di una relazione amorosa;
  7. lo Yi Ba Quan, che è il Tao della supremazia, esso serve a comprendere meglio sé stessi, e riguarda la frenologia (le abilità attuali, gli atteggiamenti, i tratti personali e lo stato di salute di un individuo), il sistema dell’impronta digitale (l’ereditarietà nella personalità e nella salute), la numerologia taoista (illuminazioni sugli schemi e le circostanze della nostra vita), il sistema astrologico cinese detto della stella del nord (rivelazione dei nostri destini e descrizione degli attributi fisici, mentali e spirituali), il feng shui (studio delle leggi fisiche della natura e dei flussi energetici dell’ambiente), la simbologia (forme e simboli delle leggi naturali utilizzati per condizionare positivamente il nostro cambiamento personale);
  8. lo Jue Qiao, che disvela esattamente la meccanica dei principali eventi della vita e le forze che li modellano, come lo studio Yi Jing dei segni di cambiamento dell’universo, lo studio psicologico e sociale dell’Yi Jing e la pratica dell’Yi Jing per prevedere eventi nello spazio e nel tempo.
Meridiani Principali

TUI NA - Meridiani Principali

Come avete notato il Tuina, non soltanto comprende pratiche considerate autonome come l’agopuntura e la moxibustione, ma concerne una tipologia di massaggio che si fonda in particolare sulla ‘digitopressione’ di una serie di punti disposti lungo tutti i meridiani del corpo, quegli stessi punti che i giapponesi chiamano ‘tsubo’.

Il Tuina comprende anch’esso delle manipolazioni fisiche ma esse non sono centrali come invece sono le ‘digitopressioni sistemiche’ (e sistematiche) di più punti correlati per la diagnosi di una stessa terapia ad uno stesso problema.

Infatti il Tuina è un vero e proprio ‘primo trattamento medico’ che il paziente può ricevere in merito alle condizioni della sua salute in quel momento, in quanto lo scopo del Tuina riguarda soprattutto un ridimensionamento iniziale degli agenti viziosi ed infestanti.

Non a caso il Tuina si inserisce in una dimensione medica molto più ampia che va ad interagire con prescrizioni erboristiche, farmacologiche, dietistiche, agopunturistiche, fisiche, ginniche e nei casi peggiori anche di interventi chirurgici, in quanto la ‘medicina classica cinese’, più profonda di quella tradizionale, concerneva anche l’intervento chirurgico.

Addirittura alcuni sostengono che quando i sapienti medici cinesi decisero di abbandonare la chirurgia e ogni aspetto curativo postumo alle malattie, per ripartire da un presupposto ultra-preventivo della malattia mantenendo il corpo in salute e rendendolo addirittura longevo e molto più capace di gestire i propri cicli vitali, probabilmente nel mediterraneo non si sapeva neanche cosa fosse la chirurgia.

Quindi, individuata la natura sistemica e sistematica dell’approccio omeopatico cinese, fondato quindi nè sulla cura e nè sulla prevenzione ma sul potenziamento di corpo-mente-spirito, possiamo ‘forse’ intuire la valenza di tutta la complessità della medicina cinese in particolare, ma anche e soprattutto della funzione medico-sociale svolta dal Tuina rispetto allo Shiatsu.

Infatti Shiatsu in giapponese significa ‘pressione del dito’ e affonda le sue radici nelle forme di manipolazione e di massaggio tradizionali cinesi come l’Am-Ma, l’An-Fa e lo stesso Tui-Na, ma a differenza della forma di manipolazione di matrice sinica essa riguarda solamente l’uso delle mani, come fra l’altro afferma una normativa del 1964 che definì lo Shiatsu come una forma di cura autonoma e distinta dalle altre tecniche, come ad esempio l’agopuntura:

“La shiatsuterapia è una forma di manipolazione che si esercita con i pollici, le altre dita e i palmi delle mani senza l’ausilio di strumenti, meccanici o d’altro genere. Consiste nella pressione sulla cute intesa a prevenire e conservare lo stato di salute dell’individuo nella sua interezza”.

Infatti in Giappone simili forme terapiche sono state rielaborate e conformate in altro modo, distiguendo le cose per settori e specificazioni di varia tipologia, ma esse sono ri-strutturazioni di una conoscenza che potremmo definire ‘della stessa sostanza del Padre’, o se preferite della grande Madre Cina.

Come direbbe Erich Fromm, ci troviamo davanti ad una situazione simile alla parabola del ‘figliuol prodigo’, il cattivo figlio smarrito del ricco padre che, se non conprova con ‘fatti concreti’ il suo amore per la Madre Cina, non potrà mai realmente tornare alla casa del padre, una sorta di ‘figlio tossico’ che frequenta cattive compagnie che, se non le abbandona, non so fino a che punto possa continuare questa sua ambiguità.

Forse c’è una parte del Giappone che ha dimenticato la sua vera storia e le sue vere radici, al punto che magari non mi meraviglierei se alcuni di loro potrebbero ‘paradossalmente’ credere di avere più cose in comune con un americano, anzichè con un cinese, un coreano o un vietnamita ad esempio.

La pietà filiale

La pietà filiale

Questa è ovviamente una questione che soltanto il tempo dirà se sarà possibile ricreare l’antico ‘calore familiare’ fra i due soggetti antropologici, una situazione che sul pianeta non ha eguali forme di correlazione antropologica ma che, nell’ambito dell’applicazione pratica di quel sostrato culturale appartenente al grande maestro Kong Fuzi (Confucio), dovrebbe permettere di far riconoscere la virtù delle cinque forme di xiao, la cosiddetta pietà-filiale che si distingue in:

  1. sovrano-suddito,
  2. maestro-allievo,
  3. padre-figlio,
  4. marito-moglie,
  5. fratello maggiore-fratello minore,

una strutturazione di principi virtuosi che delinea una specie di sistema piramidale, ma soprattutto concentrico, dove i legami si allentano ai margini.

Infatti, nella società consumistica del colonialismo insito nel sottile ‘occidentalismo culturale’ monopolizzato dall’asse anglo-americano, rispecchia una struttura tutt’altro che rispettosa anche nella comprensione dello stesso padre nei confronti del figlio, una sorta di conflittualità endemica che i famosi anni ’60, ovvero gli anni della contestazione e dell’americanismo galoppante, in cui l’accettazione di nuovi valori di tipo a-morale, provenienti dalla configurazione sociale rigida degli statiuniti che ha ‘conseguentemente’ prodotto tale rivolta antropologica in seno a tutte le vicissitudini che a quei tempi nacquero intorno a Berkley: la new age, il settarismo rivoltoso, l’uso delle droghe e di sperimentazioni sociali, come anche la strutturazione di un’arbitrario ‘accozzamento di fattori culturali’ senza alcun senso di realtà concreta, ma similmente alla struttura del famigerato mostro sociale del ‘meltin-pot’ americano.

Parlare di meltin-pot significa richiamarsi ad una tipologia di integrazione culturale demarcata e sopraffatta da secoli di schiavitù di antenati deportati dall’Africa nera, come anche tutte le vicissiudini interculturali di tipo ‘conflittuale’ come la conquista del West a scapito delle tribù Cherokee, ovvero quegli stessi ‘cattivi’ che ad Hollywood (la fabbrica del senso americano NdA) dominavano lo scenario cinematografico di quegli anni.

Senza entrare nei tantissimi e sottili particolari che conformano l’attuale immaginario, colonizzato dai media di matrice anglo-americana come BBC, CNN, ecc., e i loro surrogati nazionali (come sky e le reti mediaset in Italia NdA) l’importante adesso è notare come, in particolare, tutti questi vettori culturali hanno alterato e sconvolto l’equilibrio delle tradizioni popolari, cancellando molte di quelle usanze e consuetudini antropologiche che permettevano la naturale socializzazione locale tra gli abitanti di uno stesso territorio.

Infatti l’altro parametro della cultura confuciana, come del resto di ogni tradizione culturale, è che la socialità è un fondamento importante della società in quanto in Giappone i li, i riti confuciani, da forme espressive dell’educazione sociale all’interno della concezione di una convivenza civile sono stati man mano sovraimpressi dalla rozza sfacciataggine di quella non cultura tipicamente anglo-americana, che si è infiltrata nelle nostre abitudini quotidiane anche qui nell’Europa Magna, e particolarmente in Italia.

Ora non è mio interesse affrontare la genealogia di questi ‘modi anglo-americani di essere’, o se preferite di non essere, ma in particolare di guardare in cosa consiste l’attuale mutazione in atto, mutazione in cui siamo sommersi senza accorgercene e soprattutto per capirne la provienienza geopolitica e culturale, in modo da poter essere capaci di migliorare tutte le nostre autodifese cognitive, iniziando a decolonizzare il nostro immaginario.

Tornando alla strutturazione del massaggio sinico, come anche alla logica di tutta la medicina tradizionale cinese, potremmo paradossalmente leggere tra le righe l’essenza del messaggio confuciano che pervade il Tuina e lo Shiatsu come ogni altro aspetto della cultura confuciana.

Kongfuzi - Confucius - Confucio

Kongfuzi - Confucius - Confucio

Nel Dicembre 2010, Pechino assegnava il neonato Premio Confucio per la PaceLien Chan, ex-vicepresidente di Taiwan e leader onorario del Partito Nazionalista, per avere costruito ‘un ponte di pace tra la Cina continentale e Taiwan’ proprio per testimoniare lo sforzo concreto di quell’uomo nello stabilire rapporti dignitosi tra le parti e cercando di ricucire ciò che la storia ha cercato, in pochi decenni, di dividere dall’interno quella cultura millenaria rappresentata dalla grande Cina e in particolare del popolo Han.

In pratica ciò che si mette in evidenza è la ricerca dell’armonia sociale nel rispetto della dignità umana, guardando tutto ciò che accomuna due entità che, nel caso specifico di Taiwan, rappresenta lo sforzo dignitoso e rispettoso di ricucire ciò che altri, direttamente e/o indirettamente, hanno strappato.

Riportando i principi della sapienza confuciana in un ambito generale possiamo dire che anche nella diversità apparente, si possono riscontrare comunanze che possono permettere di partire da un modo diverso di vedere la realtà, ovvero contestualizzando tutti i precedenti rapporti tra due entità.

La Via della Seta

La Via della Seta

Se applicassimo tale principio di armonia sociale alla ‘Via della Seta’ e a tutte le sue vicissitudini spazio-temporali, noteremmo che ci sono molte più cose in comune fra l’Europa continentale e la Cina che non fra l’Europa e la cultura anglo-americana.

Lo stesso dicasi per tutte le tante altre culture che, come una collana, si incastonano lungo tale percorso, delle perle antropologiche che potremmo oggi individuare nel mondo indiano, nel mondo mongolo, nel mondo russo e nel mondo arabo, formando così una correlazione che va a definire quella conformazione geologica che va sotto il nome di Eurasia.

Confucio era un grande personaggio che è un grande fondamento della Cina ma come anche di tutta quella umanità a cui il sommo saggio Kongzi ripetutamente faceva riferimento.

Confucio e i suoi discepoli

Confucio e i suoi discepoli

Quando Confucio diceva ‘Io non creo, trasmetto’, voleva significare che molto importante era la consapevolezza che lui aveva nel conoscere la cultura degli antichi e di come l’enunciazione dei suoi principi paradigmatici non fossero altro che una rielaborazione personale figlia del passato che, proprio come fa un albero in natura, può far intuire la conformazione della cultura sinica come un lungo ed intero continuum che rispetta i principi della tradizione innovandola continuamente, senza mai tradire le proprie radici.

Vicino della casa reale di Zhou, sembra che Confucio fosse un discendente dell’antica e prestigiosa dinastia degli Shang, termine che significa ‘il più alto, più grande, supremo’.

Xunzi - Sun Tzu

Xunzi - Sun Tzu

A differenza dei suoi seguaci, come Xunzi (Sun Tzu) e Mengzi (Mencio) che rispettivamente affermarono esplicitamente che la natura dell’uomo è cattiva e che la natura dell’uomo è buona, Confucio ritiene che sia sempre possibile migliorarsi e affermando la necessità dell’apprendimento.

Forse non a caso, come afferma Erich Fromm, l’apprendimento non è nient’altro che ‘amore allo stato puro’, come quello dell’imprinting della madre sul figlio, od anche come quello di un rapporto sano tra maestro e allievo, tra padre e figlio, tra marito e moglie, tra sovrano e suddito, tra fratello maggiore e fratello minore.

Secondo Confucio l’educazione e l’insegnamento è per tutti, e non può essere solo di tipo libresco, ma anche e soprattutto deve essere pratica, affinchè l’allievo sappia applicare nella sua vita quotidiana i principi fondamentali della tradizione, in quanto il fine è formare ‘uomini capaci di diventare uomini’, uomini moralmente inattaccabili capaci di servire la comunità, affinchè il senso della responsabilità diventi un cardine sociale.
Mengzi - Mencio

Mengzi - Mencio

Allora l’educazione non era ancora intesa come mezzo per la scalata sociale, quella facilitazione della mobilità sociale che invece avverrà in seguito, tale che permetta anche al figlio di un contadino di poter raggiungere la corte imperiale del governo dei sapienti.
Infatti forse pochi sono a conoscenza che gli esami imperiali, origine culturale dei nostri concorsi pubblici, in Cina esistono da circa duemila anni.
Lo Junzi, ossia l’uomo di valore, per Confucio è un gentiluomo che non è semplicemente colui che ha nobili natali ma soprattutto colui che ha affinato le sue qualità morali ed ha imparato ad essere realmente umano, ovvero che è riuscito ad anteporre il benessere della collettività al proprio, in aperta contrapposizione con l’uomo da poco (Totò l’avrebbe chiamato uominicchio oppure quaqquaraqua NdA), lo xiaoren che invece pensa solo ai propri desideri e in particolare al proprio tornaconto. (cosa vi ricorda la figura dello xiaoren nella realtà contemporanea? vi ricorda niente? NdA)
Prima abbiamo accennato all’importanza del ‘principio di umanità’ per Confucio, ossia un principio che, proprio in funzione della capacità di applicare le leggi morali nella vita quotidiana, finisce di essere mero principio descritto su un testo per diventare espressione comportamentale della Virtù, nella sua più ampia espressione quotidiana.
Il concetto di ‘essere umano’ viene da ren che è la netta cognizione dell’uomo in relazione ad un contesto sociale e, come tale, avendo in sé la virtù morale, conosce ed applica automaticamente il giusto comportamento e quindi  l’apprendimento è virtualmente infinito e potenzialmente immenso.
Il Principio di Umanità

Il Principio di Umanità

Insieme ad umanità ed esistenza umana vi è lo shu che esprime un ‘principio di mansuetudine’, il considerare gli altri come se stessi e, come afferma lo stesso Kongzi, di fare agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te. (a me ricorda anche le parole di un’altro grande personaggio storico, successivo a Confucio… NdA)
C’è da notare, tuttavia, che si tratta di un pensiero aristocratico che individua proprio nella figura dello Junzi, dell’uomo dalle qualità morali, l’essenza di essere migliori oppure, come qualche traduttore ha fatto, di essere un ‘uomo superiore’, un uomo elevato nella mente, nel corpo e nello spirito.
Come afferma Confucio nei Dialoghi:
A quindici anni, decisi di apprendere. A trenta, ero saldo sulla Via. A quaranta, non avevo più dubbi. A cinquanta, compresi il decreto del Cielo. A sessanta il mio orecchio era perfettamente intonato. A settanta, agivo, seguendo il mio cuore, senza per questo trasgredire alcuna norma. (Dialoghi, II, 4)
I Dialoghi di Confucio

I Dialoghi di Confucio

Da questo possiamo capire come Confucio sia molto pratico, tenendo sempre a mente il discriminante del retto comportamento, proprio come fa il buddhismo in altro modo, in quanto il saggio Kongzi distingue sempre ogni cosa da contesto a contesto, focalizzandosi però sulla realtà perchè egli non si interessa di metafisica, e proprio come Gautama Buddha, evita ogni discussione in merito. (può ricordare anche un vecchio detto cristiano: ‘date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio, NdA) 
Per Confucio un’altro fondamento morale capace di creare armonia sociale è il suddetto li, che significa precipuamente lo spirito rituale l’educazione nel pensare e nell’agire che porta a realizzare uno stato generale di salute sociale.
Il Grande Confucio

Il Grande Confucio

Come abbiamo accennato in Confucio non è evidenziato l’aspetto religioso vero e proprio, ma l’atteggiamento di chi partecipa al rito, l’atteggiamento mentale di chi si dedica agli altri con sacralità di servizio portando il sacro nei comportamenti della vita quotidiana.
Specificamente il li non è un’azione esteriore, ma si origina dall’interno dell’animo, dove una profonda convinzione morale dà luogo a gesti armonici e controllati, un accordo perfetto tra la bellezza esteriore e quella dell’intenzione interiore, una dimensione che ricorda molto il concetto di mente pura in Siddharta Gautama detto il Buddha.
In pratica, ciò che realmente conta nella dimensione intellettuale è tutto ciò che si situa tra i criteri discriminanti di civiltà e di barbarie.
Civiltà o Barbarie?

Civiltà o Barbarie?

Quindi per il pratico e concreto Confucio, dunque, sembra che la santità non abbia nulla di divino, ma deriva dalla consapevolezza profonda di ciò che è giusto e può essere raggiunta tramite questi tre capisaldi, tramite l’apprendimento, l’umanità e lo spirito rituale, come anche abbandonando ogni considerazione egoica e particolaristica.
La religione tradizionale di Shang e di Zhou si arricchisce, quindi, di questo apporto incentrato sull’uomo, molto più elementare e semplice rispetto alla ‘metafisica onirica’ degli antichi.
Per Confucio anche il sovrano governa attraverso il de, attraverso la virtù, come anche della benevolenza, non con la forza, in quanto il centro di riferimento è l’amore dell’apprendimento, è la pietà filiale delle cinque suddette relazioni sociali fondamentali.
Confucio con il de non vuole intendere la virtù in opposizione al vizio, in quanto significherebbe dare valore al vizio alla pari della virtù ma infatti, piuttosto, vuole intendere il compimento dell’elevazione mediante una sorta di carisma, un espressione che emana naturalmente dal sovrano e che trasforma tutti coloro che vi si trovano a contatto.
Altro fattore altamente importante per Confucio è lo zhengming, ossia l’importantissima questione della rettifica dei nomi, dove la corrispondenza tra il linguaggio e la realtà è non soltanto essenziale, ma necessaria per l’educazione e l’espressione pubblica dello Junzi, dell’uomo elevato.
Meditazione - Elevazione dello spirito

Meditazione - Elevazione dello spirito

Dunque, secondo la rettifica dei nomi se ognuno compie il proprio dovere e rispetta il ruolo sociale assegnatogli la società procederà in armonia, e quindi senza sforzo, verso livelli superiori via via più elevati di tutti gli elementi sociali come anche dell’uomo nel suo ambiente.
Quindi, bisogna poi sempre ricordare che ciò che Confucio non esprime esplicitamente, non vuol dire che non sia vero, anzi, come nel caso della cultura Taoista essa si manifesta come totalmente complementare, allo stesso modo di come il Buddhismo si rivela come il terzo pilastro fondamentale della dottrina Sanjao.
Infattti se potremmo distinguere i tre pilatri elementari della dottrina Sanjao, potremmo distinguere tre elementi su cui esse si incentrano: il corpo per i taoisti, la mente per i confuciani e lo spirito per i buddhisti.
Allo stesso modo si potrebbero individuare tre parole chiave per ognuno di essi: l’Armonia sociale per i confuciani, la Virtù cosmica per i taoisti e la Mente pura per i buddhisti.
Come anche abbiamo tre simboli importanti con cui si struttura la dottrina Sanjao: il Wen confuciano, il Daijidu taoista e il Dharma buddhista.
Altro parametro di riscontro complementare dei fulcri di comprensione della realtà tra queste tre dottrine, sono rispettivamente la dimensione dell’intramondanità per i confuciani (dentro la società), la dimensione dell’extramondanità per i taoisti (fuori dalla società) e la dimensione dell’ultramondanità per i buddhisti (oltre la società).
In questo modo, comprendendo il pensiero pratico di Confucio all’interno della complementarietà degli altri pilastri della dottrina Sanjao, in cui il Taoismo è espressione ultra-metafisica di matrice extra-simbolica di tutto l’insieme, potremmo forse intuire anche tutto ciò che il maestro Kong zi si rifiuta di esprimere e di affrontare.
Ci sarebbe ancora molto altro da dire sulla dottrina Sanjao, ma lo approfondiremo successivamente con un apposito articolo interamente dedicato.
Concludendo, cercando di ritrovare quel sottile filo rosso che accomuna il massaggio confuciano con il messaggio confuciano, potremmo dire che esso deriva dalla cognizione del tutto come uno, il corpo fisico per il massaggio terapico e il corpo sociale per il messaggio di Confucio, ma ciò che conta in questa visione del mondo è sviluppare la virtù dissolvendo ogni ostacolo all’equilibrio mediante la scioglimento dei nodi energetici, come anche dei blocchi fisici concentrandosi sulla stimolazione delle energie sane che possano invadere e pervadere le zone malate.
Comprendere la mappatura dell’allocazione dei blocchi energetici e individuarne i punti di intervento per il riflusso positivo è un compito per i medici della tradizione confuciana ma è anche un mandato celeste per l’uomo elevato.
Buona Salute.
A presto!
Vincenzo Di Maio
 

7 marzo 2011 Posted by | Arte, Azioni, Cultura, Guardare, Hobby, Idee, Notizie e politica, Scienza | , , , , , , , | 2 commenti

Quando la cecità degli interessi particolari non porta soluzioni

È risaputo che nei paesi dove regna l’individualismo dell’homo oeconomicus si può soltanto ascoltare l’egoismo delle proprie posizioni di privilegio post-coloniale.

Questo artificio di matrice anglosassone (alcuni ritengono che sia Stuart Mill il primo a formulare tale pensiero NdA) pone l’uomo come un concetto astratto, svincolato dal proprio ambiente sociale e tendente unicamente al soddisfacimento dei bisogni materiali, un soggetto ideale per i meccanismi economici del capitalismo storico, ovvero l’invenzione di un essere dotato di perfetta razionalità dove conta soltanto l’interesse esclusivo per la cura dei suoi propri interessi individuali.

L’homo oeconomicus basa le sue scelte sulla valutazione della sua personale “funzione d’utilità”, un essere amorale che ignora qualsiasi valore sociale, o vi aderisce solo se vi intravede il proprio tornaconto. Molte sono le critiche a tale fittizio assunto dell’economia classica e alcuni ritengono che una tale ipotesi circa gli uomini sia non solo irrealistica ma anche immorale, in quanto induce a formare uomini disumanizzati.

Nel G20 di Parigi, del trascorso 19 e 20 febbraio 2011, l’homo oeconomicus ha trionfato ancora, in quanto anzichè trovare soluzioni reali verso le cause fondamentali del problema, si è preferito bloccare ogni possibile misura fondamentale che possa migliorare il sistema finanziario internazionale.

Come leggerete nei seguenti articoli tratti rispettivamente dalla rivista web Peace Reporter e dal giornale indiano The Hindu, c’è chi preferisce dissociarsi dalla presa di coscienza rispetto alle proprie responsabilità in un mondo in crisi.

Forse pochi sanno che lo stesso giorno in cui Mubarak ha consegnato le dimissioni in Egitto, contemporaneamente la borsa di Wall Street ha registrato un ‘anomalo’ innalzamento degli indici di Borsa.

Come anche non a caso qualcuno, dal versante oltreatlantico, si è ripetutamente affacciato alla finestra mediatica per difendere i rivoltosi egiziani e che, vista la stranezza di tale sbilanciamento finanziario, potremmo dire che in qualche modo mettere in crisi gli altri porta ad incrementare le casse di stato di questo paese d’oltreoceano.

Non voglio dire che i rivoltosi siano collusi con gli statunitensi ma di certo possiamo dire, insieme al ministro indiano dell’economia, che l’impennata al rialzo sui prezzi dei beni di prima necessità non ha riguardato soltanto la fascia del Maghreb ma è stato il frutto di qualche speculazione finanziaria e che, sicuramente, se questo aumento dei prezzi dei beni di prima necessità è avvenuto ovunque vuol dire che forse le proteste hanno sbagliato soggetto a cui rivolgersi, e che quindi probabilmente i capi di stato di Tunisia ed Egitto (ricordandoci anche che ogni paese è un contesto precipuo a sè stante NdA), come sempre accade in un mondo in cui la politica è vittima delle economia globale, non sono le cause reali dei malesseri di quei popoli.

Forse non a caso Tony Cartalucci sostiene addirittura che ci siano dei finanziamenti statunitensi dietro ai fomentatori delle proteste in Egitto, e se questo è vero vuol dire che anche in altri contesti sta avvenendo qualcosa di simile, sempre facendo le giuste distinzioni tra un caso e un’altro.

Fatto sta che la situazione politica mondiale è nient’altro che la risultante di post-colonialismo che non è altro che una trasformazione del neo-colonialismo, proveniente a sua volta dal colonialismo del XVI° secolo in una edizione rivisitata.

Anche quella fase che a detta di alcuni è stata definita come imperialismo non è stato altro se non ancora una nuova forma del vecchio colonialismo che, tra il 1871 e il 1914, ha riguardato l’azione dei governi coloniali tesa ad imporre la propria egemonia sui paesi colonizzati per sfruttarli anche dal punto di vista economico, assumendone il pieno controllo monopolistico delle fonti energetiche e delle esportazioni, soprattutto dei capitali.

La storia contemporanea è una storia complessa che, oltre alla individuazione di regole che hanno determinato il senso della storia, necessita altrettante eccezioni che mostrano il volto reale degli avvenimenti accaduti.

Alcuni conoscono lo stile colonizzatore angloamericano, definito dagli esperti come la politica estera dello stile denominato ‘stick and dollar’, ovvero corruzione per entrare e se non basta l’aggressione diretta.

Lo stesso che gli inglesi hanno utilizzato per entrare nell’impero africano degli Ashanti, una battaglia lunga 99 anni che il vasto popolo degli Asantee ha combattuto coraggiosamente, ma che i continui tentativi di corruzione degli inglesi sono poi riusciti a dividere la popolazione dal basso, permettendo di entrare e di invadere l’impero.

Un’altro caso recente è Saddham Hussein, lo spietato dittatore dipinto dai media internazionali come un sanguinario, ma che in realtà era un cane americano fino a qualche giorno prima dell’invasione in Kuwait.

Altri esempi sono la corruzione di Al Queda, che altro non è se non ciò che resta dei Mujaheddin addestrati e finanziati dagli americani nella loro politica anti-sovietica, gli stessi che oggi gli statunitensi hanno proclamato come nemici globali.

E ancora, come dice Pierre Faillant de Villamarest, il caso simile meno conosciuto di tutti è il partito nazista di Adolf Hilter, finanziato da facoltosi americani nella sua fase di ascesa al potere (gli stessi che hanno finanziato anche i bolscevichi NdA), per poi vedersi distrutto dalle armate degli stessi che lo hanno aiutato a dominare i tedeschi.

Fatto sta che, per certi versi, sembra un copione ben preciso, un processo sociale che si potrebbe generalizzare in un certo modo, ed applicare a qualsivoglia contesto: 1. prima finanziare un ‘agente di destabilizzazione sociale’ in un paese di particolare interesse; 2. poi dopo la fase di destabilizzazione, una fase di ‘annientamento politico’ sia esso formale e/o sostanziale; 3. una nuova fase di ‘riassettamento del sistema politico’ secondo dettami di favoreggiamento e collusione politica di determinati notabili locali inseriti all’interno della matrice destabilizzante; 4. ‘creazione di ponti economici’ mediante investimenti presentati sotto forma di aiuti internazionali, ma che in realtà sono degli indebitamenti a lungo termine per le popolazioni locali e degli incrementi a lungo termine nella bilancia dei pagamenti della matrice finanziaria appartenente al paese destabilizzatore, una fase quest’ultima che ricalca grandemente lo storico ‘Piano Marshall’ per l’Europa dilaniata dalla seconda guerra mondiale, un piano di ricostruzione che in realtà ha prodotto forti guadagni per gli americani ed un indebitamento che, ad esempio, per noi italiani è all’origine dell’annoso problema del debito pubblico.

Questo è in sintesi il motore fondamentale del ‘vampirismo capitalistico’ di paesi morti dai debiti ma ancora viventi, stati parassiti che sopravvivono grazie ad una continua ricerca di sangue fresco regalato da ignare vittime ingannate (non soltanto gli Stati-Nazione ma anche intere aziende, piccole imprese, coltivatori diretti, risparmiatori, ecc. NdA), per poi essere immolate al vitello d’oro dell’incessante accumulazione di capitale realizzata da oscuri, anonimi e semisconosciuti ‘regnanti occidentalisti’ di questo inferno economico globale.

Come diceva il buon Giambattista Vico, la storia si ripete seppur seguendo forme diverse e, per pensarla come i Taoisti, soltanto guardando oltre l’apparenza delle forme si può cogliere l’essenza del reale.

La cecità degli interessi particolari è capace di chiudersi in un ripido vortice di puro egoismo, e di certo continuare a dialogare con questi due simili mostri, apparentemente definiti alla pari di ogni nazione, non so fino a che punto possa servire.

Giudicate anche voi!

Buona lettura.

Vincenzo Di Maio

Il G-20 economico-finanziario non serve a niente

Articolo del 21/02/2011 tratto da Peace Reporter

G20

G20

I Paesi ricchi non si mettono d’accordo sui criteri per monitorare gli “squilibri globali”. Ma questi sono comunque l’effetto, non la causa della crisi.
È di Christine Legarde, ministro delle Finanze francese, il miglior commento sul comunicato che ha chiuso il summit parigino dei ministri finanziari e dei governatori del G-20, l’esclusivo club dei venti Paesi più ricchi del pianeta. Alla domanda “che cosa significa?“, madame Legarde ha risposto: “Significa quello che significa, così come una rosa è una rosa”.

In pratica, il summit ha delineato “linee guida indicative” (non obiettivi vincolanti e condivisi) per stabilire degli “indicatori” che dovrebbero a loro volta spiegare quali sono gli squilibri economici globali. Tali indicatori dovrebbero poi comprendere sia gli squilibri commerciali, sia risparmio e debito privato, sia – ma solo in seconda istanza – il tasso di cambio delle monete nazionali.

L’impressione è quella di una tempesta in un bicchiere d’acqua. O meglio: che non si voglia parlare dei problemi veri.

Non si fa alcun riferimento alla riforma del sistema finanziario internazionale, con il ruolo spropositato di quegli istituti privati che sono le agenzie di rating e la perdurante presenza dei prodotti derivati nei mercati.

Raggiunto telefonicamente da PeaceReporter, un trader finanziario che chiede di restare anonimo ha così commentato gli esiti del summit: “Tutte le misure decise sono acqua fresca, perché vengono puntualmente bloccate da Usa e Gran Bretagna, che non intendono frenare l’attività delle banche e le loro pratiche speculative”.

Chiediamo un parere a Paolo Manasse, professore di Macroeconomia e di Politica Economica Internazionale all’Università di Bologna, docente di Macroeconomia all’Università Bocconi di Milano.

La ricerca di indicatori per i cosiddetti “squilibri globali” è cosa recente?

No, se ne parla già almeno da quindici anni a livello di Fondo Monetario Internazionale. La novità sta nel fatto che adesso sembrano essere diventati estremamente importanti. Il problema è che gli indicatori non sono sotto il controllo dei governi. Per esempio, come si fa a controllare lo squilibrio delle partite correnti (il rapporto tra importazioni ed esportazioni di beni e servizi, ndr), che riguardano sia l’economia pubblica sia quella privata?

Non si capisce quindi, una volta accertati gli squilibri, che fare. Per cui, gli indicatori hanno il merito di far capire che la crisi attuale non dipende solo dalla finanza pubblica ma, per esempio, dall’eccesso di credito negli Stati Uniti, ma non si capisce a che altro servano.

Queste schermaglie sugli indicatori degli squilibri globali quali conflitti anche politici rivelano?

Mi sembra che una delle tesi più importanti, portata avanti anche dall’Italia, sia quella per cui oltre al debito pubblico bisogna guardare anche al debito privato. Ci sono Paesi come il nostro, che hanno un debito pubblico molto elevato e che per questo motivo sono sotto osservazione. Questi sostengono, anche a ragione, che forse l’indicatore più importante è il debito privato, quello delle famiglie, perché rende il Paese più vulnerabile e fa aumentare di più i tassi di interesse. Ovviamente chi ha un basso debito pubblico e un alto debito privato, come la Gran Bretagna, è contrario.

Poi ci sono gli squilibri commerciali. La Germania ha un attivo delle partite correnti molto elevato, altri, come la Grecia, no. In realtà tutti questi elementi sono collegati, è piuttosto bizzarro privilegiarne uno o l’altro.

Ma se queste riunioni del G-20 finanziario non stabiliscono criteri e obiettivi condivisi e al tempo stesso vincolanti, a che servono?

La questione degli indicatori sugli squilibri globali è davvero la più debole. E’ però da tempo che si è diffusa l’idea secondo cui gli squilibri economici globali sarebbero la causa dei problemi all’interno dei singoli Paesi. In realtà gli squilibri sono la conseguenza dei problemi, non la causa. Sono come la febbre, che non è la causa delle malattie ma il segnale. E quindi, di nuovo, gli indicatori servirebbero a dirci che c’è un problema ma non a risolverlo.

Prima della crisi dei mutui subprime, il Fmi ha montato una grande campagna sui “global imbalance” perché temevano che lo squilibrio di partite correnti tra Stati Uniti e Cina – il deficit commerciale da una parte, le grandi riserve dall’altra – avrebbe provocato una crisi globale nel momento in cui si fosse verificata una caduta vertiginosa del dollaro. Questo non è successo, anzi. Il surplus di riserve Cinesi reinvestite nel mercato ha probabilmente fatto sì che la crisi provocata dai prodotti derivati – che avevano ricevuto valutazioni positive dalle agenzie di rating – fosse minore di quanto avrebbe potuto essere.  Adesso i “global imbalance” tornano in auge.

In realtà i problemi sono tanti: quello fondamentale è la supervisione dei mercati finanziari, che riguarda anche il ruolo delle agenzie di rating. Poi ci sono la svalutazione competitiva della moneta, l’eccesso di indebitamento senza monitoraggio, le politiche fiscali troppo espansive. Sono queste le distorsioni (americane NdA) che poi provocano gli squilibri globali. L’importante è distinguere tra la causa e l’effetto.

G-20. Gli sforzi per raggiungere un consenso sugli indici per la misurazione degli squilibri economici.

Personalmente tradotto e tratto da The Hindu

PARIGI,20 Febbraio 2011.

Condividendo Opinioni: il ministro delle Finanze Pranab Mukherjee e il suo omologo cinese Liao Xiaojun in una riunione a Parigi, Sabato.

Condividendo Opinioni: il ministro delle Finanze Pranab Mukherjee e il suo omologo cinese Liao Xiaojun in una riunione a Parigi, Sabato.

Tra gli sforzi frenetici per raggiungere un accordo che fissi gli indicatori sugli squilibri economici globali, l’India, in occasione della riunione del G-20 di sabato, ha detto che non era affatto responsabile per la creazione di una volatilità dei mercati internazionali.

I ministri delle più grandi economie del mondo sono stati impegnati in colloqui per arrivare a un accordo su misura per gli squilibri economici globali, tra resistenza dura da Cina e India dicendo che non vogliono un accordo a ‘taglia unica’ per tutti.

“L’India non ha mai contribuito, e mai contribuirà, alla costruzione, o alla persistenza degli squilibri globali. Né tantomeno contribuisce alla volatilità nei mercati internazionali, compresi i mercati delle materie prime”, così si è espresso il Ministro delle Finanze Pranab Mukherjee alla riunione dei ministri delle finanze del G-20.

Il  G-20 dei paesi sviluppati ed in via di sviluppo, tra cui India, Cina, Russia, Brasile, Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Francia, aveva formato un gruppo di lavoro per decidere su tali indicatori.

Ci sono state proposte di indicatori quadro basati sul debito pubblico, sul risparmio privato, sui reali tassi effettivi di cambio e le riserve valutarie.

La Cina, rimanendo sulla propria posizione delle grandi riserve di valuta estera, pari a circa 3.000 miliardi dollari, e con un grande surplus delle partite correnti, è fieramente contraria a questi indicatori. Essa, invece, vuole prendere in considerazione ilsurplus commerciale.

L’India, da parte sua, ha suggerito che ulteriori sforzi da compiere per raggiungere un consenso sulle questioni controverse, dicendo che senza l’unanimità, “quella parte del comunicato può essere rinviata”.

Mr. Mukherjee ha detto ai giornalisti che ci sono degli sforzi per arrivare a un terreno comune.

In precedenza, nel suo discorso aveva detto che l’India era vulnerabile ai fattori stagionali e ai loro effetti sui prezzi dei prodotti alimentari. “Come risultato di capricci del tempo, l’India ha registrato un’elevata inflazione non sostenibile in materia di prodotti alimentari”, ha detto Mukherjee.

Il Ministro ha detto che i persistenti prezzi alti dei prodotti alimentari e delle materie prime a livello mondiale “non ci danno spazio per la lotta contro l’inflazione alimentare in India.”

L’attuale fase di crescita dell’India è stata più o meno equamente bilanciata tra consumi e investimenti da un lato, e tra la domanda interna e domanda estera, dall’altro. Tuttavia, l’India “ha la propria quota di preoccupazioni derivanti da materie prime elevati e prezzi delle attività e problemi economici di natura più strutturale che stanno alla base delle incertezze dell’economia globale”, ha detto il Ministro.

Alcune di queste incertezze derivano anche dalla aggressiva politica macro-economica rivolta verso la stessa crisi globale, ha detto.

Mr. Mukherjee ha detto che la ripresa globale è fragile e ci sono stati significativi rischi al ribasso delle tensioni presenti nella periferia dell’area dell’euro, diffondendosi in altre regioni.

Alla domanda se l’India sta seguendo gli Stati Uniti nella regolazione dei prezzi delle materie prime, in mezzo a un tale picco sul costo del cibo, il signor Mukherjee, ha dichiarato: “Noi non stiamo muovendo verso nessuno [in riferimento agli U.S.] Quello che ci interessa è che ci dovrebbe essere una crescita equilibrata”.

“Vogliamo garantire un flusso di [fondi] da paesi avanzati ai paesi in via di sviluppo per il rafforzamento delle infrastrutture nelle economie in via di sviluppo”, ha aggiunto.

Mr. Mukherjee ha detto che i rischi che ci sono stati sono dovuti a causa dei prezzi elevati delle materie prime, della volatilità dei tassi di cambio e dalla presenza di un’alto tasso di disoccupazione.

22 febbraio 2011 Posted by | Ascoltare, Azioni, Cultura, Notizie e politica, pensieri | , , , , | Lascia un commento

LIEZI: TIANRUI – I PRODIGI CELESTI

C’è una famosa e antica storia nella tradizione della Grande Cina, dove uno studente sente che il saggio Liezi può cavalcare il vento.

Lo studente è impaziente di imparare e va a cercare Liezi trovandolo su una montagna.
Lui appena lo vede gli corre incontro ma Liezi lo respinge, dicendogli che lui ha impiegato moltissimi anni ad imparare assiduamente con grande zelo dai suoi maestri prima di riuscire a rilassarsi e, perdendo la sua consapevolezza sulle distinzioni dell’uomo ordinario, riesce a fluire con il vento, senza mai sapere se lui stesse cavalcando il vento o se il vento stesse cavalcando lui.
Infatti questo non è qualcosa che può essere imparato velocemente. (Tratto da SilkQin)

La frase “Liezi Yu Feng” (in cinese sempl. 列子于风) viene originariamente trovata nel libro di Zhuangzi, il quale brevemente parla di Liezi che viaggia cavalcando il vento.

Il volo di Liezi - The Liezi fly

Il volo di Liezi - The Liezi fly

Liezi è un Santo Taoista a cui si attribuisce la scrittura di uno dei tre più importanti pilastri del Taoismo Cinese: Il Liezi.

Questo scritto si compone di ben otto capitoli di cui alcuni sinologi ne distinguono una parte proveniente da un Liezi ancora giovane e di un’altra parte relativa al Liezi più maturo.

Il Liezi viene menzionato per la prima volta soltanto nel I°sec. a.C. durante la dinastia Han, che si distinse particolarmente per la valorizzazione della tradizione Confuciana e Taoista in particolare.

Ma per ritrovarlo storicamente confermato in qualità di testo fondamentale bisogna aspettare l’anno 1007 in cui l’imperatore Xuanzong della dinastia Tang lo eleva a classico della dottrina Taoista, conformando così un trittico insieme al Zhuangzi e al Daodejing di Laozi.

Il Liezi venne onorificamente intitolato Chong Xu Zhen Jing, ovvero “Il Classico del Vuoto abissale e della Potenza suprema”.
A quel tempo esso venne largamente considerato l’opera maggiore del Taoismo mediante le più pratiche osservazioni rivolte verso la purificazione della mente, in quanto frapposto alla scrittura del Daodejing e della poetica narrativa del Zhuangzi.

Liezi

Liezi

Come afferma la IEP, il Liezi continua la linea di pensiero di altri testi Taoisti, ovvero del Xiao Yao You e del Qiu Shui, dal quale esso prende il tema dei confini della trascendenza, dello spirito del percorso della vita, della coltivazione dell’equanimità e dell’accettazione delle vicissitudini della vita, sviluppando straordinari livelli di capacità appartenenti all’Uomo Superiore, quale primo gradino della ‘Santità Taoista’.

Mentre il Liezi non articola ambiguamente la logica delle condizioni che definiscono la trascendenza dei vari livelli di elevazione spirituale verso Shang Di (Dio Supremo), in una necessaria asimmetrica relazione di dipendenza tra il mondo intero e la sua origine, ci sono ancora le tracce di una intrigante trascendenza legata ad una personale investigazione e sperimentazione dell’essenza divina.

Il brano tratto dal Liezi sotto riportato è una trascrizione dell’opera di Alfredo Cadonna, curatore e traduttore dell’opera in italiano.

Non mi resta che lasciarvi deliziare dalla profondità di questo testo che sicuramente potrà arricchire la nostra percezione della realtà più sottile.

Buona lettura!

Vincenzo Di Maio

Liezi - Lieh Tzu

Liezi - Lieh Tzu

Testo descrittivo del retro di copertina all’edizione Einaudi del 2008:

L I E Z I
La scritura reale del Vuoto abissale e della Potenza suprema.

«Fa si che vi sia nascita ma non nasce; fa si che vi sia trasformazione ma non si trasforma. Ciò che non nasce è capace di far nascere ciò che nasce; ciò che non si trasforma è capace di far trasformare ciò che si trasforma». Liezi

II Liezi non è solo uno dei testi fondamentali per lo studio del pensiero della Cina antica ma anche, insieme al Laozi e al Zhuangzi, una delle tre scritture in cui la tradizione Taoista continua a vedere sintetizzati i propri principi dottrinali e le loro rispettive applicazioni.

Questa traduzione integrale con testo cinese a fronte intende far apprezzare al lettore il valore di un’opera il cui contenuto, innegabilmente eterogeneo, si rivela una fonte ricchissima per lo studio di specifiche tradizioni mitologiche cinesi e anche di scuole di pensiero diverse da quella Taoista.

L’introduzione del curatore vuole invece guidare il lettore all’identificazione dei principali nuclei dottrinali che costituiscono il cuore Taoista del Liezi, come la dottrina del Dao e la dottrina cosmologica dell’unità, la prospettiva che vede il pieno compimento della realizzazione spirituale in una ridiscesa nel «mondo ordinario».

Sommario:
– Introduzione di Alfredo Cadonna.
– Liezi. La scrittura reale del vuoto abissale e della potenza suprema.
1. Tianrui (I prodigi celesti).
2. Huangdi (L’Imperatore Giallo).
3. Zhou Mu wang (II Re Mu di Zhou).
4. Zhongni (Confucio).
5. Tang wen (Le domande di Tang).
6. Li ming (Sforzo e Destino).
7. Yang Zhu.
8. Shuo fu (Spiegazione delle concordanze).

Il maestro che dà il nome all’opera, Lie Yukou (abbreviato in Liezi), sarebbe vissuto nel IV secolo a.C.
Tuttavia, questa raccolta di dialoghi, aneddoti e brevi trattazioni dottrinali è menzionata per la prima volta soltanto nel 14 a.C.: il primo commentario pervenutoci, quello di Zhang Zhan, risale al IV secolo d.C. Intorno alla metà dell’VIII secolo, e per editto imperiale l’opera sarà innalzata al rango di classico taoista e a partire dal 1007, nota con il titolo di “La scrittura reale del vuoto abissale e della potenza suprema”.

Alfredo Cadonna è docente di Storia della Filosofia e delle Religioni della Cina all’Università “Cà Foscari” di Venezia.
Ha anche insegnato Filologia Cinese all’Università “L’Orientale” di Napoli

I Prodigi Celesti – Cap. 1.3

Il Maestro Liezi disse:
“Il Cielo ella Terra non portano a compimento ogni cosa, il saggio non è in grado di realizzare ogni cosa, i Diecimila Esseri non possono essere utilizzati per ogni scopo.
Ecco perché compito del Cielo  è quello di dare la vita e ricoprire, compito della Terra quello di dare la forma e sostenere, compito del saggio quello di insegnare e trasformare, compito di ciascun essere quello di operare secondo la funzione che gli compete.
Di conseguenza può capitare di riscontrare difetto nel Cielo e pienezza nella Terra, limitazione nel saggio e acutezza negli esseri ordinari.
Com’è possibile?
Ciò che dà la vita e ricopre non è in grado di dare la forma e sostenere; ciò che dà la forma e sostiene non è in grado di insegnare e trasformare; chi insegna e trasforma non è in grado di impedire che gli esseri operino secondo la funzione che loro compete; gli esseri che operano secondo la funzione che loro compete non sono in grado di abbandonare il proprio specifico stato.
Ciò comporta parimenti che il Dao del Cielo e quello della Terra debbano essere o Yin o Yang, che l’insegnamento del saggio debba essere improntato o all’umanità o alla giustizia, che ciò che compete ai Diecimila Esseri debba essere caratterizzato o dalla flessibilità o dalla durezza.
Tutti questi si attengono alla funzione che loro compete e non sono in grado di abbandonare il proprio stato.
Se dunque c’è nascita è perché c’è qualcosa che fa nascere ciò che nasce; se c’è forma è perché c’è qualcosa che dà forma a ciò che ha forma; se c’è suono è perché c’è qualcosa che dà suono a ciò che ha suono; se c’è colore è perché c’è qualcosa che dà colore a ciò che ha colore; se c’è sapore è perché c’è qualcosa che dà sapore a ciò che ha sapore.
Il nato a cui è stata data nascita muore, ma quello che fa nascere ciò che nasce non cessa mai di essere.
La forma a cui è stata forma appare, ma quello che dà forma a ciò che ha forma non ha mai avuto apparenza.
Il suono a cui è stato dato suono può essere udito, ma quello che da suono a ciò che ha suono non è stato mai emesso.
Il colore a cui è stato dato colore è visibile, ma quello che dà colore a ciò che ha colore non si è mai mostrato.
Il sapore cui è stato dato sapore è gustato, ma quello che dà sapore al sapore non è mai stato assaporato.
Tutto questo compete al Non-Agire.
Esso è capace di rendere Yin o rendere Yang, rendere flessibile o rendere rigido, rendere corto o rendere lungo, rendere rotondo o rendere quadrato, di dare la vita o dare la morte, di rendere caldo o rendere freddo, di rendere leggero o rendere pesante, di far risuonare come la nota ‘gong’ o far risuonare come la nota ‘slang’, di far comparire o scomparire, di rendere nero o rendere giallo, di rendere dolce o rendere amaro, di rendere fetido o rendere profumato.
Non gli si può attribuire conoscenza, non gli si può attribuire capacità; e tuttavia nulla vi è che non conosca, nulla vi è che non sia capace di fare.”


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Versione in lingua originale mutuata da Chinese Text Project

13 天瑞: 杞國有人,憂天地崩墜,身亡所寄,廢寢食者。 

又有憂彼之所憂者,因往曉之,曰:“天,積氣耳,亡處 亡氣。若屈伸呼吸,終日在天中行止,奈何憂崩墜乎?”

其人曰:“天果積氣,日月星宿不當墜邪?”

曉之者曰:“日月星宿,亦積氣中之有光耀者,只使墜,亦不 能有所中傷。”

其人曰:“奈地壞何?”曉者曰:“地積塊耳,充塞四虛,亡處亡塊。若躇步跐蹈,終日在地上行止,奈何憂其壞?”

其人舍然大喜,曉之者亦舍然 大喜。長廬子聞而笑曰:“虹蜺也,云霧也,風雨也,四時也,此積氣之成乎天者也。 山岳也,河海也;金石也,火木也,此積形之成乎地者也。知積氣也,知積塊 也,奚謂不壞?夫天地,空中之一細物,有中之最巨者。難終難窮,此固然矣;難測難識,此固然矣。憂其壞者,誠為大遠;言其不壞者,亦為未是。天地不得不 壞,則會歸于壞。遇其壞時,奚為不憂哉?”

子列子聞而笑曰:“言天地壞者亦謬,言天地不壞者亦謬。壞與不壞,吾所不能知也。雖然,彼一也,此一也。故生不 知死,死不知生;來不知去,去不知來。壞與不壞,吾何容心哉?”

19 febbraio 2011 Posted by | Aforismi, Arte, Ascoltare, Azioni, Cultura, Guardare, Musica, Notizie e politica, pensieri | , , , , , , , , | Lascia un commento

   

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